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BookChannel incontra i Teen Writers.


BOOKCHANNEL INCONTRA I TEEN WRITERS

SCRITTORI ADOLESCENTI  IN VETTA ALLE CLASSIFICHE  DI VENDITA E AL CENTRO DELLE POLEMICHE

Pantaloni a vita bassa e tatuaggio sul fondoschiena, una giornalista l’ha ribattezzata “generazione delle mutande griffate”.  Tutta divertimento sfrenato, lusso e sregolatezza. Ma i nuovi giovani sanno fare anche altro. Ad esempio? Scrivere e pubblicare libri di successo.

Dal fantasy al “pulp”, dal romanzo storico al chick lit. A vent’anni di distanza da Volevo i pantaloni gli scrittori giovanissimi sono sempre di più. Ieri Porci con le ali e Generazione X, oggi letteratura “di genere” sempre più agguerrita e di tendenza. Medieval fantasy, romanzi criminali, pink stories, diari scritti col sangue alle dita. E dopo il successo dell’editore Fazi con le scandalose confessioni di una sedicenne siciliana molti editori hanno virato direttamente verso i teen agers. A Roma la casa editrice Fanucci ha lanciato la collana Teens, che tra gli altri baby scrittori ospita la sedicenne Valentina F, autrice di TVUKDB Ti voglio un kasino di bene, e che con il recente Il mio cuore x te ha già piazzato diverse decine di migliaia di copie in pochi mesi. Storie d’amore e d’amicizia dedicate ad altri giovanissimi non sempre disposti a riconoscersi nel pubblico di Federico Moccia. Libri che arrivano dritti al cuore di chi legge e per questo riescono a vendere più degli scrittori “di mestiere”; oppure tanto ben confezionati da far sospettare la longa manus di editor troppo attenti alla grande distribuzione. Pochi giorni fa la polemica intorno ai giovani esordienti che ha coinvolto tra gli altri anche Federico Ghirardi, il diciassettenne della provincia di Torino autore di Bryan di Boscoquieto nella terra dei mezzidemoni, il romanzo che ha portato l’attenzione dei media sul fantasy “made in Italy”. All’articolo di Giorgia Grilli apparso su Tuttolibri della Stampa del 21 giugno in cui si è parlato di “libri falsi, costruiti a tavolino”, è seguita la dura replica dell’editore Newton Compton, che ha assicurato l’autenticità del lavoro del giovanissimo autore della Valle di Susa. Bookchannel ha incontrato Federico e i suoi colleghi alle prese con la loro prima pubblicazione in età in cui scrivere può essere molto più che un mestiere.

E ha scoperto che la Smart Generation non scrive solo sms.

Guarda le interviste su www.bookchannel.it

Federico Ghirardi A sedici anni è autore dell’imponente Bryan di Boscoquieto nella terra dei mezzidemoni, il fantasy di ambientazione italiana che sta lentamente invadendo le librerie. È già al lavoro sul secondo episodio della saga.

Lorena Spampinato Per la collana Teens di Fanucci ha pubblicato il romanzo d’emozione La prima volta che ti ho rivisto. Ha scritto a sedici anni ed è di Catania, ma si infastidisce quando le chiedono se è la nuova Melissa P.

Francesco Giubilei A tredici anni è autore di Giovinezza partitura per mandolino e canto con la Società Editrice Il Ponte Vecchio. Dirige il blog Caffè Storico Letterario ed è ideatore e direttore dell’e-magazine Historica. È il più giovane blogger letterario d’Italia.

Davide Garbero A diciotto anni pubblica con l’editore Alacràn la raccolta di racconti Lingue Morte, con cui prende nuova linfa il genere “pulp” dopo la perdita di mordente della generazione cannibale. Con la stessa casa editrice è autore dell’irriverente Zombie Take Away. Per due anni il giornalino della sua scuola non ha voluto pubblicare i suoi scritti.

Marianna Martino Ha ventidue anni quando fonda a Torino la casa editrice Zandegù, dedicata alla letteratura assurda e surreale: Posa ‘sto libro e baciami, I sassi vanno matti per le sasse, Due cuori e una playstation… Recentemente il romanzo Tasca di Pietra di Matteo de Simone, il libro senza copertina legato al concorso “Ti do copertina bianca”. È il più giovane editore d’Italia.

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Sicilia Poetry Bike 2008


L’evento “Sicilia Poetry Bike 2008” consiste in una serie di tappe ciclistiche, realizzate dai poeti Enrico Pietrangeli e Ugo Magnanti, che avranno luogo dal 02/08/08 al 09/08/08 nella parte orientale dell’Isola, un happening artistico-performativo che prevede incontri culturali in cui verranno invitati a partecipare diversi artisti. La rilevanza dell’evento, il primo nel suo genere, pone in relazione il suggestivo binomio “poesia e viaggio” in quegli stessi luoghi che hanno visto tanto la genesi della poesia italiana quanto la sua antica vocazione itinerante. Il viaggio, nella fattispecie, qui reincarna una dimensione tradizionale, prossima alle terre attraversate e alla gente incontrata. La poesia, nondimeno, lascia intravedere anche briciole di futurismo, a partire dall’azione intrapresa. Il tour si distingue, anzitutto, per essere aperto a tutti e, tra le altre cose, vedrà collegate due radio, una dalla Sicilia (Radio Sis di Catania) e l’altra dal Lazio (Radio Immagine di Latina). Attraverso ogni tappa si susseguiranno appuntamenti poetici che saranno anche luogo di ritrovo e confronto. L’iniziativa, che si svolgerà ininterrottamente per una settimana, parte il 2 agosto da Messina (con la collaborazione della Libreria Hobelix e il B&B Le Case Pinte), poi, il 3 agosto, è la volta di Taormina (con la collaborazione della Libreria Bucolo, Fondazione Mazzullo e il B&B Sole) e, a seguire, Catania (con la collaborazione della Libreria Tertulia e l’Associazione Akkuaria), Augusta (con la collaborazione della Libreria Mondadori e il B&B Le Cinque Pietre), Siracusa (con la collaborazione della Libreria Metrodora e Aretusa Vacanze), Noto (con la collaborazione della Libreria Liber Liber e il B&B La Voce Barocca), Modica (con la collaborazione della Libreria Mondadori e l’Agriturismo Torre Don Virgilio) per finire, il 9 agosto, a Ragusa (con la collaborazione della Libreria Saltatempo, Proloco Ragusa e La Villa del Lauro). Nel corso degli incontri gli ideatori proporranno, insieme ad inediti, versi tratti da Rapido blè (UME 2003), Venti risacche (Acume 2007), Di amore, di morte (Teseo 2000) ed Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio 2007) oltre ad alcune traduzioni e libere interpretazioni di altri autori. Percorrendo l’intero tragitto in bicicletta, porteranno nelle librerie e nei luoghi storici delle città attraversate una poesia ricca di temi e di suggestioni mediterranee.

PROGRAMMA:

Venerdì 25 luglio 2008, alle ore 12.00, conferenza stampa con Enrico Pietrangeli e Ugo Magnanti presso la Sala Serra del Palazzo Municipale del Comune di Nettuno. Interverrà il sindaco, Alessio Chiavetta, che delegherà un messaggio di amicizia mediterranea rivolto ai comuni siciliani prima del trasbordo a Messina per la partenza:

Esiste un ponte ideale che unisce tutte le città e i luoghi che si affacciano sul mare;  eppure ogni posto di mare ha colori propri, luci e suoni particolari e unici. Forse per questo l’uomo non si è mai stancato di viaggiare, consapevole della bellezza che lo attende alla tappa successiva. Per questo motivo il viaggio di Ugo Magnanti ed Enrico Pietrangeli, tracciando un percorso fatto di sole, immagini e parole, è ad un tempo romantico e poetico. Pertanto invio con grande soddisfazione il mio saluto a tutte le città siciliane che costituiscono le tappe di questo singolare viaggio sperando che questa inedita occasione divenga ponte per future iniziative di scambio e collaborazione

Il sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta

TOUR:

Sabato 2 agosto 2008, alle ore 18.30, nel Parco Horcinus Orca – Capo Peloro a Messina inizia il tour ciclistico poetico, per l’occasione interverranno, tra gli altri, Vitaldo Conte, Enzo Salsetta, Clara Monterossi, Maria Froncillo Nicosia, Giovanna Turiano, Fabio Orlando, Luca Frudà, Carlo Barbera, Dominga Carruba, Flavia Vizzari e Vittoria Arena.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Hobelix via dei Verdi, 21 – Messina

[Web: www2.glauco.it/hobelix/ E mail: libreria.hobelix@alice.it Tel: 090774046]

B&B Le Case Pinte viale della Libertà, 251 – Messina

[Web: www.lecasepinte.com E mail: info@lecasepinte.com Tel: 0903694740]

ed è dedicata alla memoria di Matteo Moraci, poeta e sportivo di recente scomparso, che aveva aderito alla manifestazione

