Ultimi fulmini prima della partenza


nicoorengo

Ieri pomeriggio ho finito di lavorare, sono tornato a casa. Dovevo andare dal veterinario a portare il mio cane che sono due giorni che va avanti a diarrea perché ha mangiato qualcosa di terribile e con molta probabilità tossico, la metà di un infradito. Il cane in macchina non entra. Il cane entra in macchina soltanto se la macchina è accesa e in movimento. Difficile mettere un cane in una macchina accesa e in movimento, a meno di scagliare l’animale contro il finestrino aperto mentre la macchina cammina a passo d’uomo. Impossibile. Alla fine il cane entra. Se il cane non entra con le buone ci entra con le cattive. Alla fine entra. Vado dal veterinario. Si fanno le sette. Appena in tempo. Torno a casa. Esausto. Una giornata liquida. Caz. Non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”. Ci ho pensato stamattina rimandando perché tanto avrei avuto il tempo questo pomeriggio. Rimando anche al pomeriggio. Alla fine mi scordo. Vabbeh dai, può andare lo stesso, un sabato senza Tuttolibri può anche accadere. Poi penso che l’unica cosa che mi manca è l’articolo di Nico Orengo, quello dove riesce a chiudere una settimana politica e culturale in poche parole, che forse nemmeno Dante nell’Inferno ti fa un bilancio così onesto delle vite misere di chi spesso si arrabatta nei paraggi dell’oggetto cultura. Ecco un grande che riesce a essere leggero dicendo le cose come stanno, con ironia e sarcasmo, senza che le parole escano a denti stretti. Ma io non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”, ieri. Una partenza inaspettata, come un colpo a bruciapelo, a 65 anni, quando gli uomini normali vanno in pensione e quelli straordinari hanno dato tutto.

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NICO ORENGO

C’eravamo appena lasciati alle spalle l’odioso termine «attimino», e ancora resiste il termine «filiera». Adesso ci arriva quello di «valoriale» che, a naso, dovrebbe indicare una gamma di valori indistinti ma tutti positivi.
E’ «valoriale», chiede Franceschini, il comportamento «educativo-genitoriale» di Berlusconi?
Sono «valoriali» i comportamenti di Di Pietro per i giornalisti del Giornale?
Di Pietro… l’Italia dei valori… ecco da dove può essere nato il termine «valoriale» che potrebbe essere applicato anche ai suoi adepti. Per esempio: Gianni Vattimo è «valoriale»?

[l’ultimo dei fulmini]

Magari fosse una battuta.


ellekappa

Magari fosse una battuta. Oramai sono convinto. Leggo libri per capire. Ascolto telegiornali, parziali e imparziali. Leggo giornali, parziali e imparziali. All’indomani della sconfitta elettorale parlavo al telefono con un amico. “È meglio, adesso che abbiamo perduto è meglio, adesso saremo costretti a costruire il nostro pensiero giorno dopo giorno, senza farci influenzare dal pensiero dei presupposti leader politici dell’opposizione”. Eccoci a cercare nella sconfitta qualche cosa di utile…macché. L’italia (minuscola, quella che conta) è divisa in due, quelli che stanno bene purché nessuno pesti i piedi e faccia la pipì nel giardino e quelli che mettono in dubbio tutto. Cos’è accaduto? È accaduto che Silvio B********i ha creato e cementato il suo consenso, rendendolo blindato con le leggi ad personam. Non possiamo farci nulla. Li hanno votati. La maggioranza degli italiani lo ha preferito. Più vedo ciò che accade e più mi sembra che la macchina del consenso sia inarrestabile.

Paul Vangelisti a Roma. 18 Maggio.


Roma, lunedì 18 maggio 2009, ore 20:00
presso la Libreria Empirìa in via Baccina 79 (rione Monti):

Presentazione del libro
di Paul Vangelisti

La vita semplice
(A Simple Life)
Emilio Mazzoli Editore, 2009
Traduzione di Brunella Antomarini.

cilindrodiciroCon una copertina di Enzo Cucchi.

