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5 e 6 Dicembre 2013, Lecce – SALAM LECCE, Città di pace. Incontri, dibattiti, proiezioni, concerti. Manifatture Knos


SALAM LECCE, CITTÀ DI PACE
5-6 dicembre 2013
LECCE, Manifatture Knos
(Via Vecchia Frigole, 34)

5-6-Dicembre-2013-SALAM-LECCE-Manifatture_Knos-locandinaSALAM LECCE, 2 GIORNI di incontri, dibattiti, proiezioni, concerti e tavola rotonda, che si terranno presso le MANIFATTURE KNOS il 5 e il 6 dicembre 2013, e che vedranno per la prima volta, insieme, la partecipazione di alcune delle realtà più interessanti della scena musicale e culturale del Senegal, in un progetto di cooperazione culturale senza frontiere coordinato da Simone Franco,

Il progetto, che rientra nel BidBook della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura 2019 è realizzato da La Factory (Dakar), Ass. Modu Modu (Lecce) e Multisciplinary Art (Lecce) è sostenuto da Provincia di LecceComune di Lecce e Ambasciata Italia in Senegal  si svolgerà presso le Manifatture Knos.

– il 5 dicembre concerto che prevede la partecipazione di Sambe Rythme Percussion, (ensemble di percussionisti provenienti dal Senegal), Pino Basile e InCupaTrance (Italia), Ceptik (scrittore e cantante franco–senegalese), Roberto Chiga, percussionista, e l’attore e regista Simone Franco (Italia),che sarà per l’occasione fabbricante d’armonie/EMCEE della performance poetico musicale sui maggiori poeti salentini che incontreranno quelli senegalesi (Sengor, Diop, Cesaire). Seguirà una Jam session con Aida Samb nelle lingue wolof, francese e italiano.(concerto e jam, ingresso libero)
– il 6 dicembre 2013, evento speciale: per la prima volta in concerto, in Italia, AIDA SAMB, proveniente da Dakar, tra le più amate artiste africane. Aida Samb è una cantante senegalese della linea di Gawlo, nota per la padronanza della musica. Figlia di genitori che appartengono alla grande famiglia griot è nipote di Samba Diabaré Samb, icona della musica tradizionale senegalese (ingresso 5€)

Durante la due giorni, presso le MANIFATTURE KNOS, sarà allestita la mostra fotografica solidale di Luciano Schito intitolata “CLICK CONTES D’AFRIQUE”, e ci sarà la proiezione gratuita di ‘African Express’ un film di Claudio Celentano e Incontro–dibattito sul tema ‘Dall’immigrazione all’intercultura’.

Referente del progetto per l’Italia: Simone Franco
Mail: simonemartinofranco@gmail.com

Per info: Manifatture Knos, Via Vecchia Frigole, 34- Lecce
mail: info@manifattureknos.org
tel. 0832.394873
SALAM LECCE
pagina ufficiale Facebook
https://www.facebook.com/pages/Salam-Lecce/1428615100690267

SALAMLECCE_LogoSALAM LECCE  – CITTÀ DI PACE
PROGRAMMA

SALAM LECCE, CITTÀ DI PACE
5- 6 dicembre 2013
LECCE, Manifatture Knos
(Via Vecchia Frigole, 34)

Nei giorni 5-6 dicembre 2013 si svolgerà Salam Lecce, città di pace il progetto di cooperazione culturale italo-senegalese atto a rinsaldare i legami di amicizia e fratellanza fra le popolazioni autoctone e migranti. I popoli, da qualsiasi paese provengano, appartengono tutti allo stesso mondo. Da sempre viaggiano, si sfiorano, si parlano e si scambiano modi di essere, di vivere, di agire.

In una fase storica in cui il Vivere insieme è messo in discussione, sono numerose le associazioni e le singole persone di buona volontà che, animate dal desiderio di abbattere le frontiere, coniugano le loro forze per mobilitare i popoli attorno all’ideale della Pace. La creazione di un evento culturale, nel quadro di un vasto programma d’incontro e di scambio interculturale italo-senegalese a Lecce denominato “Salam Lecce, Città di Pace” sarà un’occasione per favorire gli scambi fra artisti senegalesi e italiani.

Il progetto, realizzato da La Factory (Dakar), Ass. Modu Modu (Lecce) e Multisciplinary Art (Lecce) è sostenuto da Provincia di Lecce, Comune di Lecce e Ambasciata Italia in Senegal si svolgerà presso le Manifatture Knos che ben hanno accolto le molteplici iniziative.
Il progetto rientra nel BidBook della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura 2019.
Sono previsti incontri-dibattito, video proiezioni, mostre e due concerti d’eccezione. Per la prima volta, sullo stesso palco, in due giorni, si alterneranno alcune delle realtà più interessanti della cultura musicale senegalese, un metissage di esperienze che farà incontrare due continenti al ritmo delle percussioni e sul solco della ricerca musicale, sonora, poetica.

5 Dicembre 2013 ore 21
Sambe Rythme Percussion, Pino Basile e InCupaTrance
e Ceptik in concerto jam
Fabbricante d’armonie/EMCEE Simone Franco

Il primo concerto il 5 dicembre vede la partecipazione di Sambe Rythme Percussion, (ensemble di percussionisti provenienti dal Senegal), Pino Basile e InCupaTrance (Italia), Ceptik (scrittore e cantante franco–senegalese), Roberto Chiga, percussionista, e l’attore e regista Simone Franco (Italia), che sarà per l’occasione fabbricante d’armonie/EMCEE della performance poetico musicale sui maggiori poeti salentini che incontreranno quelli senegalesi (Sengor, Diop, Cesaire) .

Seguirà una Jam session con Aida Samb nelle lingue wolof, francese e italiano.
(Ingresso gratuito)

AIDA_SAMB6 Dicembre 2013 ore 22
Aida Samb in concerto

Il 6 dicembre sarà la volta della cantante Aida Samb proveniente da Dakar, tra le più amate artiste africane. Aida Samb è una cantante senegalese della linea di Gawlo, nota per la padronanza della musica. Figlia di genitori che appartengono alla grande famiglia griot è nipote di Samba Diabaré Samb, icona della musica tradizionale senegalese.
(Ingresso € 5)

 

MOSTRA
CLICK_Contes_d_Afrique_Mostra_fotografica_di_Luciano_Schito“CLICK. Contes d’Afrique”.
Mostra fotografica solidale, di Luciano Schito
5-6 dicembre 2013 – Salam Lecce – Manifatture KNOS
Nei giorni di SALAM LECCE, presso le Man
ifatture KNOS, sarà ospite “CLICK. Contes d’Afrique” la “mostra fotografica solidale” di Luciano Schito. Luciano Schito, autore del documentario “Je ne veux pas quitter le Senegal” ha realizzato questa mostra fotografando la realtà del Senegal, i suoi sogni, le sue aspirazioni, il percorso della vita quotidiana di adulti e bambini, il paesaggio e l’istruzione. Nasce così “CLICK. Contes d’Afrique”, una mostra fotografica che è “solidale” perché si propone come obiettivo, grazie alla vendita delle riproduzioni ospitate nella mostra, di assicurare un anno di scuola ai bambini della “Ècole Martenelle Publique Josè Jeannés”, nel comune di Mbour, Senegal, perché l’educazione formativa è alla base dello sviluppo di un Paese.

Luciano_Schito_photo_01

PROIEZIONE
claudiocelentano-africanexpress5 e 6 Dicembre alle ore 18.00
proiezione con l’autore di
“AFRICAN EXPRESS”, un film di Claudio Celentano
produzione D4 Roma – Francesco Lauro
sinossi e testo di Luca Anastasio

L’African Express, un improbabile treno assemblato con vagoni di seconda mano donato da governo dalla Francia, vi si trascina sopra senza fretta, creando, una volta alla settimana, un collegamento fra due centri urbani: Dakar e Bamako. Il treno che da Dakar porta a Bamako è un treno carico di storie, una miniera di racconti, inganni, incontri, speranze, che sfilano in lento movimento nel cuore dell’Africa immobile dei baobab, dei villaggi di paglia e fango, dei tramonti preistorici. E’ l’Africa che si muove, dignitosa, nell’Africa che non si è mai mossa.

INCONTRO – DIBATTITO

6 dicembre ore 17
Incontro Dibattito su ‘ Dall’immigrazione all’ intercultura’

Intervengono:
Simona Manca – Vice Presidente Provincia di Lecce, Michele Bee – referente Manifatture Knos, Dahirou FAYE – Opérateur économique, universitaire – Communication, Amadou, Papa Ngady FAYE – Opérateur économique, éditeur – témoignage, Abdoulaye SY – Président Association des Sénégalais de Lecce – témoignage.

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Simone Franco, attore-regista-performer.
Vive e lavora tra Lecce e Roma. Come attore si forma frequentando laboratori e workshop di alcuni fra i maggiori registi ed interpreti del teatro di ricerca italiani ed esteri: Pippo Del Bono, Danio Manfredini, Eugenio Barba, Armando Punzo, Cesare Ronconi, Mariangela Gualtieri, Carla Tatò e Carlo Quartucci, Marcel Marceau, Cesar Brie, Nicolaj Karpov; rivolge la sua ricerca artistica sulla drammaturgia della voce seguendo numerosi corsi con: Carmelo Bene, Edda Dell’Orso, Andrea Simone, Gabriella Rusticali.

Come attore è in teatro con gli spettacoli: ‘Dignità Autonome di prostituzione’ uno spettacolo di Luciano Melchionna (2013), “Trattato di pace” di Antonio Tarantino (2010), “Grazia de’ fiori” tratto dal poema di C. Bene con Simone Giorgino e Orodè (2010), ‘W l’Anarchia’ per la regia di W.Wass di Induma Teatro (2009), “Moby Dick” da Melville di Michele Sinisi (2002), “La bottega del caffè” da Carlo Goldoni di Simone Franco, Nico Moretti e Ascanio Celestini (1996). Come regista ha scritto diverse drammaturgie, rivolgendo particolare attenzione a temi quali il disagio psichico, l’immigrazione e la persecuzione politica. “Sulle ali della libertà: il volo contro. Il volo ed il processo di Giovanni Bassanesi” documentario teatrale (2008), “L’amore è uno straniero” recital tratto dai poeti mistici di tutte le religioni (2007), “Il mulino degli sconcerti- la memorie di Gino Sandri” di e con Simone Franco sulla storia dell’ internamento forzoso con motivazioni politiche del pittore Gino Sandri. Una vita si fa emblema dell’arte come forma di resistenza (2004) “Li mari cunti” drammaturgia sul fenomeno dell’immigrazione con Michele Sinisi (2001).

Gli ultimi lavori di regia e attore si spingono sempre più verso la musica e la poesia: ‘Fabbricanti d’Armonie’ ispirato alla vita ed alle opere letterarie di Antonio Verri con Simone Franco –regista e voce recitante, Admir Shkurtaj – fisarmonica, Pino Basile e Ensemble cupacupe, Pierpaolo Leo – honde martenot e elaborazioni elettroniche (2013). “Artisti Perbene in Campana per Bene” con 30 artisti (musicisti, performer, danzatori, visual) per la Giornata Mondiale della Poesia col Comune di Lecce (2012 – Teatro Paisiello, Lecce), “Shana Tovà” recita e canta in Yddish con Nadia Martina -voce, Francesco Zurlo -fisarmonica, Marcello Zappatore- chitarra, Roberto Chiga –tamburello (dal 2011 ad oggi).

