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Il sosia (7)


busterkeaton

Alla fine successe ciò che il sosia aveva atteso da tanto tempo. Passarono abbastanza mesi perché il sosia rimpiazzasse l’originale. Oramai tutti guardavano al sosia come a un esempio. Alcuni andarono a cercare articoli di giornali, frammenti che si ricordavano a malapena, pezzi smarriti nei quali credevano di avere intravisto una prova, anche piccola, capace di provare la differenza tra il sosia e l’originale. Troppo tardi. Il tempo e l’oblio avevano fatto il resto. Il sosia aveva vinto. Per l’originale iniziava il lavoro più duro, quello di tirare fuori la testa, ancora una volta, dal mucchio di merda nel quale veniva ficcato di continuo, “il sosia avrà passo breve, ansimerà prima dell’angolo, la sua corsa si arresterà”. L’originale continuava a ripetersi queste frasi, come una preghiera.

leggi qui i precedenti interventi de “Il sosia”

Processo agli scorpioni. Il booktrailer


Segnalo con piacere il booktrailer del libro “Processo agli scorpioni” di Jasmina Tesanovic (2009 Stampa Alternativa). Il trailer, di cui si consiglia la visione a un pubblico adulto e poco facilmente impressionabile, è realizzato da Luigi Milani e Aurora Alicino.

Jasmina Tešanović è nata a Belgrado nel 1954. Scrittrice, giornalista, traduttrice, autrice teatrale e regista, fa parte dell’associazione femminista Donne in Nero. Autrice del celebre Diary of a Political Idiot, scritto in tempo reale durante la guerra del Kosovo, tradotto e pubblicato in tutto il mondo, è una delle blogger più famose della Rete. L’ultimo libro pubblicato in Italia è Processo agli Scorpioni, cronaca del processo alla banda degli Skorpion, gruppo paramilitare serbo macchiatosi di crimini di guerra durante la guerra del Kosovo.

Dal letame nascono i fiori


È la cosa che mi ha colpito di più in questi giorni nei quali si è commemorato il decennale della scomparsa di Fabrizio De Andrè. È l’affermazione di molti che passando in rassegna i diversi eventi storici occorsi in questi anni senza Fabrizio concludevano la frase dicendo: Se oggi ci fosse Fabrizio. La cosa più importante è che Fabrizio De Andrè c’è, basta ascoltare e leggere le sue canzoni per accorgersi che, guardandoci attorno, poche cose sono cambiate da quando quei versi sono stati scritti. L’ipocrita è sempre più ipocrita, il gretto è sempre più gretto. La tradizione continua a parlarci quando siamo abbastanza abili da discostarne il velo di retorica con cui la ammanta chi teme la sua forza.
L’amore e la bellezza continuano a nascondersi nei meandri più infimi della vita, e il sole splende per tutti. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Un patrimonio incommensurabile, una smisurata preghiera.

faber

Veglia per il cessate il fuoco


lamecca

9 Gennaio 2009. Ore 21.34. Venerdì sera. Il mio avatar alla Mecca, su Second Life, per il cessate il fuoco. Per chi volesse raggiungermi IslamOnline dot Net 215 65 27 IslamOnline.net Virtual Hajj.

I bambini che muoiono sono tristi


hamas

In questi giorni leggo “Monte cinque”, di Paulo Coelho, dove si narra la vicenda del profeta Elia, esiliato da Israele in territorio fenicio. Accolto dal paese che lo sta cercando per ammazzarlo, in quanto profeta. E leggo “Il Corano”, e la Bibbia, e anche il Talmud, Il Trattato delle Benedizioni. Sono consapevole del fatto che la situazione è molto più complicata di quanto non sembra, sempre più complicata. Leggo questi libri che parlano di esili, lotte e guerre senza che mi venga voglia di uccidere, ammazzare, portare guerra a nessuno. La situazione è davvero insostenibile. I bambini che muoiono sotto le bombe sono una cosa triste, a prescindere dalla loro religione.

L’immigrazione fa la differenza.


giorgiodiluzio

Ci sono alcuni aspetti del lavoro editoriale che fanno schifo, è una cosa che posso dire con onestà, svolgendo nel mio piccolo questo tipo di lavoro. Altri aspetti nascondono piccole soddisfazioni,  che affiorano come lampi. In un periodo che è incominciato nel 2005 ho fatto il consulente free lance per la casa Besa Editrice. In questo periodo ho avuto modo di svolgere diverse mansioni che vanno dall’editing dei testi prima della pubblicazione alla redazione delle schede di lettura di romanzi e/o saggi, fino alla semplice correzione delle bozze, passando per l’indicazione e/o suggerimento di autori o, anche, al contrario. È successo di stilare schede di lettura negative e di vedere il romanzo oggetto di tali schede, poi, pubblicato. È successo il contrario. Fa parte del gioco. Un libro non è mai frutto del lavoro di una persona soltanto, l’autore è il punto di partenza. Scrivo questo preambolo semplicemente perché nelle anticipazioni della Besa Editrice, già da qualche tempo, si può rintracciare un saggio/racconto dal titolo “A un passo dal sogno“, scritto da Giorgio Di Luzio. Il saggio di Di Luzio narra la vicenda di Jerry Masslo, un immigrato ucciso dalla camorra nel 1989, a Villa Literno. Nel 1989 avevo 14 anni, ero da poco venuto ad abitare in Puglia. Venivo dal nord, per la prima volta, ascoltando un telegiornale locale, mi confrontavo con le tematiche dell’immigrazione, del lavoro nero, cose che non conoscevo. Jerry Masslo era immigrato in Italia grazie all’aiuto di Amnesty International, qualche giorno prima di morire era stato intervistato dalle telecamere di RAI2. Nel saggio vengono raccontate le condizioni in cui versavano gli immigrati di Villa Literno, il regime di schiavitù nel quale vivevano. La tragedia e la vita di Masslo diventano parabola di un sistema che non può essere più taciuto. Bisognava dire basta, allora, come si è detto. Da quella esperienza, in Italia, hanno iniziato a prendere una piega diversa. Quando mi venne sottoposto il manoscritto di quel saggio mi ricordai subito di quella vicenda, per colpa della quale il nome del paese “Villa Literno” divenne quasi un totem dello sfruttamento. I tempi sono cambiati, l’immigrazione è cambiata? Gli sbarchi continuano a succedersi, nei giorni di meteo favorevole. La violenza, tuttavia, sembra avere ceduto il passo al dialogo. Così si spera, malgrado la restrittività di certe leggi sotto certi governi. Dopo diversi anni, vedere che quel testo non era ancora stato pubblicato mi avevo creato un certo timore. Poi ho capito che era soltanto una questione di tempo. Un testo del genere, così come la vita di Masslo, non sarebbe restato un semplice sasso nello stagno. Per quanto mi riguarda posso soltanto suggerirvi di acquistarlo e leggerlo.

Il testo è urgente e racconta fatti documentati. La lettura è scorrevole e piacevole, malgrado tutte le informazioni che vengono date dall’autore il saggio non risulta noioso. Le descrizioni sono essenziali, vedi ad esempio il racconto che viene dato di Villa Literno, paese non pronto ad accogliere il grande numero di immigrati non tanto per fattori culturali quanto per problemi logistici che assestano il paesino ancora al medioevo, “A un passo dal sogno” è un buon reportage socio-antropologico dove il fenomeno viene analizzato non come ‘esterno’ al territorio ma ‘accolto’, anche nei risvolti negativi rappresentati dallo sfruttamento che viene fatto, degli immigrati, da parte di ‘poteri’ e ‘collusioni’ nostrani (questo è l’aggettivo topico utilizzato nel testo, ad la stampa nostrana).
La vicenda di Jerry Masslo fa da spartiacque nella storia dell’immigrazione in Italia e in Europa, tra un prima nel quale le condizioni degli immigrati erano pessime, ai limiti dell’umano accettabile, ed anche la società civile e il mondo politico non erano per nulla preparati ‘culturalmente’ ad accettare gli stranieri in arrivo o in transito per il paese. Il dopo è la nascita di strutture organizzative e legislative grazie alle quali la presenza degli immigrati viene condivisa, la creazione di leggi, l’iscrizione dei figli alle scuole, censimenti (questo per quanto riguarda il caso di Villa Literno). L’autore riesce a rendere il caso di Villa Linterno e l’assassinio di Jerry Masslo nella giusta ottica in cui di lettura, quella cioè di caso particolare, indicatore di cambiamenti in corso nella società.
Il linguaggio è preciso e divulgativo allo stesso tempo, tenendo l’interesse del lettore alto: “Il gelo del razzismo all’italiana, quasi un marchio, tra i tanti, del made in Italy dell’intolleranza, che segnerà una pagina grigia per il nostro Paese in quegli anni, si scioglie come neve al sole in quell’ondata irruenta di  migliaia di persone e cittadini del mondo”.
Al termine del testo sono presenti le testimonianze di chi ha vissuto direttamente i fatti e la vicenda raccontata, con gli interventi di chi adesso opera nel tessuto e nei luoghi dove è avvenuta la tragica vicenda che ha dato origine al cambiamento. “A un passo dal sogno” è un libro a metà tra saggio di sociologia e reportage giornalistico, senza carenze o compensamenti in nessuno dei due aspetti, il che ne facilita (oltre alla lettura grazie allo stile scorrevole) la proposizione e la diffusione.

