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L’amore ai tempi della techno. Su “Il non potere” di Davide Nota


Davide Nota ha ventisei anni, “Il non potere” è il titolo del suo secondo libro di versi, edito dalla Editrice Zona e corredato da una nota introduttiva scritta da Luigi-Alberto Sanchi. Gli elementi presenti già nel suo “Battesimo” (Lietocolle) trovano qui felice conferma, quella di Nota è una poesia nella quale finalmente si scopre l’insegna di un nuovo impegno civile, che si conferma nelle parole di una delle voci più interessanti di questa generazione, quella successiva ai poeti nati negli anni settanta, a partire da un attaccamento alle radici del paesaggio, che sono testimoni dell’inizio di un’esperienza, la propria, “Le mattine gelide sulle panchine gelide”, “la corsa dietro al pullman, la ressa/per salire, tenersi in equilibrio, scendere.” (Adolescenza), vissuta ad Ascoli Piceno.
Il fiume diventa l’immagine del tempo, nel quale si riflette, col passare dei secoli, la civiltà, in esso si specchiano gli uomini per riflettersi, così è anche il poeta di oggi, davanti al Tronto, il lamento del poeta che da uno spunto ungarettiano si risolve in un esito che ricorda più Pasolini, “Le ceneri di Gramsci”: “non fiume/ma rivolo di sangue, sterco, muco/che scende, non sorgente ma rifiuto,/scarico urbano che la vita abiura.” (Il fiume) con riprese “Si addormono negli angoli del centro/traendo nei piumini neri” (I cadaveri), “Ce ne torneremo nei boschi nativi/dove tutto è cambiato e alle ruspe/daremo un saluto bagnato dal pianto.” (Accettura); la bravura è una ascesa dal rigore stilistico misurato, nella presentazione del protagonista di questa poesia, “su un masso/dove stente s’incagliano le rive/un grasso laureando scrive/le sue orribili poesie,/stirando/le fibre smagliate del ventre… già,/l’estate è rovi, copertoni e batterie/sul bordo sfiancato del niente, Ivan.” (Il fiume).
Nella comprensione di questi versi è escluso il moto di rivolta che a volte si impone ad un esordio, con inflessioni che risulterebbero retoriche “lo squarcio sei terribile del viso,” se non risolte nella misura dell’endecasillabo conclusivo “lo sguardo depravato di chi muore.” (Hollywood).
C’è partecipazione in questi versi? Il poeta non è affatto un fustigatore dei costumi, non ne ha la forza, se non critica, perché non può demolire una realtà che è già realtà in rovina, maceria contemporanea, discarica, dimissione da se stessi, dove il corpo di un uomo resta un oggetto tra gli oggetti “tra i cosi lì del parco, un nuovo coso”, non c’è redenzione, resta la rassegnazione di fronte alle cose, dove si rassegna perfino Dio, il cui sacrificio resta inutile se non salva e non impedisce che altri sacrifici, altri voli avvengano. L’umanità di questi versi si è arresa nel rivolo di sangue del tossico che muore sulla panchina, oppure della noglobalina che viene trascinata, come un burattino rotto, da due gendarmi. La contrapposizione è quindi, su due piani, tra il poeta come descrittore dall’interno di questa realtà offesa, e il poeta come critico di una poesia “didascalica”, dove la verità di contrappone alla “didascalia” della stessa. Eravamo nati per qualcos’altro, qualcos’altro che non fosse il consumo disperato impostoci civilmente dal commercio, qualcos’altro che non fosse pendere da una vetrina in attesa di poter acquistare una playstation – Vinicio Capossela in “Ovunque Proteggi” scrive “affanculo questa serietà/questa lealtà/tutta questa impresa/poi il sabato all’iper a far la spesa” (Dove siamo rimasti a terra Nutless) – forse ci attendeva un altro tipo di intrattenimento, un altro amore, la poesia allora si fa segnale che può congiungere il passato dei secoli al presente, grazie alla musica e alla bellezza, grazie all’”antichità” del ritmo “per te/fu sognata una vita più bella, o figlia/andata a male, scaduta stella.”. Altro tema è il cambiamento di paesaggio dalla periferia di una città che si presume di media grandezza ad una grande città, vissuto come transito di una giovinezza che prelude ad un inizio di maturità, la durezza del distacco dalla famiglia, non resta nulla “nell’incavo dei cuscini e la mano/tra il telecomando e il mondo” (Dopo la doccia). Quel che viene proposto è una fuga, bisognerebbe andarsene via, cambiare luoghi, ricominciare da un’altra parte dove tutto ciò abbia un senso, come è scritto nella poesia che fa da chiave di volta della raccolta, “Ma l’utile è volgare, ed anche il bene/del mondo, no, non ci appartiene.” (Il passaggio).
“Questo è l’amore ai tempi della techno”, scrive Davide Nota, in un lampo improvviso che accende un canto, i suoi “guarda” suonano come accompagnamenti virgiliani di un Dante smarrito per le strade metropolitane di un “infernuccio itagliano”, per citare un poeta, Gianni D’Elia, del quale qui vengono raccolte la lezione e la crudezza del dettato. Sono i parchi, le piazze, le strade con il filo di una pozzanghera che affiora fino al marciapiede, a fare da sfondo deserto, gli uomini sono puntini che si muovono, automi, i suicidi sono sconti sulla pena.
C’è speranza, in tutto questo? Forse l’unico rigetto di vita che non viene estinto è nell’individualità, nella chiusura del cerchio su sé (Ora che il ciclo si conclude), nel dialogo disperato con il proprio passato recente, nel contatto umano, dialogico, con la stanza, ventre materno “Come l’ultima generazione di una stirpe suicida/questo ramo non fruttifica./La storia e l’utopia non conta più/senza una fede cieca nella vita.” (La soglia). Assieme a questo desiderio resta la consapevolezza che tutto è stato visto e vissuto, soltanto l’altro può dare quella spinta ideale a fuggire e abbandonare tutto, riesce chi non smarrisce l’afflato della fuga, chi non muore per sfinimento. Le ripetizioni di alcuni elementi (la città, il fiume, i cadaveri, i suicidi) sono segnali disperati, un estremo tentativo di consegnare qualcosa che resti ad una storia personale, aliena da ogni progetto di Storia che non vuole costruirsi se non nell’imposizione di una realtà che non è mai preferibile al sogno.
Un testo, questo “Il non potere”, da cui si può partire per un’esplorazione disincantata della realtà colta attraverso lo sguardo attento e impietoso di un poeta, Davide Nota, che alla sua seconda raccolta dimostra di aver elaborato strumenti acuminati, validi dal punto di vista estetico, che non cedono spazio a cadute di tono.

Anticipazione da Musicaos.it – Anno 4 Numero 25 Febbraio/Marzo 2007 in uscita a marzo

Davide Nota , IL NON POTERE
ZONA 2007 Euro 10 pp. 62, ISBN 978 88 89702 76 5, Con una lettera di Luigi-Alberto Sanchi

“Harakiri” da Musicaos.it, Anno 4 Numero 24


Stiamo finendo la raccolta e l’impaginazione dei materiali per il prossimo numero di Musicaos.it, in uscita nel mese di marzo (inviate i vostri materiali, interventi, racconti all’indirizzo musicaos[at]gmail.com), il numero 24 è stato scaricato 563 volte nel primo mese di pubblicazione, chi non lo avesse scaricato lo può trovare qui. Pubblico qui un estratto dall’ultimo numero, il mio racconto intitolato Harakiri.