La sua azione artistica incontra le diverse arti: teatro, musica, pittura, visual art. Da diversi anni si dedica, come performer, allo stone balancing, arte meditativa rivolta a porre in equilibrio pietre e massi di varie forme senza alcun supporto ulteriore a quello delle stesse forze di gravità. Il balancing ha una stretta relazione con la pratica ZEN, sia nell’esecuzione che nel risultato, in quanto è essenzialmente un viatico per la meditazione, l’aumento della sensibilità mentale e la percezione dello scambio di energia tra il soggetto e la pietra da porre in equilibrio.

Luciano Schito
Luciano Schito Si laurea al DAMS Cinema di Bologna, vincitore del Premio Dams/Cinema nel 2006 con “Amore Frollo”. Frequenta il Master Film Art Management, Università La Sapienza, Roma. Collabora nel reparto regia di numerosi set cinematografici. Fin dai primi anni universitari si occupa di autoproduzioni curandone scrittura, regia e montaggio.
“Il click deve essere come il respiro: naturale. Se ci pensi, la fotografia muore. L’istinto, stremato, si guarda intorno. Si suda. La Luce è forte. Pensi che sia l’estate europea, ma d’un tratto il sole si ritira in fredda solitudine. È notte. La luna illumina le strade e le stelle sono più vicine. Ripenso a quell’attimo di Luce spettacolare che non riuscii ad immortalare e questo mi avvilisce. La mia stanza, inaspettatamente, diventa una sauna. Esco. Ed eccomi con due amici a girovagare nel buio. Camminare di notte per le strade sterrate di Mbour mi rilassa. Si respira un’aria di intima cordialità tra vicini e lentamente mi lascio trasportare dai ricordi. Rammento i racconti dei miei nonni, quelli di come si viveva un tempo nell’Italia dell’anteguerra. Mi sembra di riviverli e tutto mi sembra più sincero, più genuino, qualcosa del passato mi lega a questa terra. Si origina un nuovo giorno. L’aria è fresca, ma il piacere dura poco. Le auto vecchie di trent’anni iniziano a solcare l’unica strada asfaltata e l’aria si fa pesante. Il rallenty ha inizio, le ore, al mattino, passano lente. Dopo pranzo, per chi arriva al pranzo e tutti cercano tenacemente di arrivarci, ha inizio il relax. Solo i matti girano nel primo pomeriggio. Ma giuro di averlo fatto solo una volta. Poco dopo, alle sei, la Luce decide di farsi baciare e bisogna fare veloce! Sono stato sedotto e faccio all’amore con lei. Il trasporto amoroso se è molto intimo ti fa perdere qualcosa di cui potrai pentirtene. Devi cercare di non “fissarti” su una singola situazione. In questa danza d’amore tra la luce ed il mare, sulle onde plastiche di un oceano a volte avaro, ritornano i pescatori dalle barche lunghe e colorate. Il contrasto si attenua e nei visi scuri, la Luce, si lascia raccontare.” (LUCIANO SCHITO)

PINO BASILE e InCupaTrance ensemble di strumenti effimeri

L’esperienza In Cupa Trance, per sua natura sperimentale, è anche esperienza visivo/gestuale.
Gli antichi ci insegnano che una rappresentazione è fondamentalmente celebrazione di un rituale, di una cerimonia. A partire da questa consapevolezza il lavoro drammaturgico dell’ensemble pone molta attenzione agli elementi non musicali che sulla scena condizionano e guidano la percezione del suono. Nell’utilizzo di strumenti come la cupa cupe, il tamburrello e la canna, il gesto sonoro è gesto visivo. Immaginando di vivere un vero e proprio rituale, la presenza sonora scenica è integrata in un’unica entità attraverso la fisicità degli oggetti e degli interpreti/attori/performer.
http://pinobasile.com/

‘African Express’ di Claudio Celentano

Dakar, Senegal: ritmata, ipercromatica, materica, africana. Tesa anima e corpo verso l’occidente, la città più importante dell’Africa centro occidentale, si affaccia sull’Oceano Atlantico all’estremità della penisola di Capo Verde. E’ una metropoli con più di un milione di abitanti e un’economia discretamente ricca e votata al commercio sin dai tempi del colonialismo francese.

Bamako, Mali: polverosa, affannata, antica, disgregata. Situata accanto alle rapide del fiume Niger, poco distante dalle porte del deserto, conta oltre un milione e mezzo di abitanti in cerca di fortuna.
Fra le due capitali: un pezzo di continente. Pianure rosse dove improvvisamente svetta un’acacia, valli rocciose percorse da torrenti, villaggi di capanne, periferie fatiscenti, acquitrini, foreste di baobab, il deserto, la savana, orizzonti troppo vasti, fuori portata anche per un grandangolo. 1280 Km d’Africa, solcati da due binari discretamente paralleli risalenti all’epoca del colonialismo.
L’African Express, un improbabile treno assemblato con vagoni di seconda mano donato da governo dalla Francia, vi si trascina sopra senza fretta, creando, una volta alla settimana, un collegamento fra i due centri urbani. E’ l’Africa che si muove. Placida, ritmica, quasi mai disperata, ostacolata dalla forza di una natura che sa ancora farsi rispettare, da mille intoppi, da frequenti deragliamenti. E’ l’Africa che prova a muoversi.

Stipati assieme a sacchi di farina, balle di indumenti, bidoni di pesce e mercanzie di ogni genere, a ogni viaggio l’African Express trasporta circa mille fra uomini, donne e bambini. Sono famiglie in pellegrinaggio, giovani che vanno a trovare i propri familiari, studenti islamici, nullatenenti in cerca di fortuna, uno o due turisti europei e, soprattutto, commercianti in viaggio di lavoro.

Il treno che da Dakar porta a Bamako è un treno carico di storie, una miniera di racconti, inganni, incontri, speranze, che sfilano in lento movimento nel cuore dell’Africa immobile dei baobab, dei villaggi di paglia e fango, dei tramonti preistorici. E’ l’Africa che si muove, dignitosa, nell’Africa che non si è mai mossa.

L’African Express parte da Dakar nella luce accecante del primo pomeriggio, puntando il sole dritto negli occhi. A mano a mano che procede la sua corsa si lascia alle spalle la più occidentale delle città africane per inoltrarsi nel cuore del continente. Quando ancora dai finestrini si possono vedere vecchi motorini ronzare attorno ai binari, ci si accorge di come la temperatura non sia più mitigata dal mare, di come gli odori siano cambiati gradualmente e, a poco a poco, ci si ritrova immersi, a 30 Km all’ora, in qualcosa di silenzioso, eterno, uterino. All’interno invece il treno si trasforma in un microcosmo caotico, rumoroso, estremamente eterogeneo, simbolo della capacità di aggregazione e delle contraddizioni tipiche del continente africano. Tutti, quelli che hanno un posto prenotato in prima classe, quelli che si sono guadagnati con destrezza un sediolino di pelle logora in seconda, quelli che sono rimasti seduti a terra, quelli che viaggiano senza biglietto sul tetto dei vagoni, tutti, vanno a formare un unico organismo perfettamente integrato e in splendido contrasto con l’immobilità del contesto esterno. Un turbine di ruote, mani, corani stampati, cibi di ogni genere, orecchini, bagagli, mappe, sguardi, parole pronunciate negli idiomi più disparati. Si mangia, si prega, ci si difende dal caldo e dagli insetti e, soprattutto, si racconta. Attraversando le pianure, rasentando i termitai, il deserto, in giro per i vagoni o distesi sull’erba all’ombra di un grosso albero in attesa che il treno riparta, è impossibile non inciampare in una storia, una cantilena, un aneddoto…
E c’è, a parte la carovana dei viaggiatori, anche tutto un universo di personaggi che ruota attorno al leggendario African Express e al suo passaggio. Gli addetti ai lavori, orgogliosi della propria funzione e sempre pronti a raccontare la storia dell’epico treno, le schiere di mendicanti, invalidi, bambini che alle stazioni si accalcano ai finestrini elemosinando qualche spicciolo, i ragazzini ammassati ai lati dei binari che rincorrono, gridano, ridono, le orde di venditori ambulanti, che ad ogni sosta assaltano il treno propinando ai viaggiatori carne di montone, frutti tropicali, sigarette scadenti, vecchi walkman e cappellini.
È questo il tesoro nascosto dell’Express, è questa la magia che lo avvolge. Sul treno per Bamako si intraprende un viaggio diretto al cuore dell’Africa, e i volti della gente sono le sue stazioni.

Un viaggio alla riscoperta del significato della parola “tempo”, quello più antico. Il tempo dei giorni, caldi e insopportabilmente luminosi, e delle notti, buie come un occidentale non sa immaginare. Un tempo dilatato, che comincia a essere tale già in stazione, nell’attesa rassegnata della partenza, e poi si espande, nelle pianure attraversate a passo d’uomo, nelle soste interminabili in mezzo al nulla, di notte, dove a nessuno viene in mente di domandarsi a che ora il treno ripartirà.
Forse, domani, l’African Express arriverà a Bamako.

Il logo e il design di SALAM LECCE sono di “Honor Design / Eugenio Palma”

VIDEO

AIDA SAMB – Saraaba http://www.youtube.com/watch?v=L7WgmpHsM5s

CEPTIK http://www.youtube.com/watch?v=tfMbZd_50Zc

 

TRAILER del documentario di Luciano Schito, “Je ne veux pas quitter le Senegal” https://www.youtube.com/watch?v=Gz4yNgt9FTQ

PINO BASILE e InCupaTrance ensemble di strumenti effimeri http://www.youtube.com/watch?v=koCvU3bQqj0

Piano n. 4 – 21 Novembre 2015 – Hong Kong


Piano n. 4 – 21 Novembre 2015 – Hong Kong

RiccardinoIII_DavideMorgagni_28Novembre2013_Lecce_web03_FOTO_LORENZO_PAPADIA

Davide Morgagni Innanzitutto tagliare la testa all’autore! – che ridere che ridere – come si resta distanti…e quanta intelligenza in giro! ma cosa importa, che importa chi parla? – diceva…

Luciano Pagano il fatto è che la prima cosa che si chiedono è… di chi è questo? È un Morgagni, è uno Shakespeare, è.. è, l’autore è un salvagente…

Luciano Pagano molti confondono il teatro con la cronaca, forse, e quest’anno ad esempio andrà molto di moda il romanzo storico… un teatro storico?

Davide Morgagni da sbrindellarsi il fegato ah, si chiede chi? il deserto? – non entriamo nel contraddittorio, apriamoci alla contestazione…veniamo via dalla scacchiera…e fine del gioco!

Luciano Pagano il deserto è confortante, a volte confortevole, pensa che bello, le sabbie mobili, il sasso nello stagno, chissà, una scacchiera dove ogni casa è grande quanto un granello di sabbia, il cavallo?