Mica carta da culo!


cartaacquisti

Incuriosito dalla nuova iniziativa del governo, varata il 26 novembre scorso, ovvero due giorni fa, sono andato a fare una visita sul sito del Ministero del Lavoro in cerca di notizie sulla già mitica Carta Acquisti. Mitica perché su di essa si favoleggia tanto prima ancora che i portafogli degli italiani meno abbienti ne siano già ringalluzziti. Chiosa socialmente utile: immagini d’altri tempi, la vecchina che fa la coda alla cassa, estrae la sua tessera con una certa dignità, ci vorrebbe Vittorio De Sica a riprendere il tutto con una Samsung portatile, giusto per riversare il contenuto su youtube. Ebbene, ma quanti soldi ci vanno sulla carta? 40€. Spelling. Quaranta euro di merda al mese. 120€ subito, a risarcimento degli ultimi mesi di merda trascorsi dall’italiano in bilico tra la soglia di povertà e quella della disperazione, ovvero ottobre+novembre+dicembre di merda ancora da venire. Qualcosa mi dice che il TG5, nei soliti servizi di Natale inizierà con la frase “quest’anno gli italiani per il cenone spenderanno di meno, 120€ circa”. Passiamo al target. Vecchi oltre i 65 anni e bambini al di sotto dei 3 anni, per loro rispondono i genitori in preda alla disperazione, visto lo stato delle cose avrebbero gradito un peluche. Possibile considerazione positiva da parte del positivo governo di destra-destra: Mica carta da culo! La sinistra nemmeno quelli di euri! Sembra quasi vero, a pensarci. Vi consiglio comunque di leggere quando avrete tempo il PDF da 21 pagine con il quale viene illustrata la carta magica. Bello vedere anche le precedenti esperienze di utilizzo estero di carte convenzionate dallo stato. A leggerlo davvero ci si fa il ghigno: fila di esperienze tutte legate a catastrofi umanitare, dall’uragano Katrina al supporto per l’infanzia dello stato della Georgia. Stiamo messi DAVVERO male.
Questo altro paragrafo andrebbe commentato al pari di un versetto biblico “La Carta Acquisti è completamente gratuita e funziona come una normale carta di pagamento elettronica, uguale a quelle che sono già in circolazione e ampiamente diffuse nel nostro Paese. Principale differenza è che con la Carta Acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della Carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato.

“Principale differenza è che con la Carta Acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della Carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato”. La prima vera carta di credito comunista, altro che Coop.

Lo Stato prevede (lui prevede) che i possibili raggiunti da tale iniziativa, che andrà ritirare alle Poste facendo domanda entro il 31 dicembre, sono 800.000.

Facciamo due conti: 800.000 persone che fanno tutte la domanda in tempo e che ottengono la carta prendono 40€ al mese per un totale di 32.000.000€, trentadue milioni di euro

un parlamentare del Senato prende in media 115.419€ all’anno, ce ne sono 315
un parlamentare della Camera prende in media 112.071€ all’anno, ce ne sono 630
per un totale di: 36356985€ per i Senatori e 70604730€ per i Deputati, se andiamo a sommare 106961715€ centoseimilioninovecentosessantunomilaesettecentoquindici euro.

Detto ciò. Basterebbe che un parlamentare su 3 non prendesse lo stipendio una volta ogni tre mesi perché ogni tre mesi disponessimo dei soldi necessari a riempire la carta di 40€. Oppure: basterebbe che non prendessero lo stipendio per un anno perché 800.000 avessero poco meno di duecento euro al mese in più sulla pensione minima, che diventerebbe dignitosa. Mica carta da culo.

Chi obbietta ha ragione da vendere, non possiamo certo togliere lo stipendio a chi lavora alacremente affinché lo stato cammini diritto per la sua strada come il giovane esploratore Tobia e tutti stiamo bene e rigogliosi e con le tasche piene. Il problema è che questi non sono nemmeno bravi come dicono, altrimenti in sessanta anni di repubblica, di cui gli ultimi quindici quasi tutti Berlusconiani, qualche danno in meno lo avrebbero fatto. Non dico qualche cosa positiva in più, giusto qualche danno in meno.

La formula che permette di calcolare il numero di.


einstein

Qui sopra la formula che permette di calcolare il numero di amici reali a partire dal numero di amici su facebook. Autore: Albert Einstein.

Let’s Get Pound


ezrapound

2008/2009
Autumn Collection
Let’s Get Pound – Ezra Reinassance

Contro l’Usura

Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la “Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

L’entusiamo del dire poesia.


La poesia chiede il suo tempo, lo sa bene Simone Giorgino, una delle voci più interessanti della generazione alla quale nel bene e nel male apparteniamo. Il suo ultimo lavoro in versi è “Asilo di mendicità“. La sua ultima registrazione pubblicata, in ordine di tempo, è “Qui se mai verrai“, in collaborazione con Fondoverri e Adria, un percorso poetico di ricerca sonora nella poesia di/dal Salento recente. Il progetto AudioPoesia coniuga la dicitura del verso alla ricerca antologica, nel perfezionamento di un percorso dedicato interamente alla poesia; edita e inedita, di tutti i tempi. È da poco iniziata una nuova fase di AudioPoesia, un transito verso ciò che sarà, a breve giro di posta, il nuovo progetto di Simone Giorgino. Qui potete ascoltare due frammenti de “Il cosmo: titolo provvisorio”, la racconta a cui sto lavorando da qualche anno.

Limiti emissioni diossina presso il centro siderurgico ILVA di Taranto


Lecce, 31/10/2008

Sig. Presidente
del Consiglio provinciale
Sede

Oggetto: trasmissione O.d.G..

I sottoscritti Consiglieri, con la presente, chiedono che nella seduta del prossimo Consiglio provinciale venga discusso l’allegato O.d.G..

Cordialità.

Nicolino Sticchi
Vittorio Potì

P R O V I N C I A D I L E C C E
Lecce, 31/10/2008


ORDINE DEL GIORNO relativo a
“Limiti emissioni diossina presso il centro siderurgico ILVA di Taranto”

IL CONSIGLIO PROVINCIALE
PREMESSO CHE

la situazione ambientale a Taranto e in tutta l’area Jonico-Salentina, dovuta alle emissioni dell’impianto siderurgico ILVA, è fortemente compromessa, con conseguenti danni alla salute, così come emerge anche dalla recente pubblicazione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale-Puglia;

dalle rilevazioni al camino dell’impianto di agglomerazione dell’ILVA, effettuate di recente dall’ARPA e in passato dal Ministero dell’Ambiente, emergono dati preoccupanti di concentrazione totale di diossine.;

i valori di tossicità raggiungono anche alcune centinaia di ng/m3, che, se pure nella norma, sono fortemente lesivi della salute delle persone.

il D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152, che detta le “Norme in Materia Ambientale“, prevede, come valore limite di emissione di PCDD/PCDF (policlorodibenzodiossina/policlorodibenzofurano) provenienti da grandi fonti fisse, tra cui gli impianti siderurgici, come lo stabilimento ILVA di Taranto, 0,01 mg/Nm3 = a 10.000 ng/Nm3;

i detti limiti, appartenenti a sostanze ritenute cancerogene e/o tossiche, sono molto più elevati rispetto al limite richiesto per la combustione di rifiuti solidi urbani, che è pari a 0,1 ng TE/Nm3;

l’indirizzo europeo, a livello di riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nell’industria metallurgica, è quello di contenere il limite entro valori di 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;

lo Stato Italiano, pur avendo con Legge 6 marzo 2006, n.125, recepito tale indirizzo e ratificato il protocollo alla convenzione del 1979 sull’inquinamento atmosferico, relativo agli inquinanti organici persistenti (diossina, furani, etc), fatto ad Aarhus (Danimarca) il 24 giugno 1998, ha adottato poi per gli impianti siderurgici limiti notevolmente permissivi, come quello di 10.000 ng/Nm3;

CONSIDERATO CHE

molti Stati hanno recepito le indicazioni della Comunità Europea, adottando, in alcuni casi, limiti anche più restrittivi di 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;

in Italia, nella Regione Friuli Venezia Giulia, vale il limite 0,4 ng TE/Nm3;

presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio vi è in corso la procedura autorizzativa “AIA” (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell’impianto ILVA, prevista dal D.Lgs n.59 del 18 febbraio 2005;

l’art.8 del suddetto decreto, prevede: se a seguito di valutazione dell’autorità competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale, l’autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure più restrittive;

la provincia di Lecce, come è stato più volte sottolineato, è fortemente interessata dalle emissioni inquinanti prodotte dall’impianto siderurgico ILVA di Taranto;

tutte le componenti politiche e le Istituzioni devono sentire il dovere di adoperarsi presso le autorità preposte per garantire alle popolazioni interessate una diversa qualità ambientale e una maggiore tutela della salute;

