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Dal letame nascono i fiori


È la cosa che mi ha colpito di più in questi giorni nei quali si è commemorato il decennale della scomparsa di Fabrizio De Andrè. È l’affermazione di molti che passando in rassegna i diversi eventi storici occorsi in questi anni senza Fabrizio concludevano la frase dicendo: Se oggi ci fosse Fabrizio. La cosa più importante è che Fabrizio De Andrè c’è, basta ascoltare e leggere le sue canzoni per accorgersi che, guardandoci attorno, poche cose sono cambiate da quando quei versi sono stati scritti. L’ipocrita è sempre più ipocrita, il gretto è sempre più gretto. La tradizione continua a parlarci quando siamo abbastanza abili da discostarne il velo di retorica con cui la ammanta chi teme la sua forza.
L’amore e la bellezza continuano a nascondersi nei meandri più infimi della vita, e il sole splende per tutti. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Un patrimonio incommensurabile, una smisurata preghiera.

faber

Fabrizio De André e Max Manfredi. Inedito.


UN DUETTO CON FABRIZIO DE ANDRÉ IN “LUNA PERSA” IL NUOVO ALBUM DI MAX MANFREDI in uscita venerdì 26 settembre per Ala Bianca Group distribuzione Warner  

“La fiera della Maddalena”, un brano introvabile cantato con Fabrizio De André, nel nuovo album del suo cantautore preferito

Fabrizio De André nel 1997, rispondendo a una domanda sui cantautori italiani, definì Max Manfredi “il più bravo” (“Gazzetta del Lunedì” del 23/6/1997). La stima nei suoi confronti è testimoniata anche da “La fiera della Maddalena”, un brano che De André cantò nel 1994 nell’album “Max” e da dieci anni ormai introvabile. Ora finalmente verrà ripubblicato come bonus track di “Luna persa”, l’album di Max Manfredi in uscita il 26 settembre. Il nuovo disco, pubblicato da Ala Bianca Group e distribuito da Warner, contiene undici brani di grande valore, che confermano pienamente il giudizio di De André sul suo più giovane collega. “Luna persa” verrà presentato il 10 ottobre con un concerto presso l’Auditorium di Radio Popolare a Milano. Da fine ottobre partirà poi un tour che toccherà tutta l’Italia.

Max Manfredi

La sua opera prima, “Le parole del gatto”, ha vinto la Targa Tenco come miglior disco d’esordio. Con i successivi album è nato nei suoi confronti un vero e proprio culto, rafforzato da una densa attività dal vivo, che negli ultimi anni si è estesa anche all’estero. Molti altri sono i riconoscimenti ricevuti, dal premio Città di Recanati alla sua prima edizione al premio M.E.I. come miglior solista italiano nel 2005.

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Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico


Enrico Pietrangeli
“Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico” di
Donato Zoppo

Il libro di Zoppo, per sancire l’essenza emanata dalla PFM, non resiste alla tentazione di aprire il “Tutto” avvalendosi di un esergo di Rumi. C’è una “rosa” che “narra” e, con un disinvolto approccio giornalistico, sviluppa un armonioso trattato sul gruppo ripercorrendone l’intera carriera. Capitoli imperniati sulla discografia e linguaggio articolato, dove seguendo criteri perlopiù comparativi trapelano ampi scorci sulle condizioni sociali e le panoramiche musicali che hanno contraddistinto i tempi. Largo uso d’inserti e aneddoti, comunque ben disposti, euritmici; c’è qualche ridondanza, ma riguarda solo le introduzioni. Si parte dal primo raduno beat del ’66, quello organizzato da Miki Del Prete a Milano e che, accanto a Giganti, Ribelli ed i più singolari New Dada, annovera anche la cover band di Quelli. Siamo lontani da altri esordi, quelli psichedelico-melodici de Le Orme di Ad Gloriam o quelli più sperimentali e colti de Le Stelle di Mario Schifano, ma la strada dei rimaneggiamenti traccerà veri e propri gioielli addentrandosi nell’era progressiva: 21st Century Schizoid Man è un meno noto tassello della bravura e coesione strumentale di cui è capace la PFM (sigla tenuta a battesimo da Lake e Sinfield). Impressioni di Settembre sarà l’indelebile motivo di traino per tutto il progressive italiano, caratterizzata dal ritornello del moog e già pronta a sbirciare oltre i naturali confini per poi reincarnarsi in The world became the world. Sì, perché la PFM, prima di tutto, è italianità approdata altrove, in un mercato che, soprattutto negli anni Settanta, era invaso da produzioni anglo-americane. Sarà proprio quando Le Orme tenteranno la strada del mercato inglese con Peter Hammill che i testi della PFM incontreranno Sinfield. Mentre Pagani farà da collante alle realtà di movimento e relativi festival (Parco Lambro etc.), il gruppo si barcamenerà tra Mamone, tentazioni americane e l’imperversante contestazione. Logiche di mercato, da quanto si evince, mietono la prima vittima: Piazza viene rimpiazzato da Djivas al basso, più adatto al ruolo per un pubblico d’oltreoceano. La stagione dei concerti americani avrà il suo apice con la stampa di Cook, un live per il mercato internazionale nella già consolidata egida della Manticore. Chocolate’s Kings, l’album successivo che introduce Lanzetti, è, probabilmente, l’optimum, frutto di omogeneità e grande maturazione. Risente, tuttavia, del vento che soffia, a partire dai testi, sì impegnati da riportare consensi verso l’imminente ’77 ma, forse, non del tutto digeribili altrove. Uscirà negli States illustrato con una barra di cioccolato avvolta nella bandiera a stelle e strisce. Sinfield, nonostante una certa propensione a “sinistra”, stenta a comprendere. Ma “la goccia che fa traboccare il vaso” col mercato statunitense giunge nel ’76, quando la PFM prenderà parte ad un concerto organizzato a Roma per conto dell’OLP. Con Jet Lag si apre al jazz rock, poi la formazione chiude il decennio consegnandosi agli anni Ottanta nell’inevitabile decadenza dovuta all’impatto con tutt’altra epoca e nuove tendenze. Tuttavia, prima di segnare il passo coi nuovi tempi, la PFM realizzerà un altro memorabile live, lo farà girando la sola peninsula con Fabrizio De André. Personalmente rinnegherò il gruppo fin dai tempi di Suonare Suonare, ma Zoppo tira dritto, tra ritratti e sincretismi, fino all’epilogo di Miss Baker: praticamente estraneo alle origini. Gli anni Novanta e una rinnovata voglia di spaziare, portata avanti anche attraverso l’uso del digitale, desteranno ulteriori attenzioni verso il filone progressivo. Ulisse cercherà, a partire dal tema del viaggio, di ripercorrere strade perdute. Lo farà attraverso la collaborazione dei testi di Incenzo, autore anche di Dracula. Quest’ultimo è il coronamento di un sogno, quello di realizzare un’opera rock, decisamente pretenzioso e dove compare anche Ricky Tognazzi, mentre Serendipity, più proteso verso le sonorità del nuovo millennio, vedrà, tra gli altri, un’intraprendente Fernanda Pivano inserita nel progetto.

“Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico” , Donato Zoppo, Editori Riuniti , 2006, 16€