Davide Morgagni linguaggio dominante è il linguaggio economico – Hitler diceva: quanto più la bugia è grossa più la gente ci crederà – bugiardo e liberticida è il linguaggio dominante… la comunicazione… la riflessione… il teatro tutto… il lavoro… tutto ciò che vuole metterci in-forma… in forma appena su due zampe, per produrre e consumare… recitare il copione… l’originale… per poi riprodurre, rendere, affliggere, goal!, riformare, consumarsi… schiattare e avanti il prossimo…

Luciano Pagano è avanti un altro, che tutto questo accada fuori dalla scacchiera è la norma, prima dello spettacolo, nel foyer, non verranno serviti spritz, né patè, né foie gras…

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Luciano Pagano secondo me il teatro è uno dei pochi posti dove simulando l’inautentico si corre il rischio di incontrare l’autenticità

Davide Morgagni ah Luciano Pagano, io parlo agli affamati…sono dalla parte dei cinesi…parlo cinese? – oh io sono un cinese

Luciano Pagano è facile credere di essere (divenuti) cinesi, dato che siamo a Hong Kong… sull’economico una domanda… ma ci sarà economia di mezzi o economia di mercato? L’astante verrà a cavallo oppure troverà una frusta?

Davide Morgagni ho le palle a mandorla…pensa un pò quel che è accaduto al povero Vendola per esempio…certo non si possono più tollerare metodi democristiani, non vanno difesi posti di lavoro, fossero anche un milione, se un’industria, se un’azienda produce morte! – ma ogni azienda produce morte, la morte in serie…la morte del desiderio…

Davide Morgagni lo stile della prostituzione, il suo linguaggio conservatore, misura il clima istituzionale…aziendale…

Luciano Pagano tutto oscilla tra anestesia e origlio, parafrasando un tale, quando compri una scheda di cellulare già ti chiedi se ti frugheranno, sui social network, nell’etere, la politica a colpi di sms, l’informazione di conseguenza, o viceversa, un paese che si mette davanti allo spioncino, la Cancellieri che viene salvata per il rotto della cuffia e, un minuto dopo, Ligresti che la sputtana…

Davide Morgagni noi cinesi ci si prostituisce gratis in cambio di un attestato di partecipazione…

Luciano Pagano l’informazione aiuta l’inchiesta, favorisce un clima di costante interesse, per anni non si è parlato di ILVA, si è solo respirato

Davide Morgagni siamo bacini di voti viventi, siamo mandrie di corpi svenduti, afflitti, sottostipendiati, sconfitti, fottuti dai nostri fratelli, monete scadenti che non ce la fanno nemmeno a incazzarsi, spiccioli viventi, intercettati con paghetta aziendale, 100 euro a settimana se sei fortunato, 200 se conosci un guardiano, viviamo moribondi depressi allo 0% se tutto va bene, respiriamo veleno e ingoiamo rospi grossi così…

Luciano Pagano “il nemico è scappato, è vinto, è battuto”, c’è un modo come un altro, diventa tutto un modo come un altro, un modo come un altro per vivere e un modo come un altro per sottovivere, Napoli, Taranto, mettere il dito nella piaga, sottoterra il rifiuto e sopraterra il dissesto idrogeologico, l’82% dei comuni italiani a rischio dissesto, il 18% sono i deserti, o i comuni al confine, in Italia solo dove c’è il nulla non c’è dissesto, altrimenti è tutto dissestato, a me mi manca Totò…

Davide Morgagni noi cinesi ascoltiamo da troppo troppo tempo chi parla le lingua delle fondazioni e delle forze dell’ordine nel proprio salotto, in camera da letto soprattutto – ci informano!! – sì – è tutto sottocontrollo…a ssociato… contro la violenza e il male… ce la faremo allo 0,2% annuo… da pagare con scadenza trimestrale…

Davide Morgagni e poi bisogna mangiare…

Davide Morgagni sì sì Pagano bisogna dar da mangiare alla nostra terra, i nostri ragazzi, i nostri porci… ma nostri di chi? ho i brividi qui… guarda… a me i cani m’abbaiano contro… non so a te… ma poi cos’è sto corpo-cane che se la morde?

Luciano Pagano se la fessura che si usa per mangiare non fosse stata la stessa che si usa per parlare la storia del mondo sarebbe stata diversa

Luciano Pagano quando qualcuno ti dice nostro è perché vuol chiederti una fetta del tuo

Davide Morgagni beh… una sorta di intimidazione, di costrizione, di minaccia si introduce nel corpo, fra il bisogno di mangiare e lavorare e il modo di goderne, lì dove passa una certa sussistenza “assicurata”…

Davide Morgagni quando si accetta e ci si sottomette a certe regole di scambio-favore, si accetta di delimitarsi moralmente all’interno di una categoria di bisogni…all’interno dello stesso linguaggio…

Davide Morgagni ovvero, l’economia reale è andata a farsi fottere, resta un’economia relazionale, l’arte dell’intrallazzo…

Luciano Pagano e quella io l’ho male appresa, qui, a Hong Kong, sta per decollare l’aereo, non c’è più tempo, al massimo il tempo ancora per contare i resti, il 28 novembre si avvicina, spero soltanto di non capitare seduto di fianco a uno di quelli che si alzano per andare sempre in bagno…

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Davide Morgagni siamo educati alla sopportazione…ci si lascia trarre al massimo ovvie conclusioni e malumori e ci si mette a nanna…ci mettono in bocca un ciucciotto per non strillare, ci si mette in bocca l’ovvio…quando invece noi cinesi abbiamo bisogno di problemi! ostacoli da superare!

Davide Morgagni il territorio è l’atto creativo o distruttivo – dicevamo – che modifica un ambiente o un clima – ma ciò che è concesso a noi cinesi è di partecipare alla patria, alla cittadinanza, come consumatori e non fare troppe storie, consumatori d’abusi a oltranza nella produzione d’abusi a oltranza, in perfetta continuità con le nostre radici, per abituarci a consumare part-time prodotti innovativi e distruttibili – per abituarci a perdere ogni concetto di oggetto durevole o senso pubblico, abituarci a produrre minchiate full-time – lo sconto del 40% – party aziendale – iva pil crack – puttane a basso costo – piace al 60% della gente – ma non a noi cinesi…a noi cinesi miserabili…

Davide Morgagni addio Lady Anna…addio…

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per saperne di più

“RICCARDINO III” da WILLIAM SHAKESPEARE
Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

LECCE – TEATRO PAISIELLO
(Via Giuseppe Palmieri)
giovedì 28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Info e Prenotazioni

photo di Lorenzo Papadia
tel. 334-6572108
Biglietto di ingresso 8€ – Studenti e loggione 6€

Prevendita
SHULUQ – VIA PALMIERI 37a – LECCE
da MARTEDÌ a DOMENICA (9.30/13 – 16.30/20.30, lunedì chiuso)

Se scrivi, per prima cosa, guardati da te stesso.


Luciano Pagano
Se scrivi, per prima cosa, guardati da te stesso.

butchmorris

Se scrivi, per prima cosa, guardati da te stesso. Guardati dalla pigrizia, dall’invidia, dalla noia, dalla voglia di essere messo davanti alle tue opere come un fantoccio di paglia, guardati dagli stessi sguardi, da quelli che ti getti nello specchio e da quelli che ti gettano altrove.

Quando avrai imparato a prendere il giusto distacco da te stesso forse potrai iniziare a staccarti dalle cose, dalle opinioni, dai pareri. Pensa alla tua scrittura come a un negozio di bigiotteria, ci sono giorni in cui il negozio è così affollato che rimpiangi i giorni in cui eri ancora disoccupato, e ci sono giorni neri, quando fuori non smette di piovere, e non c’è un cane che entra, nemmeno per chiederti che ore sono. Vendi la tua bigiotteria ma non diventare impiegato di te stesso, abbi il coraggio di mandarti a quel paese quando scrivi una cazzata e non prenderti troppo sul serio.

Abbi il coraggio di tagliare, eliminare, cancellare. Dimenticati. E non prendere troppo sul serio nemmeno gli altri, quanto ti criticano e neppure quando di elogiano, ti adulano o addirittura di leccano il culo. Se riuscirai in questo preparati, perché c’è una seconda cosa da cui dovrai guardarti. Guardati dall’ostracismo di coloro che pur non mettendosi contro di te e la tua scrittura non muoveranno un dito a favore di essa. Guardati dall’ostracismo dei lettori, degli scrittori, dei critici, di quelli che si definiscono tuoi colleghi, degli editori, dei librai, e dei presunti tali, presunti lettori, presunti scrittori, presunti critici, presunti editori, presunti librai. Quando credi che le cose non vanno come dovrebbero, per quanto è nelle tue possibilità, cambiale. Guardati da chi ti tira i lembi della giacchetta per non far correre la tua prosa e guardati da chi si mette in mezzo tra te e il tuo destino.

Se sei terrone, soprattutto se sei terrone, guardati dall’ostracismo dei nord, guardati da chi ti considera uno scrittore di provincia e non ti ritiene all’altezza dei suoi pensieri, e guardati da chi ti dimostra il suo ostracismo senza dire una parola, ovvero sia con il silenzio. A dire il vero basta che tu provenga da un paesino qualsiasi, magari di quelli dove internet non prende, sperduto nel centro, nel nord o nelle isole, perché la tua scrittura venga considerata peggiore di qualche altra. Guardati dai finti giochi di potere e da chi ti fa credere che le cose procedano senza un meccanismo, in modo spontaneo. Fai in modo che la tua scrittura conservi sempre la spontaneità, perché il mondo che la circonda farà tutto il possibile per tenerla a bada. Guardati dal silenzio che è il nemico peggiore, il silenzio nei commenti, il silenzio nelle lettere che non ricevono risposta, il silenzio delle email che non hanno una destinazione e che non verranno mai aperte. Guardati da questi silenzi ma sappi che non c’è silenzio peggiore della persona che hai di fronte. Guardati da chi crede che le cose che dici siano meno importanti di chi le dice.

Guardati da chi vuol farti credere che la complessità sia un pericolo, l’intelligenza un vizio, la furbizia un valore, la sommarietà un principio. Abituati a vedere i tuoi pensieri da angolazioni differenti, ma soprattutto, guardati da te stesso. Non c’è peggior nemico della tua scrittura. Sappi però che quando avrai affrontato e sconfitto questo nemico dovrai affrontarne uno peggiore, perfino peggiore dell’ostracismo, e del silenzio e dell’indifferenza.

[continua]

Piano n. 3 – 12 Novembre 2045 – New York


Piano n. 3 – 12 Novembre 2045 – New York

burqaLuciano Pagano Davide Morgagni, tutto qui? In una scatola? Un palco? Utilizziamo un dispositivo per parlare di queste cose?

Davide Morgagni zucchero filato all’ananas…gianduia al limone…caramelle!

Luciano Pagano ad esempio il fratello… ha senso rinchiudere? Non si parte già da una chiusura?

Davide Morgagni ah gli uni contro gli altri…vedo mandrie di squattrinati mio bel Luciano Pagano, pesci in faccia a tre euro l’ora…che passano la vita inscatolati…a sognare…

Luciano Pagano sui sogni andrei cauto, non vorrei far la figura del bruco nella Grande Mela, a proposito, il brucomela è parte della scena?

Davide Morgagni non è il bruco a muovere la mela, non è la mela a muovere il bruco…e poi quante facce di culo…

Luciano Pagano anche per questo c’è bisogno di una scatola, un dispositivo, un lucchetto… scatole di castità?

Davide Morgagni noi perchè scriviamo all’interno di un dispositivo? cos’è l’intrattenimento? su cosa si fonda la grandemelamarcia?