IMPEGNA

IL PRESIDENTE PELLEGRINO

1. ad intervenire presso il Ministero all’ambiente e alla tutela del territorio, per invocare, alla luce delle riflessioni e delle preoccupazioni esposte sopra, che, in sede di AIA e precisamente di valutazione ambientale e di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (procedura in corso e in fase di esame da parte del Comitato tecnico), vengano recepiti nelle prescrizioni i seguenti indirizzi:
a)la decisione della Comunità Europea relativa ai limiti di accettabilità dei microinquinanti PCDD/PCDF, limiti che oscillano tra 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;
b)l’applicazione del campionamento continuo dei microinquinanti ai camini (PCDD/PCDF);

2. a sostenere la Regione Puglia nell’utilizzo delle norme vigenti in maniera più restrittiva e nell’individuazione di altre più cogenti alla tutela ambientale e di salvaguardia della salute delle popolazioni Jonico-Salentine;

3. ad inviare detto O.d.G. ai Parlamentari, Senatori, Consiglieri Regionali e Sindaci della provincia di Lecce, affinché lo sostengano, se ne condividono le ragioni, con atti di competenza, nelle sedi opportune.

W MARADONA


Diego Armando Maradona è il nuovo CT dell’Argentina. In bocca al lupo! Quando penso al campione Maradona mi viene in mente che ognuno ha diritto a rifarsi una vita, a rifarsene molte, a tentare più strade, a non fermarsi mai, a pagare i debiti, a estinguere le passioni, insomma, non è mai detta l’ultima parola. E se l’Argentina di Maradona vincesse i mondiali del 2010?

Un mio racconto noir con Stampa Alternativa.


È finalmente acquistabile in libreria al mitico costo di 1€, oppure scaricabile in PDF dal sito di Stampa Alternativa/Libera Cultura. Sto parlando dell’antologia contenente i racconti del concorso Creative Commons in Noir. Approfitto del mio blog per ringraziare partecipanti e giurati, in particolare: Maurizio Matrone, Juan Carlos De Martin, responsabile del Creative Commons Italia, Loredana Lipperini, scrittrice e critica letteraria, Monica Mazzitelli, coordinatrice de iQuindici, Edi Pernici, lettore, Luciano Comida, giornalista e scrittore, Carla Melli, consigliere della provincia di Trieste.
Il mio racconto si intitola “Apocalisse di Giovanni“, e come sempre ogni riferimento a fatti cose e persone è puramente casuale. Vi auguro buona lettura.

In difesa di Alessandro P.


A me il romanzo di Alessandro Piperno, intitolato “Con le peggiori intenzioni”, è piaciuto. È uno dei tre o quattro libri che mi è venuta voglia di rileggere dopo un po’ di anni dalla loro pubblicazione. Scrivo questo post per spezzare una lancia a favore. Qualche giorno fa mi sono imbattuto nella voce “Alessandro Piperno” presente su Wikipedia, vi invito a spulciarla quando ne avrete il tempo. C’è una frase dove si parla del romanzo in questione che mi colpisce più di tutte, al punto da essere meritevole – parer mio – di citazione:

“Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale (che alcuni hanno battezzato “pipernismo”), ricco di aggettivi e di avverbi, nonché per la noia mortale che suscita nei lettori.”

A parte l’errore di punteggiatura “Daniel, si caratterizza”, sul quale si può sorvolare. Secondo voi la frase segnalata da me in grassetto è degna di comparire in una qualsivoglia enciclopedia? Il mio vuole semplicemente essere uno spunto di riflessione: c’è critica nell’infinità? E se no, perché non devolvere qualche euro delle donazioni che riceve Wikipedia per fare correggere le voci a qualche esperto del campo, magari qualche professore/essa di italiano in pensione?

Le cose che possiedi ti possiedono?


Sulla mia scrivania, in ordine sparso:

n. 2 fogli contenenti 4 (1+3) foto di mia nipote Arianna
n. 1 notes comix con copertina morbida contenente gli appunti del romanzo
n. 1 copia de “L’uccello che girava le viti del mondo” di Murakami Haruki che mi sono autoregalato per il giorno del mio 32° compleanno, due estati fa
n. 1 taccuino rinascimentale regalatomi da Monia, Simone e Michele per il mio 33° compleanno, un’estate fa
n. 1 un volantino pubblicitario della Libreria Icaro di Lecce, che in collaborazione di Caffè Letterario ospita al suo interno un caffè, sono incoraggiate le iscrizioni-schedature
n. 1 copia del romanzo di Salman Rushdie intitolato “I versi satanici”, imprestatami da Simone, mi viene l’orticaria pensando che ci sono ancora persone che citando tale romanzo dicono “I versetti satanici”
n. 1 microfono non funzionante, o meglio, funzionante ma inutilizzato
n. 1 on air le radiocapitolazioni di Vinicio Capossela
n. 1 copia dell’ultimo libro di Agostino Casciaro intitolato “Lungo i fiumi del profumo dell’origano”
n. 1 macchina fotografica digitale olympus fe-310
n. 1 una custodia economica (4.99€) per macchina fotografica digitale
n. 1 un calendario giornaliero con fogli a strappo fermo a sabato 18 ottobre
n. 1 un fermafogli A4
n. 4 penne a sfera ad inchiostro nero
n. 1 tratto-clip ad inchiostro nero
n. 1 quaderno a quadretti formato A5 con gli appunti del romanzo, quell’altro
n. 1 quaderno a quadretti formato A6 con le brutte dei racconti de “Il Corsivo”
n. 1 barbapapà gonfiabile nero: barbabarba
n. 1 agenda 2008
n. 1 depliant pubblicitario della toyota rav4
n. 1 lettera dell’ENEL che mi sollecita a rilasciare i miei dati personali per un trattamento adeguato da parte di altre società che mi chiederanno di rifornirmi di energia elettrica dopo il 2010
n. 1 penna usb da 256mb ricevuta da Giovanni in cambio di una penna usb da 512mb
n. 1 un foglio di carta contenente la frase “Non dire a Dio quanto sono grandi i tuoi problemi; dì ai tuoi problemi quanto è grande Dio”
n. 1 copia del romanzo di Turgenev intitolato “Padri e figli”
n. 1 un ventaglio di cartone di quelli che si comprano alle feste, raffigurante su un lato la Madonna dell’Assunta e sull’altro lato San Rocco
n. 1 un caricabatterie stilo
n. 1 un blocchetto di post-it
n. 1 copia dell’ultimo cd di.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera.


Luca Carboni con Riccardo Sinigallia

E Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Due vite in trasferta.


Da sabato 18 ottobre, in edicola con “Il Corsivo”, inizierà la pubblicazione del racconto “Due vite in trasferta. Il racconto di Marina“. Dopo “Terra senza prezzo” (sempre su “Il Corsivo”) e “Col bene che ti voglio” (sul quotidiano “il Paese nuovo”), questo è il terzo romanzo breve/racconto lungo che pubblico nell’ultimo anno. Buona lettura.

Editing per principianti. Solo i coraggiosi.


La Rete e il Tubo sono i luoghi dove oggi è più facile reperire un po’ di scienza spicciola, sempre che si sia lasciato perdere il Tutto e si sia deciso che il Particolare vale la pena di essere vissuto al massimo. Ebbene, in questo periodo sto leggendo un po’ di libri davvero interessanti (Polvere del bene di Giacomo Leronni, Mostri per le masse di Nino G. D’Attis, Novalis di Giorgio Fontana, Giochi sacri di Vikram Chandra), dei quali scriverò sul blog e su altri luoghi meno elettrici. La mia è una piccola riflessione a margine della stroncatura. Qual’è la differenza tra un buon libro e uno che non lo è? Le correzioni? L’editing? Tanto per cominciare rivolgo un invito ai lettosi più coraggiosi, quelli che al mattino buttano i sassi dentro al latte e fanno colazione. Andate a visitare questo sito: Romanzi Menghini.
L’autore sul quale intendo posare la lente di ingrandimento è Gianfranco Menghini, sul suo sito potete leggere la sua biografia avventurosa e ricca di interessanti avvenimenti, nonché spulciare le copertine in formato pdf e le sinossi dei suoi romanzi, tutti scritti da colui il quale è definito “uno scrittore di getto, cioè un narratore tout court che dà il meglio di sé nella presa diretta secondo la formula felice di trame e di suspence, con una scrittura leggibile e godibile, che lo rivela come un sicuro talento della narrativa – non ancora scoperto – che sa raccontare con i fatti il senso della vita”.
C’è  di tutto, dal romanzo storico avventuroso al romanzo avventuroso di ambientazione contemporanea con risvolti sex. Insomma, da leggere. Soltanto così potrete capire la differenza tra la scrittura e la non-scrittura, un po’ come potreste capire la differenza tra la materia e non-materia immedesimandovi in un bosone. Il mio preferito è senza ombra di dubbio l’incipit del fondamentale “Per gli occhi di Cecilia Cortés”, disponibile in formato PDF. Ho pensato di ricopiarvene qui sotto alcune righe, chi sia interessato a proseguire lo fa suo rischio e pericolo, come lettore è ovvio:

“L‘assordante fragore dei reverse del Jumbo Alitalia era al suo apice quando Andrea vide lo scorrere veloce dell’immagine dell’aerostazione di Maiquetia, con la sfilata di aerei in sosta. Dopo un lungo rullaggio, l’apparecchio si fermò al parcheggio e il giovane, già pronto con il bagaglio a mano, si lanciò sulla passerella per arrivare più in fretta alla sala della consegna bagagli, non per ritirarli per primo – ci sarebbero voluti almeno venti minuti prima che apparissero sul nastro trasportatore – ma per vedere se Miguel era ad attenderlo all’uscita. Lo intravide che lo salutava con la mano da un varco che la polizia di frontiera teneva ben sorvegliato. Da quel momento tutto sarebbe dipeso da lui. Gli aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi al suo arrivo a Caracas. Gli aveva affittato un comodo appartamento, situato nella grande torre nell’Avenida de Mexico, fra l’Anauco Residence e l’Hotel Hilton, nel centro della capitale venezuelana. Avrebbero visto insieme quali possibilità si prospettavano per il suo futuro in Venezuela. Il Paese si prestava all’inserimento di giovani elementi nella classe dirigente, ancora in completa trasformazione. C’era bisogno di persone intraprendenti e capaci. Chi poi, come lui, disponeva pure di un capitale iniziale, si trovava avvantaggiato: investendolo con oculatezza, avrebbe potuto guadagnarci una fortuna.”

Il tutto è ovviamente e regolarmente depositato presso la SIAE, nel caso che qualcuno sia colto da fulmineo e improvviso desiderio di plagio.

La Gru. Portale di poesia e realtà.


Ad ottobre torna “La Gru – Portale di Poesia e Realtàwww.lagru.org

Chiunque voglia proporre propri testi, interventi o riflessioni di carattere storico, filosofico o letterario è invitato a mettersi in contatto con la Redazione.

* L’annuario 2007/2008 (La Gru n.5, 307 pagine)

con interventi di:

Boscarol, Cardellini, De Angelis, D’Elia, Di Salvatore, Fabiani, Ferri, Iemma, Lago, Mancinelli, Marano, Marotta, Monti, Monville, Nota, Ortenzi, Pascali, Pulsoni, Sanchi, Sanchini, Stramucci, Tarquini, Zattoni

è acquistabile a soli 15 euro presso
http://www.lulu.com/content/2686101

"Domenico Protino" in tutti i negozi di dischi dal 26 settembre.


Domenico Protino
L’album in vendita in tutti i negozi dal 26 settembre 2008
In airplay radiofonico “La guerra dei trent’anni”

Dopo avere vinto il Premio Lunezia nella sezione Nuove Proposte con il brano “W la Vita” ed aver rappresentato l’Italia al Festival di Viña del Mar in Cile e vinto con il brano “La Guerra dei trent’anni”, Domenico Protino presenta il suo omonimo album d’esordio.
Il prossimo venerdì 26 settembre, presso la Feltrinelli di Bari (h. 18.30) si svolgerà lo showcase di presentazione, nella sua terra, la Puglia.
Cantautore ed interprete nato a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, si appassiona giovanissimo alla musica per poi scoprire il suo amore per la chitarra e successivamente alla musica cantautorale italiana e al pop internazionale.

Nel 2000 decide che la musica sarà la sua vita e cogliendo ogni possibilità di esibizioni live – siano esse in cover band sia da solista nelle vesti di cantautore – partecipa a concorsi canori nazionali che gli permettono di prendere confidenza con palcoscenici sempre più importanti, fino ad arrivare alla vittoria del prestigioso Premio Lunezia Giovani Autori 2007 che premia il valor musical-letterario delle canzoni italiane, con il brano “W la vita”. “W la vita” un brano che si propone di trasmettere l’energia e l’ottimismo necessari ad affrontare questa “splendida gita” con cuore e determinazione, senza condizionamenti o paura di mostrare  quello che si è realmente.
Questo premio gli consente di esibirsi “fuori concorso” in altre importanti manifestazione come il Premio Mia Martini, il Solarolo Song Festival, il M.E.I., Sanremoff e il Premio Bindi. Nell’estate 2007, Domenico si aggiudica il Premio Salentino con il brano “La nuova aurora”.
Nel 2008 viene selezionato come unico rappresentante italiano al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar in Cile (il più importante festival dell’America Latina e unico gemellato con il Festival di Sanremo); Domenico Protino vince con il brano “La guerra dei trent’anni” aggiudicandosi due “gaviotas de plata” ovvero i premi come migliore autore  e migliore interprete. La prestigiosa manifestazione è molto spesso la porta di accesso al ricco mercato musicale dell’America Latina, ma anche occasione di promozione intercontinentale.
“La guerra dei trent’anni”
fa riferimento, nel titolo, alla guerra del Peloponneso (Atene contro Sparta) e a Pericle abilissimo stratega ateniese, fautore della democrazia radicale – piena parità dei cittadini nella gestione della vita pubblica – ma anche uomo di cultura. Come lunghissima fu quella guerra, così anche quella “combattuta” da chi ha trent’anni e ha trascorso già abbastanza tempo per non accorgersi che è difficile accordare fiducia a chicchessia, che soltanto pochi “pazzi” mantengono la parola data, che nessuno ti aiuta senza un tornaconto personale, che non può che augurarsi appunto un ritorno all’Età di Pericle, un ritorno alla meritocrazia per far valere i propri diritti e i propri talenti. Per questo “vuole diventare pazzo” e “vuole diventare cieco” per non capire e non vedere parzialità e storture: la vera vittoria non consisterà necessariamente nella vittoria personale ma in quella di un sistema trasparente fondato sul merito. Vincerà Pericle!
Con questa esperienza Domenico Protino inizia  il suo percorso professionale con gli attuali produttori Maurizio Dinelli e Beppe Carletti.
Il suo primo album “Domenico Protino”,
consta di 10 brani. Registrato presso gli studi Panpot di Brindisi e mixato allo Studio S.Anna di Castel Franco Emilia (Modena) e al Creative Mastering di Forlì,  suonato interamente, oltre che da Domenico, da musicisti pugliesi, è realizzato sia in lingua italiana che in lingua spagnola per il mercato latino-americano; scaricabile da iTunes e in vendita nei negozi dal 26/9  distribuito da Warner Music Italia Srl.

Contatti

Domenico Protino:

www.domenicoprotino.com

www.myspace.com/domenicoprotino

Progetto Musica

info@progettomusica.com

Ufficio Stampa

Riccarda Meda: cell. 335/497909 – rimeda@tiscali.it
Top1 Communication di D. Esposito e S. SchintuStefania Schintu – cell. 347/0082416 – stefaniaschintu@top1communication.eu

Fabrizio De André e Max Manfredi. Inedito.


UN DUETTO CON FABRIZIO DE ANDRÉ IN “LUNA PERSA” IL NUOVO ALBUM DI MAX MANFREDI in uscita venerdì 26 settembre per Ala Bianca Group distribuzione Warner  

“La fiera della Maddalena”, un brano introvabile cantato con Fabrizio De André, nel nuovo album del suo cantautore preferito

Fabrizio De André nel 1997, rispondendo a una domanda sui cantautori italiani, definì Max Manfredi “il più bravo” (“Gazzetta del Lunedì” del 23/6/1997). La stima nei suoi confronti è testimoniata anche da “La fiera della Maddalena”, un brano che De André cantò nel 1994 nell’album “Max” e da dieci anni ormai introvabile. Ora finalmente verrà ripubblicato come bonus track di “Luna persa”, l’album di Max Manfredi in uscita il 26 settembre. Il nuovo disco, pubblicato da Ala Bianca Group e distribuito da Warner, contiene undici brani di grande valore, che confermano pienamente il giudizio di De André sul suo più giovane collega. “Luna persa” verrà presentato il 10 ottobre con un concerto presso l’Auditorium di Radio Popolare a Milano. Da fine ottobre partirà poi un tour che toccherà tutta l’Italia.