Harakiri

piazzaleautobus_padova.jpg

Da Termini a Cornelia, oltrepassato il lago di Tiberiade. Uno spiazzo, un parcheggio, tre bianche Mercedes sterzate una di fianco all’altra disegnano uno spartiacque sghembo nel piazzale, dall’interno dell’auto più nuova viene una canzone smorzata, è Mile end dei Pulp. Davanti c’è il vuoto mentre dietro, appena a dieci metri, c’è il via vai di autobus che sciàmano nel parcheggio-stazione, sono le corse delle autolinee in arrivo dal Sud del paese, dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla vicina Campania e dalla Puglia, scaricano migliaia di passeggeri ad ogni ora, arrivano qui prendendo meno di trenta euro a persona per un viaggio di sola andata, il sedere incollato contro il sedile, le ginocchia striminzite in pochi centimetri e una, al massimo due pause per scendere a pisciare approfittando della sosta in Autogrill, prendere un caffè che odora di polistirolo, lasciare cinquanta centesimi nel cestino di un inserviente che ci indica dove possiamo fare la pipì, uscire. Chiunque direbbe che queste corse sono pericolose e scomode, perfino un ex guardia giurata di trentadue anni in pensione anticipata come te. Gli autobus in alcuni tratti vicino Candela sfiorano i centosessanta chilometri orari in discesa, sorpassano le auto anche con la nebbia, un pericolo che si potrebbe evitare se non fosse che prendere un treno e arrivare dal Sud dei Sud a Milano costa almeno il doppio, per arrivare in aereo a Roma o Milano bisogna spendere centoventi euri e presentarsi ad un aeroporto alle sei del mattino, il che equivale a non dormire nella notte precedente per riuscire a prendere un autobus che da Brindisi porta a Bari in un’ora e mezza, merda. Davanti ai musi delle Mercedes freschi di autolavaggio ci sono una decina di ragazzotti che attendono. Sei arrivato qui grazie ad una email – una soffiata digitale – un circolo privato di Roma ha allestito la realizzazione di un film in Ungheria, a quanto pare tra le attrici c’è anche … … … … …, si parte oggi stesso, sono mesi che ti arrampichi sugli specchi di una vita finta, in un mondo che non conosci, un mese fa hai ricevuto un invito simile, non ti sentivi pronto per l’espatrio. Osservi gli altri, siete qui per lo stesso motivo, guadagno facile in poco tempo, azzardo, rischio, carriera, non riesci a capire se sono i costumisti che impongono la moda a ragazzi che vengono presentati come oggetti prodotti in serie, manichini che fanno da interno e riempiono il contorno di vestiti, vuoto con il buco intorno, oppure se sono loro, ragazzi come questi che vedi, simulatori di un comportamento da accattoni in arrivo dalle periferie del sud italia, sigle spettrali, 167a,b,xn. Vengono qui per trasmettersi in modo incosciente un’idea di stile ante video, jeans a vita bassa, vestiti di lino bianco o gessati blu, maglioncini di cotone con il collo a V, senza canotta, scarpe di pelle dorata o argentata, braccialetti di argento, anelli di acciaio. Guardi l’orologio, sei arrivato con un ritardo di due minuti, l’atmosfera che cogli è quella di qualcosa che è appena incominciato senza di te, “cocco, vié ‘qqua, nummero..:”, un energumeno abbronzato di fresco ti consegna un 8 scritto malamente su un post-it, devi portarlo sul petto. Fai la conta da sinistra verso destra, ti metti al terzultimo posto. “Ma nooo, noooo, e mèttete lì…ma chi ce l’ha mannato questo?“. Avevi contato da sinistra verso destra ma a quanto pare dovevi partire da destra, la voce rotta che ti intima di spostarti veniva da dentro una delle macchine. Un tizio vestito di nero, con occhiali scuri, esce dall’auto, la suola della sua Hogan nera aderisce all’asfalto come il piede di Amstrong sulla superficie della Luna. L’aria è tersa, nessuna nuvola in cielo, ogni respiro che dai è un respiro d’aria fresca, quando sei partito credevi che avresti trovato una Roma nebbiosa, non è stato così, è un giorno di primavera capitato per sbaglio nel mese di gennaio. Con Michela hai inventato una scusa, approfittando di una sua visita al dermatologo hai detto che dovevi partire per controllare una fornitura di marmo per il mese di marzo, da quando ti hanno licenziato Michela ti ha costretto a lavorare nella cava di tufo del padre. “Tu non puoi”. Salti sul posto, hai aspettato fino a questo momento senza riuscire a tradire il nervosismo, tu DEVI riuscire ad ottenere ciò per cui sei venuto fin qui, ti sei rotto i coglioni di sentire l’alito di Michela addosso, devi farcela, e questo è l’unico modo che sei riuscito ad escogitare per riuscire nella tua impresa di sganciarti da lei una volta per tutte, soldi, tanti, suuuuuu—-bi—–to. Cos’è che dà il permesso a Michela di dominarti e considerarti sempre al di sotto di lei? Cosa permette a Michela di imporre la sua volontà in ogni situazione, asservendoti come un maggiordomo a tavola, come un autista quando siete in auto e come un facchino quando siete alla stazione? Il denaro, nient’altro che quello. Michela è una che risparmia sul brodo, non ne puoi più. Ci giri attorno da mesi e alla fine hai raggiunto una conclusione, l’unico posto da lavoratore indipendente che ti offri prima di finire tra due lastre di travertino è quello di attore porno. “Tu non puoi”. Resisti ancora, dura poco, su giù su su, scoppi. “Perché no, ma cazzo, ho inviato tutto in tempo, le foto, il video, proprio tutto, cazzo, non potete farmi questo, io spacco…spacco tutto!”, non perdi mai le staffe, chi ti è amico non esita a dirtelo come se ciò costituisse una saliente nota del tuo carattere di cretino “non ti ho mai visto perdere la calma“. “Ce dispiace bono, semo completi“, crollo del cielo sopra il capo, ti viene in mente il cartello rosso con la scritta bianca che viene appeso sulle impalcature del cantiere “Personale al Completo“. “Ma come cazzo è? Come cazzo può essere, non potete farmi questo, mi sono fatto seicento chilometri, ho fatto anche una cazzo di doccia nel cesso della stazione, non (attendi 1 secondo) potete (2secondi) non (1secondo) prendermi (5secondi)”. “Invece sì cocco, sei HIV+”. (10secondi durante i quali il pianeta terra termina la sua orbita attorno al sole, sulla superficie di Plutone la temperatura si alza di tre gradi dallo zero assoluto, la macchia rossa di Giove continua a turbinare senza modifiche di rilievo sulla grandezza minima del suo diametro) HIVPiù. Più. Più. Più. Più. Più. Più. Più. Latte Più. Più. Più. Pi…….ù. P……. Resti immobile in piedi mentre gli altri sei che sono stati scelti stanno lasciando i loro passaporti e le carte di identità ad un’aiutante in minigonna, forse una comparsa ungherese, la osservi bene, indossa un paio di Alviero Martini, vorresti-vomitare-il-mondo-ora, tutto qui ha il nero colore dell’inferno e dovunque è il freddo gelo (ti sfugge questa frase che nemmeno ricordi – dove l’hai letta?), domani la sminigonnata sarà infreddolita e avvolta da una pelliccia, se la toglierà, rivelando un corpo bianchissimo, le Mercedes per arrivare in Ungheria impiegheranno un giorno, il set è in un albergo di lusso, Budapest accoglierà i presenti, tutti tranne te, non si improvvisa nulla al mondo, “se proprio voi te posso dà due nummeri dove nu’tte chiedono er teste, dovevi sta attento“. I ragazzi salgono in macchina insieme all’aiutante, le Mercedes si riempiono, sgommano sul piazzale in direzione dell’uscita, lasciano striscie d’asfalto e puzza di copertoni, per un attimo è come se fossero scomparsi i man in black. Ti piacerebbe che fosse così, con te che non ricordi nulla di ciò che è successo, del motivo per il quale sei qui, di nascosto, senza che Michela sappia nulla. Questo è infatti il tuo dramma solitario. Palestra, è successo in palestra. C’era una ragazza bionda, Katia, che ogni venerdì restava per ultima alla Elektra Gym (che nome del cazzo) fino all’orario di chiusura, soltanto il venerdì, se volevi rovinarti la vita con le tue mani il timer della follia che chiamano cervello ce l’ha messa tutta, assistendoti nell’attesa del momento buono per saltarle addosso. Per tutta la durata degli esercizi non faceva altro che sbuffare e sorriderti, correva sul tapis roulant, ti guardava mentre ti rivestivi e sorrideva. Quando vi incontravate al bar del secondo piano ti parlava sempre del suo ragazzo, un campione di body building impegnato in Giappone per una gara, impegnato a Como per una dimostrazione, impegnato negli Stati Uniti d’America per girare lo spot di un bilanciere, finché un giorno Katia non si fa prestare le chiavi della palestra dalla sua amica e tu non resti solo con lei ad un minuto dalla chiusura “che tipo strano che sei, vieni qui da più di un anno e ancora non mi hai detto come ti chiami, ci troviamo spesso, no?“. Non avresti mai immaginato un approccio più diretto e asintoto al tuo desiderio. Preservativo: oggetto richiuso nel cassetto del comodino di fianco al letto, si utilizza nel momento del bisogno, si controlla la confezione per assicurarsi che ne siano rimasti, almeno due, uno alla fragola e uno alla menta. “Tu ce l’hai?“. “No, figurati“, ti risponde Katia con una mano che ti sfila i pantaloncini, “dovremmo chiedere di farli mettere nella macchinetta degli integratori, così, non si sa mai, a qualcuno un giorno potrebbero servire“. E’ stata la prima volta in cui hai penetrato una donna, dal 1992 a oggi, senza utilizzare un preservativo. Coito maledetto e scellerato. “Tu non puoi più, più più più più più più più più più più più più più”. “Tu non puoi“. Sono passate tre ore, il fresco pomeriggio ha lasciato il posto ad una serata gelida, sei ancora in piedi in mezzo al parcheggio, gli autobus arrivano, scaricano turisti che abbandonano il grande piazzale su taxi bianchi, multiple, maree, brave, punto. La gran parte dei passeggeri, a quest’ora, è composta di religiosi che vengono accolti da confraternite di suore e monaci, pronti per accompagnare gli adepti laici nelle sistemazioni di una notte, dove si ritempreranno in attesa di partire, alle sei del mattino successivo, per Lourdes o Santiago di Compostela. Dopo tre ore non sei ancora riuscito a muoverti di un passo. Quando le corse degli autobus in partenza e in arrivo hanno cominciato a diradarsi qualcosa ha ripreso a funzionare nella tua testa, forse il silenzio e la quiete della sera, per quanto sia tragica la situazione, ti aiutano a realizzare cosa è successo. Ogni mese ti sottoponevi ad un prelievo di sangue consegnando il risultato delle analisi alla sede di un’agenzia matrimoniale nella tua città, l’agenzia copre il recruiting di attori e attrici sexy, è l’agenzia che fa da garante per la qualità della merce, ovvero la perfetta integrità fisica e morale degli iscritti. L’occasione questa volta ti era arrivata troppo in fretta – inaspettata – così hai lasciato le tue consegne alla dottoressa del laboratorio Cinelli, si sarebbe occupata di recapitare le analisi del sangue all’agenzia che le avrebbe trasmesse via fax o via email mentre eri sul treno. Saresti arrivato a Roma e ti avrebbero accolto come un conquistatore barbaro, dal Sud del mondo portavi un verbo crudo, fatto di forza e prestanza, ti avrebbero preso all’istante. Che lingua avresti parlato in Ungheria? “La lingua che lecca una fica“. Invece no. Ti avvicini ad un taxi, “Roma-Termini“. Arrivi alla stazione, paghi la corsa. Convalidi il biglietto del treno a due ore dalla partenza. Ti siedi su una panca di pietra pensando a Katia, Michela, finirà tutto, non c’è più posto per niente, i tuoi pochi amici che ti abbandonano, i sorrisi di cortesia, gli incoraggiamenti dei medici, la costernazione dei parenti, il dispiacere per tua madre e tuo padre che non sanno nulla, i figli che non conoscerai perché non ne avrai, ti stupisci di non esserti ancora gettato tra le ruote di un Eurostar che si è fermato davanti a te, non ti ammazzeresti mai sotto alle ruote di un Eurostar, quei cazzo di pendolini sono fatti in un modo che nemmeno si vedono, le ruote, sbatteresti contro il suo muso smussato, ti ucciderai a casa, sempre che tu abbia le palle. Mancano dieci minuti alla partenza. Ti squilla il cellulare in tasca. Non rispondi. Non ti va di fare nulla. Il treno corre nella spina dorsale del paese e attraversa le gallerie, senza ombra di certezza il tuo immediato futuro, cosa farai? Il cellulare continua a vibrare. Si tratta di Michela, forse, vorrà sapere quando torno, dovrò darle delle spiegazioni, non sono in grado. Arrivi a destinazione. Dieci chiamate senza risposta. Privato. Michela dal posto di lavoro? Privato. Katia da una cabina del telefono? Abbiamo continuato a frequentarci, ci piacciamo di nascosto. Privato. Privato. Privato. Privato. Privato. Privato. Privato. Privato. Un Messaggio da Leggere. SIAMO DAVVERO SPIACENTI x QUANTO ACCADUTO LUNEDì POTRà RITIRARE L’ESITO CORRETTO DELLE SUE ANALISI. HIV NEGATIVO. 60€. La prima cosa che ti viene in mente quando il treno oltrepassa la stazione di Surbo, l’ultima prima di Lecce, è il verso di una delle più belle poesie che hai letto nella tua vita “SI PREGA DI NON ATTRAVERSARE I BINARI”.