Luciano Pagano quindi siamo a New York! Era ora! La nuova Roma! che poi fu la prima grande civiltà fondata dalla demarcazione di un confine, il fratello che uccide il fratello, Romolo, Remo, imprigionati nella Torre…

Luciano Pagano l’intrattenimento di cui ti accorgi è perdita di tempo, l’intrattenimento mascherato in cui ti immergi è perdita “nel” tempo… il loro tempo

Davide Morgagni ahhh per San Paolo! non sono mica un peccatore, sono sempre sincero io…ho nelle orecchie albe d’angurie mature e negli occhi la pazzia degli acquazzoni…piove?…io non ho nulla da comunicare, dico davvero, che nessuno creda a quel che scrivo, non ho opinioni e non ho idee…sono solo un Santo

Davide Morgagni …uff sto tempo…il tempo come misura…bisogna essere coglioni a credere ad una cosa così…

Luciano Pagano quindi il tempo, dicevamo… è il 1485, Santi quanti ne vuoi, Grandi Mele ancora poche, a meno di non essere indiani, alalì, chi era quello, Arturo?

Davide Morgagni sì certo se non gli puzza l’alito…mi verrebbe da far querela a quel bischero del pacco

Luciano Pagano il fatto è che non ci si accorge, di stare nella scatola, finché non passano lo scotch sulla feritoia, la benda, la chiusura

watch_and_obey_by_esrever_ni_tra-d5qszlnDavide Morgagni …gli uni contro gli altri…come un branco affamato di cani rabbiosi…gli uni contro gli altri a stringere le mani e fottere il prossimo tuo…a fondare! puah!…mah sì…una volta superato il contro…si va oltre

Luciano Pagano il Riccardino è bendato, fasciato? Si morde la coda o si lecca le ferite? La fedeltà al cane, la lealtà all’amico, ma la Torre?

Davide Morgagni Riccardino a bruciapelo è uno squarta capre, un briccone irregolare che svia e strasvia chissà dove…un traditore incompiuto che non ha mai fatto niente di buono in vita sua…

Luciano Pagano Per riparare dove, su un trono o tra le sottante?

Luciano Pagano Rimandi al piano inclinato, alla piega deleuziana, cosa importa dell’Apparato di Cottura?

Davide Morgagni oh no preferisce farsi frustare dalle vedove che ha generato…flagello pubblico! da denunciare! shock cardiazol – in cella di isolamento

Davide Morgagni perchè stenta ad esplodere il cambiamento?

Luciano Pagano Ma non sarebbe meglio, mi chiedo, anziché attraversare le praterie per giungere nella Grande Mela, e scivolare nel piano newyorkese, mettere due lasagne in forno? Non sono meglio le patatine fritte, l’ananas, il pop-corn?

Davide Morgagni …già…e cosa sono poi tutte ste ninne nanne di discorsi e sti brodini di conflitti dialettici?

Davide Morgagni …bisogna correre…tracciamo vie di fuga da sto buco nero…

Luciano Pagano L’ultima cosa che chiederei a un Riccardino sarebbe proprio un brodino. Gli è che tu devi accendere le lampadine, prima di scrivere, hai acceso le lampadine?

Davide Morgagni sì ho preso la scossa – mi chiedo: cosa impera? chi ci divide?

Luciano Pagano Bisogna che ci sia qualche stuzzichino, nel tuo teatro si mangia? Profuma?

Davide Morgagni si mette su carne! è chiaro che c’è sempre chi non ha alcun interesse a cambiare…perchè poi?…anzi, ha interesse a conservare conservare conservare…

Luciano Pagano Su questo argomento bisogna essere. Conservare, ecco. Carne arrostita, carne alla piastra, carne insolente di teste tagliate, purché carne sia. Se non c’è profumo di arrosto non funziona. E poi quando arrivi nei paraggi del Teatro c’è un tale profumo, a quell’ora…

murdo

Davide Morgagni ah io e Lucy proviamo nelle belle sale della parrocchia…ma a conservare dicevo…chi lo fa lo fa spesso parlando e innalzando discorsi sul cambiamento…sulla libertà e il coraggio…finanziandolo il discorso! virandolo su temi scottanti! dettati al ritmo delle agende di partito, su temi che generino compassione sociale e augurino tre valeriane e la buonanotte – ah! – bisognerebbe finanziare spettacoli sull’assassinio…

Luciano Pagano mescolare la parrocchia all’assassinio sia Borgia, ma anche un po’ Finanza, e pure Agenda di Partito, certo certo, una ricerca sull’assassinio, per il sangue in scena cosa si usa di questi tempi, mohito o caipiroska?

Davide Morgagni friselle morte! – voglio dire…chi sostiene di avere un corpo è un deficiente…mah sì lo dico tanto qui siamo soli… – bisognerebbe chiedersi: cos’è un territorio?

Luciano Pagano un territorio si può attraversare, quindi è un piano, una radura, una foresta invece ci si perde, quindi vedi che torniamo lì, al piano di cottura, siamo sicuri che le bistecche di Riccardino saranno al sangue? a me il fratello piace ben cotto, Torre o non Torre…

Davide Morgagni fratello contro fratello…ma perchè poi? avevo un fratello un tempo e lo amo ancora…ma diciamo cosa un territorio non è…non è un ambiente…un qualcosa che si possiede, se non nella perversione della proprietà privata…o nel delirio dell’identità…

Luciano Pagano La differenza tra territorio è ambiente è la stessa che passa tra l’ago e lo spillo, entrambi pungono, se usati dal lato sbagliato, il primo serve a infilare, cucire, unire, interesecare, costruire, rammendare, il secondo fa un forellino piccino da cui esce soltanto sangue multicolore, forse siamo un territorio di spilli che cercano di fare gli aghi, cucire. Mi chiedo, che fine hanno fatto i Chiodi?

Davide Morgagni …si schiacciano a vicenda… – il territorio è l’espressione di un ritmo o di uno stile…è l’atto creativo o distruttivo che modifica un ambiente…per esempio, se prendessi a pretesto un territorio fisico…la dimensione Salento…zitto Riccardo zitto…

Luciano Pagano a me l’aereo parte tra poco, da New York sono otto ore almeno, spilli, spilli, spilli

Davide Morgagni mmm zag! c’è che qui per esempio…al tentativo di creare nuove leggi di frontiera e territorio, si opponga un bieco fanatismo identitario, familiaristico, narcisistico, attraversato da flussi commerciali e pubblicitari, e tutta la popolazione(residente o meno) ne è disciplinata e ripiegata dentro – ripiegata nello stravecchio schema gerarchico che spartisce il terreno tra forze ben controllate e parentele…dove la famiglia stessa è sorvegliata e soggetta ai flussi dominanti…ok?…e se ne fa veicolo…portatrice sana…non si può sempre incolpare la mafia ovvero lo stato, i vicini o i nostri politici del cazzo…ne sono coinvolti tutti…ah zitto Riccardo zitto…ho mal di testa Luciano Pagano, l’ascensore è rotta, vado al quarto piano…

per saperne di più: Riccardino III, scritto e diretto da Davide Morgagni Lecce – Teatro Paisiello, 28 Novembre 2013

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“La bellezza delle cose fragili” di Taiye Selasi (Einaudi Editore)


“La bellezza delle cose fragili” di Taiye Selasi (Einaudi Editore)

Questa è la storia di una famiglia.

La storia dei modi semplici e devastanti in cui una famiglia può dividersi.
La storia dei modi, ogni volta unici e miracolosi, in cui una famiglia può riunirsi.
Tra il Ghana e gli Stati Uniti, tra Londra e la Nigeria, la famiglia Sai percorrerà ogni strada per tornare insieme. Anche i sentieri piú tortuosi: quelli interiori.

Kweku Sai è morto all’alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l’aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco piú che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa piú grande – il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo – e che, a sua volta, contenesse una casa piú piccola, la sua famiglia.

Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono «chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze piú difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)». Perché il chirurgo piú geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le piú importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola.

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Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo.

L’esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di «afropolitan» per descrivere quei figli dell’immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d’inferiorità, lontani da ogni stereotipo «etnico»), ma anche un’elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza.

«Selasi va oltre al rinnovamento della nostra idea di romanzo africano: reinventa la nostra idea di romanzo, punto».
Teju Cole, autore di Città aperta

«Fatevi scappare La bellezza delle cose fragili e vi perderete uno dei migliori nuovi romanzi della stagione».
«The Economist»

«Questo libro sembra contenere il mondo intero, non lo dimenticherò mai».
Elizabeth Gilbert, autrice di Mangia, prega, ama

“La bellezza delle cose fragili” di Taiye Selasi (Einaudi Editore)
2013, Supercoralli, pp. 344, € 19,00, ISBN 9788806208028
Traduzione di Federica Aceto
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Lecce, 28 Novembre 2013 – “RICCARDINO III”, scritto e diretto da Davide Morgagni


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“RICCARDINO III” da WILLIAM SHAKESPEARE
Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

LECCE – TEATRO PAISIELLO
(Via Giuseppe Palmieri)
giovedì 28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Riccardino III”, da William Shakespeare, prima opera teatrale scritta e diretta da Davide Morgagni, andrà in scena il giovedì 28 Novembre 2013, a Lecce, sul palcoscenico del Teatro Paisiello, inizio ore 21.15.

“Riccardino III” è la tragedia del risentimento. Riccardino III è un corpo minorato, monco, incompiuto, de-forme, in variazione continua, è uno scellerato che produce il suo strumento da guerra, una forza “diversa”, “differente”, in collisione con la visione morale della Forma-Regno, o quel che sarà la Forma-Stato. Una tragedia di teste tagliate, dove il fratello imprigiona il fratello e fa di tutto per creare un deserto attorno a sé, fino a divenire folle, rendersi complice dell’orrido e abbandonare ogni freno. Un potere così grande annienterà Riccardino III, svelandoci un personaggio inedito, immane.

Tutte le tragedie di Shakespeare sono immense ammonizioni, mostrano come una qualunque via di fuga, o tratto vitale, nel campo del potere, implicato col potere, si trasformi in una forza distruttiva, dispotica. Infine, arrivano i buoni, e tutto ricomincia, si imita, si ricalca il supplizio subito. “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo” è l’amara soluzione di un dramma che vede la lotta del fratello contro il fratello, qualche anno prima che i monarchi d’Europa, stanchi di tanto sangue, inventino l’America.

Davide Morgagni, nato a Lecce, in scena maniaco, monco, orrendo, assassino, ha lavorato come attore e assistente alla regia con il Teatro Asfalto, collaborando alla nascita di Teatro di Ateneo di Lecce. Luciana Franco, al suo esordio sul palcoscenico, ha collaborato con Davide Morgagni in Todo el amor, da Pablo Neruda.

Tecnici luci e audio: PM Service
Costumi: Manuela De Lorenzis
Scenografie e oggetti di scena: Self Agni
Illustrazioni e trucchi: Pamela Morgagni, Mariangela Franco
Grafica locandina: Stefano Palma
Foto di scena: Lorenzo Papadia

Info e Prevendita
tel. 334-6572108
Biglietto di ingresso 8€ – Studenti e loggione 6€

Prevendita
SHULUQ – VIA PALMIERI 37a – LECCE
da MARTEDÌ a DOMENICA (9.30/13 – 16.30/20.30, lunedì chiuso)

Daniela Gerundo su “Rosso Istanbul” di Ferzan Ozpetek (Mondadori).


Daniela Gerundo su “Rosso Istanbul” di Ferzan Ozpetek (Mondadori).