Domenica 3 agosto 2008, alle ore 19.00, evento nel Giardino del Palazzo dei Duchi di S. Stefano di Taormina, interverranno, tra gli altri, Fabio Orlando, Gilbert Paraschiva, Luca Frudà, Rocco Fodale, Gianni Sanò, Andrea Ingemi, Pasquale Vinciguerra e Maria Teresa Prestigiacomo.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Bucolo piazza Leone, 3 – Taormina

[E mail: bucololibrerie@jumpy.it Tel: 094224873]

B&B Sole Contrada S.Venera – Taormina

[Web: www.beb-sole.it E mail: info@beb-sole.it Tel: 0942680264]

Fondazione Giuseppe Mazzullo

Lunedì 4 agosto 2008, alle ore 21,00, presso la libreria Tertulia, nello spazio aperto antistante (isola pedonale), si svolgerà l’incontro di Catania, interverranno, tra gli altri, Vera Ambra, Luca Frudà, Ninni Magrì, Carmen Russo, Samia Zbidi, Mariella Sudano, Alfio Patti e Vitaldo Conte.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Tertulia via Michele Rapisardi, 1/3 – Catania

[E mail: tertulia.tertulia@libero.it Tel: 0957152603]

Associazione Akkuaria via Dalmazia 6 – Catania

[Web: www.akkuaria.com E mail:  veraambra@akkuaria.com Tel: 0957223831]

AN.P.O.S.D.I. Sicilia, Associazione Ethos, Associazione Marranzatomo

Martedì 5 agosto 2008, alle ore 19,00, presso la libreria Mondadori di Augusta, ci sarà un incontro nel quale interverranno, tra gli altri, Andrea Durante, Francesco Luca Santo, Raimondo Raimondi e Alessandro Mascia.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Mondadori via Principe Umberto, 82 – Augusta

[Web: mondadoriaugusta.myblog.it/ E mail: libreriamondadori.augusta@hotmail.it Tel: 0931 975743]

B&B Le Cinque Pietre Contrada S. Giovannello – Carlentini

[Web: www.lecinquepietre.it E mail: info@lecinquepietre.it Tel. 095 991466]

Associazione Megarese

Mercoledì 6 agosto 2008, alle ore 21,30, presso la libreria Metrodora appuntamento per il meeting di

Siracusa, interverranno, tra gli altri, Lidia Pizzo, Maria Marino e Antonio Nicoletta.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Metrodora via Castello Maniace 23 – Siracusa

[Web: www.290677.splinder.com E mail: metrodora1@gmail.com Tel: 3485450025]

Aretusa Vacanze vicolo Zuccalà, 1 – Siracusa
[Web: www.aretusavacanze.com E mail: info@aretusavacanze.com Tel: 0931483 484]

Giovedì 7 agosto 2008, alle ore 21,00, ritrovo presso la Libreria Liber Liber, accanto alla Chiesa del Carmine di Noto, interverranno, tra gli altri, Erminia Gallo, Luca Sebastiano Nici, Pietro Nigro e Sebastiano Adernò.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Liber Liber via Ruggero Settimo, 17 – Noto

[E mail: librerialiberliber@simail.it Tel/Fax:  0931574774]

B&B La Voce Barocca via Giordano Bruno, 5 – Noto

[Web: www.vocebarocca.com E mail: info@vocebarocca.com Tel: 0931825231]

Venerdì 8 agosto 2008, alle ore 19,00, happening-incontro nello spazio antistante la libreria Mondadori di Modica, interverranno, tra gli altri, Mauro Cavallo, Enza Giurdanella e Giovanni Scilio.

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Mondadori corso Umberto I, 8 – Modica

[Web: www.mondadori-modica.it/default.asp E mail: info@mondadori-modica.it Tel./Fax: 0932 945363]

Agriturismo Torre Don Virgilio strada provinciale Rocciola Scrofani, 260 – Modica

[Web: www.torredonvirgilio.it Tel: 0932909116 Fax: 0932909302]

Sabato 9 agosto 2008, alle ore 21,30, evento nel Chiosco del Conte di Altavilla – Giardini Iblei – Ragusa Ibla per la chiusura del tour a Ragusa, interverranno, tra gli altri, Giorgio Càsole, Tito Cauchi, Salvatore Vicari e Pippo Di Noto

Questa tappa è stata organizzata col contributo di:

Libreria Saltatempo via G. B. Odierna, 182 – Ragusa

[Web: www.saltatempo.it E mail: info@saltatempo.it Tel./Fax: 0932625959]

Villa del Lauro via Ecce Homo, 11 – Ragusa

[Web:  www.villadellauro.it E mail:  info@villadellauro.it Tel:  0932655177]

Proloco Ragusa, il presidente Antonio Recca, Barocco in Bici di Daniela Di Natale

UFFICIO STAMPA:

Comune di Nettuno

ufficiostampa@comune.nettuno.roma.it

Mobile: 3471076650

Tel: 0698889265

Poesia, scrittura e immagine

uf.stampa@fastwebnet.it

Allacciate le cinture di sicurezza. (1)


La Provincia di Lecce, Assessorato ai Trasporti, ha dato il via a una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale. Sul sito http://www.sceglilastradagiusta.info è possibile vedere i due spot realizzati per questa campagna. Dal punto di vista teorico nulla di eccepibile, il problema della sicurezza stradale è in cima alle priorità e così deve essere, incrementando l’attenzione con l’arrivo dell’estate e con il moltiplicarsi di veicoli sull’asfalto. Ma non si poteva, mi chiedo, ragionare meglio gli spot, dato che oltre che sul Tubo vanno in onda ogni giorno su Telerama? Partiamo dallo spot sulla velocità, durata 55 secondi. Si vede un bambino al volante di un auto, la stessa auto sfreccia nelle strade della provincia rischiando di investire i passanti. La colonna sonora di questo incubo da un minuto è niente meno che la cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner. La prima cosa che pensa uno spettatore (spero di non essere l’unico stupido) è che questo video voglia comunicare un’idea di controllo su chi guida, tanto è vero che lo slogan finale è “qualcuno ti osserva, rispetta i limiti di velocità”. Il fatto è che il modo scelto è, a mio parere è ovvio, erroneo. Tanto per cominciare quando il padre del bambino arriva, non è stato utilizzato nessun mezzo narrativo né tecnico né filmico per mostrare allo spettatore che quella del bambino era una fantasia, e che quindi quella guida spericolata non era reale. Per non parlare del fatto che quando il padre accende l’auto e parte si sente una sgommata degna di Felipe Massa. Un incoraggiamento alla velocità della durata di cinquantacinque secondi, questa sembra essere l’impressione di chi guarda. L’altro spot è triste. Alcuni ragazzi sono seduti ad un pub, bevono birra. Tutti tranne uno che indossa il braccialetto giallo di chi non beve perché guida. All’uscita la loro auto (così intuiamo) viene coinvolta in un incidente con un’altra auto dove alla guida c’è una persona che non se ne frega molto di non bere e insieme al suo amico ha alzato abbastanza il gomito. Nella scena successiva i ragazzi si incontrano allo stesso pub ma al posto del loro amico c’è una rosa. Questo è anche peggio perché nell’incidente muore quello che guidava. Chi di voi visita il sito può anche votare i video e scegliere quello preferito. Il successo di questa campagna di sensibilizzazione, oltre che per la bravura degli sceneggiatori e per gli inediti linguaggi sperimentati (sigh!) è dato anche dal gradimento, fino ad oggi hanno votato 26 persone, 10 preferiscono lo spot sull’alcool e 8 quello sulla velocità, al totale ne mancano 8. Il messaggio che filtra sembra essere NON CORRETE PERCHÉ L’AUTOVELOX VI SCATTA LA FOTO e GUIDARE SENZA BERE SAREBBE UTILE SE LO FACESSERO ANCHE GLI ALTRI.  Che dire, arrivederci al prossimo spot, magari ricordatevi di Allacciare le cinture di sicurezza e di Non superare i limiti di velocità, cosa che entrambi gli spot girati, forse perché brevi, non menzionano.  (continua…)

P come Poesia (2) – aggiornamento


sempre a proposito di “Sempre nuova è l’alba” (vedi il post precedente), aggiungo i link al blog ufficiale della manifestazione, per chi fosse interessato: http://semprenuovaelalba.splinder.com/ lì trovate anche l’indirizzo email (oltre che nel commento di Antonio Natile al post precedente). Mentre per quanto riguarda la poesia vi segnalo questa video poesia di Luigi Milani, visionabile sul Tubo, a cura di Scheletri.com.