Interventi critici di
Brunella Antomarini, Marco Giovenale, Valentino Zeichen

Sarà presente l’autore

Paul Vangelisti è autore di circa venti libri di poesia, e attivo traduttore dall’italiano. La sua raccolta più recente, Days Shadows Pass, è uscita nel 2007 per Green Integer. Tra i premi e riconoscimenti ottenuti c’è il National Endowment for the Arts Translation (1981), “Poetry” fellowships (1988); il Premio Flaiano in Italia e — negli USA — il Pen Prize per la traduzione (2006).
Tra 1971 e 1982 è stato co-redattore, con John McBride, della rivista letteraria “Invisible City” e, nel 1993-2002, della pubblicazine annuale del College of Neglected Science. E’ il fondatore e direttore del Graduate Writing program dell’Otis College of Art and Design. Dirige inoltre la rivista semestrale di letteratura “OR” (progetto legato al writing program).

[in foto il “Cilindro di Ciro”]

Conflitto d’interessi


Vito Bruno, 16 Maggio, FondoVerri, Lecce.


Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009

6° appuntamento
Sabato 16 dalle ore 20.30

vitobruno_2Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino

a seguire Gianluca Longo, concerto di mandole per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Sabato 16 dalle ore 20.30 lo scrittore Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino. Il libro racconta il viaggio di Carmine tra i gironi di una città allo sbando, nel disperato tentativo di sottrarre Alena al suo destino e di ritrovare un senso alla propria vita. Un romanzo in forma di indagine-confessione sull’azzardo della fede, sullo smarrimento, sull’amore, sulle ragioni della speranza. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza in una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.

vitobrunoDa Vito Bruno finalista al Premio Campiello 2000, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, un romanzo che ricostruisce la delicata psicologia dell’uomo di fede contemporaneo, costretto a confrontarsi con una realtà spesso troppo dura e difficilmente giustificabile anche dal punto di vista religioso.

A seguire il concerto di mandole di Gianluca Longo, per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”. Con un ritmo incalzante e una scrittura limpida ed evocativa. Longo è musicista e musicoterapista, suona il mandolino, il mandoloncello, la mandola, la cetra corsa, la chitarra classica, la chitarra battente e il tamburello a cornice. La passione per le sonorità tradizionali della sua terra nasce grazie ai continui stimoli ricevuti dalla famiglia e dalle persone anziane a lui vicine. La madre è poetessa e cantrice di canti e “cunti” tipici della tradizione; il nonno, noto barbiere-mandolinista del paese, trasmette al nipote la tecnica e la passione per il mandolino. Da questo nasce la ricerca e il libro “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Iniziativa promossa dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo con I Presidi del Libro

Per info.fondoverri@tiscali.it
tel e fax 0832304522

Constatazioni.


L’altra sera eravamo a cena, in quattro, tra amici di vecchia data. Si parlava di tutto, del lavoro, della vita, dell’amore, dei figli, del cibo, del servizio, di Dostoevskij, di quale suo romanzo fosse il preferito dai commensali, di quello che uno scrive, delle speranze, dei desideri, dei sogni, della capacità o dell’incapacità di riuscire a racchiudere ciò che voglio in parole. Pareri, opinioni, etc etc. Del desiderio di sbarazzarsi di tutto per essere capaci di incominciare daccapo e poi ricominciare. Poi, d’improvviso, una constatazione dinanzi alla quale ci siamo arrestati “Cazzo! Ci sono volte in cui leggere è davvero più emozionante che scrivere!”.