Una sceneggiatura, non un semplice romanzo. Capitoli brevi, ognuno con una storia a sé che traggono linfa dai sentimenti e dalle fragilità umane per produrre , infine, l’armonia di un racconto autobiografico forte e dettagliato, autentico e spassionato nel quale ritroviamo le cifre stilistiche che già caratterizzano il linguaggio filmico di Ozpetek.

È un linguaggio tipico il suo quando parla di relazioni umane e sentimenti : attento, delicato, ironico, composto, dotato di una leggerezza tale da non offendere alcuna sensibilità. Ci aspettiamo di poter rivivere nelle sale cinematografiche le emozioni che Ferzan ci ha comunicato schiudendo ai nostri occhi le pagine di un diario di viaggio intimistico nel quale racconta il suo percorso di crescita come regista e come uomo.

È la storia di un bambino che, rincorrendo i sogni, raggiunge da adulto la felicità e la completezza nella personale realizzazione. E’ la narrazione di un percorso di vita che da Istanbul lo porta a Roma attraverso molti mari, oceani, spiagge per approdare, infine, verso Sud, in un “posto caldo che esiste solo dentro di noi”.

Sono pagine sussurrate, ammantate di sensualità e seduzione, perché la parola giusta che incide e colpisce non è quella urlata. I toni accesi sono riservati ai colori dei tulipani, al profumo dei tigli, alle tinte dei tramonti sul Bosforo, all’azzurro del cielo che ti fa venir voglia di essere aquilone, al rosso dei melograni, dei tram, dei carrettini dei venditori ambulanti di ciambelle al sesamo.

Sono pagine pervase dall’huzun, l’equivalente del portoghese saudade, quel sentimento a metà tra malinconia e nostalgia; quella sensazione di straniamento di fronte ai crimini del cuore; quella struggente nostalgia per le occasioni mancate: l’occasione di vivere appieno il rapporto col padre, con la sorella Filiz, con l’amico Yusuf, con l’amata Neval.

Occasioni mancate anche per Anna e Michele, personaggi della storia parallela che nel libro si sviluppa assieme alla vicenda personale del regista, protagonista della storia : due vicende iniziate assieme, destinate ad incrociarsi e convergere , alla fine, verso un’unica direzione.

Un incontro in aeroporto, luogo non propriamente indicato per abbracci e addii come lo sono le stazioni ferroviarie.

Il regista prende lo stesso aereo di Anna e Michele, sposati da vent’anni, che viaggiano con una coppia di giovani amici, Elena e Andrea. Un viaggio di lavoro stravolgerà le esistenze di tutti e si trasformerà per Anna in un’occasione per affrancarsi da abitudini sedimentate, per liberarsi dal continuo bisogno di controllo, per strapparsi di dosso la vita come un vestito ormai vecchio e recuperare la propria autenticità, per risvegliarsi da un lungo torpore. “Impara dai fiori perché loro lo sanno che dopo un gelido inverno arriva la primavera” diceva il nonno di Anna. “ Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi” recita il giovane Murat incontrato in strada mentre incide un graffito sul muro. “ Quando è stata l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?” E’ l’inizio di una “rivoluzione” personale che coincide con la rivoluzione dei giovani e di tutta la popolazione contro una speculazione edilizia che il governo vuole realizzare demolendo un’antica sala cinematografica.

Nel corso della manifestazione viene arrestato il regista che riconosciuto, verrà subito rilasciato. Il rientro a casa sarà per l’uomo occasione di confidenze e confessioni con l’anziana madre; il momento delle verità a lungo nascoste, dei consigli e delle considerazioni. Sull’amore. L’amore che succede e basta. Perché non esiste un motivo per cui innamorarsi. Si è guidati da leggi misteriose e nel mistero bisogna cercare di rimanerci il più a lungo possibile. Perché niente è più importante dell’amore. L’amore non fa differenze di sesso : sceglie e basta. E non bisogna sorprendersi se si possono amare due persone contemporaneamente.

L’amore lega a noi in modo indissolubile anche le persone che abbiamo amato e non ci sono più. Solo l’amore può rafforzare le fragilità e contrastare il mal di vivere che a volte ti fa scegliere il buio invece della luce. Nella vita occorre comprendere le debolezze delle persone che amiamo, non fermarsi all’apparenza delle situazioni ma comprendere l’essenza dei sentimenti che le hanno determinate e saper perdonare. Perdonare anche la propria madre che ha taciuto un’importante verità sulla vita del padre. Lo si può fare attraverso i versi del poeta Nazim Hikmet che parlano di speranza e di fiducia nel futuro.”….i più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”. Il futuro è come il sorgere del sole. “Brindiamo a tutte le albe che verranno” sono le parole che Anna sente pronunciare da Andrea . L’ha vista anche lei l’alba, quella in cui il mondo si è capovolto e la sua esistenza non è stata più la stessa. Una luce di positività e speranza pervade le ultime pagine del diario di viaggio nella memoria nel quale ci ha condotti Ferzan Ozpetek il cui nome vuol dire “ l’ultima luce del tramonto”.

Daniela Gerundo

http://www.musicaos.it

Segnalazione: Luigi Milani, “La notte che uccisi Jim Morrison” (Dunwich Edizioni)


“LA NOTTE CHE UCCISI JIM MORRISON” (Dunwich Edizioni)

di Luigi Milani

http://www.dunwichedizioni.it/wordpress/catalogo/la-notte-che-uccisi-jim-morrison/

Jim Morrison, artista maledetto per antonomasia, voce e cofondatore (della band) dei The Doors, è scomparso il 3 luglio 1971 a Parigi. O meglio, così recitano le biografie ufficiali dell’artista amato da milioni di fan in tutto il mondo.

Ma le cose stanno davvero così? E se invece, come suggerito di recente dal tastierista della band Ray Manzarek, il mitico Re Lucertola non fosse affatto morto, quella terribile notte di oltre 40 anni fa?

Luigi Milani, scrittore ben avvezzo ai tanti misteri che da sempre circondano il mondo del rock – è autore anche del romanzo bestseller Nessun Futuro, dedicato a un’altra icona della musica contemporanea, Kurt Cobain – esplora il mistero della presunta scomparsa del grande artista. E lo fa offrendo ai lettori un racconto incalzante e oscuro, che cancella ogni certezza e spalanca nuove prospettive sul mistero che tuttora avvolge le sorti del mitico Re Lucertola.

L’abilità stilistica di Luigi Milani sta nell’assecondare il progressivo avvicinarsi allo svelamento di tutti i misteri senza anticipare troppi indizi e ritardando la soluzione del caso con digressioni calibrate. (Il Secolo)

La leggenda metropolitana del redivivo e del redimorto si addice al mondo del rock, confermata e rilanciata in forma letteraria da Luigi Milani. (Barisera)

Luigi Milani è autore di molti interessanti racconti pubblicati in diverse antologie che hanno a che fare con il mondo dell’al di là inteso in senso ampio; inoltre la sua passione per la musica la troviamo nei suoi romanzi, come, per esempio, Nessun futuro. (Booksblog)

La scrittura di Luigi Milani è fresca, senza sbavature, essenziale e a tratti poetica e suggestiva. (Literaid)

«Credo che la musica viva da sempre una relazione intensa con il mondo della parola, in un gioco di rimandi che risulta molto evidente nell’opera, nel teatro antico, via via fino alla tragedia classica.» (Luigi Milani)

Luigi Milani vive e lavora a Roma, città dov’è nato poco dopo la morte di John Kennedy. Tra i soci fondatori di Edizioni XII, cura la collana eTales per Graphe.it Edizioni e collabora con Kipple Officina Libraria. Ha pubblicato racconti e romanzi per vari editori e su diverse riviste letterarie, cartacee e on line. Ultimi libri pubblicati come autore: Nessun Futuro (Casini Editore, 2011), Seasons, Ci sono stati dei disordini e L’estate del diavolo (Delirium Edizioni, 2011-2012). Assieme alla coautrice Alexia Bianchini ha appena pubblicato un nuovo romanzo, un thriller venato di paranormale intitolato Eventi Bizzarri (La Mela Avvelenata, 2013). Il suo blog è http://luigimilani.com

“LA NOTTE CHE UCCISI JIM MORRISON”

di Luigi Milani
pagg. 60, prezzo € 0,99, formato epub/mobi

segnalazione a cura di http://www.musicaos.it

Piano n.2 – 8 Novembre 2076 – Alaska


Piano n.2 – 8 Novembre 2076 – Alaska

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Davide Morgagni frou-frou? za za?

Luciano Pagano che freddo!

Luciano Pagano quanti ce ne stanno, di Shakespeare?

Davide Morgagni …da metter fuoco al creato…

Davide Morgagni 3 o 4 su per giù…sul soffitto come ragni…

Luciano Pagano metter fuoco al creato? Come se non bastasse un teatro, hai idea di quante scimmie ci vogliano per fare un esercito?

Luciano Pagano replicanti… astanti… l’ennesimo Golem? Quanti è Riccardino?

Davide Morgagni siamo colpevoli colpevoli colpevoli…lasciami dietro le quinte…sto mangiando una banana

Luciano Pagano che freddo!

Davide Morgagni …da bruciarsi le cervella…

Luciano Pagano procediamo con disordine, c’è anchora chi crede che quello che parla, dall’altra parte, sia Tu, ma tutto questo è illogico!

Davide Morgagni uau che bello grazie bellissimo che bella che sei ti trovo bene come stai?

Davide Morgagni dove sei Pagano? quanti topi ci spiano?

Luciano Pagano sono scettico, alla maniera dell’ignorante perché ignora, cioè scettico perché scetticizzo, secondo me i topi sono tutti nascosti nell’Ulisse di Joyce, e fanno i rutti, come alcuni irlandesi a mezzogiorno

pollockLuciano Pagano si scrive per tenere in ordine le proprie scritture, perché se uno non scrivesse non saprebbe da che parte iniziare per mettere ordine in ciò che scrive… e si agisce per mettere ordine nelle proprie azioni? ma il Riccardino è azione?

Davide Morgagni e va bene va bene per tutte le bibbie e i bamboccioni d’Irlanda…c’è del manzo sopraffino? ma vogliono correggermi la spina dorsale, raddrizzarmela, a te?

Luciano Pagano cado sette volte e mi rialzo otto, ieri ho desinato con ali di pollo arrostite sulla pietra, e castagne, e mandarini, ti sembra abbastanza manzo per il ritorno dalla battaglia?

Davide Morgagni …voglio dire ci sarà una mandria di laureati qua…perchè poi scrivere alla maniera dei fessi?

Luciano Pagano qui sono tutti laureati, chi non si laurea è a lavoro, in direzione, Bloom è Shakespeare, Ulisse, l’Ebreo Errante, il lettore del Daily mail, l’uomo che crede a ciò che legge nei giornali, ognuno, è il capro espiatorio, così diceva Ezra Pound, accidenti! Sei un capro espiatorio o soltanto un capro?

Davide Morgagni spruzzo un ottimo latte di caprone…e va bene…ma sappiate che non mi converto!

Davide Morgagni però mi concedo l’handicap del delirio, produciamo un po’ di inconscio su, tagliamo la testa a budda – cosa può un cavallo?

