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Il classico pugliese viaggia in rete


Letture nella rete
Il classico pugliese viaggia in rete con alcuni tra i titoli più interessanti della produzione letteraria e autoriale regionale degli ultimi anni. Un’iniziativa della redazione di Bari del quotidiano “La Repubblica”

Sull’esistenza di una ‘scuola’ pugliese della narrativa, un po’ come dell’esistenza di una scuola ‘siciliana’ della poesia, con le debite distanze storiche e soprattutto il beneficio del gusto estivo per la provocazione, si è discusso molto e si continuerà a discutere. Discorsi che spesso si fanno davanti a un caffè in ghiaccio, così come parlare di best-seller dell’estate, prima ancora che mansione della critica, è un compito che il lettore assume da sé, volentieri, sperduto nella selva coloratissima dei primi ombrelloni, con la pancia in sù e…un ebook.

Interessante iniziativa quindi, quella promossa dalla redazione di Bari del quotidiano “La Repubblica”, che a partire dal 14 giugno scorso ha messo a disposizione per il download gratuito (l’indirizzo è: http://temi.repubblica.it/repubblicabari-i-libri/) alcuni tra i titoli più interessanti della produzione letteraria di autori pugliesi degli ultimi anni. Sono 14 titoli tra romanzi, saggi e antologie, che ci potranno far trascorrere una bella estate di letture a basso costo e ad altissimo rendimento.

A dare il via all’iniziativa è stato Mario Desiati, con il suo esordio narrativo “Neppure quando è notte” (Pequod Edizioni), il romanzo che pose da subito il giovane autore all’attenzione della critica nazionale. Forse non tutti fecero in tempo a procurarsi in libreria quel fortunato esordio (fate ancora in tempo); adesso Mario Desiati è giunto al suo quarto romanzo, “Ternitti”, con cui concorre nella cinquina dello Strega, e il pensiero corre a nemmeno dieci anni fa, otto per l’esattezza, e al ricordo di un intellettuale di altri tempi Enzo Siciliano, che a proposito di questo romanzo, su “L’Unità”, scrisse: “Che paese diverso sarebbe il nostro se certi politici si prendessero la briga di leggere i romanzi dei giovani scrittori per capire cosa spinge le nuove generazioni alla disobbedienza.”. Una riflessione analoga può essere dedicata al libro di Beppe Lopez, “Capatosta”, nella nuova edizione di Besa Editrice scaricabile sempre gratuitamente fino al 18 luglio.

Al suo apparire con Mondadori, nel settembre del 2000, il romanzo Capatosta di Beppe Lopez si impose subito all’attenzione dei lettori e della critica per quattro peculiarità: perché scritto in un linguaggio mai prima di allora usato in letteratura, un idioletto ricavato dall’autore intrecciando italiano parlato e un materiale dialettale – quello pugliese – considerato “minore”; perché ambientato in un mondo mai prima descritto, un Sud né contadino né operaio, né rurale né cittadino, né magico né metropolitano, come sospeso in una fase astorica di inconsapevolezza collettiva e individuale; perché dava voce a una plebe estranea ed estraniata dalla storia e dalla stessa letteratura; perché incentrato su un personaggio forte, memorabile, in assoluto – come è stato detto – “uno dei ritratti femminili più belli della narrativa italiana”.

Il testo di questa edizione – che vede la luce esattamente a dieci anni dalla prima – è frutto di un’attenta rilettura, di revisioni e di correzioni alle quali l’autore ha ritenuto necessario e doveroso sottoporre la stesura “sperimentale” del 2000, restituendoci quello che può già considerarsi un “classico” della narrativa meridionale a una più adeguata altezza di coerenza e accuratezza linguistica.

Ma le sorprese non finiscono qui, potrebbe affermare qualche giornalista più esperto. Dal 24 luglio e fino al 23 agosto, quindi per tutto il periodo più caldo dell’estate, sarà possibile scaricare “Lo scriba di Càsole” (Besa Editrice) di Raffaele Gorgoni. Quando il romanzo venne pubblicato, a ridosso dell’estate del 2004, concludevo così una recensione pubblicata su Musicaos.it “L’equilibrio è sottile, questo romanzo riesce a staccarsi dai clichè di cui è intriso l’immaginario collettivo idruntino gravitando il centro dell’attenzione altrove, nel momento giusto, facendoci intuire altri possibili sviluppi, dicendoci in sostanza che questo non è un romanzo su Otranto ma una metafora storica dei rapporti/conflitti tra culture, tra classico (la scrittura amanuense, la gerarchia dei saperi, i libri proibiti) e moderno (le opere consultabili, le biblioteche che si accrescono, la stampa a caratteri mobili) chiusa in una vicenda ben narrata”. Dalla pubblicazione del romanzo di Gorgoni in poi sono stati tanti i titoli pubblicati nella nostra regione nei quali l’immaginario storico si è fuso alla vicenda inventata sullo sfondo di questa terra. Una cosa è certa, nel rileggere oggi “Lo scriba di Càsole” continuiamo a trovare la stessa freschezza, frutto di un lavoro dell’autore sulla lingua e sulla costruzione della vicenda narrata degno del migliore e più ‘scafato’ autore di best-seller londinese; anche questo un gioiello della nostra contemporaneità che ha saputo fare scuola nel tempo.

