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A volte mi chiedo come possa succedere che determinati gruppi di persone, molte, tanti, decidano che a un certo punto della storia sia importante, quasi necessario, imporsi di fare un passo indietro piuttosto che un passo in avanti. Rivedere la 194 nella quale e per la quale è stato affermato un diritto da parte di un popolo. A proposito, a quando un bel movimento politico che si ripromette di mettere in discussione la Repubblica rispetto alla Monarchia, magari con un altro referendum? La cosa che mi chiedo è, queste cose accadono soltanto da noi? A quanto pare la risposta è sì. C’è la questione dei medici obiettori, liberissimi. Ci sono quelli che nel duemila non accettano trasfusioni, perché scandalizzarsi di un obiettore – meglio se cattolico – che non somministra la pillola del giorno dopo? Quando frequentavo il liceo, l’ora di religione veniva di preferenza sfruttata per preparare i compiti dell’ora seguente, diciamo che i professori del mio corso di studi ci mettevano abbastanza sotto torchio. Ecco, l’utilizzo alternativo di quell’ora era la discussione dei temi del giorno, partendo da ciò che veniva letto sul giornale. Una volta si arrivò a postulare addirittura la possibilità di togliere il crocifisso appeso alla parete, magari per liberarlo un po’ dal chiasso che facevamo. Per poi discutere non di religione bensì di religioni. Che fine ha fatto il laicismo in un paese dove ogni questione è buona per fare una crociata alla settimana? Il papa che va all’università, il papa che non va all’università. L’aborto, imperdire l’aborto. Già, che fine ha fatto? Resiste nel buon senso delle madri di famiglia che scendono in piazza perché intuiscono che giornalisti, opinionisti, politici, tutti insieme non possono muovere un dito contro qualcosa di più grande di loro. Il buon senso.