Luciano Pagano Ho smesso da tempo di coltivare l’orto della psiche, cosa vuoi fare con un cavallo, agitare il sonno dei fantasmi? Non credo che troveresti quello che cerchi, al massimo rovistando trovi qualche icona, il tagliando di una scommessa, un paio di ammicchi, qualche sbocco, a me è capitato di sognare, una volta

Luciano Pagano vedrai che ridere quando tutti scopriranno il trucco… c’è il trucco? ci sono dei costumi? fonismi?

Davide Morgagni c’è una enorme differenza fra un cavallo da soma, appesantito dalla fatica, dai pesi e le briglie, che pare un bue, un tocco di manzo appunto, depresso come un laureato, e un cavallo da corsa, o ancor meglio da un cavallo selvaggio…fai tu…tu che macchina sei?

Luciano Pagano io sono un mulo da corsa, un asino corridore

Davide Morgagni …bisogna smetterla di parlare alle masse con la presunzione di educarle…

Luciano Pagano Smettere masse e matasse, bisognerebbe intervenire durante le messe, alzare la mano per chiedere se è vero, “mi scusi, ma è vero?”. Il Riccardino è una Messa?

jackson-pollockdrippingDavide Morgagni mi viene in mente sta capocchia di spillo, sta cruna che attraverso e riattraverso…o la parola rivoluzione…da vomitarci la pazienza delle monache

Luciano Pagano Riccardino è una rivoluzione. Suona bene ma non rimbomba, attraversa la cruna, ma tuona? Una rivoluzione delle specie. C’è posto per le monache nel Teatro Morgagni? Tuo-no!

Davide Morgagni se qualcuno parla o proclama di voler fare una rivoluzione, come fosse anche questa un dovere, ah gesù il bambinello, già m’appesantisce, c’è già puzza di patetico e populismo e uova marce andate a male, la banalizza la imbriglia m’addormenta l’appetito, c’è già puzza di conversione, di gruppetti, associazioni, prendiamoci per mano! cazzo sono già fritto buonanotte e sogni d’oro…uff…e tu?…

Davide Morgagni …ben altro è sentire come scotta il flusso che ti fa dire uh uh tutto il santo giorno…il farsi rivoluzionari, non ci si apre mica al proprio orticello o quartierino, non si cercano seguaci per piacerne, non è una guerra del risentimento, non è un rovesciamento dei peccati, ci si spalanca a un’etica!

Luciano Pagano un’etica, magari, anche una, se fosse, basterebbe, a me sembra che nessuno vuole distogliersi dalle responsabilità, è tutto un mascherarsi da seri per essere buffoni, e quando uno ti chiede di essere seriamente buffone ecco che voleva fare per finta, fingere la rivoluzione, accidenti! ma qui già fingere un’evoluzione sarebbe qualcosina

Davide Morgagni Riccardo III mostra chiaramente come si costruisce una macchina rivoluzionaria e i pericoli che se ne attraversano…ma questa macchina desiderante, che Shakespeare precipita come in tutte le tragedie in un orrido, quanto umoristico fallimento, è soggetta alla solitudine, al chiasso dei deserti…e poi…infine si nasconde la polvere sotto al letto, per poter ostentare pulizia e bellezza nella propria casa, sotto al letto sotto al culo sottoterra, nel terreno infetto, e infine si incolpa la Mafia, ah pergiove, tutt’al più che nessuno sa cosa sia la Mafia…

Luciano Pagano il Potere, il Simbolico, il Sadico, il Pratico, l’Economico, prima ancora che il Reale, il Corpo del Reato, l’Anticorpo

Luciano Pagano chi ha paura di chi? riuscire a portare la Mafia e il Potere in scena, quali barre delle III di Riccardo?

Luciano Pagano il privato, anche il potere privato, diventa un assoggettamento sociale, un’ombra del potere, quando al potere basterebbero una frusta e un bicchiere di latte pastorizzato, latte nomadico, latte+

Davide Morgagni merda merda il simbolico…per questo non mi piace proprio Saviano…la legge il testo il porno…solo un testo attentatore può uccidere il pudore dell’intelletto, in quel posto gli intellettuali, in quel posto sacrosanto gli artisti, in quel posto i drammaturghi – viva gli artigiani!

Jackson-Pollock2Luciano Pagano a la ġèr kòm a la ġèr! eccolo!

Luciano Pagano da qui in poi sarà tutta s-teppa!

Davide Morgagni voglio dire…quale bisogno culturale si ha per convertire e guarire il barbarico? in cosa poi? in una cosuccia di sinistra? o in un soporifero letargo fra i fantasmi dei vecchi valori, le radici…basta!

Luciano Pagano Occidente progredito, occidente bizantino, tu che hai trasformato il barbarico in barbiturico, e la rivoluzione in una riedizione dello spettacolo, tagliare la testa!

Davide Morgagni il testo, intendo i baci di dio, va sperimentato senza preservativo…credo sia questo l’equivoco che rende scemi tutti i preti del testo – il testo va mangiato infettato sputato, va spruzzato affinché liberi voci e forze impensate, o ci si pone sempre davanti al Padre della ciancia…basta guardarsi attorno….e sollevare le tapparelle…ci si occupa si mangia si vota si riflette si accetta ci si prende cura delle puttanate – puttanate e non c’è molto altro – no! non si può fermare una voce, l’intensità di una voce, mandarla a scuola metterla in forma educarla a rendere riempirla di farmaci…e va bene…ci vediamo al terzo piano?

Luciano Pagano !

per saperne di più: Riccardino III, scritto e diretto da Davide Morgagni Lecce – Teatro Paisiello, 28 Novembre 2013

“Sguardi di mondi rubati” di Moira Fusco. Un racconto.


“Sguardi di mondi rubati”, il racconto di Moira Fusco, senza mediazioni e preamboli ci introduce immediatamente sulla scena di un incontro, quello tra Inès e Gabrièl, la prima una volontaria di un equipe medica, il secondo un fotografo, nello scenario di Ouaga, capitale del Burkina, tra le macerie dei bombardamenti, il costante pericolo e il coprifuoco nelle strade. Proseguendo nel racconto, breve e intenso come un episodio di guerriglia urbana, ci accorgiamo che i due protagonisti condividono un passato.

Interessante come l’autrice, in poco spazio, riesca a rendere il distacco tra il pericolo e la prospettiva di salvezza, che viene improvvisa scappando fuori dalla città, e ritornando ai lembi di quella foresta che è madre e che accoglie, come uno sguardo che cela in sé “tutte le storie del mondo”, tutti i miti, tutto il passato, tutto il futuro. Buona lettura.

Luciano Pagano

“SGUARDI DI MONDI RUBATI”
di Moira Fusco

bizard_scotchcrossing_ouaga_6– Ti prego dimmi che non morirò qui – disse Inès con voce rotta a quel perfetto sconosciuto.
Si erano conosciuti così Inès e Gabriel, in un pomeriggio scandito dal fragore incessante di quei colpi dei fucili dei soldati che avevano occupato le strade di Ouaga, saccheggiandola senza troppi ripensamenti. Strade intrise del puzzo nauseante di oggetti bruciati, testimoni di illusioni di uomini andate in frantumi e mai più ritornate, di volti segnati da interminabili lotte intestine perse in un tempo senza memoria e che sapevano densamente di vita, di vite…
La linea rosso fuoco dell’orizzonte africano spaccava il cielo in modo prorompente, segnando il labile confine tra il giorno e la notte, una notte la cui presenza ingombrante dopo lo scoppio di quei tormenti sembrava non volere più cedere il passo al giorno.
E quando in quel caldo pomeriggio di polvere rossa tanto cara alla terra africana, la mano di Gabrièl toccò quella di Inès, entrambi sentirono che qualcosa nelle loro vite sarebbe cambiato per sempre.

In lei c’era tutto: sguardo intenso adombrato da un fondo di malinconica dolcezza; spirito misto di ribellione e sfrontatezza che le conferivano un che di imprevedibilità agli occhi di quanti aveva incontrato nella sua vita. E in lui c’era tutto: gusto forse estremo per il nuovo e la scoperta; passione esasperata per quei viaggi che lo spingevano fino ai lembi del mondo e un calore palpabile dettato da due grossi occhi neri quasi fossero onice.

bizard_scotchcrossing_ouaga_10Inès e Gabriel erano giunti in Burkina, in quello stato tra i più poveri dell’Africa, mossi da intenti diversi, risultato di storie altrettanto differenti e lontane. Inès viaggiava come volontaria con un equipe medica italo-francese per un progetto di prevenzione sanitaria contro la piaga della città di Ouaga e dei villaggi circostanti, la malaria. Scrittrice e perenne viaggiatrice senza più patria se non i suoi fogli e le parole, aveva scelto liberamente di ritrovarsi lì per guardare in faccia la sofferenza, “quella vera”, come lei la definiva, autorizzandola a insinuarsi tra le pieghe della sua pelle per poi cavarne fuori la forza di combatterla. Gabrièl era alla ricerca di nuovi paesaggi da fotografare e di nuove ispirazioni per la raccolta del libro “Sguardi di mondi rubati” al quale da anni stava lavorando. Aveva ereditato la passione per i viaggi da suo padre, un uomo quanto mai assente che aveva segnato in modo negativo la sua infanzia, ma questo aveva finito per renderlo sorprendentemente un uomo forte e umano nel senso più palpabile del termine.
Gabrièl afferrò con fermezza la mano sporca di fango e un po’ sudata di Inès che per una brevissima frazione di secondi la ritrasse, probabilmente più per vergogna che per paura: “Non morirai qui! Ma adesso devi correre, dobbiamo allontanarci e in fretta! La città non è sicura e tra poco partirà il coprifuoco” – così le disse, fissandola con l’intensità che quegli occhi neri emanavano tra la semplicità più disarmante.
– Mi sono persa… – esitò Inès ancora una volta.
– Non è il momento – rispose secco Gabrièl con un tono di voce che stavolta tradiva una punta di insofferenza per l’immobilità ostinata della ragazza – muoviti ho detto se ci tieni alla tua pelle! –

bizard_scotchcrossing_ouaga_20E così Inès decise di affidarsi, forse realmente per la prima volta nella sua vita, lanciandosi in una corsa sfrenata tra quello che rimaneva delle strade di Ouaga dopo i bombardamenti della notte trascorsa, con nelle orecchie il suono assordante del coprifuoco e negli occhi lo sgomento per quel nulla esasperante che la circondava: macerie e tracce di vite ormai irriconoscibili. Era la guerra per il dominio della terra, quella terra brulla e accogliente come madre, fatta di braccia di donne instancabili vestite da secoli di albe calde e solitari tramonti, della cui fertilità avevano fatto la loro ragione di vita, ora scenario affranto di desideri dettati solo da ostinazione e istinti irrefrenabili di prevaricazioni senza tregua.
– Corri Inès, corri! Muovi quelle belle gambe! – urlò Gabriel riportandola alla realtà quasi volesse sottrarla ai suoi pensieri, quasi temendo che il coraggio disperato di quella donna fosse ingoiato anch’esso da tutta quella miseria e orrore.
Stavano percorrendo quel che rimaneva di una città la cui fine era stata già forse segnata sul nascere da giochi di potere che richiamavano le pagine più tristi della storia, fatte di atroci e imperdonabili negazioni della dignità umana.
– Corri Inès – nelle orecchie il suono deciso della voce di Gabrièl, le si confondeva ora a quello morbido della voce di sua madre che le tornava in mente con la forza che i rimpianti sanno ben suscitare! Quanto avrebbe voluto stringerla ancora e dirle di esserle grata per tutto ciò che era, affondando completamente il palmo della sua mano su quel volto così chiaro che in passato aveva più volte baciato fino a farsi ripetere – Sei sempre una bambina eh? -.