Luciano Pagano

il cosmo è un piazzale dove passano…


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20.

Il cosmo è un piazzale dove passano
senza fermarsi auto, tram, pedoni
indaffarati con le mani in tasca
costruiscono un mondo parallelo
queste persone vestite come altre,
impiegate come altre negli uffici
pubblici, catalogano, osservano
i gesti del prescelto, misurano
ogni minuscola variazione del
suo quotidiano andare a lavoro con
i mezzi o in bici quando c’è il sole nel
tragitto si ferma ad un’edicola
controlla al polso se è arrivata l’ora
il tempo sul suo orologio è scaduto,
qualcuno ha preparato la sua fine
pedinandolo mesi, ha deciso, oggi
è il suo giorno. Oggi non tornerà a casa.
Lui se n’è accorto, sì, perché qualcosa
sembra essere diverso, qualche cosa,
uno sguardo di troppo, qualche cosa,
sul tram, due che non ha mai visto prima
di quel giorno, qualcuno, qualche cosa,
un pensiero vago, distorto, pure
lo ha detto a lei, non so, qualcosa non va
ma non chiedermi che cosa, è una cosa
che sento
. I due scendono prima di lui,
tira un sospiro, ero sovrappensiero,
una paranoia, stress da lavoro,
davvero, ed è già arrivato venerdì
– grazie al cielo
. Finalmente, giornale,
edicola, come ogni giorno viene
segue un altro. Qualche cosa – uno sparo.
Qualche cosa in questa maglia non tiene.

Luciano Pagano
da “Il cosmo – (titolo provvisorio)”
pubblicato in “Il Bardo. Fogli di culture” a cura di Maurizio Leo, Anno XVI, N°2

informazioni: il-bardo@jumpy.it – 0832-933227
Redazione “Il Bardo” – Maurizio Leo
Via Regina Isabella, 2/D
73043 Copertino (Le)

segnalazione


Segnalo un articolo di Claudio Coletta pubblicato ieri su CarmillaOnline, vengono riassunti e ripresi alcuni interessanti temi critici sul pop, da un dibattito in corso.

Musicaos.it Anno 4 Numero 24


è online

Musicaos.it Anno 4 – Numero 24 Speciale – Gennaio 2007 “La cattiva strada”. Il numero dedicato ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura. Il numero contiene i racconti inediti e le poesie di Michele Lupo – Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori – L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta – Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin – Latitanze, Luigi Nacci – Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano – Harakiri, Euro Carello – Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona – per Londra, Stefano Donno – O.D., ORODè – La tarantola, Marco Montanaro – Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini – Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino – Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano – Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli – Las Vegas.

vai su Musicaos.it e scarica il numero in formato PDF

segnalazione rivista: (il) Crise


segnalo una nuova rivista, un progetto che nelle premesse sembra davvero interessante, così come sono gli interventi critici:

(il) Crise, rivista di cultura, è nato da un’idea di Andrea Caterini, Filippo Deodato, Riccardo Lacche’ e Paolo Sortino. L’intento è quello di proporre una discussione dinamica sulle questioni che riguardano la cultura contemporanea, in special modo letteraria, ma che è comunque attenta ai valori della tradizione come unica possibilità di edificazione del futuro.