Max Manfredi

La sua opera prima, “Le parole del gatto”, ha vinto la Targa Tenco come miglior disco d’esordio. Con i successivi album è nato nei suoi confronti un vero e proprio culto, rafforzato da una densa attività dal vivo, che negli ultimi anni si è estesa anche all’estero. Molti altri sono i riconoscimenti ricevuti, dal premio Città di Recanati alla sua prima edizione al premio M.E.I. come miglior solista italiano nel 2005.

www.maxmanfredi.comwww.myspace.com/manfredimaxwww.myspace.com/lunapersa

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Addio primarie, addio PD. Sottotitolo: l'ultima volta. Ovvero: svegliatevi


Mauro Marino
Addio primarie, addio PD

Giuro, è l’ultima volta. Poi tolgo il disturbo, sempre che valga qualcosa la considerazione di un cittadino elettore pensante, già iscritto ai DS, “fondatore” del PD con l'”Io ci sono” del 14 ottobre 2007. L’ultima volta, lo giuro, poi mi affiderò a questo “centralismo democratico” di ritorno, all’indirizzo, alla linea o al meno peggio.
È “cosa loro”, dell’apparato politico, della “classe dirigente” – come molto piace dire a qualcuno – scegliere chi dovremo andare a votare nella prossima primavera per rinnovare il “consiglio d’amministrazione” della nostra Provincia.
Il candidato c’è già: l’avvocato, senatore e presidente uscente Giovanni Pellegrino.
Tutti d’accordo, solo piccoli distinguo e qualche richiesta di messa a punto di visibilità.
Il Presidente è riuscito a mantenere unita la compagine, ha garantito la poltrona a quelli che in tempi non lontani si chiamavano i “cespugli”, messi a dimora ma completamente assenti nel territorio.
Anche nell’assise che presiede ha smussato e domato i contrasti garantendosi il rispetto dell’opposizione. Un galantuomo che tutti tirano per la giacchetta, nonostante abbia dichiarato la sua stanchezza, il desiderio di ritirarsi, di godersi la vecchiaia magari regalandoci un buon libro di racconti: la seconda parte del suo “Cavallo Pazzo” sarebbe gradita.
Non può essere che lui. Non c’è altri! Anche D’Alema è dello stesso avviso (e Veltroni? Veltroni che dice? Non è poi lui il segretario eletto? O non conta?).
Sembra che la nostrana “classe dirigente” abbia paura di tentare il cambiamento, di provare a smuovere gli equilibri della ‘pax’ regnante. Non vuole sentirsi orfana di chi la garantisce.
Ma la domanda viene spontanea. Oltre tutto quello che compete la “politica dei politici”, la vita e la quiete del palazzo, qualcosa è cambiato nel Salento?
Di questo si dovrebbe parlare, o no?
L’On. Ria si dice d’accordo sulla ricandidatura, s’è acquietato sul suo scranno alla Camera. Mette dei paletti, non li mette, non capisco il politichese. Ma cosa pensa del Salento del dopo Ria? Il Grande Salento è stata la risposta giusta al “Parco Salento”?
Il Salento è ancora da amare? E’ andato avanti o s’è seduto sulla sua piccola “gloria”?
Ché questo sembra a chi guarda! Un Salento senza guida, senza progetto, senza ordine.
Solo confusione, al di là dei balletti politici, delle conferenze stampa, della moltiplicazione delle Notti e delle notterelle, dei festival, delle rassegne, degli operatori culturali ad uso e consumo di Palazzi e palazzetti nulla è cambiato. Le strade son quelle di cinque anni fa, la segnaletica del Salento d’Amare, del Salento del turismo, dell’arte e della cultura, inesistente. Le beate (e odiate) parole del marketing territoriale sono rimaste parole. I centri storici dei nostri paesi sono ‘abbandonati’ a recuperi senza senso, senza rigore, senza disciplina. I motori dei condizionatori d’aria li ornano al pari degli “inutili” fregi antichi… e poi, e poi, e poi…
Chi doveva guardare lì dove guardano le persone quando vengono qui a guardarci?
Certo non il presidente ma qualche suo assessore sì. Se no a che serve star lì?
La rinuncia alle primarie è la rinuncia del PD alla sua missione rinnovatrice. Addio PD viene da dire! Questi “dirigenti” non si accollano il rischio di doversi confrontare con se stessi e con quello che in questi anni hanno prodotto: rinunciare alle primarie significa rinunciare al dibattito, al confronto con gli amministrati. Non basta un’assemblea degli eletti per verificare la validità di un mandato. Eletti poi un po’ con l’affanno, timorosi di perdere posizioni, privilegi… Il quieto governare non sempre è il buon governare!
A destra non si dice granché. La Senatrice Poli non è interessata alla poltrona (chissà perché!). S’è sentito il nome dell’avvocato Gianni Garrisi e il guerriero De Cristofaro, sui muri della città, vuole liberare il Salento con un significativo svegliatevi!
Già svegliatevi!

PIANETA SELVAGGIO: appunti per un cinema in difesa dell’ambiente


PIANETA SELVAGGIO: appunti per un cinema in difesa dell’ambiente

23-28 settembre 2008
Ingresso libero – ore 18.00
Villa dei Gordiani – Via Prenestina angolo Largo Irpinia

Roma, 25 settembre 2008. Terza giornata di Pianeta Selvaggio: appunti per un cinema in difesa dell’ambiente. Nella cornice di Villa dei Gordiani, sulla via Prenestina, si alternano proiezioni, incontri d’autore, esperimenti teatrali, in collaborazione con ArgoRivista d’esplorazione sulla cultura contemporanea, pubblicata a Bologna e distribuita da Pendragon, il cui numero 13 è una monografia su Madre Natura.

Dalle ore 18 in poi, nell’area Arte del Sogno, sono aperti al pubblico stand per degustazioni eno-gastronomiche, un info point sul risparmio energetico (Sigeim), esposizioni di artigianato e mostre. Per i più piccoli c’è l’animazione con clown, giocolieri ed equilibristi (Banca del Tempo), i laboratori creativi (CEMEA). Le Ciclofficine riunite di Roma sul piccolo schermo MeddleTV presentano Live Bicycle, documentario di Francesco D. Ciani, Federico Gallo (Italia 2006, 55′) dedicato al movimento della critical mass; En route pur la joie – storia di un ecotaxi e di una ciclofficina (Italia-Francia, 2008, 40′), co-prodotto da MeddleTV con la Cooperativa sociale Blow-up, che da anni promuove i risciò-taxi in un più ampio progetto di reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti.

La redazione romana di Argo propone poi Incontri ravvicinati del primo tipo, ovvero doni poetici e letture silvestri tratti da Dante (Inferno, I c.), Ariosto (Orlando furioso), Calvino (Il Barone rampante), David Foster Wallace (Oblio) e brani estrapolati dal n. 13 (Fabio Orecchini, Stefano Sansoni, Giulio Pompei, Pia Rutigliano). Subito dopo la suggestiva performance teatrale “VoltitraVolti” con Enrico Pulsoni (che disegna dal vivo) e Gianmaria Nerli (voce narrante).

Nell’area Pianeta Selvaggio, alle ore 20.00 verrà proiettato Il Vento fa il suo giro (G. Diritti, Italia, 2005, 110′), storia moderna e nostrana che tratta di identità e frontiera, del difficile equilibrio tra terra e uomo. Seguirà La Natura dei media, presentazione della Monografia sul tema della Natura, con Geraldina Colotti (giornalista) e Valerio Cuccaroni (direttore responsabile di Argo). Conclude Enrico Ghezzi (giornalista) con un blob di filmati, documentari, corti tagliati e cuciti con le Teche Rai dal titolo La concezione e la Rappresentazione della Natura nella Televisione e nel Cinema.

Ufficio Stampa:   Alphaville, alphaville2001@libero.it, 339 3618216
Soylent Green, segreteria@soylent-green.it, 3358206353

Argo: Fabio Orecchini, Responsabile Redazione di Roma,  fabio.orecchini@wanadoo.fr
alivepoetry@hotmail.it

Cell. 339-6374741

Volare oh oh. Cantare oh oh.


Novalis di Giorgio Fontana, anteprima.


In libreria il 24 settembre 2008

Giorgio Fontana

Novalis

Marsilio Editori

pp. 234; 15,00 euro

“All’inizio mi sentii dire questo, che l’idea era una sola: che lo spettacolo è un segreto. Ma i segreti sono impossibili da custodire. Soltanto, si può capire a chi rivelarli”

I segreti vanno rivelati. È questo il vangelo che Alex imparerà sulla propria pelle. Giovane musicista dal passato dolente, di fronte allo sfacelo della sua band e a una famiglia in pezzi, reagisce semplicemente annuendo, accettando ogni cosa secondo un’etica che fa coincidere rabbia e rassegnazione. Una notte però incontra Sara, una ragazza che si prostituisce online e trova amanti scrivendo il proprio numero sulle pareti dei cessi pubblici. È il suo segreto a frantumare il sistema di Alex: come un virus che si espande, come un modo nuovo di bruciare la rabbia. Sara lo introduce a un misterioso ensemble teatrale, il Gruppo Novalis, una specie di setta che pratica una forma d’arte estrema e perversa. E per Alex si riapre una ferita antica. Viene risucchiato nella spirale di un gioco basato sulle debolezze altrui, dove la morte diventa l’unica speranza di gioia, una follia che precipita verso una conclusione radicale. D’ora in poi la sua vita sarà una corsa mentale e fisica per separarsi prima che sia troppo tardi da quell’ossessione, o per viverla fino alle estreme conseguenze.
Novalis è una pillola nera, una ballata dai toni metallici che getta luce su un mondo sotterraneo e notturno: dove però brilla ancora una forma d’innocenza nascosta, al riparo da ogni segreto rivelato. Al riparo da ogni forma di male.