bizard_scotchcrossing_ouaga_26Ma ora non c’era tempo, tutto finito! Non c’era più spazio per i ricordi, né per i rimorsi o i rimpianti, c’era solo il vento umido africano che annunciava con calma arrendevole la venuta della sera e chissà di quale altra notte! C’era il timore per quello che forse non avrebbe più potuto essere, di ciò che si poteva perdere o di ciò che non si era ancora trovato; di quello che Inès non aveva ancora vissuto, ma solo immaginato tra le tante notti in cerca di un sonno che tardava ad arrivare; notti rimescolate a profumi di altre tipicamente estive lambite dai sensi storditi dal fumo e dall’alcool, accarezzate da rapide emozioni difficili da controllare. Forse stavolta non c’era più tempo davvero…
Poi d’improvviso l’urlo di Gabrièl la riportò alla realtà o forse fu più quel terribile dolore alle gambe che l’aveva invasa come fosse fuoco – Gabrièl, ti prego… – riuscì a emettere a stento con l’ultimo fiato rimastogli in petto.
– La periferia! Inès guarda la periferia! – urlò Gabrièl, scandendo le parole con la stessa gioia e ansia di un bambino che arriva in un posto atteso per ore.
Di fronte ai due ragazzi il verde incontrastato della foresta africana nella sua essenza più nuda e autentica, priva di inutili orpelli, fin troppo avvolgente da lasciarsi immaginare.
– Ce l’abbiamo fatta Inès, siamo fuori, i militari non si spingeranno fino a qui – la rassicurò Gabrièl stremato, con le pupille degli occhi ormai dilatatissime, il volto intriso di sudore e i battiti del cuore sempre più accelerati.
Inès scoppiò in un pianto liberatorio lasciandosi cadere a terra, ma Gabrièl la trattenne a sé stringendola forte. Avevano corso parecchio temendo di non riuscire a varcare il confine sorvegliato dai soldati. Gabrièl aveva scelto di passare per quelle strade ridotte in macerie riuscendo così a evitare le ronde che perlustravano di continuo i pochi edifici rimasti ancora in piedi, per poi inoltrarsi tra le periferie che conducevano ai villaggi limitrofi fatti di capanne di foglie e legno, estremamente poveri e poco appetibili.
– Sei salva Inès e non morirai oggi – disse Gabriel sorridendole dolcemente, stringendola ancora più forte tanto da avvertire un incastro perfetto tra i loro corpi ancora esausti e tremanti.

bizard_scotchcrossing_ouaga_23Inès lo guardò parlandogli con quegli occhi colmi di lacrime, poi nascose il volto tra le braccia del ragazzo quasi a voler fissare la fine del pericolo. E tra quelle braccia sconosciute e inspiegabilmente familiari, Inès sentì tutte le storie del mondo, tutte le vite raccontate nei cicli del tempo, tutti i sapori di un’umanità persa tra il suo passato di miti, di guerre, di semplici storie di uomini e di donne ora in balìa della propria ricerca di senso. Ripercorse velocemente tutta la sua vita riavvolgendola come la pellicola di un film, ripassò tra i suoi chiaro – scuri risalendo per le vie più pericolose dei ricordi, immagini nitide in contrasto con sfondi scontornati, umori dolci amari di storie ormai terminate per sempre. Era proprio la sua vita.
Inès alzò nuovamente il capo, incrociò gli occhi di Gabrièl che la fissavano in attesa di risposta e le sembrò ancora più bello tra il rosso del tramonto spennellato al blu più intenso della sera che scendeva piano su di loro.
Sapeva di aver trovato Gabrièl. Sapeva di averlo trovato per sempre.

§

Moira Fusco è docente di psicologia e comunicazione, con un’esperienza biennale di insegnamento a Roma, attualmente collabora con il Centro Risorse Famiglia della Provincia di Lecce. Ha insegnato in Portogallo, in seguito è stata in Benin, presso l’orfanotrofio Porto Novo, per un progetto di volontariato in Africa. Ha collaborato con la testata giornalistica “Voci Globali” (http://www.vociglobali.it), scrivendo articoli di cultura e interventi incentrati sulla difesa dei diritti umani.

Le immagini, scattate a Ouaga durante una performance di ‘scotchcrossing’ sono dell’artista BIZARD, http://www.bizard.net/

10 Novembre 2013, Lecce – Presentazione ufficiale di “Le Pentite di San Sebastiano” (Edizioni Esperidi)


FONDAZIONE PALMIERI onlus
EDIZIONI ESPERIDI

Sarà presentato ufficialmente domenica 10 novembre 2013, h. 18.30, a Lecce, presso la Fondazione Palmieri onlus sita nella Chiesa di San Sebastiano, Vico dei Sotterrani, il volume “Le Pentite di San Sebastiano. Arte, devozione e carità a Lecce”, (a cura) di Luciana Palmieri e Grazia Colaianni, edito da Edizioni Esperidi.

Interverranno:

Jean-Robert Armogathe – École Pratique Des Études Sorbona-Parigi

Raffaele Casciaro – Università del Salento

Lucio Galante – Università del Salento

Saranno presenti gli Autori
e l’editore Claudio Martino

EDIZIONI ESPERIDI
Via Montenero 27, 73047 Monteroni di Lecce (Le)
T/F +39 0832 202032 / mobile +39 328 3090629
info
www.edizioniesperidi.com

Segnalazione: “Memorie di un vecchio cialtrone” di Roland Topor (@VolandEdizioni)


“Memorie di un vecchio cialtrone” di Roland Topor
(Voland Edizioni)

a cura di Carlo Mazza Galanti

Chi crede di conoscere la cultura del ‘900 dovrà riconsiderare le proprie certezze. I manuali, le storie dell’arte hanno perpetuato il malinteso. Una mistificazione epocale ci ha tenuti all’oscuro della Verità. In queste pagine finalmente si riscrive la storia culturale del secolo breve.

Le grandi opere, le grandi personalità, saranno ridimensionate. I meriti ridistruibiti. La genesi dei capolavori ricomposta. L’ordine dei movimenti sovvertito. Una sola persona può permettersi di parlare a nome di tutti, un uomo soltanto possiede il bandolo della matassa.

Che quest’uomo sia un autentico genio, l’eminenza grigia, il marionettista che opera dietro tutte le quinte, e allo stesso tempo che si tratti di un povero imbecille, di un vecchio farneticante incapace di tenere la bocca chiusa per spararla grossa a ogni minima occasione, è una contraddizione che sembrerà soltanto apparente una volta giunti alla fine delle sue clamorose Memorie.

“Memorie di un vecchio cialtrone” di Roland Topor (Voland Edizioni)

http://www.voland.it/voland/scheda.aspx?titolo=487

EAN 978-88-6243-152-1
pp. 160
Formato Grande
novembre 2013
Prezzo € 14,00

Lecce, 30 Novembre 2013, 1 Dicembre 2013 – “Torri che grattano il culo a nessuno.” di Gianluca Marinelli


30 novembre – 1 dicembre 2013
Ammirato Culture House, Lecce

h. 17.00-22.00

TORRI CHE GRATTANO IL CULO A NESSUNO

“Torri che grattano il culo a nessuno” è un’installazione di Gianluca Marinelli che coniuga la ricerca filologica con la pratica artistica, nel tentativo di esplorare alcuni luoghi che ricoprono un valore simbolico per l’area in cui si trova l’Ammirato Culture House (ACH) di Lecce.

L’Ammirato, Villa Della Monica, il complesso di Fulgenzio sono i primi insediamenti nel “quartiere”: nascono come ville extra-urbane, spazi consacrati al ristoro, alla bellezza e alla meditazione. Nel tempo tali strutture hanno conosciuto delle trasformazioni, subendo una riconversione pressoché totale rispetto alle loro originarie funzioni.

Oltre a questi luoghi di antica memoria, ve ne sono altri più recenti, che hanno rivestito un ruolo per la ricerca, per le esigenze strategico-militari, oltre che per l’immagine economica della città (Il Parlangeli, la caserma militare “Pico”, il “Grattacielo”).

Un viaggio tra passato e presente, tra memoria e oblio, per avviare una riflessione sui processi storici e sulle contraddizioni generate dalle trasformazioni.

L’installazione, che ha visto la collaborazione di altri artisti, ricercatori e residenti del quartiere, sarà allestita negli ambienti dell’ACH.

È un’iniziativa che rientra nell’ambito del progetto artistico “Quartiere Ammirato”, realizzato dall’Ammirato Culture House in collaborazione con la Fondazione Musagetes.

http://www.ammiratoculturehouse.org

Piano n.1 – 4 Novembre 2128 – Mongolia


Piano n.1 – 4 Novembre 2128 – Mongolia

Luciano Pagano tagliare la testa?

Davide Morgagni innanzitutto bisogna tagliare la testa alla parola pessimismo

musicaos:ed tagliare la testa?

Beatrice Impronta …sfatare miti e imposizioni…e affidarsi alla consapevolezza…seguire le proprie tendenze..consci delle proprie debolezze..

Davide Morgagni meravigliosa la coda –

musicaos:ed la testa, la coda, la testa cioè il testo? un testo senza capo né coda? da che parte ci entro, senza porte e finestre?

Davide Morgagni è inutile cercare chiavi e ricette – non ci sono porte – tagliare l’asse

musicaos:ed l’asse? secondo me l’asse presuppone una direzione, un versante, un vortice… un’asse se vuoi anche traballante, ma che pur sempre è. Qual è l’asse? “milioni di entrate” fatevi generosi fino al midollo… cosa c’entra con Riccardino, la generosità?

Davide Morgagni …che non sia cartesiano – generosi generosi generosi

francis-bacon-wrestlers-006musicaos:ed ciò su cui uno si interroga, forse, riguarda ciò che uno andrà a vederci… forse, ci si interroga sul visibile, il probabile, la poltrona calda?

musicaos:ed ad esempio perché nessuno fa niente?

Davide Morgagni la poltrona brucia e l’abbonato dorme – sì mio bellissimo Pagano è un regime paranoico – subiamo i colpi di frusta e abbiamo la frusta fra le dita…le mie dita per esempio in questo momento sono piene di miele…ho paura delle mosche delle formiche…degli orsi…adorabili le formiche, no?

musicaos:ed sul ‘bellissimo’ nutro seri dubbi, la bellezza non salva, aiuta ma non salva, è difficile pensare a un Riccardino III e al miele, ma perché pensare? Non si può nonpensare un nonspazio? Quante formiche ci entrerebbero sul tuo palco? vorrei affermare, anziché chiedere

Davide Morgagni come dice chissà chi lo spazio lo crea la luce! – se si è vivi e in corsa è bella ogni stagione ——– Riccardino? chi è Riccardino III? non è un contenitore…questo è certo…è patologicamente democratico

musicaos:ed patologicamente democratico, pd, quindi liberamente inclusivo e non esclusivo? Riccardino III chi è? uno che intende includere per forza escludendo la forza? c’entra il potere? a me la democrazia fa venire in mente la ‘democratura’, non mi dire che hai fatto finire la democrazia nel potere…

Davide Morgagni ci si impossessa di tutto, dei palazzi delle piazze e delle parole – del pd va sottratta la p – bisognerebbe escludersi – svuotare le camerette – chi si sente incluso vive l’attuale!, non l’attualità – dai su bisogna esser rapidi quando va tutto a rotoli…a rotoli! mmm si parla a chi non c’è

francisbacon_lucianfreudmusicaos:ed anche se poi il teatro è uno dei pochi luoghi rimasti in cui si parla a chi c’è, oddio, esiste anche chi riesce a nonparlare e esserci lo stesso, mi sarebbe sempre piaciuto scrivere in teatro, un posto dove nascono le cose, per definizione, dove vengono agite, mi immagino seduto con la macchina da scrivere, scrivere in teatro che non è scrivere per il teatro, e neppure farsi scrivere dal teatro, un caffé?

musicaos:ed sì ma Riccardino III, da dove prende il primo passo? senza capo?