Per questo motivo “(il) Crise”: perchè siamo padri a cui hanno sottratto il futuro – siamo venuti per riprenderci Criseide, nostra figlia – e invochiamo Apollo perchè il potere di Agamennone non vinca sulla Verità, e con la forza del racconto, della lingua, possiamo riabitare il Tempo, nominarlo per la prima volta col nome di sempre. Ecco: perchè non di uno stupro, di un’uscita dalla storia, ci nutriamo, ma di quella carne stuprata, della storia siamo figli.

La Redazione

Auguri a Bianca!


Pubblico volentieri questa email per fare i miei auguri a Bianca Madeccia.

Il Progetto Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei bandisce, per il 2006, la 2° Edizione di “CULTUREXPRESS”, un concorso letterario di narrativa a sezione unica dal titolo: “Albergo Europa: camere comunicanti.

“Cara Redazione, proprio ora mi è giunta comunicazione della vincita del concorso letterario per racconti brevi con tema il viaggio bandito dalla Fondazione Eni Enrico Mattei ancora grazie a voi per aver pubblicato miei microracconti e poesie

Bianca Madeccia”

musicaos su best off 2007


Potete leggere qui, la prefazione a “Voi siete qui”, a cura di Mario Desiati. Il volume conterrà il racconto di Flavia Piccinni “Manco un po’”, pubblicato sul numero 23 di Musicaos.it Ottobre/Novembre 2006. Dopo discussioni, tentativi, progetti (uno si chiamava addirittura SRL, Smaltimento Rifiuti Letterari – ci proponevamo di leggere i manoscritti per le case editrici) Musicaos.it è alla sua ventiquattresima uscita e all’inizio del suo quarto anno di attività. Lo speciale di Musicaos.it per festeggiare questo anniversario si intitola “La cattiva strada” e uscirà la settimana prossima. A questo indirizzo trovate i nomi di tutti quelli che hanno collaborato con noi, fino ad oggi; altre notizie nell’editoriale dello speciale.

La camera verde – GAMMM a Roma Sabato 20 Gennaio


sabato 20 gennaio 2007 -ore 20:30
LA CAMERA VERDE
Roma -Via G.Miani 20, Ostiense

round_about GAMMM :::

[ 2 ] lettura di testi di: Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Gianluca Gigliozzi, Marco Giovenale, Giuliano Mesa, Massimo Sannelli, Michele Zaffarano
e traduzioni da: K. Silem Mohammad, Christophe Tarkos, Helmut Heissenbüttel, Rodrigo Toscano, Jeamel Flores-Haboud, Jean-Michel Espitallier

[ 2 ] Secondo incontro di lettura di redattori del sito e autori, dopo la data presso la Casa della poesia (23 novembre 2006, Milano). A Roma il 20 gennaio saranno letti testi in italiano, e traduzioni in italiano di testi comparsi o di prossima pubblicazione su GAMMM.
Direzione e cura della jam-session: Giovanni Andrea Semerano, Centro culturale LA CAMERA VERDE, via G.Miani 20, Roma.

Segnalazione – Voi siete qui, book party



Segnalo a Roma il 28 gennaio:

“Il primo book party di minimum fax per festeggiare insieme l’uscita della nostra antologia di esordienti!”
VOI SIETE QUI: Sedici esordi narrativi
di e con:
Tiziana Battisti, Duccio Battistrada, Axel Braun, Cristiano De Majo, Barbara Di Gregorio, Marco Di Marco, Maura Gancitano, Tommaso Giagni, Giacomo Giubilini, Babsi Jones, Giancarlo Liviano, Flavia Piccinni, Francesca Ramos, Piero Sorrentino, Giorgio Vasta, Fabio Viola.

Sedici esordienti italiani del 2006, «pescati» nel gigantesco mare delle pubblicazioni cartacee e on-line, vengono proposti in quest’antologia da Mario Desiati come un’ipotesi, una scommessa sul potenziale panorama delle nuove scritture nei prossimi anni, con l’intento di coprire uno spettro, il più possibile ampio, di stili e attitudini. Voi siete qui è l’istantanea di una scena letteraria in movimento, la cartografia provvisoria per orientarsi oggi nei percorsi narrativi di domani.

Rialto Santambrogio
via S. Ambrogio, 4 • Roma

alle 19,30 aperitivo con gli autori
dalle 21,30 dj set Oleg e Mamed
10 euro ingresso, libro* e consumazione
*prezzo di copertina in libreria 12,50 euro

www.minimumfax.com
info@minimumfax.com

considerazioni su “Giap #6, VIIIa serie – Creare nuovi mondi”


Giap #6, VIIIa serie – Creare nuovi mondi – 15 gennaio 2007.
è online

Contiene, tra l’altro un interessante intervento di Wu Ming 2 (Create nuovi mondi e nutrirete il cervello, L’Unità 13/1/07) che assieme ad un altro intervento di Wu Ming 1 (Stephen, Lisey e la complessità del pop, L’Unità 31/12/07) forniscono alcune coordinate essenziali per un discorso ampio, a proposito di quella multimedialità che se una volta era appannaggio di pochi esperti e pionieri è oggi invece sotto gli occhi e a disposizione di tutti. La possibilità di creare mondi, oggi, si gioca sullo stesso terreno dell’intrattenimento spettacolare, senza alcuna allusione a Debord, con il grandissimo numero di mezzi messi a disposizione per creare, diffondere, moltiplicare storie, segni. Siamo pronti per una quantità tale di informazioni? Mi viene da pensare che un giorno, quando la nostra mente non sarà abbastanza capiente per accogliere tutti gli stimoli e le informazioni, la fruizione di un evento potrà avvenire soltanto mediante un’interfaccia computerizzata. Oppure no. Secondo me la ‘tenuta‘ di una storia si gioca inizialmente sulla sottrazione dei media, mentre in seguito avviene un processo a cascata che dura quanto più la narrazione è forte. Cosa è avvenuto tra 54 e Manituana, dal punto di vista del lettore e prima ancora che l’ultimo romanzo dei Wu Ming sia pubblicato? Qualche settimana fa, scrivevo per la rubrica di Christian Sinicco “Il sito dei Wu Ming è importante perché a mio parere ha dimostrato e continua a dimostrare, anche dal punto di vista dello sfruttamento delle possibilità offerte dalla tecnologia attuale della rete, un esempio di lungimiranza, vedi alla voce utilizzo di formati di scambio file alternativi ai formati ufficiali, podcast, file di presentazioni e dibattiti scaricabili, ecc.”. Manituana è anticipato da quattro racconti, con l’inversione di un procedimento che già era avvenuto nella scrittura di “Asce di guerra“, nato da un escrescenza del materiale prodotto per la stesura di 54, e incentrato su un tema ritenuto importante a tal punto da scrivere un (altro) libro; nessuna sopraffazione, quindi, da parte della transmedialità di mondi che partono dalla scrittura e che convergono ad essa, e nemmeno da parte della moltimedialità, ovvero un utilizzo forsennato dei mezzi messi a disposizione. La soglia d’attenzione del lettore, del giocatore, del player, in senso lato, sono oggi molto più alte rispetto al passato, non fosse altro – questo per chi appartenga a quella fetta di popolazione che legge meno di un libro all’anno – per il ritmo cui ci sottopongono i media tradizionali come la televisione, la radio, il cinema. La letteratura deve rincorrere questa velocità, deve adattarvisi, oppure deve procedere su un binario parallelo, per creare qualcosa che riesca allo stesso tempo a descrivere una realtà e fornire un’alternativa critica della stessa?

Che fine ha fatto terry grisedu?