P come Poesia


“Sempre nuova è l’alba”
(libera notte di poesia)
direttore artistico
Antonio Natile

Venerdì 1 Agosto
Noci – Scalinata della Stazione
dalle ore 21.00

Sono lieto di pubblicizzare dalle pagine del mio blog questa iniziativa curata da Antonio Natile, che con energia infaticabile promuove la poesia. Ogni anno a questa ‘libera notte di poesia’ hanno preso parte alcuni dei poeti più interessanti, non soltanto pugliesi, non soltanto già affermati, anche perché si da ampio spazio agli esordienti e alle sperimentazioni. Un’occasione da non perdere soprattutto per chi desidera leggere i propri versi, senza alcuna preclusione di sorta, in quel di Noci. La platea, ve lo assicuro, è calorosa. Tanto è che la differenza tra il pubblico di Noci e quello delle platee che spesso affollano i reading è presto detta: lì il pubblico è interessato, accorato, partecipe e molto spesso interveniente, anche perché non è composto dai soli ‘addetti ai lavori’. Per farla breve Natile (con l’aiuto di valenti collaboratori e di un’associazione) riesce in quel di Noci, a far vivere il corpo della poesia.

Un topolino mio padre comprò


Mercato rionale. Senza parole.
Tra i banchi affollati vago
In cerca della Grande Occasione.

Sergente, addio.


Quando ero piccolo e abitavo a Novara, sulle pagine del mio sussidiario c’erano le letture di narrativa e le poesie. Insieme a quelle i professori ci davano da leggere i libri e ci suggerivano, i romanzi da leggere. Gli autori che lessi di più da piccolo, tra le elementari e le medie, erano Piero Chiara, Italo Calvino, Mario Rigoni Stern, Primo Levi, Giulio Bedeschi (“Centomila gavette di ghiaccio” sulla ritirata in Russia). Letture che non si dimenticano. Perfino la maestra di musica ci faceva intonare “Bella ciao” con il flauto dolce in plastica. Cazzo, il Sindaco di Alghero al 25 aprile scorso aveva vietato alla banda cittadina di suonare quella canzone. Altre geografie, altre latitudini, solo venti anni e la carta stampata della memoria può tramutarsi in carta igienica. Il sergente nella neve è ancora lì, ci osserva in silenzio. Da oggi per sempre.

Ulysses, by James Joyce


La fine va da sé


Il liberismo ha i giorni contati
Baustelle, Amen, 2008

È difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile
Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Legge la Fine nei saccchi dei cinesi
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede la Fine in me che vendo dischi
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà

È difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Muore il Mercato per autoconsunzione
Non è peccato, e non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione, è un ragazzino in agonia.
Vede la Fine in me che spendo soldi
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.

§

Ieri sera ero stanco. Vado a comprare una vaschetta di gelato da portare a casa. Cioccolato al latte di riso. Nocciola alla soia. Tiramisù alla soia. Diabete? Intolleranza? Incontro un amico. Mi fa un regalo. Mi dice che sta seguendo il romanzo su “il Paese nuovo”, mi dice che gli piace. “Grazie, se un libro è come un sasso in uno stagno, un romanzo a puntate è come un messaggio nella bottiglia”. Grazie a te perché ci vuole pazienza e stima. Reciproca. La stessa che nutro nei confronti di chi ha reso possibile ciò. Marina nel frattempo è stata uccisa, nessuno sa da chi né come. E adesso?

Una nuova casa. Editrice.



Qualche giorno fa, ascoltando la radio, mi è successo di cogliere il discorso di uno speaker che sottoponeva i suoi ascoltatori a un semplice test, a proposito dei recenti fatti relativi al dibattimento parlamentare sull’immigrazione clandestina nel nostro paese. Ebbene, la domanda ‘pilota’ era volta a scoprire il grado di attaccamento alle proprie radici da parte del singolo individuo. Potrei chiedere al lettore “ti senti più Leccese, Pugliese, Italiano, o Europeo?”. Ebbene, se questa domanda anziché essere posta a una persona avesse come destinatario il nuovo soggetto editoriale del quale sto scrivendo ognuna delle quattro risposte sarebbe insufficiente, per il semplice motivo che la neonata Edizioni Controluce, pur affondando le proprie radici nell’esperienza e nella tradizione ha deciso di scommettere su un catalogo che possa ospitare ‘visioni’ di altri mondi editoriali che altrimenti non ci sarebbe dato di conoscere se non in lingua originale. Il panorama letterario del nostro paese si arricchisce da oggi di una nuova voce, le Edizioni Controluce. Chi fosse interessato può visitare già da adesso il sito internet sul quale possono essere lette le anticipazioni delle uscite relative ai prossimi mesi (www.edizionicontroluce.it), oltre che le schede dei libri in uscita. Ogni casa editrice si differenzia dalle altre per le caratteristiche delle sue scelte. Si parte dalla scelta grafica per arrivare alle scelte più delicate, quelle editoriali. La scelta della linea editoriale è infatti quella capacità di unire quel sottile e rizomatico conglomerato di pensieri, decisioni e intenzioni, che hanno fanno concretizzare il desiderio di dare vita a una nuova ‘voce’. La scelta di Edizioni Controluce è manifesta, la neonata casa pugliese intende puntare sulla qualità del proprio catalogo, mantenendo i presupposti di una ricerca letteraria che, a differenza di chi guarda spesso al proprio orto, darà spazio ad autori di tutto il mondo, dalla narrativa alla saggistica. Nello staff della casa editrice confluiscono le competenze di Simona Muci per quanto riguarda la direzione, Francesca Sammarco per la redazione, Stefano Donno per l’ufficio stampa e della giovane Loredana My per quanto riguarda l’ufficio tecnico. Nomi che un lettore più attento può facilmente ricondurre a una delle esperienze editoriali più interessanti è attive non solo sul territorio nazionale, Besa Editrice.
I primi tre titoli scelti sono indicativi di questo modus operandi, tutti e tre sono infatti scritti da autori stranieri, ognuno con una storia particolare; si va dalla Romania all’Australia, passando per l’Albania raccontata dal grande Ismail Kadarè. A cominciare da “Uccelli del Cielo” del romeno Vasile Andru, già autore di una ventina di volumi, tra romanzi e saggi; con molta probabilità uno dei prosatori romeni più importanti degli ultimi decenni, un autore che ha contribuito al rinnovamento della letteratura del proprio paese. “Uccelli del Cielo” è un libro che si legge d’un fiato, ambientato nella Bucarest di Ceauşescu, messa a soqquadro dalle demolizioni operate per costruire la residenza del dittatore; una testimonianza interessante, per non dimenticare il dramma della Romania, una storia recente che sembra già lontana e che non possiamo sottovalutare in certi dibattiti. Ismail Kadarè è un autore che non ha davvero bisogno di presentazioni, in Italia ha pubblicato i suoi romanzi con Longanesi e, nel 2000, ha pubblicato “La commissione delle feste” per la Besa Editrice. Con le Edizioni Controluce l’autore albanese in odore di Nobel ha deciso di pubblicare “Eschilo il gran perdente“, un saggio che si legge come un romanzo, dove è raccontata l’importanza di uno dei fondatori mitopoietici della cultura mondiale, lo scrittore della Grecia Antica che ha dato forma e coordinate a quelli che sono i nostri miti, vedi alla voce Edipo o Prometeo, tanto per fare due nomi. Kadarè-Eschilo sa che cosa vuol dire vedere un fratello che porta la guerra al fratello, provenendo egli da una terra teatro di scontri politici e religiosi; non è un caso se il confronto con lo scrittore dell’antichità diventa un pretesto per affrontare tematiche dell’oggi, nelle quali si cerca di rendere ragione della cultura da cui tutti proveniamo. Su questo, rubando un’espressione crociana, “non possiamo non dirci greci”. Il terzo titolo è “Con folle stupore”, di Michael Wilding, uno degli scrittori australiani più interessanti del momento, già compilatore del “The Oxford Dictionary of Short Stories”, autore riconosciuto per i suoi racconti. Il romanzo di Wilding presenta uno spaccato semi-autobiografico della storia recente e delle abitudini dell’autore, tra Australia e Inghilterra, paesi dove ha lavorato e insegnato per diversi anni. La programmazione della casa editrice, suddivisa in collane – le prime due sono Passage e Riflessi – darà spazio anche a titoli di autori del nostro paese. È già programmata la pubblicazione di una trentina di titoli. Uno sguardo al catalogo ci fa incontrare autori già affermati, come Fatos Kongoli, del quale nel 2009 verrà pubblicato l’atteso “Il suicidio di Damocle”, oppure studiosi come Georges Lapassade, che uscirà con il saggio “Sulla dissociazione”. Per la casa editrice verrà anche pubblicato, per la prima volta tradotto in italiano “Sunday Special”, opera prima del talentuoso scrittore australiano Michael Reynolds. Interessante riscoperta sarà la lettura di una nuova edizione di ” De Anatume morsu et effectibus tarantulae”, di Giorgio Baglivi, medico ragusano di origini croate vissuto tra il ‘600 e il ‘700. A luglio è invece prevista la pubblicazione del volume antologico di Gezim Hajdari, nel quale verranno ripercorsi gli ultimi dieci anni della sua produzione, quelli che vanno dal 1997 al 2007. Tra gli autori italiani, oltre ai nomi come Ferdinando Boero, Tullio Pinelli, Alessandro Angeli, Maria Vittoria Morokowski, sarà l’occasione per leggere il secondo romanzo di Luisa Ruggio, già autrice di Afra, che uscirà con il suo “Favola scarlatta della stanza che non si trova”. Viste le premesse la neonata casa editrice si pone come interlocutrice di fiducia per il lettore, reinventando in modo fresco il ‘fare catalogo’, ovvero quella capacità che mescola saggezza e sfrontatezza, nel dare forma a una selezione editoriale; il compito di un editore non si limita al solo pubblicare testi, il patto con il lettore si rinnova quando ci è dato di leggere un libro che è frutto di ricerca costante. Riconoscere e riconoscersi nella filigrana invisibile di una banconota così preziosa, in “controluce”, in quel filo sottile che ne certifica l’autenticità, è anche un modo per ritrovare un po’ di tranquillità nel mare magnum dei falsi d’autore.

pubblicato su “il Paese nuovo”
del 10 giugno 2008

Gente che di sacro conserva soltanto l’osso.