Nausea da genere


cienanosdesoledad

Finché si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo interessava da vicino, oppure era interessato a vedere come veniva descritta la generazione costretta a fare i conti con certe situazioni di disagio. Ancora ancora. Poi sono cominciati ad andare di moda (leggi: hanno cominciato a pubblicare a man bassa) i libri che parlano di libri. Topi che leggono e mangiano libri e sono molto malinconici, libri perduti, libri ritrovati, librai assassini, lettori assassinati, lettori che diventano protagonisti della storia che leggono (ma La Storia Infinita l’hanno letta?). Adesso siamo ai libri che parlano di animali. Libri con cani e gatti domestici come protagonisti. Il mio Bob, il mio Willy, il mio Charlie patapim e patapam. Per non parlare dei vampiri, così tanti da sentirne il fiato quando dormite. Tutti si lamentano delle veline al potere e nessuno si lamenta di venire considerato un bovino lobotomizzato (con rispetto parlando) quando mettendo piede in libreria viene accolto proprio da questi libri. De gustibus. In questi giorni sto per terminare la lettura di “Cent’anni di solitudine”, un capolavoro che ti fa tornare la voglia di leggere.

[copertina dell’edizione commemorativa dei quaranta anni di Cien anos de soledad]

Stai con me.


Franco Battiato, Bist Du Bei Mir, da Ferro Battuto, 2001
Gottfried Heinrich Stölzel, Bist du bei mir

Bist du bei mir

Ardo dal desiderio di vederti
Forza perenne delle catene
Di stare in mezzo a tanta gente
La forza della vita è nel denaro.
Ma soprattutto la ricchezza virtuale
Sta più in alto di quella reale.
Ma soprattutto la ricchezza virtuale sta più in alto.

Bisognerebbe scacciare le avversità come si fa con le mosche.
Per chi rimane incosciente, le colline sono ancora in fiore.
Risuona un mambo nella cavea e il mondo semplicemente gira
Sull’orlo di un precipizio mi inviti adesso a giocare.
Bist du bei mir geh ich mit Freuden
Zum Sterben und zum meiner Ruh
Bist du bei mir mit Freuden.

La luce abbagliò i miei sensi come in un quadro di Monet
Mentre l’estate insidiava il giovane Gesualdo.
Risuona un mambo nella cavea e il mondo semplicemente gira,
sull’orlo di un precipizio mi inviti adesso a giocare.
Bist du bei mir geh ich mit Freuden
Zum Sterben und zum meiner Ruh
Bist du bei mir mit Freuden.

Bevo un bicchiere di Strega e posto questo articolo di Massimiliano Parente, nel caso fosse sfuggito.


antonioscurati

Dopo che è stata emanata la lista degli scrittori che si contenderanno il Premio Strega posto qui di seguito un articolo di Massimiliano Parente. Le idee espresse sono interessanti, i toni accesi. Chi la spuntera? Nel frattempo torna in libreria la prima edizione (tanto non si era esaurita) di “Questioni di cuore” (approfittatene per leggerlo) il bel romanzo di Umberto Contarello dal quale Francesca Archibugi ha liberamente tratto il suo ultimo film, che non ho visto e quindi non so com’è. Per chi non conoscesse Umberto Contarello, rinfresco la memoria elencando alcuni film dei quali ha scritto la sceneggiatura (da solo o in collaborazione): “La lingua del santo”, “Luce dei miei occhi”, “Ovunque sei”, “La stella che non c’è”, “Marrakech Express”. Se non vi basta vuol dire proprio che siete lettori avidi e esigenti.