Un paradiso di sole donne.
Su “Belle anime porche” di Francesca Ferrando

Che fine ha fatto terry grisedu? Tanto per cominciare, chi è terry? Terry è una ragazza poco ingenua e molto intelligente, che vive in una famiglia per cui questa definizione suona abbastanza azzardata. Il padre, ovvero il compagno della madre, approfitta di ogni momento per metterle le mani addosso, lo stesso dicasi per la madre, la prima scena la introduce ‘a rota’ di alcool e fumo, che entra in camera della figlia per fare rifornimenti. Il quadro dello zoo domestico (il primo che incontriamo) è completato da una sorella affetta da anoressia cronica e da un fratellastro, unico bersaglio plausibile delle attenzioni di rivalsa di terry, una sorta di messa a terra per scariche di depressione, da utilizzarsi in modo particolare quando la protagonista lo sorprende a fumare in cortile. La stanza è il mondo di partenza di terry, finché un giorno, nauseata dal modo in cui viene trattata decide di scappare nel mondo. Lo fa grazie ad uno scaricatore di porto (di quelli che mettono la ‘roba’ nei pesci). La descrizione dell’infernuccio domestico è secca, precisa, rapida, così come lo sarà la prosecuzione del romanzo, suddiviso in brevi capitoli, ognuno con un titolo che ne riassume il senso ammiccando a qualcos’altro, magari una canzone, o un’opera di letteratura; un concentrato di energia che difficilmente può essere contenuto, quello di terry grisedu, la sua fuga da casa è soltanto l’inizio delle sue avventure. La seconda fuga è dal suo Principe, la terza da Carlo, un cattolico che la ospita in casa e al quale terry ruba due milioni e una Fiat Ritmo fatiscente. Compagna di questa fuga sarà Libertà, residuo di un tempo post-hippie-punkabbestia, vuole farsi e farsi soltanto; terry si innamora di lei. Non sarà l’unica donna che avrà un ruolo importante nella formazione accidentata di terry, incontreremo anche Michelle una barbona androgina, inizialmente confusa tra un uomo e una donna, in realtà una donna, madre, sposa, Dio. Una nota poetica attraversa la scrittura di Francesco Ferrando, al suo esordio narrativo, l’autrice è abile nell’infittire il suo romanzo di citazioni sottili, che non appesantiscono la sua scrittura, rendendo un’immagine particolare, quella di una riot-girl inconsapevole e lontana dagli stereotipi. Se da una parte ciò che accade a terry somiglia ad un susseguirsi di istantanee e colpi di scena, quello di cui si accorge il lettore, alla fine del romanzo, è che i sentimenti hanno dominato le azioni della protagonista dall’inizio alla fine. Una disperata vitalità pervade questo romanzo nel quale non è tanto descritta la formazione, quando il raggiungimento della consapevolezza e della maturità da parte di terry, una ragazza cattiva che conosce già il modo per arrivare dove vuole, ma che è ancora capace di emozionarsi e innamorarsi, anzi, che proprio per via dell’amore riesce a vivere le emozioni più intense malgrado le difficoltà dell’ambiente dal quale decide di fuggire (la famiglia) o nel quale decide di gettarsi a capofitto, la droga, la sperimentazione di ogni esperienza, o il ‘porto’ il rifugio di barboni rappresentato dal piazzale della stazione di una cittadina di provincia, l’interminabile strada. Interessante è anche una lettura di questo testo come documento proveniente da una generazione, quella dei nati nei paraggi degli anni ’80, figli di genitori che hanno problemi simili a quelli dei proprio figli, legati come sono alle condizioni di una precarietà irredimibile, oppure all’aids, una malattia come tutte le altre, ineluttabile conseguenza del semplice farsi o donare il proprio corpo nella naturalezza di rapporti clandestini. Dal punto di vista della lingua questo romanzo raggiunge un equilibrio, senza eccedere nell’utilizzo del gergo, né ammiccamenti inutili o eccesso di massimalismi, la musica entra a far parte del romanzo (Vasco & altri), senza diventare una presenza ridondante, ciò che il lettore trae come risultato è nella bravura nel riuscire ad essere equilibrati nel trattare una materia che invece vuole scappare ed eruttare via da ogni parte e a velocità incredibili. La velocità e la linearità delle descrizioni resta, la materia cruda non viene sopraffatta dalla scrittura; la protagonista è sì una sedicenne nata sul finire degli anni settanta, tuttavia non esistono esatte indicazioni geografiche, tutto si svolge tra cittadine e paesotti grigi e senza identità, fino al compimento “Ormai so che posso farcela da sola. Senza principi azzurri, maritini, fidanzatone. Sicuramente non posso più vivere senza il sorriso di Michelle nel cuore, o lo sguardo acido di Libertà. Ogni mattina mi sveglierò pensando che forse quella stessa notte Libertà ha raggiunto Michelle, che con i suoi grandi occhi di pane l’ha accolta stringendola al petto. Me le immagino in un paradiso di sole donne, magari di sole streghe. Dove anch’io, appena muoio, vado e le abbraccio forte. Ma per il momento, il mio posto è qua, su ‘sta cazzo di terra. Forse.”.
Siete pronti a scoprire che fine farà terry grisedu?

Il romanzo è stampato per i tipi di Pressutopia (nata da un’idea di Francesca Ferrando e Caterina Grimaldi), ed è un romanzo copyleft con licenza creative commons, al quale si collega un altrettanto dinamico progetto artistico che potete seguire sul sito www.pressutopia.org.

Belle Anime Porche (Roman-zoo) di Francesca Ferrando, distribuzione Mimesis-PDE, ISBN 88-8483-429-5, 9788884834294, €13,00

anticipazione da Musicaos.it, Anno 4 Numero 25 (febbraio/marzo 2007), è il numero in preparazione per il quale potete inviare i vostri materiali narrativi, poetici e i vostri interventi critici, informazioni su musicaos.it.

Omissis


Su AbsolutePoetry potete leggere la mia intervista/intervento scritta per l’indagine dal titolo “La Macchia Nera”condotta da Christian Sinicco, l’intervista è qui. Uno degli aspetti interessanti di questa indagine sta nel fatto che l’autore della stessa ha inviato a tutti i partecipanti le stesse domande, un modo per cercare di partire da un terreno comune per discutere dell’operatività non solo teorica ma anche tecnica e pratica. Da parte mia un punto della situazione a tre anni dall’inizio di questa avventura. Nel frattempo ho finito di raccogliere i materiali per il numero speciale di Musicaos.it. Ringrazio tutti gli autori che hanno contribuito generosamente a questo numero, ne leggerete delle belle! In questi giorni potete (cominciare a) leggere due blog, il primo è di Simone Giorgino, il secondo di Marco Montanaro.

Imbambolarsi


Imbambolarsi

Se ne andava mio figlio, gnomo con la valigia
decenne partente per la colonia, ed insieme
la sua poca età, di cui non mi arrivava
magone e sternuto;

o, appena più grande, dentro il formidabile
reticolato dei tram remigava
involto in cento còmpiti, in
lontananza di paternità;
o fantasticava sopra un pezzo di carota
e con parole disadatte mi diceva
a me di portare pazienza.

Dunque l’incolmabile mio
debito di sentimenti.

Però se in un domani, dall’aria sostenuti,
in compagnia potessimo tu e io, lui
e mio padre – pittore con barbetta
resuscitato da morte –

in tre a mezza voce chiacchierare
soffiandoci il naso e
dipingere a parole un’immensa piazza Susa
fino a un leggero, felice imbambolarsi…

da Tiziano Rossi, “Il movimento dell’adagio” (Garzanti, Milano, 1993)

Niente da ridere


“We insist”, comincia il nuovo anno. Questi giorni di vacanza sono stati utili per: 1. terminare il lavoro sul numero speciale di Musicaos.it, che uscirà in gennaio, un numero per i tre anni della rivista che conterrà gli interventi inediti a tema (il viaggio) e fuori tema di alcune formidabili menti. 2. dare una mano di html su tutto il sito, 3. varie ed eventuali, tra cui la preparazione dell’uscita di “Re Kappa”, il mio romanzo.