E per la saggistica? Basta fare due nomi. Tanto per cominciare “Mal di Levante” (Laterza) di Franco Cassano e “Babbo Natale” di Nicola Lagioia (Fazi). Per quanto riguarda il primo titolo metto in atto un gesto di perfidia, perché mentre scrivo questo articolo il download del testo non è più possibile, quindi chi non si è affrettato a scaricarlo potrà leggerlo acquistandolo in libreria. E già perché questi sono classici ‘a orologeria’, e non c’è niente di peggio che andare sul sito all’indirizzo indicato per scaricare il titolo preferito o che più ci ha incuriosito per accorgersi che non è più lì. Per quanto riguarda il saggio di Nicola Lagioia, vincitore del Premio Viareggio-Repaci 2010 con il suo “Riportando tutto a casa” (Einaudi) ci troviamo di fronte a un saggio che analizza in parallelo l’evoluzione dei ‘2’ Babbi Natale che siamo abituati a conoscere, quello legato alla tradizione cristiano-occidentale delle festività natalizie e quello utilizzato come ‘icona’ pubblicitaria dalla più nota marca produttrice di bevande gassate, non la Pepsi-Cola, quell’altra.

C’è anche lo struggente romanzo di Vito Bruno, sempre edito da Fazi, “Il ragazzo che credeva in Dio”, con il suo “coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza sullo sfondo di una Taranto torrida e inquinata”. La stessa Taranto che torna spesso nei racconti e nei romanzi di Cosimo Argentina, altro giovane e già ‘classico’ contemporaneo della nostra scrittura, presente in questa iniziativa con “Beata ignoranza” (Fandango), un pamphlet sullo stato attuale della nostra scuola e del sistema dell’istruzione; ed è ancora Taranto che fa da sfondo e protagonista della serrata inchiesta di Giuliano Foschini, “Quindici passi” (Fandango) dedicata a tutto ciò che ruota attorno a quel breve spazio, solo “quindici passi”, che separa lo stabilimento dell’ILVA di Taranto dal cimitero di San Brunone, dove molti operai sono stati sepolti.

E c’è “1943 Qui Radio Bari” (Edizioni Dedalo), del giornalista Antonio Rossano, scomparso di recente e che tanto ha dato alla nostra cultura. In questo libro racconta le vicende di Radio Bari, forse l’unica esperienza di emittenza ‘libera’ nell’Europa della Seconda Guerra Mondiale, tanto da provocare il plauso del Times e l’ira di Berlino, e poi ci sono “Il cattivo soggetto” di Rubini/Starnone/Cavalluzzi e “Mordi e fuggi” entrambi editi da Manni, insieme a un altro titolo edito da Laterza, “Talenti per l’impresa”, un libro a più mani (Carofiglio, D’Amicis, Don Pasta, Lagioia, Marocco) su cinque giovani esperienze del fare impresa in Puglia.

Per quanto riguarda la narrativa l’unica donna presente è Elisabetta Liguori, con “Il correttore”, edito da Pequod Edizioni nel 2007, una bella prova narrativa alla quale avrei visto volentieri affiancati i romanzi di altre brave autrici pugliesi, che magari potranno essere presenti in altra analoga iniziativa; insieme a lei c’è Agnese De Donato e il suo “Cosa fa stasera?” (Dedalo), raccolta di oltre cento interviste (a personaggi noti e meno noti) pubblicate su Paesesera tra gli anni ‘70 e ‘80.

Approfitto di questa occasione per citare quello che per me è stato un classico, si tratta di un romanzo che nomino sempre ogni volta che alla presentazione di un mio libro mi fanno la fatidica domanda “di quali libri pubblicati in Puglia suggeriresti la lettura?”; si tratta di “Un refolo di vento” esordio e ‘unico’ di Salvatore Stefanoni (Besa Editrice, Lune Nuove). Una storia incredibile che ai tempi di grandi fratelli, intercettazioni e affini è divenuta credibilissima, scritta in una lingua ‘nuova’, attuale e inattuale allo stesso tempo, una storia sanguigna, violenta e poetica; un libro da leggere e che, ho già deciso, mi farà compagnia per la seconda volta d’estate, come nel 2003.