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Non si sa se siano più comici o più tragici, ma quanto saranno sfacciati loro e distratti, se non complici, gli altri? Qui non si capisce mai chi ci è e chi ci fa e però non c’è più molta differenza. A cosa mi riferisco? Per esempio, da settimane non si fa altro che dire che il giovane “intellettuale” Antonio Scurati è il favorito al prossimo premio Strega, e di per sé chissenefrega. Non l’hanno mai dato a Gadda, né a Busi, né a Arbasino, né a D’Arrigo, non l’hanno quasi mai dato a uno scrittore, l’hanno dato a Veronesi e Ammaniti, possono darlo anche a Scurati senza togliere niente a nessuno né tantomeno dare qualcosa a qualcuno. In altre parole Scurati e Il bambino che sognava la fine del mondo sono l’autore e il libro su cui punterà il gruppo Rizzoli, l’hanno capito anche i sassi, accendi la televisione e vedi Scurati, apri un giornale e vedi la pubblicità del libro di Scurati: Scurati di qua, Scurati di là, Scurati vincerà lo Strega. Intendiamoci Scurati non è un genio ma neppure vende, è una ricetta di medietà media e mediatica ideale per lo Strega. Inoltre è reduce da un flop clamoroso, un feuilletton con cui pensava di sbancare e invece si è sbancata la Bompiani, che ne aveva stampate cinquantamila copie per venderle a cinquantamila casalinghe iscritte ai corsi di Arte & Letteratura e invece ci ha riempito i magazzini della Rizzoli. Tuttavia sì, Scurati, sembra perfetto per lo Strega, è l’incarnazione della riflessione di Aldo Busi secondo cui «è ben triste scrivere per vendere, sacrificare tutto il resto, e poi non vendere», bisogna dargli il premio che garantisce duecentomila copie e renderlo felice, altrimenti è finito. Detto ciò, all’inizio tutto bene, non fa in tempo a uscire il libro che subito Scurati diventa il papabile incoronabile, l’ufficio stampa Valeria Frasca viene sferzato a sangue, e si legge ogni giorno sulle terze pagine che il gruppo Rcs ci punterà molto (anche perché, questo non si legge, se vince forse rimettono in circolazione le rese del vendibile polpettone invenduto Una storia romantica). Siccome però ormai le cosacce si possono fare alla luce del sole e nessuno se ne accorge, venerdì 17 aprile, dopo tanto parlarne, Scurati cosa fa? Come se passasse di lì per caso, si “autocandida” al Premio Strega, dichiarandolo in un’intervista su Repubblica. Come mai Repubblica intervista proprio Scurati, proprio al momento giusto? Una coincidenza? Macché. Piuttosto Elisabetta Sgarbi, nella sala ovale di Via Mecenate, avrà detto «Ho un’idea, fai vedere che ti candidi tu, da solo… È più figo… Tanto ci cascano tutti…». «E come faccio?» avrà risposto Scurati, in posa aggrottata da intellettuale che finge di pensare. «Ti organizzo un’intervista io… Ne ho uno buono… Bono…». «Ma se poi Parente mi prende per il culo? L’hai visto anche tu, gli avevi detto di non toccarmi, gliel’avevi ordinato, e ha mandato affanculo anche te…». «Ma figurati, Parente dice talmente sempre la verità che ormai non gli crede più nessuno, il mondo è nostro, svegliati… Valeriaaaa chiama Bono!». Quindi l’indomani paginona di Repubblica, firmata Maurizio Bono. Il titolo dice «“Mi autocandido allo Strega”. Scurati corre contro le lobby». Un lettore ignaro esclama «Cazzo! Però…». Un lettore minimamente informato sul triste demi-monde editoriale esclama «Cazzo! Però… non è lui la lobby?». Bono fa finta di niente, come se intervistasse Pasolini. Paradossalmente nell’occhiello si legge appunto «Intervista allo scrittore ora tra i favoriti per la vittoria finale», ossia nella stessa pagina in cui Scurati si autocandida a sorpresa viene già dato per favorito, non hanno resistito neppure i redattori di Repubblica a sputtanarlo. Ancor più paradossalmente lo stesso giorno mi autocandidavo io, con un libero intervento su Libero, stavolta per paradosso vero, perché figurati se candidano e premiano un capolavoro, perché più fuori dai giochi di me ci sono solo i grandi scrittori morti, i classici, Proust, Flaubert, Kafka, e giù di lì. Per ulteriore paradosso perché anche Contronatura è edito da Bompiani con la quale però ho spezzato ogni ponte, e adesso sono terrorizzati che qualcuno dei giurati mi prenda sul serio e io possa mettere piede al Ninfeo solo per rompere i coglioni e le cristallerie e le uova ben stipate nei vari panieri e nella pochette della signora Sgarbi. Tuttavia la mia autocandidatura beffa l’indomani è segnalata su Repubblica, in un nuovo articolo del buon Bono, benché appaiata alla candidatura travestita da autocandidatura di Scurati; mentre, guarda caso, viene ignorata dal Corriere della Sera, quotidiano Rcs, dove viene registrata solo la sedicente autocandidatura di Scurati “contro le lobby editoriali”.
Ma il bello deve ancora venire, e viene qui. Martedì scorso il quotidiano della Rcs, con somma nonchalance, intervista Giulio Lattanzi, il quale si rammarica che l’iniziativa di Scurati, da sola, non basterà a “sconfiggere” i grossi gruppi editoriali. Dice proprio così. Cazzuto, questo Lattanzi. E intanto sottolinea che «quello di Scurati è un gesto stimolante e provocatorio che prova a ribaltare la logica consolidata secondo la quale gli editori indicano loro i “campioni”…». Aggiungendo, perentorio: «Noi sosterremo ovviamente il suo romanzo, in cui crediamo molto». Ma chi è questo Giulio Lattanzi? Un amico di Scurati? Un black-block? Un Wu Ming? No, è il direttore della Rcs libri, in un’intervista su un quotidiano della Rcs, dove sostiene il coraggioso Antonio Scurati, che “autocandida” il suo romanzo edito dalla Bompiani, casa editrice della Rcs Libri. Se non foste convinti della bontà dell’operazione del coraggioso Scurati e del valoroso Lattanzi, le prime pagine del romanzo Rcs in questione potete leggerle in un apposito opuscoletto pubblicitario spillato nell’ultimo numero del Corriere Magazine, settimanale della Rcs allegato al quotidiano Rcs, e si intitola: il bambino che sognava il Premio Strega.