Ho 38 anni e vivo a Nardò in provincia di Lecce. Insegno inglese in una scuola elementare, e scrivo da sempre. Oltre a collaborazioni per giornali riviste radio teatro cinema -mi piace in particolare fare reportage e pezzi di costume- ho pubblicato una racconto in Disertori (Einaudi), tre racconti in Sporco al sole (Besa-Books Brothers), i romanzi Mistandivò (Einaudi 2001) e Porto di mare (Sironi, 2002), il lungo reportage dalla Bosnia “Dove non suonano più i fucili” (Big sur, 2005). Ho curato “Gli uomini dalla testa di girasole” per la serie Cento lire a Rai Radio 3. Miei racconti sono apparsi in numerose antologie e testate, fra cui “Mica male il tuo libro” (Aliberti), “Narrative invaders” curata da Renato Barilli, Linus, L’Unita, Ulisse. Insegno scrittura creativa in scuole d’ogni ordine, associazioni, università.

La scheda di anticipazione del libro qui

Il blog “Niente da ridere” di Livio Romano qui.


Tabula Rasa 05 a Roma


Tabula Rasa, la rivista che la casa editrice Besa Editrice dedica alle scritture invisibili. Siamo già al lavoro per i prossimi numeri (qui l’indirizzo della redazione di Tabula Rasa: tabularasa[chiocciola]besaeditrice.it), qui potete leggere la lettera editoriale che ho scritto per questo numero e il sommario dei contenuti, le immagini sono di Giorgio Viva, che per l’occasione ci ha regalato i suoi Elementali. Alla presentazione di Roma ci saranno Stefano Donno, ufficio stampa di Besa Editrice e ospite degli ultimi tre numeri della rivista con interventi critici; insieme a lui iQuindici.
La presentazione di Roma sarà un’occasione per mostrare il lavoro svolto sulla rivista in questi ultimi due anni, grazie alla collaborazione con alcuni tra gli scrittori più interessanti del panorama letterario emergente e non solo. Approfitto di questo post per ringraziare tutti coloro che dalla primavera del 2005 a oggi sono stati nostri compagni di viaggio, oltre che tutto lo staff della casa editrice e Mauro Marino/MMMOtus.

Domani a FOGGIA per le “Tribù dei blog” e domenica?


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(foto Angelo Longo).
Domani sarò a Foggia per “Le tribù dei blog”, grazie all’associazione Books Brothers e a tutti gli organizzatori e partecipanti, e domenica 3 dicembre alle ore 20.00? Alla libreria Kube di Gallipoli ci sarà un concerto di P40,

il progetto P40 nasce nel 2002 dall’idea del musicista pasquale quaranta, personaggio emergente ed estroso della grande fucina di artisti salentini, subito balzato agli occhi del pubblico della sua terra natía per l’originalità della sua opera e il carisma del personaggio. alla base del lavoro di P40 c’è l’osservazione attenta e critica del suo tempo che l’artista cerca di ri-significare nei suoi spettacoli, attraverso un repertorio di brani inediti composto dallo stesso.

da non perdere! Informazioni qui

aggiornamenti da “Il cosmo – titolo provvisorio”


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Sto lavorando a “Il cosmo – titolo provvisorio“, dal maggio del 2005. Si tratta della mia raccolta di poesie dopo “Poesie del Sol Levante”. Il 13 Dicembre, a La Vallisa, nell’ambito della rassegna “Le voci dell’anima” organizzata dalla Princigalli Produzioni, ne approfitterò per leggere testi da questo lavoro. Alcuni frammenti sono comparsi fino ad oggi in stampa e in rete, in particolare in “Majanu – Poesia e poeti salentini” (frammenti 1,2,4,18,19) a cura di Mario Calcagnile (ISBN 88-89587-07-5) , e sul sito di Gian Paolo Guerini (frammenti 3,6,9,11,15,16,37), nella sezione guest. Buona lettura.

Contromafie, 25 Novembre a Bari


segnalazioni


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Segnalo tre iniziative, la prima è un corso di formazione triennale per operatori in arteterapia, tra i docenti c’è Vincenzo Ampolo, curatore tra gli altri di un volume di interventi uscito l’anno scorso con campanottoeditore (Dissociazione e creatività). La seconda iniziativa si chiama Cogito Labor, un laboratorio teatrale che si terrà a Taranto,  la partecipazione è gratuita e riservata a ragazzi dai 18 ai 30 anni (anche questa la trovate su Musicaos.it nella sezione diario. Infine, la terza iniziativa, il reading di autori Besa Editrice organizzato in collaborazione del Fondoverri, con Mauro Marino e Antonio Errico che presenteranno gli autori che verranno a leggere i loro lavori (tra i quali alcuni dei partecipanti del “Canto Blues alla Deriva”), Fiera del Libro, Campi Salentina, Domenica 26 Novembre, ore 19.00.

Le tribù dei blog


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1 Dicembre 2006 – Foggia
Ore 17.00 – Auditorium Biblioteca Provinciale di Foggia “ – La Magna Capitana ” – Foggia.
Ore 22.00 Circolo culturale “Bellamì” – Cena, musica e reading.

da “Il cosmo – titolo provvisorio”


frammenti da “Il cosmo – titolo provvisorio“, in formato PDF scaricabili qui, grazie all’ospitalità e all’attenzione di Gian Paolo Guerini.

37.
Il cosmo, rifacciamolo subito,
la prima è piaciuta a tutti, vogliono
che il seguito non mostri sbavature
come spesso succede alle repliche,
lo sponsor leggerà con attenzione
la sceneggiatura di questo poema,
bisogna che il suo nome ci sia sempre,
esplicito, ogni tot di strofe o versi
si ripeterà, chi ha partecipato
alla prima visione verrà preso
come comparsa per la successiva,
chi nel frattempo è venuto a mancare
lo/la rimpiazzerà una metafora
avanti, il titolo è deciso: “Il cosmo”,
associata in basso assieme allo sponsor
sarà la targa ossessiva di questo
lavorio del verso improponibile

il resto qui

Buon compleanno!


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Benoît Mandelbrot matematico polacco, francese di adozione, nato il 20 novembre 1924 a Varsavia (Polonia), noto per i suoi lavori sulla geometria frattale.
Nato in Polonia ha vissuto in Francia per buona parte della sua vita. È nato in una famiglia con forte tradizione accademica: sua madre era una dottoressa e suo zio Szolem Mandelbrot un famoso matematico, mentre suo padre ha basato la propria vita sulla rivendita di abiti.
La famiglia lasciò la Polonia stabilendosi a Parigi per sfuggire il regime nazista. A Parigi venne iniziato alla matematica da uno (appunto Szolem) dei suoi due zii, che contribuirono alla sua educazione e formazione, da una parte scientifica, dall’altra umanistica.
Educato in Francia, ha sviluppato la matematica di Gaston Julia e ha cominciato la rappresentazione grafica di equazioni su computer. Mandelbrot è il fondatore di ciò che oggi viene chiamata geometria frattale e ha dato il proprio nome ad una famiglia di frattali (detti appunto frattali di Mandelbrot) e ad un particolare insieme (detto insieme di Mandelbrot).
Mandelbrot scoprì il suo frattale quasi per caso nel 1979, mentre conduceva degli esperimenti per conto del Watson Research Center dell’IBM, dove, con l’aiuto della computer-grafica, poté in seguito dimostrare che il lavoro di Julia del 1918 (e che suo zio gli aveva consigliato nel 1945!), poteva esere uno dei frattali più affascinanti, ma una delle letteralmente infinite curiosità del frattale di Mandelbrot è che esso comprende, pur nella sua semplicissima formula, anche il frattale di Julia.
I suoi lavori sui frattali in quanto matematico impiegato all’IBM gli hanno fruttato un “Emeritus Fellowship” ai laboratori di ricerca T. J. Watson.
A partire dai primi anni ’60, e fino ai giorni nostri, l’applicazione della geometria frattale a questioni economiche ha condotto Mandelbrot a mettere in discussione alcuni consolidati fondamenti dell’economia classica e della finanza moderna, quali l’ipotesi di razionalità dei comportamenti degli agenti economici, l’ipotesi dell’efficienza del mercato, e quella secondo cui i movimenti dei prezzi di mercato sono descrivibili come un cammino casuale (random walk) in analogia al moto browniano di una particella in un fluido. L’analisi frattale delle variabili economiche e finanziarie ha portato nell’ultima decade alla nascita della cosiddetta finanza frattale, nella quale lo stesso Mandelbrot ritiene siano attualmente impegnati almeno un centinaio di ricercatori. Altri ricercatori sono impegnati nel più vasto campo dell’econofisica.
Oltre alla riscoperta dei frattali in matematica, dimostrò che essi possono essere la chiave di lettura delle forme presenti in natura, dando il via ad una particolare sezione della matematica che studia la teoria del caos.
Nel 1993 gli è stato conferito il prestigioso premio Wolf per la fisica, “per aver trasformato la nostra visione della natura”.