Assioma: Come cambiare restando sempre uguali? Semplice: essendo fedeli a se stessi.
Corollario: L’importante è essere coerenti.
Dimostrazione: Se Battiato può cambiare, allora tutto il mondo può cambiare.

Guardavo questa foto e mi veniva in mente il rapporto che ho (avuto) con la musica di Franco Battiato, rapporto che ha raggiunto i suoi culmini, i suoi bassi e i suoi medi. Il culmine del mio amore per la musica prodotta da questo artista lo ebbi negli anni ’90. Un culmine maniacale, quello nel quale conosci a memoria tutti i testi (i resti, che ti restano) e passi dall’apprezzare tutte le idee suggerite fra le righe fino ad arrivare a rigettare ogni singolo frammento di gnosi. Mi ricordo che nel ’94 Franco Battiato venne a Lecce per tenere una conferenza presso l’Università degli Studi, Aula Magna gremita. A un certo punto Franco Battiato si mette a parlare dei presunti santoni, guru, dispensatori di salvezza di cui è pieno il mondo, “gente che di sacro conserva soltanto l’osso“. Una frase che mi rimase impressa. E poi la “Genesi”. Un’opera sublime. L’ombra della luce. Certe volte viene in mente che se un Dio esiste questo Dio non può che non guardare in modo benevolo a certe musiche di Battiato, che si chiami Allah o che si chiami Jwh. Dunque osservavo questa foto capitata per caso sul desktop e mi ricordavo di quel periodo in cui ascoltai per le prime volte album come Fetus e Pollution. Poi è venuto il periodo in cui per colpa del connubio Sgalambro-Battiato avevo smesso di leggere i libri del primo, che avevo letto tutti prima dell’unione artistica dei due. Poi però ascoltati Gommalacca e mi resi conto che Battiato può rendere il mondo diverso. Dopo un periodo musicale di scelte che non capivo e che non sempre erano nelle mie corde (Ferro Battuto, i dischi di cover ‘amorose’) adesso ho ripreso ad apprezzare la musica di questo artista. “Il vuoto” (2006) mi ha convinto di nuovo. Battiato è arte e pensiero. Certo, chi mi legge per google o per assiduità, può pensare che parlare di questa cosa è stupido.
Un motivo c’è se ho scritto questo post: guardare quella foto mi ha fatto riflettere sul paradigma della coerenza.
C’è chi confonde l’incoerenza con l’incostanza.
Conosco un sacco di persone che sono incostanti in modo assolutamente coerente.

Vorrei dirtelo in un orecchio.


Francesco De Gregori,
Da “Mira Mare 19.4.89”
Traccia 1, Lato B, Pentathlon
1989

Puoi sudare sette camicie o stare steso a non fare niente,
puoi nasconderti fra quattro mura, puoi nasconderti fra la gente.
Puoi dirigere una grande azienda o farti portare al guinzaglio,
puoi morire per una scommessa o vivere per uno sbaglio.
Il nodo della questione lo sai qual’è?
Non cerchiamone una ragione, una ragione non c’è.
Tu non mi piaci nemmeno un poco e grazie al cielo io non piaccio a te.
Ti puoi vestire come dice la moda a andare a spasso con chi vuoi,
ti puoi inventare una doppia vita per nascondere gli affari tuoi.
Puoi buttarti sotto al treno, oppure puoi salirci sopra
e puoi rubare per quarant’anni e fare in modo che nessuno ti scopra.
Il problema rimane identico, il risultato lo sai qual’è?
Non c’è niente da recriminare, va tutto bene così com’è.
Tu non mi piaci in nessun modo e grazie al cielo io non piaccio a te.
Vorrei dirtelo in un orecchio cosa puoi farci con quel sorriso,
con quel sorriso da passaporto, sempre incollato sul viso.
Credi davvero che ti potrà salvare,
se una volta dovessi scegliere da che parte stare?
Se una volta dovessi smettere di bluffare?
E la radio ci fa ballare, ci manda musica da mangiare,
la sera scende come un’emergenza sulla città.
La notte promette bene, piena di ossido e di sirene.
È già pronto il domani, lo stanno consegnando già.
Io sono nato ieri, lo sai senz’altro meglio di me,
i segreti per restare a galla tu li conosci meglio di me.
Ed è per questo che non mi piaci e grazie al cielo io non piaccio a te

L’indispensabile


NOSTALGIA CANAGLIA

torna Coolclub.it
Anno V, Numero 42
da giugno in distribuzione

…ho letto le menti migliori della mia generazione

I ritorni. Lucio Battisti.


Lucio Battisti
da “La sposa occidentale”, I ritorni
testo di Pasquale Panella

E da quel punto in poi
sentimmo sotto di noi
svolgersi il sentimento,
largo e intento
ad una tutta sua meditazione,
non curante
che sopra la sua pelle si ballasse.
Le foglie coi barattoli, le casse
con i tronchi senza cuore.
E lo scandaglio calava dalle prore,
poi ritornava su
chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”.
È sempre per prova che
sulle labbra torna
la parola “amore”,
per prove d’esercizio
perché si sa che poi non si sa mai
che potrebbe tornare utile.
Tornare, per raccontare
il furore e il gelo
delle notti aurore.
Bianca e assai provata,
scampata per un pelo per poter ritornare,
come dalle crociate, a un futile
sopravvissuto a tutto,
che ritorna più utile che vivo,
quindi innamorato ancora.
E torna, torna, lei gli ha detto torna
ed era una bambina, finalmente,
e gli diceva torna.
Abbiamo un solo limite:
l’amore che ci divide.
Come la ragione,
perché con la ragione
si sopravvive a tutto,
si distrugge il distrutto,
ricostruendo a intarsi la copia fedele
dell’innamorarsi,
e un tassello alla fine
o è dell’uno o è dell’altro.
E i sogni si allontanano
come i cavalli scossi,
caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma
più dolci e più rossi,
ridotti a dolenti spifferi.
E docili incompetenti
nella lotta incerta
tra il ridire e il fare
l’amore colloquiale.
E lei continua a dirsi:
“Si sopravvive a tutto per innamorarsi”.
Amarsi è questo: escludere
d’essere i soli al mondo,
i soli ad esser soli amando,
sterminandola l’invincibile armata.

(immagine, Padre Cristoforo e Don Rodrigo)

“Testimone mancato”. Vincitore per Subway Letteratura 2008


“Argomenti inediti per una selezione che finalmente si interessa alla realtà
includendo puntate lievi come «Testimone mancato » di Luciano Pagano.”

Alessandro Beretta, Corriere della Sera.it, ViviMilano

Il mio racconto intitolato “Testimone mancato” è risultato tra i dieci vincitori di Subway Letteratura 2008. Pepa Cerutti ha firmato l’introduzione e Massimo Dezzani è l’autore della bella copertina ‘al tratto’. Potete leggere il racconto qui.


All’amico ritrovato (tutti ne hanno uno).

Un milione di euro in palio per chi risponde a questa domanda…entro un secondo dalla pubblicazione di questo post


Chi è stato condannato in via definitiva a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale per un reato commesso in Milano il 18 settembre 1996 durante una perquisizione disposta dal Procuratore della Repubblica di Verona nei confronti di tale Marchini Corinto, e poi estesa ad un locale ritenuto nella disponibilità del predetto presso la sede federale di Milano della Lega Nord per l’indipendenza della Padania? Il condannato ha riportato ferite cercando di difendere col proprio corpo, assieme ad altri leghisti, i locali dalla perquisizione.

Fonte: Wikipedia

Risposte:

1) immigrato rumeno
2) badante rumena
3) John Fante, immigrato italiano in America
4) Roberto Maroni, Ministro dell’Interno

§

Se volete potete chiedere l’aiuto a casa, oppure quello del pubblico, o ancora il 50 50.