Una cosa è certa, in questo periodo di esami di maturità è un po’ come se al giovane scrittore, desideroso di conoscere che cosa c’è di buono da seguire come esempio, avessero dato di nascosto la traccia dell’esame già svolta; questi testi ci aiuteranno a fare il punto sulla ‘nostra’ scrittura, sulla nostra terra e sul nostro paese, proprio nel periodo estivo, così da non avere nessuna scusa quando, tornando sui ‘banchi di scuola’, a settembre, dovremo attendere alle prime interrogazioni.

http://twitter.com/lucianopagano

articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” di oggi,
martedì 28 giugno 2011

communism, bed & breakfast


Luciano Pagano
su “Communism, bed & breakfast” di Raffaele Gorgoni

Raffaele Gorgoni è autore di due romanzi di ambientazione storica come “Lo scriba di Càsole” e “L’oratorio della peste“, dove i lettori hanno già incontrato la sua capacità di costruire un intreccio interessante attorno a un elemento inconsueto e dove la ricerca e la cultura si rivelavano essere determinanti per la comprensione dell’opera, soprattuto come relazione con l’elemento politico a esse circostante. Un voler chiamare in gioco il lettore oltre lo stesso piacere della lettura. Raffaele Gorgoni, inviato e giornalista Rai, è un raccontatore di storie in reportage puntuali. Più volte, da lettore, mi sono chiesto quanto ci sarebbe voluto (leggi: quanto bisognava attendere) perché lo sguardo del narratore si volgesse alla contemporaneità. La risposta si intitola “communism, bed & breakfast” (cosmografie, 28), una raccolta di cinque racconti editi dalla Besa Editrice, “romanzi da camera” come vengono definiti nella quarta di copertina. Partiamo dal titolo, che si riconnette subito al tema del primo racconto, il protagonista del quale è uno scrittore e intellettuale che dalla città Salentina si è trasferito a Parigi da diversi anni. Capita che due vecchi amici lo invitino a presentare il suo libro a Lecce, il nome della città non compare, ma è come se la lente di ingrandimento posta dall’autore sul Salento sia così vicina al soggetto da non suscitare il bisogno di citazione. Nell’epoca che si attrezza di modernariato e ipertecnologia sono i capelli radi o bianchi che fanno accorgere gli amici che il tempo è passato. Con il tempo è passato anche l’attaccamento a una fede politica, con l’espressione di un dubbio concreto fatta proprio dal protagonista. Il secondo racconto intitolato “Movimento terra”, racchiude in perfetto equilibrio una serie di elementi antropologici e magici che caratterizzano il Salento. Si va dall’aggiramento della 488 per speculazioni & affari grazie all’interessamento dei politici di Roma fino alla magia (macaria) di una ragazza, Assunta, attorno a cui ruota la vicenda. Ernesto ne è vagamente innamorato, innamorato di una malìa non corrisposta ma reciproca. Al termine della lettura ci chiediamo soltanto se nel sogno d’amore e magia è compresa la speculazione edilizia o se questa continui a resistere nella realtà. Già dalla lettura di questi due racconti affiora una caratteristica della scrittura, quella cioè di creare un compartimento nel tempo della vicenda in cui il passato linguistico coesiste nel presente operando un contagio, grazie al linguaggio avviene la creazione di una “velina”, se così si può dire. Certo non si ha l’effetto di rarefazione che si può notare, ad esempio, in un romanzo come “Un refolo di vento” (Salvatore Stefanoni), dove la prima “bicicletta” compare dopo oltre venti pagine, la considerazione è utile per comprendere come Raffaele Gorgoni sia riuscito ottimamente nell’intento di sospensione della credulità nel tempo e negli oggetti. Quello che ci si aspettava da un autore che era capace di trattare la materia storica come si fa con il reportage dell’odierno era che si accostasse alla contemporaneità con gli strumenti della storia, e così è stato, in consapevolezza dell’obiettivo e senza appesantire la narrazione di orpelli metodo-sociologici, usando il pretesto del sogno che al suo svanire riporta al punto di partenza, ma con un sentire differente; come nel racconto del commerciante che decide di non pagare più il pizzo, e lo fa nel modo più plateale possibile, in una terra che accoglie le sue tragedie con un pizzico di ironia e sarcasmo. Il risultato è un libro interessante, dove la tragedia e la commedia si mescolano in crescendo fino al racconto finale che non lascia spazio all’autocommiserazione di una terra, e costituisce allo stesso tempo la conferma di Raffaele Gorgoni come narratore.

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