[Il blog di Novalis: http://novalis.blog.marsilioeditori.it/]

Hanno scritto del romanzo d’esordio di Giorgio Fontana:

<<Un romanzo che miracolosamente riesce a essere giovane e non giovanilista, i cui personaggi sembrano rispecchiare davvero i caratteri, fragili, dei loro coetanei reali.>> Matteo B. Bianchi, Linus

<<Scorrevole e ben scritto, il romanzo alterna con talento i piani temporali del presente e del passato>> Ivan Cotroneo, Rolling Stone

<<La sua scrittura densa, assai controllata, lo pone in grado di costruire personaggi credibili, forti, di seguirli tenendo il lettore incollato alla pagina.>> Fulvio Panzeri, La Provincia

Giorgio Fontana è nato a Saronno nel 1981. Dopo la laurea in Filosofia, ha lavorato come libraio, operatore di call center, traduttore freelance e montapalchi. Ha vissuto a Montpellier e Dublino. È condirettore del pamphlet Eleanore Rigby, realtà di spicco nel panorama letterario underground. Ha pubblicato racconti e interventi per numerose riviste cartacee e on line e su antologie. Nel 2007 ha esordito con il romanzo Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori). Vive e lavora a Milano.

http://www.marsilioeditori.it

In Vino Veritas. Poetry Slam.


Dal 23 settembre alle ore 21.00 nel cuore del centro storico leccese, tra le vie dei locali notturni, l’associazione culturale C-arte ed il pub La Movida organizzano incontri d’arte con degustazione vino dal titolo “In vino veritas”, gli appuntamenti con cadenza bisettimanale vedranno partecipare in un match di parole e versi,  denominato Poetry Slam, poeti salentini e non, i quali giudicati da una giuria di qualità composta da: Anna Palmieri, Mauro Marino e Francesco Manigrasso, gareggeranno per conquistarsi una pregevole bottiglia di vino. Coordinerà e arbitrerà l’incontro Luca Nicolì.

Il Poetry Slam nasce nel 1984 a Chicago da un’idea di Marc Smith ed è sostanzialmente una gara di poesia in cui diversi poeti si alternano nel leggere i propri versi. Un modo nuovo di proporre la poesia e di ri/strutturare i rapporti tra il poeta e il suo pubblico.  Lo slam, il cui dilagante successo ha investito da qualche anno anche l’Italia, è l’arte che permette di proporre in modo nuovo e coinvolgente la poesia ad un pubblico giovane e, al contempo, di riformulare i rapporti fra la poesia e il suo pubblico.
Lo slam riafferma che la voce del poeta e l’ascolto del suo pubblico fondano una comunità in cui la parola, il pensiero, la critica, il dialogo, la polemica e insieme la tolleranza e la disponibilità all’ascolto dell’altro sono i valori fondamentali. Testimonia, quindi, l’indispensabilità e l’adeguatezza della poesia alla società contemporanea, soprattutto se svincolata dai libri e dalle logiche esclusivamente scolastiche.

Premio Turoldo 2008. Bando.


Premio David Maria Turoldo
6° edizione – anno 2008

‘Associazione Poiein, con il Patrocinio del Comune di Piateda (So), al fine di favorire lo sviluppo della cultura sulla rete Internet e per suoi scopi di solidarietà sociale, indice un concorso di poesia a tema libero, con le modalità esposte nei punti riportati di seguito.

1.  E’ indetta la sesta edizione del premio di poesia “David Maria Turoldo“, aperta ad artisti di ogni nazionalità e di ogni lingua, purché i testi in lingua straniera o in dialetto, siano accompagnati da traduzione (letterale o poetica).
2. Gli iscritti partecipano con tre testi mai pubblicati prima del 01 gennaio 2008.
Ogni singola composizione non deve superare i 50 versi (vedi nota).
Delle opere già pubblicate in volume o raccolte, sarà espressamente indicata la bibliografia (il volume, la rivista, il quotidiano, i siti Internet sui quali è apparsa).  I vincitori delle precedenti edizioni sono esclusi dalla partecipazione al concorso per i 5 anni successivi, ma possono presentare testi fuori concorso, editi o inediti.
Su specifica richiesta inoltrataci nelle scorse edizioni, l’organizzazione del premio accetta iscrizioni, inoltrate da parenti, di poeti deceduti dopo il 1. gennaio 2002.

Non si accettano opere firmate con pseudonimo o “nome d’arte”, ma soltanto con nome e cognome anagrafici.

La segreteria del premio, in considerazione anche della statura morale e spirituale del poeta al quale il concorso è intitolato, non accetta testi che siano lesivi della dignità personale, delle convinzioni filosofiche, politiche, religiose di chicchessia, della dignità del corpo umano e degli animali (Pulp, porno-erotismi ed espressioni di disprezzo e/o squalifica del corpo).

3.   Ai partecipanti è chiesto, a titolo di donazione, un importo in denaro oscillante da un minimo di € 16 a un massimo a discrezione, in considerazione delle finalità dell’iniziativa.

Tale contributo infatti, dedotti i premi in palio, è destinato allo sviluppo di attività educative e formative nei Paesi poveri, nella convinzione che lo sviluppo dell’istruzione e della cultura è direttamente connessa alla libertà della persona e alla sua auto-realizzazione. Il contributo non è richiesto ai membri dell’Associazione.

L’importo può essere:

a)  versato sul CC. bancario 000035650, Banca Popolare di Sondrio, ABI 05696 CAB 11000CIN “P”, intestato all’Associazione, (IBAN IT27 P056 9611 000)

b)  inviato tramite vaglia postale o assegno bancario non trasferibile a: Associazione Poiein, Via Bonfadini, 38 – 23100 – Sondrio,

c)  in ogni caso indicando nella causale di versamento o nello scritto per posta, la dicitura “partecipazione al Premio Turoldo – 6° edizione”.

4.   Le opere dovranno pervenire, entro il 31 gennaio 2009 in unica copia, a uno dei seguenti indirizzi  (a comodità del partecipante):

–   Indirizzo di posta elettronica  turoldo@poiein.it (come allegato Word o RTF)

–   Associazione Poiein, Via Bonfadini, 38 – 23100 – Sondrio  (con la copia su CD o Floppy Disk);

Si raccomanda vivamente di inviare i testi, se possibile, per posta elettronica o su supporto magnetico in caso di invio postale.  Tale modalità si rende necessaria per evitare possibili errori nella trascrizione dei testi da formato cartaceo a formato elettronico.

L’iscrizione diverrà effettiva all’accertamento del versamento bancario o al ricevimento del vaglia o dell’assegno di cui al punto 3).

Le opere saranno pubblicate per intero sul sito Internet,  www.poiein.it in apposita sezione, man mano che perverranno all’Associazione.   L’atto della pubblicazione equivale all’attestazione che l’autore è iscritto al concorso.  Le opere pubblicate rimarranno di proprietà dell’autore ma faranno parte del sito www.poiein.it sino a che esisterà l’archivio in rete Internet.

5   L’autore dovrà indicare nella lettera di invio o sul messaggio di posta elettronica:

a) cognome e nome, b)  indirizzo completo, c)  numero di telefono, d)  indirizzo di posta elettronica  (se posseduto), f)  breve curricolo  (circa 10 righe), compilando con precisione la scheda allegata al presente bando e allegandola al file contenente le poesie.

6.   Premi – Al primo classificato sarà corrisposto un premio che ammonta a € 1.000.

Un premio speciale, eventualmente cumulabile con il precedente, che ammonterà a € 400, sarà corrisposto all’autore che alla data del 31 dicembre 2007 non avrà ancora compiuto i 25 anni di età e che si sarà meglio classificato fra i partecipanti under 25.

L’organizzazione del premio si riserva di aumentare tali importi o di aggiungere un ulteriore premio ai due in palio, in vista di sponsorizzazioni e patrocini.

I titoli di premiazione di cui al punto precedente possono, a discrezione della giuria,  non essere attribuiti, ma in ogni caso vengono attribuiti gli importi corrispettivi in danaro agli autori che hanno un miglior punteggio nella valutazione della giuria.

7.   La Giuria del premio è composta da poeti e critici il cui nome sarà reso noto appena possibile sulla bacheca elettronica della presente edizione.  La segreteria organizzativa del premio è affidata a Gianmario Lucini.

