Il 13 e il 14 aprile gli italiani sono chiamati alle urne per esprimere il loro voto. Ci andrò anche io, come sempre. Nonostante i mille dubbi e tutte le incertezze le idee sembrano essere chiare. Chissà. Alcuni giornali internazionali tendono a descrivere il nostro paese come il paese della continua emergenza, della continua agitazione, della continua incertezza. Qualcosa sta accadendo. Imbarazzo nel G7, il mondo si impoverisce. Perfino il mondo ricco inizia a impoverire? Non ci produce abbastanza? Già. Finché si produce molto è facile non preoccuparsi di alcuni che non consumano. I problemi nascono quando il rallentamento cogli tutti un po’ impreparati. Austerità. Ci vuole questo? Dobbiamo mettere l’orologio indietro di dieci anni? Troppo tardi. Dobbiamo svecchiare la classe dirigente? Se non suonasse come uno slogan e divenisse realtà sarebbe forse una delle più belle. Realtà. Nella città dove trascorro più tempo, cioè Lecce, sento molti che si lamentano. Proprio stamattina quando sono andato a comperare il giornale un uomo, prima di me, stava incazzato nero, rivolto all’edicolante “Se vince ancora la Sinistra siamo rovinati! Altroché, guardate come ci hanno ridotto!”. Poi l’uomo fa per andarsene e mi pesta il piede. La sua pianta aderisce al mio piede per un buon sessanta percento, saranno stati si e no settantacinque chili. “Ma si guardi le spalle piuttosto!“. Per non parlare della lista di proscrizione dei 162 professori che gira in questi giorni nella cache di google, ripescata dai blogger, letta e spammata un po’ dovunque. Che tristezza. A certi cretini il passato non ha insegnato nulla. Se solo imparassero a guardarsi le spalle. Ennio Flaiano scriveva “I fascisti amano il calendario. Quando non sanno che cosa celebrare si sentono infelici. Una volta celebrarono persino il primo anniversario di un cinquantenario”.