Le tribù dei blog


Sarò tra i partecipanti a Foggia, l’1 dicembre prossimo, di “Le tribù dei blog“, un convegno organizzato da BooksBrothers, qui potete scaricare il programma completo in formato pdf.

Uno spunto interessante lo prenderò da quanto scritto su Universopoesia, il blog di Matteo Fantuzzi, “Blog di poesia: è tempo del de profundis ?”. Quando ho letto quel post la prima cosa che mi è venuta in mente è stata che quando si discute di un mezzo, circa un mezzo, attorno ad un modo di fare certe cose, allora forse vuol dire che quel mezzo ha raggiunto una maturità che invoca, già di per sé, una discussione sull’operatività stessa di coloro che sfruttano quel mezzo per veicolare altri mondi. Ci vediamo a Foggia!

SUDario – Le voci dell’anima


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13 Dicembre – Bari – la Vallisa

SUDario: la voce musicata dei poeti sul cadavere del Sud. Sul corpo morto dello stereotipo meridionalista, luogo comune trito e infecondo, e sul corpo morto di voci defunte, troppo presto, ma che, grazie alla poesia, ritornano, come impronte sul sudario.

Quattro diversi momenti poetici, incroci dell’anima ritmata, accomunati da un arcaico ma insieme estremamente contemporaneo riallacciarsi alle origini comuni della oralità poetica e della musica.

La Zona Braille: il progetto di poesia fonografica del poeta Enzo Mansueto, col compositore Davide Viterbo e il cantautore , che dalle liriche agghiaccianti degli Ultracorpi si estende a invadere le zone umbratili dell’arte del discorso sonorizzata, proponendo, in questa occasione, anche un omaggio per liriche e canzoni a Nico Cafagno, poeta e cantautore barese, tragicamente scomparso a Praga pochi anni fa.Così come scomparve, per morte volante ed autoprocurata, la giovane e bella Claudia Ruggieri, che Mario Desiati – poeta e narratore – evocherà nel suo reading musicato, presentando in anteprima il libro inedito della poetessa salentina.

Da Napoli, invece, Giovanna Marmo, una delle migliori performer italiane, poetessa vaga e crudelmente fiabesca, accompagnata da una figura di spicco della new wave e della sperimentazione cantautorale partenopea: Nino «Ninette» Bruno, già componente dei Von Masoch e dei ResiDante di Gabriele Frasca.

Infine – come un reading nel reading, con le musiche etniche contaminate degli Adria (Claudio Prima, Redi Hasa, Emanuele Coluccia) a far da contrappunto alla parola poetica -, Rossano Astremo, Irene Leo, Luciano Pagano, Gioia Perrone, Ilaria Seclì, cinque voci emergenti dal Salento, capaci, anche attraverso un uso scaltrito del web, di imporsi all’attenzione nazionale, proponendo un ricambio generazionale tra le file poetiche del Sud del Sud dei santi.

infoline: Princigalli produzioni

I corsi di scrittura fanno bene alla salute


corsiadisinistrachiusa.jpgDomanda:
Ciao Luciano sto scrivendo un pezzo sui corsi di scrittura creativa per il Nuovo Quotidiano di Puglia (in puglia in questo periodo ne cominciano un bel po’ organizzati dalle varie associazioni e condotte da scrittori pugliesi e non solo) e sto raccogliendo il parere di un po’ di addetti ai lavori. Quale il tuo punto di vista al riguardo? Frequentare un corso di scrittura creativa affina le tecniche di scrittura? Vale la pena frequentarli per altre ragioni? Oppure ritieni che siano una perdita di tempo? la risposta max 10 righe(600 battute).

Risposta:
“Molti credono che la scrittura sia soltanto appannaggio degli scrittori e dei poeti, non è così, la scrittura infatti, come la comunicazione, è una pratica che ci troviamo ad affrontare in molte situazioni della nostra vita. I corsi di scrittura, non solo creativa, possono essere utili per farci riacquisire alcune pratiche che tendiamo ad abbandonare una volta finita la scuola dell’obbligo ma che, in un’epoca in cui domina l’informazione, dobbiamo recuperare. Altro giudizio meritano i corsi di scrittura creativa, dedicati in particolare a chi desidera intraprendere la scrittura di opere creative. Qui si apre un campo di esplorazione troppo ampio, di fronte al quale, a mio parere, è un buon corso di scrittura quello che delimita il campo di azione, piuttosto che quello dopo aver frequentato il quale ci si sente ‘scrittori’. La buona scrittura non sempre coincide con la buona letteratura (vedi romanzi block-buster o harmony), e, paradossalmente, perfino nella buona letteratura a volte esistono esempi di pessima o non-ottima scrittura.”

Correggendo “non-ottima scrittura” con “non-scrittura” il numero delle battute scende da 889 a 882. Il resto – spero – va bene.

Carlo Infante. Gnuletter di luna piena.


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Gnuletter in cui si tratta della sistematurgia di Marcel lì Antunez Roca, delle narrazioni ad ‘ altra ‘ definizione dei videogiochi e dei nuovi paradigmi del virtuale Di link radiofonici (a Radiovaticana) sull’intelligenza connettiva e televisivi (a Report) sulla dissimulazione del terrorismo dell’antiterrorismo Dell’enigma della sfinge e l’Infante stampellato

Domenica pomeriggio, 8 ottobre, alle ore 19 A Torino, sala espace (Via Mantova, numero trentotto) Nell’ambito del Malafestival http://www.opusrt.it/Mala06/calendarioMala2006.html
C’è un incontro con Marcel lì Antunez Roca Seguirà la performance ‘ Protomembrana’, in cui trova forma la sua sistematurgia, dove i sistemi digitali s’innervano con l’azione scenica, declinando un’ibrida drammaturgia tra naturale e artificiale.

Il 17 ottobre inizia a Torino Virtuality http://virtualityconference.it/ In quest’ambito si segnala l’incontro del 19 ottobre ad Atrium (P.za solferino, ore 18) Promosso da Osservatorio Scrittura Mutante e Ars Media Per Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma Su \’ Mondo videogiochi: la narrazione ad altra definizione’ qui
Nei videogames si sviluppa una nuova pratica narrativa, diversa da quella creata in secoli di letteratura e in decenni di cinema. Attraverso l’interattività, nei videogiochi la narrazione è aperta, mutevole ed evolve secondo le azioni del giocatore che, di fatto, ne personalizza l’esplorazione, scandendo lui stesso il tempo dell’opera.

Sempre in Virtuality
Il 20 ottobre al Centro Congressi Torino Incontra (V. N. Costa, numero otto)

C’è un intervento nella trasmissione “Mouse to Mouse” di Radiovaticana, con Derrick De Kerckhove, a proposito di Intelligenza Connettiva e Scrittura Mutante nell’ambito di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma. Ascoltala qui
Qui http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,report%5E10616,00.html
Puoi vedere la puntata speciale di Report del 24 settembre 2006.
E’ l’edizione italiana di “Confronting the evidence”, un emblematico videodoc sulle pratiche della dissimulazione in relazione ai fatti dell’11 settembre 2001.

L’enigma della Sfinge nel mito di Edipo: recita: “Qual è l’essere bipede, tripede e quadrupede?”
Edipo rispose che era l’uomo, dove l’andare a tre piedi sta a significare il vecchio appoggiato a un bastone, e l’andare a quattro piedi l’infante mentre striscia carponi. Oggi si potrebbe evocare anche l’Infante stampellato con un devastato tendine d’achille.