(in foto, immigrati italiani a New York, immigrati rumeni a Roma)

L’Uomosaico.


Di Orodè ho scritto e con Orodè ho avuto modo di collaborare, stimo tantissimo la sua arte, e con un tassello alla volta, in milioni di piccoli pezzi, questo autentico “uomosaico” sta facendo i passi che merita. Perché Uomosaico? Perché riunisce il concetto di FragmentArt Man a lui caro, perché in più in questo termine che ho coniato apposta per lui c’è il sapore di Arcaico e Autentico che lo contraddistingue. Ecco: per definire un’artista come Orodè bisogna andare in cerca di parole nuove, come fa lui con i suoi quadri e con i suoi mosaici, ovvero prendere qualcosa e trasformarlo, di peso, con la materia. Apparentemente mettendo in disordine ciò che la disattenzione mette in ordine, per perderlo di vista. Dove lo stolto vede soltanto una mattonella…La sua arte mi ha sempre colpito per l’estrema vitalità.
Qui di seguito posto l’intervento che ho scritto per i suoi disegni che illustrano il sesto numero di Tabula Rasa, approfittando per augurarvi di visitare la sua personale e, se potete, conoscere l’artista Orodè.

§

Partiamo dall’inizio, dall’elemento primigenio, dal tratto caratteriale, dalla materia umana, qualunque essa sia e con essa il suo nome. Mutare il proprio inseguendo l’identità come la fiera di Caproni ne “Il Conte di Kevenhüller”, mettendosi in gioco come pronome o non-nome di se stesso. Qualunque artista, quando opta per un ri-battesimo di sé, è consapevole delle implicazioni di un gesto simile. Un azione di non ritorno che prelude ad un recupero insperato della propria nascita. Orodè, giovane artista tarantino, che ha vissuto a Lecce e oggi vive a Roma, ha sperimentato la sua arte su diverse materie. La sua opera più evidente, visitatissima è in quella Casa Museo “Vincent City”, a Guaguano, dove Orodè ha dato vita alle sue visioni sotto forma di 250 metri quadri di mosaico (vedi su http://www.fragmentart.it). È presente in diverse mostre personali e collettive dal 2001 a oggi, a Lecce, Roma (“Il Domasguardi contro l’arte dell’accecamento”, 2007, Arch Gallery), Barcellona (2006, Spazio Espositivo El Sol de Nit). Orodè aderisce così insieme a Gianluca Costantini, Efrem Barrotta e Giorgio Viva al nostro progetto di dare visibilità all’arte dalle pagine di una rivista dedicata alla letteratura. Si tratta di un artista a tutto tondo non nuovo a reading performativi e sperimentazioni, anche letterarie. Un esempio su tutti è costituito dal libro autobiografico, dal titolo di “Io sono della pietra”, disponibile in copyleft sul sito FragmentArt. Uno degli aspetti che affascinano di più della sua arte è la componente artigiana della stessa, la ‘fabbrica’ di Orodè è un paese delle meraviglie dove i concetti si mescolano ai tasselli, dove i colori finiscono sulla tela o sul cartone, indefinitamente ma non senza una causa ragionante, una definizione concreta che trova un messaggio forte nel desiderio di recuperare radici ancestrali, tratti archetipici e inconsci. Nel suo lavoro c’è una costante che costringe lo spettatore a definire ciò che vede con termini fisici, tattili, di forte impatto concreto. I disegni scelti per questo numero di Tabula Rasa sono testimoni dei tratti salienti della sua produzione, dove l’inquietudine e la sospensione sono capaci di creare un’attrazione repulsiva inconsueta.

§

Personale di Orodè.
Presso “ARCH ART & JEWELS”, Via G. Lanza 91 A, a Roma
dal 23 Maggio al 14 Giugno 2008
dal Martedì al Sabato 15.30 – 21.30. Domenica e Lunedì chiuso. telefono/fax 06 45471695, cell. 3402179383

Dal 23 Maggio al 14 Giugno 2008, ARCH ART & JEWELS mette in mostra l’opera di Orodè, 14 dipinti inediti su tela di grandi dimensioni, composizioni dove la pittura si fonde col mosaico ed emerge inequivocabile la capacità dell’autore di coniugare spiritualità dell’atto creativo e funzione comunicativa dell’arte.
Fragmentart Man è un Golem, il leggendario gigante di argilla, che solo chi conosce le arti magiche può creare, forte ed ubbidiente, incapace di pensare, parlare e provare qualsiasi tipo di emozione.
Nel corso del vernissage Orodè creerà il Golem di se stesso, presentandosi al pubblico in modo completamente diverso rispetto al solito fare formale dell’artista in passerella sarà parte integrante di una sorta d’installazione con artista. I visitatori della mostra non incontreranno Orodè, ma il suo camuffamento, il Golem Fragmentart Man che indosserà una pesante maschera mosaicata ed un lungo camicione dipinto, realizzati dall’artista stesso, e che siederà su suppellettili costruiti anche essi dal Golem/Orodè; allo spettatore sarà così resa una magnifica sintesi dell’opera orodeiana, oltre ad una suggestiva auto-rappresentazione piena di simbolismi e creatività.
Di me – Scriveva Gustav Klimt – non esiste alcun autoritratto. Non mi interessa la mia persona come ‘oggetto di pittura’. Sono convinto che la mia persona non abbia nulla di particolare. Sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni da mattina a sera. Chi vuol sapere di più su di me, cioè sull’artista, osservi attentamente i miei quadri per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”
Orodè, anticonformista, anti-accademico, assolutamente autodidatta. A volte raffinato, altre schietto, irrompente e provocatorio nelle sue opere come nella vita. Raffigura prevalentemente corpi femminili, delineati spesso con una penna PILOT, definiti con acrilici, smalti, cera, oppure attraverso pezzi di ceramica sagomati con una semplice tenaglia. Difficile racchiudere la sua arte in un filone, anche se evidenti sono le influenze dei grandi maestri dell’espressionismo quali Schiele e Klimt.
Tra le esperienze, fondamentale per la sua formazione artistica la lunga permanenza nella casa-museo di Vincent Brunetti, a Guagnano in provincia di Lecce, dove dal 2000 al 2005 decora oltre 250 mq di superficie muraria con opere realizzate in ceramica, specchi e sassi inventando la Fragmentart, ovvero la matrice identificativa di tutto il suo lavoro.

Tra le ultime personali

2007- Arch Gallery- Roma “Il Domasguardi contro l’arte dell’accecamento”
2007 – Ass. Cult. Fondo Verri- Lecce “Mosaici, pittura e poesia di Orodè”
2006 – Spazio Espositivo El Sol de Nit- Barcellona (Spagna) “Orodè”
2004 – Ass. Cult. Fondo Verri- Lecce “Crepuscolo Celtico”
2003 – Ass. Cult. Il Raggio Verde- Lecce “L’odore di bruciato che brucia il cuore”

(dipinto, “le mele rosse”, di Orodè,
in foto, Orodè)

Vi aspetto Sabato a Copertino per la presentazione di “Ieratico Poietico”


Medi_terra_neo – Sabato 17 maggio – ore 20,30
Ieratico poietico di Stefano Donno – Besa Editrice
presentano Antonio Errico, Luciano Pagano
video installazione di Andrea Laudisa
Ex Palazzo Colonna – Via Ruggeri- Copertino (Le)

Ieratico Poietico” segna la cifra dell’incontro, non solo poetico, con Stefano Donno; incontro germinato nell’estate del 2003, e che ha portato diversi e ottimi frutti, dibattiti, scritture. Sabato sarà l’occasione per mettersi/ci a confronto, discutendo insieme a Antonio Errito di questo bel libro.

stipendio minimo per gli immigrati


…notizia poco attendibile…secondo una proposta del neoesecutivo potrebbe essere concessa l’autorizzazione di permanere sul suolo del magnifico stato (il bel paese), soltanto agli immigrati che possano certificare uno ‘stipendio minimo’, come ovvio provente di attività lecite. Ebbene, si vocifera che il prossimo passo, attuabile entro qualche anno, sarà quello di estendere il provvedimento anche ai cittadini italiani: così facendo potrebbero restare cittadini italiani (pena l’espulsione in Romania) soltanto coloro che saranno in grado di certificare detto stipendio…resta da stabilire quale sarà il tetto di euro al di sotto del quale anche i cittadini italiani saranno allontanati dalle loro città, abitazioni, famiglie…pare che qualche avvocato si stia organizzando per un’azione civile, sembra che Romania e Italia appartengano entrambe alla comunità europea, questo l’assurdo cavillo portato a giustificazione dell’azione…il tetto minimo potrebbe oscillare tra i 1500 e i 2000 euro, chi non sarà in grado di dichiarare tale somma potrebbe essere costretto all’espatrio…

Paint it black!