La proclamazione del vincitore spetta al Presidente della giuria.  Il verdetto della giuria è insindacabile.  Ad ogni partecipante saranno inviate, tramite posta elettronica, la graduatoria finale e le motivazioni della giuria.

I nomi dei vincitori saranno resi noti con comunicato della Giuria in occasione dell’aggiornamento del del sito ai primi di marzo 2008.  I vincitori saranno avvisati per posta elettronica e per telefono.

La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di febbraio presso il Centro Multimediale del Comune di Piateda (So), in data che verrà comunicata e con programma che verrà stabilito e pubblicato nella bacheca del concorso.  Gli autori premiati dovranno parteciparvi, pena l’annullamento dell’assegnazione del premio e/o del corrispettivo in danaro, tranne gravi motivi e a discrezione della giuria.

8. Ogni lettore che naviga sul sito, potrà esprimere un giudizio sui testi, con un messaggio che deve essere FIRMATO e inviato all’indirizzo turoldo@poiein.it (specificando ovviamente il nome dell’autore al quale si riferisce la critica inviata).

Non vengono presi in considerazioni giudizi non supportati da argomentazioni (si chiede espressamente di argomentare il “perché” un’opera sia apprezzata o non apprezzata).

9.   Per ogni aspetto formale non espressamente regolamentato, si fa riferimento alle decisioni della giuria, la quale le comunicherà sulla bacheca elettronica del concorso.

Per ulteriori informazioni:

a)   La bacheca del concorso

b)   Gianmario Lucini (0342.200.547 – 338.17.31.774 – gianmario@poiein.it

(preferisce l’uso della posta elettronica)

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Fac-simile della scheda di partecipazione

(copiare, completare e incollare nel corpo del messaggio con l’invio delle opere, sostituendo gli spazi sottolineati con le informazioni richieste)

[Cognome e nome] ____________________________________________________________

[Indirizzo (residenza, CAP, Città)] ________________________________________________

[Data di nascita] __/__/____  [Telefono] _________________  [Cell.] ___________________

[Posta elettronica] ____________@______________

Breve curriculum

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___________________________________________________________________________

Versamento del contributo di € ___,00 tramite: CC bancario,   Assegno non trasferibile,   Posta, Altro (specificare) – [(cancellare le voci non pertinenti)]
La Segreteria, in ottemperanza alle disposizione di Legge, non divulgherà i dati personali se non ai fini dell’allestimento della pagina personale su Internet: nome, cognome, città di residenza, accenno generico alla professione (come nelle precedenti edizioni).  Le informazioni sul curriculum verranno impiegate solo per meglio documentare la presentazione delle opere in graduatoria finale.

"Latitanze". Attuali e prossime venture.


Siamo lieti di segnalare il neo-blog di Mauro Daltin, “Latitanze“, che prende il nome dalla sua raccolta di racconti in uscita presso Besa Editrice. Come sostiene l’autore, “Latitanze” sarà uno spazio dove si parlerà di editoria e scrittura, e dove si racconteranno storie ed esperienze, libri e viaggi. Mauro Daltin è un autore che ha dato molto (vedi alla voce RivistaPaginaZero con Paolo Fichera), in termini di riflessione, scrittura e azione critica dal/per il confine che diventa frontiera. Un in-bocca-al-lupo da parte di Musicaos.it!

Il suo romanzo è roba grossa.


“Il suo romanzo è roba grossa”
Viaggio – a pagamento – nel mondo dei piccoli editori.
di Devis Bellucci

Perfetto. Una prosa orribile proprio come l’avevo sempre desiderata. Per vincere l’insicurezza, mi ero dissipato in errori ortografici sodomizzando per bene la lingua di Dante. Ho riletto la storia assicurandomi che fosse banale, sciatta, con una trama imbarazzante sostenuta da un po’ di sesso descritto male. In una settimana è nato il mio “Troppo azzurro per il cielo”, storia inconcludente che ho scritto lottando col sonno mentre il correttore di word impazziva.
Dopo una ricerca su internet, ho scelto una ventina di piccole e medie case editrici e ho imbastito (male) una sinossi del mio lavoro, impegnandomi a disporre i congiuntivi come capita. Una porcheria, con almeno un tentativo di plagio. Soddisfatto, ho preparato tutti i plichi e li ho inviati alle case editrici.

La prima casa editrice, milanese, sito internet sontuoso, mi risponde dopo un mese via mail. Mi spiegano che il mio lavoro li ha colpiti. Fin qui, può anche starci. La storia è originale, ben scritta, adatta alla loro linea editoriale. Strano perché nel mio romanzo non accade nulla per le cento pagine della sua durata. Mi offrono un contratto di edizione. Rispondo lusingato, dicendo però che non posso andare sino a Milano in tempi brevi a firmare. Non serve, dicono. Basta inviare la copia del contratto firmata via fax. Ed ecco il contratto: pubblicano il mio lavoro nella loro collana più prestigiosa in cinquecento copie, quattrocento delle quali mi saranno recapitate entro tre mesi. Il tutto per un misero contributo di tremila Euro. Le rimanenti cento copie le avrebbero gestite loro, riservandole a giornalisti, televisioni e ai librai che ne avessero fatto richiesta. Incredulo, esterno i miei dubbi, spiegando che non avrei saputo che farmene di tutte quelle copie, e che senza distribuzione il mio bellissimo romanzo non sarebbe arrivato da nessuna parte. Mi rispondono con una mail sarcastica, il cui succo è “abbassiamo la richiesta a tremila Euro”. Io chiedo perché dovrei pagare se il mio lavoro è così straordinario. Loro rispondono che al giorno d’oggi anche Dostoevskij dovrebbe pagare per veder pubblicato “Delitto e Castigo”, è la prassi, sono loro che mi stanno facendo un regalo.

La seconda proposta arriva una decina di giorni dopo, sempre via mail. Il mio romanzo è giudicato “interessante e dai risvolti inaspettati, piacevole alla lettura, ben orchestrato”. Ne sono felice, mi sento bene per tanti complimenti. Segue proposta di pubblicazione. Mi chiedono duemila Euro e verranno stampate trecento copie, cento per me e le rimanenti per i librai, i giornalisti e compagnia bella. Mi spiegano che anche Pasolini ha dovuto pagare la pubblicazione all’inizio della carriera, figuriamoci Daniele Bartolini, cioè il mio pseudonimo.

“Va bene, ha dovuto pagare. Ma voi avete una distribuzione? Il mio libro avrà il codice ISBN, vero? E finite queste copie, che si fa?”. Mi spiegano che reperire il testo sarà facilissimo anche senza ISBN: basterà telefonare alla casa editrice o mandare una email o un fax. Bello. Peccato che non funzioni così: le librerie si rivolgono ai distributori per gli acquisti e sono i distributori che informano le librerie delle nuove uscite. Così facendo nessuno leggerà mai il mio “Troppo azzurro per il cielo” e avrò buttato via un sacco di soldi. Dall’altra parte nessuno ha più niente da dire.

Avevo visto, su un noto quotidiano nazionale, il bando per un premio letterario i cui vincitori sarebbero stati inseriti su un’antologia. Tra l’altro quel bando esce tuttora, almeno una volta alla settimana e alle spalle c’è una poco nota casa editrice fiorentina. Mandai il mio lavoro e mi risposero dicendo che il romanzo era buono e pieno di spunti di riflessione, ed erano “onorati” di poterlo dare alle stampe. Se avevo pronta una foto per la copertina potevo inviarla, unitamente a un file con la mia biografia, ossia “barista dal 1998 ad oggi”. Naturalmente, seimila Euro per cinquecento copie, nessuna distribuzione e partecipazione a non ben specificati premi e concorsi nazionali. “Questa è la prassi per i piccoli autori, si ritenga fortunato”. Mi sentivo fortunato, ma rifiutai. Ma qualcuno aveva letto le panzanate che avevo scritto?

Così arrivò la chiamata da Viareggio. Per la prima volta il contratto aveva una durata temporale – due anni – e non si esauriva con la consegna delle copie a casa mia. Avrebbero stampato le consuete cinquecento copie – dev’essere una cifra concordata – e mi chiedevano duemila Euro di contributo. Questa volta mi avrebbero lasciato solo trenta copie; le altre erano per le librerie “del circondario” che ne avessero fatto richiesta. Su internet scoprii che la casa editrice distribuiva autonomamente in sei o sette librerie locali e morta lì.

