Cronache Materane degli anni '70


Giovanni Matteo
su “Cronache Materane degli anni ’70”, di Pino Oliva

Ho conosciuto Pino Oliva ad Altamura, in occasione della presentazione del suo Cronache Materane degli anni ’70, organizzata dai ragazzi del Circolo Arci Todomodo.
Il titolo mi aveva messo un po’ sul chi vive: avevo paura fosse una di quelle graphic novel – reportage un po’ radical chic che spuntano come funghi adesso, ma poi m’hanno messo il volume tra le mani e ho avuto il piacere di scambiare due parole con Pino e non ho potuto che amare la semplicità e la delicatezza del libro e lo sconfinato mestiere e l’affabilità di questo sfaccettato artista che scrivedisegna (ma quando inventeranno per i fumettisti un’espressione tipo “cantautore”?), produce sorprendenti opere digitali e suona il basso e la chitarra negli storici Vastax.
Cronache Materane
, dunque, non pretende di analizzare la realtà lucana del “decennio più lungo del secolo breve”, ma si occupa del suo b-side… Per cominciare, i Sassi quasi non ci sono: domina la (oggi ex) periferia del Rione “Serra Venerdì” e i grandi, con i loro grandi problemi entrano di sguincio nell’obiettivo… A fuoco, invece, i “ragazzini di Viale Europa”, cioè lo stesso piccolo Pino (perché si tratta di un lavoro squisitamente autobiografico), gli amici, i cugini, con le loro scorribande, la scuola, le vacanze, la neve, la vecchia fabbrica abbandonata, il campo di calcio diventato terreno di costruzione, i ramarri, i pantaloni nuovi sporcati di catrame, una stramba canzone di un certo Rino Gaetano…
Lo stile grafico risulta sempre immediato, con soluzioni a volte di forte impatto, a volte di grande eleganza; nelle vignette delle Cronache gli uomini diventano animali antropomorfizzati, ma molto più di Topolino e Pippo: non portano antiquati guanti gialli, ma eskimo e jeans scampanati, hanno cinque dita e proporzioni umane, ma anche delle teste rotonde con pendule orecchie in cima e un buffo muso; più dolce e arrotondato è quello dei ragazzi, più sporgente, da scafato rattone, quello degli adulti.
Per i non murgiani c’è in regalo un corso accelerato di materano: i protagonisti parlano ora un italiano pieno di inflessioni e interiezioni dialettali, ora un dialetto arcaico punteggiato di imprecazioni divertentissime di cui l’autore ha pensato di fornire un esauriente glossario.
È bene ricordare che Cronache Materane degli anni ’70 segue Telline (Cronache Metapontine degli Anni ’70), sempre sul filo della memoria e precede un lavoro sugli anni ’80 che Pino sta diffondendo gratuitamente via e-mail prima di rivederlo e pubblicarlo… Una sorta di work in progress condiviso con i lettori, esperimento che ha già dato ottimi risultati con le Cronache Materane, finite in formato jpeg sui monitor di una moltitudine di fan dei ragazzi di Serra Venerdì sparsi per mezzo mondo. Scoprite voi come entrare nella setta…

Pino Oliva, Cronache Materane degli anni ’70
La Stamperia Edizioni, Matera – 2007

 

Ad Istanbul, tra pubbliche intimità. Enrico Pietrangeli


Alessandro Maria Carlini
su “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità.” di Enrico Pietrangeli

Dalla diffusione del geniale epigramma “M’illumino di provvisorio” Enrico Pietrangeli potrebbe conseguire la fortuna letteraria che merita. Indovino un’intera generazione di precari pronta ad appropriarsene. E dello splendido ricordo di un anziano Ungaretti orco del carosello, in molti desidererebbero certo disporre in prima persona, e averlo potuto condividere. Un poeta è anche un conservatore di esperienze mancate da altri: per distrazione, assopimento precoce, o futilità nelle ossessioni.Pietrangeli è una specie d’apocrifo scapigliato. La contiguità di vincoli affettivi, orgasmo, riposo, morte, lo sgomenta, e come dargli torto? Un poeta è anche un nostro troppo simile. Pietrangeli, al pari di Ungaretti, patrono designato della raccolta, ci sa davvero fare con le città in quanto soggetti poetici. Con Roma e Istanbul, perviene a un rapporto vertiginoso di mutua esplorazione in cui forma urbis e forma mentis si conglomerano. La sua personalità letteraria ha qualcosa dello stratificato disordine delle due capitali dell’impero romano. Musicologo per vocazione, Pietrangeli è un poeta rock: non nelle pose, ma perché dalla musica popolare americana ha assorbito quel desiderio incessante e vitale di un altrove. Le varianti circolari e numerabili all’infinito del suo salmo sufi Re Mix, mi è venuta voglia di intonarle: non mi ha trattenuto la prossimità di estranei. Mi convince meno il Pietrangeli d’occasione, del suo Undici Settembre, ad esempio, o il neo futurista che sperimenta l’HTML come infrastruttura sintattico-semantica. Atteggiamenti che stridono col suo peculiare intimismo, il suo alchemico combinare estasi e sfinimento, orrore della morte e cupio dissolvi, esaltazione amorosa e sulfureo risentimento. Il Pietrangeli a nudo in pubbliche intimità nasconde habitus sottopelle. Taluni suoi passaggi possono dapprima sembrare meri riempitivi, acquisendo invece rilievo tornandoci sopra. Sollecitano con amicale premura riletture. Il senso antico e seventies della strofa di cui dispone, distoglie dall’affaticarsi in ricerche genealogiche per restituirgli poeti-fratelli della sua generazione. Laddove altri giocano innocentemente con le parole, Pietrangeli mescola pericolosamente umori. Le sue poesie d’amore si direbbero scritte sul comodino in quei momenti di lucidità altrimenti inattingibile tra il prodigio organico dell’orgasmo e il baratro atavico del sonno. Ci sono sillogi poetiche adatte alla vigilia di una battaglia; raccolte adatte al frammentato otium metropolitano; volumi atti a lenire le disillusioni con i loro poetri [mantengo il lapsus di digitazione] catartici; raccolte da tenere a portata di mano in libreria come un farmaco antisintomatico nel cassetto; altre -ancora- compilate per accompagnarci a lungo nella decomposizione. Ad Istanbul tra pubbliche intimità mi appare indicata per ciascuno di questi usi.

Ad Istanbul, tra pubbliche intimità, Enrico Pietrangeli,
Edizioni Il Foglio – 2007 – 10€

lascia cominciare dal principio come l’ABC


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