Massimiliano Parente, Libero, 25 aprile 2009

[in foto Antonio Scurati
clicca sull’immagine per ingrandire]

Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato. Il sentimento è reciproco.


Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato.
Il sentimento è reciproco.

Ho letto delle esternazioni di Brunetta sul precariato. Vi suggerisco di leggere questo articolo. A parte che quella del precariato non è affatto una mitizzazione messa in opera dalla letteratura dal teatro e dal cinema. Il precariato esiste, è una realtà. A parte che la produzione culturale arriva dopo un fenomeno che esiste da anni. A parte – e qui Brunetta sei scivolato sulla buccia di banana – che non esistono solo i dipendenti pubblici. Insomma, prima di parlare bisognerebbe riuscire a tacere. Pure l’orticaria, porello! D’altronde lo stesso B********i aveva fornito la sua soluzione per il precariato. Non affonderemo cantando! Ancora!

Veronica molla Silvio, l’Italia ci resta attaccata.


silvio

La follia improvvisa di Veronica Lario. Verrebbe quasi voglia di parafrasare il titolo dell’ultimo romanzo di Dario Franceschini. Se solo si trattasse di letteratura. La notizia che Veronica Lario abbia deciso di lasciare Silvio B********i giunge nei giorni di campagna elettorale durante i quali l’ascesa del premier nei sondaggi è alle stelle. Non solo, a quanto pare Silvio B********i ha oramai dalla sua parte il consenso della classe operaia, che in occasione della cassa integrazione montante (mentre la Fiat conquista Chrysler e si getta all’assalto di Opel sono in cassa Termini Imerese, Mirafiori etc. etc)  è stata ribattezzata (qui) classe inoperaia. Veronica è stufa di fare l’abat-jour di (h)ar(d)core. Quand’è anche il nostro paese sarà stufo?
Ti guardi attorno e sembra che l’unica fabbrica che funziona sia la fabbrica del consenso. La sinistra resta a guardare. A questo link trovate altre notizie a riguardo.