Una piccola rivincita l’ho avuta in giugno, quando mi hanno scritto da Roma. Il mio “Troppo azzurro per il cielo” era una storia “sincera e scritta con passione, ironica e di sicuro impatto, tuttavia…” e qui finalmente Dio esiste “si consiglia un editing migliorativo”, dunque qualcuno aveva dato un’occhiata critica al mio romanzo, scritto coi piedi e forte di una sintassi al confine col dialetto bolognese. Mi proposero di stampare il libro in cinquecento copie – non avrei mai detto – chiedendomi quattromila Euro, cinquemila con l’editing, che restava comunque facoltativo, bontà loro. Anche qui il contratto si esauriva con la pubblicazione, veniva promessa ampia diffusione sui media senza specificare chi e come, e la parola distribuzione era un tipo di protesi dentaria. Ho rifiutato a malincuore, perché l’editore, al telefono, andava dicendomi:”Guardi, si fidi di me. Il suo romanzo è roba grossa. Una ritoccata e andrà alla grande”.

Che cosa fare e non fare

Concludendo, “Troppo azzurro per il cielo” è stato accettato dalla quasi totalità degli editori. E poi ci lamentiamo che è difficile pubblicare se sei sconosciuto. È facile, invece: paghi e ti pubblicano qualunque cosa senza nemmeno leggerla, coprendo il merlo di turno con discorsi barocchi e trascurando l’elemento più importante, ossia la distribuzione dei testi. Un editore senza distributore è poco più di una tipografia, e in tal caso il consiglio è di andare direttamente in una bella tipografia e farsi fare un preventivo. Con poche centinaia di Euro avrete fra le mani le vostre dogmatiche cinquecento copie che potrete regalare a giornalisti, amici e amanti sperando nel colpaccio di fortuna. Esistono, grazie a Dio, alcuni piccoli editori, seri e umili, che non chiedono alcun contributo né in denaro né in copie acquistate, ed è su questi che si deve puntare. I loro libri vengono regolarmente distribuiti sia nelle librerie sia sui grandi portali web. Ebbene, nessuno fra questi editori si è azzardato a propormi la pubblicazione del manoscritto indecente che avevo inviato. L’avevano letto e scartato.
È bene ricordare che se un libro è originale e ben scritto, magari due, tre, venti editori vi diranno di no per questioni di marketing, ma prima o poi troverete qualcuno disposto ad investirci i soldi. Sottolineo, però, le due parole: originale e ben scritto. In tal senso, la prima domanda che deve farsi uno scrittore è “Io leggo?”. Perché per scrivere bene bisogna leggere tanto. Tanta poesia e tanta narrativa. Secondo i propri gusti, per l’amor di Dio, perché leggere è prima di tutto un piacere, ma sulla quantità ci sono ben pochi compromessi. Leggendo si impara il gioco e la musicalità delle parole. Un testo è sempre, infatti, pensiero ed estetica. Solo studiando le parole degli altri si può imparare a tracciare una propria strada.
Supponiamo allora di avere terminato la nostra opera e di essere anche dei grandi lettori. A questo punto il passo successivo. Pochi autori sono buoni critici di se stessi, pertanto è necessaria la fase di revisione. Date il vostro testo in mano a diverse persone perché lo leggano. Gente di cui vi fidate, ovviamente, e se possibile con gusti differenti gli uni dagli altri e anche con basi scolastiche differenti. Prima di inviare il testo alla casa editrice, è bene tutelarsi un minimo dal plagio (ipotesi remota, ma non si sa mai). Per depositare il manoscritto si può optare per la data certa postale, per il deposito fiduciario da un notaio o per il deposito opere inedite presso la Sezione OLAF (Opere Letterarie ed Arti Figurative) della SIAE. La scelta dipende dal vostro budget.
Siamo ora pronti per contattare la casa editrice, consapevoli del fatto che ogni editore a pagamento vi dirà che nessuno pubblicherà mai gratis un autore sconosciuto. Bugiardoni, vi diventa lungo il naso. Per fare una bella scrematura, scriviamo da subito; “Non sono disposto a sostenere la pubblicazione né con un contributo economico né con l’acquisto di copie”. Nel mio caso, nessuno avrebbe pubblicato gratuitamente “Troppo azzurro per il cielo” perché semplicemente fa schifo, a partire dal titolo e dal primo paragrafo, che vi risparmio.
E poi che si fa? Si manda il manoscritto? No, si scrive una sinossi, ossia una presentazione allettante del vostro lavoro che non superi la mezza pagina. Con la sinossi ci si gioca tutto. Si deve capire il tema del romanzo, il suo stile, il target a cui è diretto, ma soprattutto si deve cogliere l’originalità del vostro lavoro. Se la sinossi è scritta male… addio pubblicazione, e ce lo meritiamo. In fondo, chi va in libreria e compra un romanzo che non conosce, che cosa fa? Guarda la copertina (ma voi non ce l’avete ancora, un punto di svantaggio) e legge la quarta di copertina. Io ho letto delle bufale pazzesche con delle quarte di copertina incredibili. Mi hanno fregato, insomma, ma hanno saputo fare il loro lavoro. Scritta la nostra sinossi accattivante, mandiamo una bella email in cui dichiariamo la nostra disponibilità ad inviare il manoscritto completo. Naturalmente, per non far la figura dei perditempo, se stiamo proponendo un “giallo” abbiamo appurato che l’editore in questione pubblica libri gialli.

La distribuzione

Quando e se arrivano le proposte di pubblicazione, ricordiamo la caratteristica più importante che deve avere un editore, ossia la distribuzione. Le librerie non contattano praticamente mai le case editrici. Diffidate se uno vi dice: «Fratello mio, ogni libreria d’Italia potrà contattarci per avere il tuo libro». Diffidate non perché l’editore non sia onesto, anzi è onestissimo. Il problema è che le librerie vanno a fare “la spesa” nei magazzini di distribuzione, e quello che trovano prendono. Ci aggiungete che sono i distributori ad informare le librerie delle novità, e se la casa editrice non ha distribuzione le librerie non sapranno nemmeno che il vostro libro esiste, oltre ad aver difficoltà a reperirlo. Quindi, a parità di condizioni, scegliamo l’editore che ha i migliori distributori. Basta chiedere in libreria per sapere quali siano i distributori affidabili. In più, sappiate che solo se un libro è distribuito le librerie hanno l’opzione di renderlo in caso di mancata vendita.
Alcuni vi proporranno di pubblicare il vostro libro in modo che sia acquistabile solo on_line. Ok, se non c’è altro ci accontentiamo, ma sappiate che l’Italia è indietro in queste cose. La gente, se vuole un libro, va in libreria. Certo, lo compra anche su internet, ma lo vede in libreria. È un fatto. Poi conosciamo tutti le tendenze di mercato, la società in movimento, il futuro, il processo di pace… ma vogliamo che il libro sia letto adesso e non tra enne anni con enne tendente a caso. Infine, altro fattore da non trascurare è l’ISBN. Si tratta del codice che identifica a livello internazionale in modo univoco e duraturo un titolo o un’edizione di un titolo di un determinato editore. Oltre a identificare il libro, si attribuisce a tutti quei prodotti creati per essere utilizzati come libro. Se il vostro libro non ha l’ISBN, allora non risulta pubblicato, ma solo “stampato”. Per intenderci: è come se uscisse dalla tipografia e stop, nudo e crudo, e sarà difficilmente reperibile su scala nazionale dalle librerie. Prendete un libro a caso, dateci un’occhiata dietro. Troverete sempre un codice a barre e sopra l’ISBN. Chiedete sempre questo codice. Ovviamente per l’editore ha un costo; è per questo che alcuni editori fuggono lontano mille miglia dall’ISBN.

Per i frustrati, resta un’alternativa. Pubblichiamo il nostro romanzo su internet, in un bel formato .pdf scaricabile gratis da tutti. Non costa nulla e tutti ci possono leggere. Certo, il guadagno è zero, ma tanto a fare gli scrittori si fa la fame – a parte i soliti noti – quindi evitiamo almeno di buttare del denaro. Per quanto mi riguarda, mandatemi pure le vostre sinossi, se volete. Le leggo volentieri e vi dico quel che penso, fingendo di essere il piccolo editore che pubblica per amore di cultura, che investe se ci crede, che non chiede soldi.

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Devis Bellucci (autore@devisbellucci.it) è nato a Vignola nel 1977. Ha studiato fisica all’università di Modena e Reggio Emilia, dove si è laureato e ha conseguito il Dottorato di Ricerca. Viaggiatore on the road e on the railway “se siamo in Europa”, ha partecipato a diversi campi di volontariato in molti paesi, tra cui l’India, l’Albania, la Bosnia e il Brasile. Nel 2008 ha pubblicato “La memoria al di là del mare” (Giraldi Editore), il suo primo romanzo.

Nel fuoco della scrittura. Biagio Cepollaro.


Sabato 20 settembre, ore 18:00
presso La camera verde
Roma, via Miani 20

Inaugurazione della mostra di pittura e presentazione del libro

Nel fuoco della scrittura

di Biagio Cepollaro

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La mostra si potrà visitare fino al 17 ottobre dalle ore 17.00 alle ore 23.00, esclusi i lunedì. Di mattina su appuntamento.

Centro Culturale

»LA CAMERA VERDE«
Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
tel. 340.5263877
e-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it