“io musico te soltanto perché solo fosti vivo solo quanto adesso chiuso fra parentesi di un rigo, lascia che ti dicano minore o sconosciuto”

“Poeta Minore”, Max Gazzè, Gadzilla, 2000

In ricordo di Antonio Leonardo Verri. Sudiari.


Venerdì 9 maggio dalle ore 20.00 al Fondo Verri

In ricordo di Antonio L. Verri scomparso tragicamente
Il 9 maggio 1993, Antonio L. Verri, morì in un incidente stradale. Era di “sabato e poi venne una domenica” carica di lacrime per la Puglia della cultura.

Letture di Simone Giorgino, Piero Rapanà, Mauro Marino

e a seguire

Sudiari

Violle perDiari Di Guerra“, un progetto di narrazione musicale.a cura di Violle_X, una formazione nuova ma con un solido bagaglio di esperienze e di presenza nel panorama salentino degli ultimi anni.
Sudiari” è il diario di un sud molto poco narrato, ma reale, affaticato e stanco, ma attento e deciso a risollevarsi, intanto scavandosi dentro, alla ricerca di una identificazione esistenziale, di una pacificazione con un territorio spesso duro e incapace di riuscire a trattenere a sé  i propri figli.
I testi sono tratti dal diario di guerra di Luigi Simmini  sono tratti dal libro “Diari di guerra, Salice Salentino nella Resistenza” edito nel 2007 dal Comune di Salice Salentino. Il libro sarà presentato dal prof. Antonio Scandone.
Altri testi sono di Roberto Simmini, Andrea D’Agostino, Sandro Rizzo. Le musiche saranno eseguite da Mauro Ingrosso, chitarra elettro-acustica; Roberto Simmini, chitarra elettrica; Dino Potì, chitarra elettrica; andrea d’agostino, basso; paola scalpello, tastiere; antonio ingrosso, batteria; Tonia De Vincentis, voce. Le voci narranti: Guido Imperio, Marisa Rizzo, Roberto Simmini, Andrea D’Agostino.

Immagini video di Franco Livera

SUDIARI è un progetto di narrazione musicale.a cura di Violle_X, una formazione nuova ma con un solido bagaglio di esperienze e di presenza nel panorama salentino degli ultimi anni.
Sudiari” è il diario di un sud molto poco narrato, ma reale, affaticato e stanco, ma attento e deciso a risollevarsi, intanto scavandosi dentro, alla ricerca di una identificazione esistenziale, di una pacificazione con un territorio spesso duro e incapace di riuscire a trattenere a sé  i propri figli.
Le narrazioni sono tratte da un libro “DIARI DI GUERRA“, di Luigi Simmini e Antonio Scandone, due salentini  che raccontano le rocambolesche vicende vissute durante la seconda guerra mondiale, fino ai ritorni a casa fortemente voluti e desiderati.

“Una generazione di padri.
che hanno ricominciato, ricostruito.
I nostri padri che hanno amato intensamente la propria terra, i propri simili, che si sono aggrappati alla propria storia, alla fede, alle tradizioni dei padri e delle madri,
I nostri padri, tenaci e pazienti, poeti cantori della vita, memorie del mondo.
Una generazione, poi, di figli.
Eredi inconsapevoli, quasi casuali, di una storia straordinaria, unica e irripetibile.
Figli che devono ricordare e non smarrirsi.
Una nuova generazione di padri e madri, quindi, con le braccia alzate al cielo non per arrendersi, ma per invocare forza e meritare, un giorno, onore dai propri figli.”

info: robertosimmini@libero.it – 3478836083   –  www.violle.it

DIARI DI GUERRA
Salice Salentino nella Resistenza

DIARI DI GUERRA” è un libro pubblicato a cura dell’Istituto Comprensivo Statale di Salice Salentino (LE), in particolare dagli alunni della scuola media “Dante Alighieri” e sostenuta dal Comune di Salice Salentino e dalla Provincia di Lecce, che raccoglie i diari di guerra scritti da due cittadini di Salice, Luigi Simmini e Giuseppe Scandone.
Questa  iniziativa permette anzitutto di accedere alla conoscenza di vicende storiche che in qualche modo hanno avuto poche e sfuggenti  possibilità di essere divulgate e approfondite.
Si tratta di offrire un punto di vista in qualche modo inedito di come la nostra gente, i nostri padri hanno vissuto e subito le tristi e inquietanti situazioni verificatosi 60 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le vicende dei protagonisti rivelano tutta l’assurdità delle situazioni che moltissimi nostri connazionali hanno dovuto subire. Ma i diari allo stesso tempo narrano i ritorni a casa, fortemente desiderati, rocamboleschi ma riusciti.
In questo percorso si è reso necessario soffermarsi quindi anche su noi stessi, figli di quei padri, delle loro partenze e dei loro ritorni, per non dimenticare e acquisire una nuova consapevolezza, un nuovo rapporto con il nostro territorio e la nostra gente.
Da questa constatazione nasce l’esigenza di esprimere meglio in qualche modo il tentativo di ricercare una “pacificazione” con la propria realtà.
Il libro  “DIARI DI GUERRA – Salice Salentino nella Resistenza” è stato curato dal   Prof. Mario Proto, docente di Storia delle dottrine politiche e Sociologia generale nell’Università del Salento.
E’ stato pubblicato da LARES EDIZIONI, all’interno di “Percorsi“, collana editoriale di attualità e ricerche.

Facemmo ali.


Antonio Leonardo Verri
(Caprarica di Lecce, 22 febbraio 1949 – 9 maggio 1993)

“Per giungere nel retro osteria, occorreva attraversare un corridoio largo e lungo scoperto, che l’uomo dei curli, Antonio Verri, attraversava sempre con un suo modo di camminare tipicamente ondulante. Guardandolo, francamente, veniva un po’ da ridere, ma nessuno si permetteva di farlo, data la grande serietà che egli poneva in tutte le sue cose, soprattutto quelle riguardanti il senso profondo della vita. Dunque l’uomo dei curli, Antonio Verri, camminava quasi sempre danzando. Poggiava prima un piede, e su di esso adagiava poi il corpo grande e grosso come quello di un uomo-elefante. Passava quindi all’altro piede ripetendo così l’azione. Alla fine ne veniva fuori una deambulazione ondulante, un salire e scendere di un corpo ben fatto sì, ma che non riusciva a stare sempre ben eretto. Molto tempo dopo che l’uomo dei curli, Antonio Verri, era volato via in un posto magico fatato, qualcuno disse che forse quel suo modo di camminare era dovuto alla corea, una sorta di sofferenza che dà pure qualche dolore alla nuca e alle articolazioni. L’uomo dei curli, Antonio Verri, dunque, attraversava il corridoio largo e lungo del Mocambo con il suo passo coreutico per giungere infine nelle due stanze del retro osteria. E’ stato sempre un luogo ben pulito questo, raccolto e intimo, che subito, a chiunque vi mettesse piede dava un senso di confidenza, di appartenenza atavica, di sicurezza. Proprio quella che l’uomo dei curli, Antonio Verri, cercava da sempre, da quando cioè aveva sentito forte il battito profondo del cuore contadino di sua madre Filumena.
«Mamma», diceva l’uomo dei curli, Antonio Verri, alla sua nonna-madre, «raccontami un racconto».”

Maurizio Nocera, Mocambo,
Apulia, Settembre 2001

Antonio Verri, La cultura dei tao da Musicaos.it

Antonio Verri, Port Bou: quasi un diario da Musicaos.it

Antonio Errico, “Tutta la vita per un declaro” da Apulia

Fabio Tolledi, La pratica poetica (2) da Apulia (diritti riservati)

Fondo Verri accoglie l’eredita’ e l’operativita’ del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.”

§

FATE FOGLI DI POESIA, POETI
(manifesto poetico di Antonio L. Verri)

Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politici, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto,
ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete
…”disarmateli” se potete!

(al diavolo le eccedenze, poeti
Le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
al diavolo, al diavolo…)

disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto!)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
Chiudeteci le loro parole di merda
I loro umori, i loro figli, il denaro
Il broncio delle loro donne, le loro albe livide.

Spedite fogli di poesia, poeti
Dateli in cambio di poche lire
Insultate il damerino, l’accademico borioso
La distinzione delle sue idee
La sua lunga morte,
fatevi poi dare un teatro, un qualcosa
raccontateci le cose più idiote
svestitevi, ubriacatevi, pisciate all’angolo del locale
combinate poi anche voi un manifesto
cannibale nell’oscurità
riparlate di morte, dite delle baracche
schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia
delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca
della marza per l’innesto
della tramontana greca che viene dalla Russia
del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia)
dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!).

osteggiate i Capitali Metropolitani, poeti
i vizi del culto. Le dame in veletta, i “venditori di tappeti”
i direttori che stupiscono, i direttori di qualcosa,
i burocrati, i falsi meridionalisti
(e un po’ anche i veri) i surrogati
Le menzogne vendute in codici, l’urgenza dei giorni sfatti,
non alzatevi in piedi per nessuno, poeti
… se mai odorate la madre e il miglio stompato
Le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane.
Ecco. Fate solo quello che v’incanta!
Fate fogli di poesia, poeti
Vendeteli e poi ricominciate.

Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
Fatevi un gazebo oblungo, amate
Gli sciocchi artisti beoni, i buffoni
Le loro rivolte senza senso
Le tenerezze di morte, i cieli di prugna
Le assolutezze, i desideri di volare, le risorse del corpo
I misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti,
vendeteli per poche lire!

§

(foto Claudio Longo, Luoghi d’Allerta, ed 2005)

da Kurumuny

– Il pane sotto la neve. Più altro pane

– Quotidiano dei poeti

– Il fabbricante di armonia Antonio Galateo

– La Betissa. Storia composita dell’uomo dei curli e di una grassa signora

Col bene che ti voglio. Da oggi in edicola.


Da oggi e per sedici settimane, ogni giovedì, sul quotidiano “il Paese nuovo“, potrete leggere il mio secondo romanzo, “Col bene che ti voglio“. Approfitto di questo blog per ringraziare la redazione e il quotidiano, per primo Mauro Marino, che crede e ha appoggiato la ‘faccenda’, faccenda tra virgolette perché si tratta di un termine che tornerà nel romanzo. La storia è ambietata a Lecce, nel 1998. Non dico altro. Non voglio togliere il gusto (per chi lo avrà) di leggere la storia di questo “fogliettone” Salentino, un po’ noir e un po’ commedia. Chi fosse lontano dai luoghi distribuzione del romanzo (ovvero le edicole di tutto il Salento) potrà iscriversi gratuitamente al sito del quotidiano (www.ilpaesenuovo.it) e leggere la pagina incriminata ogni giovedì pomeriggio, sul pc. Vi ringrazio e vi auguro buona lettura.

(in foto Via Marco Basseo, uno dei luoghi del romanzo)

Verona, una realtà difficile. (Ma non era una delle città più ricche d’Italia?)


Quello che segue è un estratto da Wikipedia della voce Flavio Tosi, attuale sindaco di Verona. Quel che potete leggere può fornire uno spunto per una discussione sui temi della sicurezza, al centro delle ultime elezioni che hanno portato alla vittoria del centro-destra, soprattutto in un comune dove non sono poche le ordinanze per rimettere le cose apposto.

La voce completa è qui.

§

Tra i provvedimenti varati dalla giunta Tosi, vi è stata l’ordinanza anti-prostituzione, che vieta, in tutto il territorio comunale, di fermare il proprio veicolo per contrattare prestazioni sessuali[9]; mentre per salvaguardare l’igiene pubblica è stata emessa un’altra ordinanza, che vieta, tra le altre cose, di consumare cibo da asporto vicino all’ingresso dei monumenti cittadini, di gettare rifiuti per strada, di imbrattare gli edifici, di effettuare bisogni corporali in luoghi pubblici.[10] Tale ordinanza ha fatto discutere quando sulla stampa è apparsa la notizia che un bambino di quattro anni era stato multato per aver mangiato un panino davanti a Palazzo Barbieri.[11] Tosi ha però chiarito che ad essere stato multato non è certo il bambino, che come minore non è ovviamente perseguibile, bensì i genitori, che anch’essi stavano consumando dei panini e sono stati multati solo dopo che i vigili urbani li avevano inutilmente invitati ad allontanarsi.[12] Tosi ha inoltre vietato la consumazione di bevande alcoliche in alcuni luoghi del centro e nei vari giardini pubblici (esclusi naturalmente i plateatici concessi in uso ai pubblici esercizi), allo scopo di mettere un freno alla presenza di ubriachi che troppo spesso molestano ed aggrediscono i cittadini di passaggio.[13]

Sul campo nomadi di Boscomantico, Tosi ha denunciato il fallimento della politica di integrazione perseguita dalla precedente giunta di centrosinistra[14], alla luce dei molti episodi criminosi ad esso collegati (la stessa Procura della Repubblica di Verona ha definito il campo “una fucina di delinquenza”[15]), ed ha avviato contatti con l’Istituto Don Calabria [16] ed il Vescovo di Verona mons. Zenti[17] per trovare una nuova sistemazione per i nomadi.

Al momento di scegliere due rappresentanti del Comune per l’Istituto Veronese per la Resistenza, il Consiglio Comunale ha optato per Andrea Miglioranzi, eletto nella lista di Tosi e membro del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, e Lucia Cametti di Alleanza nazionale. Il fatto, oltre ad aver suscitato vive polemiche, ha portato a vari articoli sui principali giornali nazionali.[18] In seguito a queste proteste Miglioranzi si è dimesso dalla carica; al suo posto il Consiglio Comunale di Verona ha nominato il consigliere Giampaolo Beschin.[19] Tosi ha ribadito che le nomine non sono state decise da lui, ma dal Consiglio Comunale su indicazione dei capigruppo della maggioranza, e ha comunque difeso la scelta, affermando la necessità non di “riscrivere la storia, ma di approfondirla in una visione pluralista”.[20]

Politicamente, val la pena sottolineare che Tosi, pur appartenendo ad una giunta di centrodestra, per quanto riguarda l’ordine pubblico ha fatto spesso fronte comune (oltre che col vicesindaco ed ex sindaco di Treviso, il leghista Gentilini) anche con alcuni sindaci di centrosinistra (tra cui il sindaco di Padova Zanonato[21], il veneziano Cacciari[22], il bolognese Cofferati e il fiorentino Domenici[23]) dichiarando che i sindaci dovrebbero avere a tal proposito maggiori poteri, e che nei problemi di ordine pubblico non è la politica che conta, ma il buon senso.[24]

§

Questa volta del blog di Salam(e)lik prendo una notizia datata 26 dicembre 2005:

«È un atto di discriminazione razziale non servire il caffè a clienti extracomunitari che si fermano al bancone di un bar per prendere una consumazione. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione nei confronti di Luca Z., un barista di 43 anni di Verona che gestiva il bar “Giardino”. L’esercente – dal giugno ’98 al novembre ’99 – si è rifiutato di somministrare le consumazioni agli extracomunitari che entravano nel suo bar, finchè un giorno due nordafricani, lavoratori con regolare permesso di soggiorno, chiesero l’ intervento della polizia (*). Luca Z. si rifiutò di dargli il caffè e li invitò ad uscire dal locale».

Danza araba medioevale e danza interpretativa della poesia araba: una ipotesi di ricostruzione


Enrico Pietrangeli
su “Danza araba medioevale e danza interpretativa della poesia araba: una ipotesi di ricostruzione”
di Marialuisa Sales

E’ un manoscritto ottomano del XV secolo a scandire il verbo divino nella sua potenza generatrice di melodia.

Dal suono, intimamente connesso alla poesia, si evoca una danza che, nella tradizione aniconica islamica, non resta che ipotizzare. La Sales lo fa attraverso questo breve ma consistente trattato, sintesi di lunghi anni che la vedono protagonista nella coreutica, soprattutto in ambito universitario, anche con seminari e conferenze, attingendo tanto da il sama dei Sufi quanto dal kathak indiano a tutt’oggi praticati. Una ricerca nella “ricodificazione” sostenuta con basi teoretiche, che preserva l’integrità di un modello medievale ancora caratterizzato da un approccio simbolico piuttosto che analitico. Al-Fārābī e al-Mas‘ūdī sono i due pilastri di riferimento dell’autrice. Per mezzo delle loro opere, al di là degli aspetti speculativi, sono rese più tangibili talune forme della danza araba medioevale, in particolare l’utilizzo del corpo come “strumento a percussione” e l’innesto dell’interpretazione mimica. Ottimi i riferimenti storici qua e là riprodotti in sintesi e note per meglio ampliare la visione del lettore; quelli più pertinenti l’indagine prodotta sono relativi alla dinastia abbaside, momento in cui è fiorente “il processo di acquisizione dell’eredità culturale greca”. Un ruolo determinante, in questa mediazione, lo ebbero anche alcuni cristiani nestoriani, come ibn Ishāq, che finirono col trovare il loro ultimo rifugio in Mesopotamia. Interessante come, nella centralità del suo razionalismo aristotelico, al-Fārābī consideri la musica inferiore alla poesia poiché il suo “contenuto sensibile” è più consistente rispetto al versificare che, in ultima analisi, è più vincolato a contenuti raziocinanti nel suo indagare i piani emozionali; di conseguenza, “il più elevato degli strumenti musicali”, sarà il canto umano. Cosmopolita, storiografo e altrettanto razionalista è al-Mas‘ūdī, precursore di un approccio analitico che, per i tempi, è a dir poco originale e ricco di spunti. “Mimica, ammiccamento e acrobazia” sono parte di quegli elementi comparativi che la Sales intende rielaborare attraverso la kereshme, ovvero la danza classica persiana ottocentesca, per affermare un valore del “sentimento” nella danza cortese anziché quello del “movimento”, proprio della “coreusi contemporanea araba”. Da segnalare, seppure soltanto accennato, è quel “processo simbiotico” tra cultura islamica ed indiana avvenuto con la dinastia Moghul. Ragguardevole, come si evince fin dall’introduzione, la consulenza storica e teologica, nonché l’apporto di due capitoli, di Shaykh Abdul Hadi Palazzi. Emergono aspetti controversi e meno noti al mondo occidentale, circostanze che, nel corso dei secoli, ci riconducono ad un Islam dotto e moderato, aperto al mondo e al progresso; un contesto che, in Europa, forse vede la sola eccezione di una figura come Federico II. Partendo da un grossolano errore interpretativo di von Sebottendorf, diplomatico tedesco in Turchia prima della grande guerra, Palazzi ci descrive e decodifica un esempio di gestualità rituale Sufi. Le annotazioni di giurisprudenza islamica mettono in rilievo l’autorevolezza di al-Ghazāli, Sufi e teologo, che pone lo “stato d’animo” quale elemento atto a discernere la natura “proficua o deleteria” della musica e della danza, mentre Ibn al-Jawzi e Ibn Taymiyyah vengono citati come letteralisti avversi non solo al suono ma, più in particolare, al sufismo stesso. La disputa tra una visione spirituale ed una integralista si è, di fatto, protratta “sino ai giorni nostri”. Non ci resta che sperare di vedere ancora fiorire quell’Islam più profondo e ricco di contenuti tanto artistici quanto mistici, piuttosto che vederlo miseramente decadere tra “intolleranza” e “oscurantismo”. “L’Amore è la mia religione e la mia fede” non è che un verso di Ibn al-‘Arabi, il migliore, a mio parere, per concludere nella poesia la lettura di questo libro.