Sabato 7 Ottobre. Fondoverri. Gran bazar. Canto Blues alla Deriva


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Sabato 7 Ottobre alle ore 19.30, presso il Fondoverri a Lecce, in Vico Santa Maria del Paradiso, presenterò il “Canto Blues alla Deriva”, in presenza di amici, avventori e poeti inclusi nel Poet/bar medesimo. Mauro Marino ha scritto di un Gran Bazar che ritorna alle origini. Per me Gran Bazar delle origini significa l’edizione del 2002, quando presentai il mio primo libro autoprodotto in tipografia, assieme ad una performance/installazione di musica elettronica e video autoprodotti. Per me Gran Bazar significa l’edizione del 2004, al Convento dei Teatini. E oggi? Meglio dire…e domani? Intanto ci vediamo sabato.

L’ottobre del 1969


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L’Ottobre del 1969

Che (parola illeggibile) di corpi a Cerveteri o Orvieto
quando si ammucchiano, per poi subito disperdersi,
e per poi ritrovarsi, a caso, mentre c’è la stasi
domenicale dell’aria fredda. La Chiesa allora accoglie
li accoliti; entrano uno per uno (parola illeggibile)
ottusi, non intingono il dito nell’acqua santa,
no, no, entrano, fanno la loro visita cieca, a tentoni,
ed escono poi subito, come ansiosi di altro.
Non sanno, davvero ottusi, che uscendo di fuori
nel sole che batte sull’acciottolato invernale,
li aspetta, subito asciugati, nient’altro che l’agonia
di una morte all’aperto tra cespugli, e strade, e case,
e poi, forse, caserme, ospedali, viali e lungomari;
la fretta che li conduce all’aperto li conduce al sole
che imprigiona generi, suoceri e già fecondi nipito,
perdendoli nel bel colore del freddo al calare della sera
coi risultati delle partite di calcio e Orione;
ma la Chiesa resterà vuota per poco, un nuovo
visitatore portato dall’ottobre ancora caldo,
perduto nel sole come un cane bastardo a mezzanotte,
chiede di entrare, lui e i suoi amici, arrivati per caso;
entra lui, seguito poi dagli altri, senza guardarsi intorno
per la porta comunque stretta; la loro preghiera è frettolosa,
non si rivolge a nessuno, deve finire al più presto,
per una liberazione che dà gioia solo a chi si libera
e non si dà pensiero dell’immediato ritorno alla necessità;
si getta a liberarsi a testa bassa come un animale,
ripetendo sempre le stesse poche parole
prive di ogni pudore, anzi innocentemente brutali,
niente lo turba, perché non è lui a dover pagare l’obolo
alla Chiesa, anzi, è pagato, e ciò lo assolve
da ogni dovere verso se stesso; poi riesce com’era entrato
e il crepuscolo di ottobre lo spinge odoroso
a vagare intorno dove capita nei paesi, a morire
in quell’esterno che egli considera vita.
Anche nella Chiesa, dopo gli ultimi visitatori
della notte frattanto sopraggiunta con la luna sull’Appennino
si spengono i lumi, si fanno sbadate pulizie:
ma i visitatori, per quanto muti, per quanto ciechi,
hanno lasciato le tracce della loro presenza,
e nel vuoto della notte la loro creduta vita
riempie dell’illusione (parole illegibili)
Rimangono allora intorno alla Chiesa che si erge sola
contro il cielo svuotato di vita, gli odori
precedenti la vita stessa, di bosco e serate di poveri;
gli incensi non son stati bruciati là dentro, no, no,
gli incensi sono fuori, sui mucchi di giovani uomini poveri,
corpi radunati insieme solo per ragioni di età,
vestiti con generale soddisfazione di panni buoni,
mentre le sigarette stanno obbedienti fra le grosse dita:
le fungaie, i gelsomini, oppure gli arbusti e le foglie secche
che odorano forte all’umidità dell’autunno caldo come l’estate,
non sono altro che il contorno di quei visitatori,
niente altro che un po’ di radicchio intorno alla carne.
Ci vogliono anch’essi! E anche – in altre occasioni –
gli odori delle locomotive ferme sui binari morti,
dei rifiuti sulle scarpate, dei copertoni bruciati,
che il sole dop averli tanto riscaldati abbandona all’acqua.
Un po’ alla volta – dopo aver dato tanta emozione
dovuta al sentimento che essi – con gli altri odori, più nobili,
e con tutte le innumerevoli cose della loro stessa natura,
mettiamo l’acqua del mare, la luna – sarebbero stati
il possesso da godere per un’intera vita,
con altro futuro dopo il futuro – essi hanno finito
con l’ammassarsi come tabernacoli non più venerati.
Altro non pretendevano che il piacere puro e semplice
(ma sconfinato) d’essere contemplati; ora non è più possibile;
perché della vita non resta che una piccola parte,
ed essi non sono più garanzia di un lungo diritto futuro.
Un po’ alla volta si forma un Tempio accanto alla Chiesa.
Siete voi a innalzarlo, Inutilità del cosmo. E i visitatori
cominciano a farsi meno accalcati e meno quotidiani;
le resse davanti alla porta, ad aspettare il turno,
si diradano un po’. Occorrono delle domeniche di sole,
lungo il mare, o nell’interno dei colli appenninici,
perché la calca davanti alla porta aspiri agli antichi fasti,
e loro, i figli, dopo essere entrati nella vecchia Chiesa,
che è la vita – per tanti anni insofferente di contemplare –
riguadagnano frettolosi l’esterno, là dove si perdono
le strade assolate dell’agonia. Occorre qualche calda ora d’ottobre
perché la gioia che tanti devoti, o clienti, incapaci a sapersi sacri
nel loro mucchio (parola illeggibile) alle distratte risate,
ritrovi l’antica e prepotente ansia del martirio.
Forse il senso si sta trasferendo da quella Chiesa semiabbandonata
a quel nuovo Tempio in cui niente possiede, e niente è posseduto.

da “Trasumanar e organizzar“, Pier Paolo Pasolini, Garzanti, 1971
tutti i diritti sono riservati

Gran Bazar 2006 (sesta edizione)


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Fondo Verri a.c.
Presidio del Libro di Lecce
(stagione culturale 2006-2007)
in collaborazione con la Libreria Icaro


“Un libro al giorno…”

Gran Bazar 2006

(sesta edizione)

Quest’ anno Gran Bazar si ispira alla sua forma originaria, torna a casa, al Fondo Verri, con un edizione tutta di riflessione. Al riparo e senza cornici vogliamo discutere del Tempo, della Politica, del “Che fare”.
Un’edizione di transito che non smette il sogno di un evento sui libri e la lettura che sia veramente un dono alla città e ai lettori. Ma questo sarà possibile in futuro, sperando in sensibilità più attente e capaci di accogliere le proposizioni dell’operare culturale.
Un libro al giorno… toglie l’incultura di torno, pacifica e sana, dona sguardo e respiro.
Un libro al giorno fa chiaro intorno, aiuta l’incontro con l’altro, lo scambio. Cresce un libro al giorno, il nostro sentire, la nostra critica e la nostra proposizione.

Il programma:

Martedì 3 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
L’amaro e il Tempo, incontro con Goffredo Fofi. Intervengono Luigi De Luca e Mauro Marino

Mercoledì 4 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
Ripoliticizzare la politica, (i libri di Icaro) un libro di Michele Graduata presentato da Egidio ZacheoGiovedì 5 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
L’arte della cura
Appunti di vista, esperienze e testimonianze di riabilitazione psichiatrica (i libri di Icaro) presentato da
Tetti Minafra e gli autori del libro

Venerdì 6 ottobre, Cinema Elio, Calimera, ore 20.00
I luoghi e la memoria
Antonio Errico ed Eliana Forcignanò presentano Il sole e il sale romanzo griko salentino di Rocco Aprile (i libri di Icaro)

Sabato 7 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Il possibile dire. Le scritture corali.
Luciano Pagano presenta Canto Blues alla Deriva, (poet/bar – Besa) & reading
Domenica 8 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Resistere alla dimenticanza
Omaggio ad Edoardo De Candia
Maurizio Nocera, Edoar-Edoar, (ed. il Raggio Verde)
Elio Scarciglia presenta Un grande artista o un uomo alla deriva (47’)

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