Marialuisa Sales, Danza araba medioevale e danza interpretativa della poesia araba: una ipotesi di ricostruzione
Edizioni Akkuaria – 2006

Professione…emigrante!


Chi di voi non ricorda quel meraviglioso film di Massimo Troisi “Ricomincio da tre”, dove il giovane attore – non nel film, ma nella vita – decideva di prendere armi e bagagli e andarsene da Napoli? In un periodo in cui avviene sempre di più il contrario fa una certa emozione ricordare la scena in cui Troisi, insieme a un altrettanto giovane e oggi valente giornalista Michele Mirabella, discutevano in macchina; ebbene, era proprio Mirabella a porre la fatidica domanda, dopo che il protagonista diceva infatti di stare andando a Firenze da Napoli si sentiva sempre rispondere con un’insinuazione “Emigrante?”. Il mito dell’emigrante e del treno di Schaffhausen (nelle sue traslitterazioni di Sciaffausen, Sciaffùsa) fa parte del nostro dna, passa dalle liriche di “Soul Train” (1996) dei Sud Sound System (Pallidu politicu nu nci a statu mai in seconda classe sul treno che va da Lecce a Schauffausen chinu de gente si ma gente ca sta fugge lontano dalla loro terra d’origine amara e resa pesante come il piombo mandata allo sbaraglio) e arriva, quest’oggi, nel bel romanzo di un attore e regista teatrale, Mario Perrotta. Leccese, è nato nel 1970, “lavora in teatro, cinema, televisione”, come recita il risvolto di copertina di questo “Emigranti Esprèss” (edito da Fandango Libri, €14), scritto che si colloca tra il racconto e reportage narrativo e che approda alla carta dopo essere stata una seguita piece radiofonica. La storia autobiografica che fa da cornice al testo è intrigante, il piccolo Mario ogni settimana prende il treno Lecce-Milano per andare a trovare suo padre, che lavora a Bergamo. Il piccolo ha soltanto dieci anni, così sua madre si preoccupa di trovare qualcuno che si occupi di fare compagnia e allo stesso custodire quel bambino, durante un viaggio lungo più di mille chilometri. Il linguaggio utilizzato è un miscuglio di dialetto parlato e italiano che si adatta bene al protagonista, la lettura, malgrado una forzatura iniziale dovuta a un normale ‘riposizionamento’ nelle corde dell’autore, ci fa subito immaginare i pensieri come detti ad alta voce da questo ragazzino abituato a viaggiare da solo per migliaia di chilometri. La scrittura di “Emigranti Esprèss”, stretta tra le pagine del libro, esige di essere detta a ogni chilometro di binario che viene percorso. Le stazioni sono come grani di un rosario (Lecce, Brindisi, Bari, Pescara, Ancona, Rimini, Bologna, Parma, Milano, etc.) che portano fino al chilometro numero 1085, a Milano, dove il padre di Mario lo attende e se non c’è lui c’è qualche parente che ha ricevuto l’incarico. Un romanzo on the road, stazione dopo stazione, dove incontriamo l’emigrante che ha fatto il minatore in Belgio, e racconta la sua storia. C’è la donna che ha lavorato con i mattoni in Svizzera, e anche lei si intrattiene con il protagonista raccontando di come è stata cacciata via dopo aver resistito alle ‘attenzioni’ del datore di lavoro. Le storie sono tante, tutte impastate di umanità, sofferenza e grande speranza. C’è qui la descrizione del mondo visto attraverso gli occhi di un bambino sveglio, che ha imparato a raccontare le bugie per non dire una verità così strana, chi crederebbe che quegli oltre duemila chilometri al mese vengono fatti per ‘registrare’ l’apparecchio ai denti? Questo romanzo è interessante anche perché documenta la realtà in evoluzione di un non-luogo per eccellenza, il treno, dove ogni passeggero si affida, tra partenze, arrivi e ritardi, per un viaggio che è soltanto l’inizio di quello che lo troverà dal suo arrivo in poi. Ogni stazione è lo scenario per una storia e per un capitolo differente. Mario Perrotta appartiene a quel filone – vedi autori come Marco Paolini, Ascanio Celestini – che riprende una tradizione in cui il teatro si fa rappresentante della realtà e portatore di denuncia, infatti le storie che vengono raccontate dai passeggeri mescolano la vita quotidiana agli ultimi trenta anni di storia del nostro paese, regalandoci una storia veduta dal finestrino di un treno in corsa, negli spazi angusti di corridoi e scompartimenti. In questo romanzo in particolare Perrotta approfondisce il tema dell’emigrazione, già affrontato nei suoi fortunati spettacoli “Italiani cìncali – Parte prima: minatori in Belgio” e “Parte seconda: Odissea”, in particolare “Emigranti Esprèss” è il titolo del programma in quindici puntate andato in onda su Radio2 nel 2005, e vincitore del Jury Special Award al concorso TRT (Türkiye Radyo-Televizyon) International Radio Competition.

pubblicato su “il Paese nuovo”
del 28 marzo 2008

Col bene che ti voglio. Da giovedì 8 maggio in edicola


“Col bene che ti voglio”
romanzo in sedici episodi settimanali
di Luciano Pagano

da Giovedì 8 Maggio su “il Paese nuovo”

Credits:

Soundtrack

Luglio, Riccardo Del Turco, 1968

Pink Floyd, I wish you were here (live)

Radiohead, Paranoid Android

Bob Marley, One love

The Police – Every breathe you take

Beautiful (soap) – Main track

Rolling Stones – Paint it black

Depeche Mode – It’s not good

Immagine cover digitale ( Ul_Marga, via Flickr)

Umberto Bossi, la carica dei 300.000!


Elettori di destra, avete Umberto Bossi, e ve lo meritate. 15 Giorni. Sono bastati quindici giorni perché Umberto Bossi ritornasse a sfoderare i toni forcaioli cui ci ha abituato in questi anni di governo e non governo, sempre sulla breccia, sempre duro. La notizia è di 54 minuti fa, “Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi”. Certo, come buon scodinzolatore tra qualche ora sarà pronto a smentire, dirà che la sua è una provocazione, è da provocazioni simili (ricordiamo tutti Calderoli quando indosso una maglietta con le famose vignette danesi) non vorremmo mai essere vaccinati. Eppure certe volte ci vogliono anticorpi come quelli posseduti da Verdone in “Troppo forte”, quando racconta – coincidenza – della sua partecipazione alla Palude del caimano. “Mi auguro aggiunge che la sinistra scelga la via delle riforme, non come l’altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale”. È un’iperbole senza requie, o federalismo o morte, o federalismo o scontro, Umberto Bossi assume sempre l’atteggiamento del buttafuori dal mento alzato, che istiga allo scontro. E poi l’apoteosi “I fucili sono sempre caldi”. Bel Paese del cazzo!

Meno male che Silvio c’è…a Lecce.


Lecce, Via di Vaste. Volantino spontaneo incollato sulla base di un bidone dell’immondizia.
(colonna sonora NOFX, My heart is yearning)