Davide Morgagni Riccardino è sempre stato lì, fra le vostre lenzuola, davanti allo specchio a farsi la barba…ah teatro! il lavoro sul corpo! ma quale corpo!? Riccardino è un corpo masochista si capisce, fa training sul corpo di polizia, è un corpo a corpo con la carne macinata – è la riscrittura dei muscoli, ed io mi son fatto muscoli da salmone – patè?

musicaos:ed quanto tempo ci vuole perché il corpo a corpo torni a essere riscrittura? cosa fa Riccardino III per uscire dal ciclo dell’eterno ritorno dell’uguale? È un Bene comune? o comunitario… non mi prendere in giro, non lo sopporterei…

MariaRosalia Dal “….Prima di mettere al mondo una parola lavati le mani….” (sante parole)
musicaos:ed parole sante!

Davide Morgagni Riccardino coltiva l’erbaccia, quella che cresce sui bordi delle strade – è il sistema nevrotico che viene sottratto – quello paranoico che va attraversato e superato – coltiva ai tropici della leggerezza, nella catatonia del colpo – qualcuno diceva che a frequentare la comunità si diventa comuni…no no no la riscrittura modifica le ossa…uh uh c’è qualcuno qui? – o è sempre il trionfo della morte?

musicaos:ed il trionfo o il tonfo, o il tronfio, parliamo di vita! quindi smettendo i punti interrogativi, iniziamo con gli esclamativi… la riscrittura modifica! Riccardino coltiva l’erbaccia! quella cattiva, quella che non muore! ma coscienza! tu sei un incosciente in vacanza premio, quando al massimo Riccardino dovrebbe essere un Re ai domiciliari!

Davide Morgagni sì sono nell’incoscienza angelica da circa qualche mese, ai domiciliari senza tetto, in barba però a tutti i barbonaggi – altra cosa è il nomadismo – ben altra no? – sì è un tonfo – c’è tanfo – c’è morte e pubblicità dappertutto, si confondono, si passano il testimone, morte e pubblicità – mi vengono in mente le lunghe file alle cabine elettorali, a mettere una croce o pagare la bolletta, mmm sì sono colpevole colpevole colpevole – e tu?

musicaos:ed e io ci penso fino a venerdì.

§

per saperne di più: Riccardino III, scritto e diretto da Davide Morgagni Lecce – Teatro Paisiello, 28 Novembre 2013

§

immagini

(*) ‘Who were the flabby butchers in the stained, straining pants?’ …
The wrestling session commissioned by Francis Bacon.
Michael Hoppen Gallery

(**) Francis Bacon’s ‘Three Studies for a Portrait of Lucian Freud’

(***) Francis Bacon, Three studies for figures at the base of a crucifixion, 3rd, 2nd version

francis_bacon_second_version_of_triptych_1944-_3

La ricerca di una casa, Pier Paolo Pasolini


La ricerca di una casa

Ricerco la casa della mia sepoltura:
in giro per la città come il ricoverato
di un ospizio o di una casa di cura

in libera uscita, col viso sfornato
dalla Febbre, pelle bianca secca e barba.
Oh dio, sì, altri è incaricato

della scelta. Ma questa giornata scialba
e sconvolgente di vita proibita
con un tramonto più nero dell’alba,

mi butta per le strade d’una città nemica,
a cercare la casa che non voglio più.
L’operazione dell’angoscia è riuscita.

Se quest’ultima reazione di gioventù
ha senso: mettere il cuore in carta –
vediamo: cosa c’è oggi che non fu

ieri? Ogni giorno l’ansia è più alta,
ogni giorno il dolore più mortale,
oggi più di ieri il terrore mi esalta…

Mi era sembrata sempre allegra questa zona
dell’Eur, che ora è orrore e basta.
Mi pareva abbastanza popolare, buona

per deambularci ignoto, e vasta
tanto da parere città del futuro.
Ed ecco un «Tabacchi», ecco un «Pane e pasta»…

ecco la faccia del borghesuccio scuro
di pelo e tutto bianco d’anima,
come pelle d’uovo, nè tenero nè duro…

Folle!, lui e i suoi padri, vani
arrivati del generone, servi
grassocci dei secchi avventurieri padani.

E chi siete, vorrei proprio vedervi,
progettisti di queste catapecchie
per l’Egoismo, per gente senza nervi,

che v’installa i suoi bimbi e le sue vecchie
come per una segreta consacrazione:
niente occhi, niente bocche, niente orecchie,

solo quella ammiccante benedizione:
ed ecco i fortilizi fascisti, fatti col cemento
dei piasciatoi, ecco le mille sinonime

palazzine «di lusso» per i dirigenti
transustanziati in frontoni di marmo,
loro duri simboli, solidità equivalenti.

E dove, allora, trovarlo il mio studio, calmo
e vivace, il «sognato nido dei miei poemi»
che curo in vuore come un pascoliano salmo?

……………………………

Uno a cui la Questura non concede
il passaporto – e, nello stesso tempo
il giornale che dovrebbe essere la sede

della sua vita vera, non dà credito
a dei suoi versi e glieli censura –
è quello che si dice un uomo senza fede,

che non si conforma e non abiura:
giusto quindi che non trovi dove vivere.
La vita si stanca di chi dura.

Ah, le mie passion recidive
costrette a non avere residenza!
Volando a terre eternamente estive

scriverò nei moduli del mondo: «senza
fissa dimora». È la Verità
che si fa strada: ne sento la pazienza

sconfinata sotto la mia atroce ansietà.
Ma io potrei fare anche il pazzo, l’arrabbiato…
pur di vivere! la forza di conservazione ha

finzioni da cui è confermato
ogni atto dell’Esserci… La casa
che cerco sarà, perchè no?, uno scantinato,

o una soffitta, o un tugurio a Mombasa,
o un atelier a Parigi… Potrei
anche tornare alla stupenda fase

della pittura… Sento già i cinque o sei
miei colori amati profumare acuti
tra la ragia e la colla dei

telai appena pronti… Sento già i muti
spasimi della pancia, nella gola,
delle intuizioni tecniche, rifiuti

stupendamente rinnovati di vecchia scuola…
E, nella cornea, il rosso, sopra il rosso,
su altri rossi, in un supremo involucro,

dove la fiamma è un dosso
dell’Appennino, o un calore di giovani
in Friuli, che orinano su un fosso

cantando nei crepuscoli dei poveri…
Dovrò forse un giorno esservi grato
per questa vergognosa forza che mi rinnova,

conformisti, dal cuore deformato
non dalla brutalità del vostro capitale,
ma dal cuore stesso in quanto è stato

in altra dtoria violentato al malr.
Cuore degli uomini: che io non so più,
da uomo, nè amare nè giudicare,

costretto come sono quaggiù,
in fondo al mondo, a sentirmi diverso,
perso ad ogni amore di gioventù.,

Pier Paolo Pasolini, «La ricerca di una casa», Poesie in forma di rosa, 1961-1964, Garzanti

25 Ottobre 2013, Lecce – “Free from the shh..! Chi ama l’arte la promuove, non la sfrutta!”. Vernissage pr esso la “Casa degli artisti” (Ex Regia Stazione Ippica)


GRUPPO TRACCE

presenta

Free from the shh..!
Chi ama l’arte la promuove, non la sfrutta!

Vernissage – Venerdì 25 Ottobre 2013 – ore 20

Casa degli artisti – Ex Regia Stazione Ippica
Via Lequile 117 – Lecce

Il 25 ottobre 2013 segna la data del primo appuntamento della programmazione “We’re gonna free the Shit Out of You” ideata con lo scopo di liberare gli artisti da figure spesso indesiderate che si adoperano perlopiù per il mero interesse personale ancor più che del reale scopo di promuovere l’Arte e gli Artisti.

Il Gruppo tracce non ha mai creduto che la creatività abbia bisogno della mediocrità dei parassiti dell’Arte e degli Artisti. “Free from the shh..!”, quindi apre le porte alla lunga stagione creativa della Casa Degli Artisti presso la Ex Regia Stazione Ippica.

La rassegna ideata e curata dal Gruppo tracce, è sinonimo di anticonvenzionalità per eccellenza. Non vi aspettate la mostra a tema, o peggio ancora l’assemblaggio del critico che ne guida l’operazione…nella libertà più assoluta qui troverete: per la musica brani originali di John Du Feu, per la scultura i guerrieri di Vittorio Tapparini, per la pittura le donne di Daphne Cazalet e i sogni di Massimo Schito. Per la fotografia quattro fotografi d’eccellenza: le visioni di Pablo Peron, la natura di Massimiliano Spedicato, le fantasie di Bruno Barillari e le realtà di Roberto Dell’Anna e, ultimo non per importanza, le verità del Negramaro salentino e la sincerità degli artisti che da sempre ci circonda.

Chi ama l’arte la protegge e la promuove, non la sfrutta!

Dal 6 Novembre al 18 Dicembre 2013, Lecce – FABBRICANTI D’ARMONIE, Laboratorio di ricerca teatrale multidisciplinare condotto da Simone Franco, Manifatture KNOS


Dal 06 nov al 18 dic 2013 – 18:00 tutti i mercoledì

Laboratorio di ricerca teatrale multidisciplinare
FABBRICANTI D’ARMONIE
condotto da Simone Franco

A partire da novembre le Manifatture Knos ospitano "FABBRICANTI D’ARMONIE", il laboratorio di ricerca teatrale multidisciplinare condotto da Simone Franco. Il primo modulo di "Teatro Educazione e Sperimentazione" si articola in 7 incontri: ogni mercoledì dal 6 novembre al 18 dicembre, dalle 18:00 alle 21:00.

L’obiettivo del corso non è quello di trasmettere passivamente un sapere, ma di porre al centro le potenzialità latenti di ogni persona o gruppo, riconoscibili attraverso un processo di ricerca e di sviluppo della creatività e della comunicazione.
La pre-espressività naturale di ciascuno di noi viene riportata a coscienza e memoria: riconoscerla significa riconoscere se stessi, il proprio essere uomo. Le ricerche teatrali e multidisciplinari su basi scientifiche, proposte attraverso la metodologia del laboratorio, saranno volte alla formazione dell’attore-poeta fabbricante d’armonie, colui che crea e sente, capace di costruire spazi e rapporti significativi con l’Altro e con l’Ambiente.

Il laboratorio strutturato in forma di incontri tematici teorico-pratici sarà articolato in diverse fasi:
– il lavoro fisico (l’impulso e la forma, percezione, azione e composizione);
– l’improvvisazione;

– lo spazio e le relazioni;
– la voce tra le voci (l’intimo e il plurale);
– l’immagine-metafora;
– il montaggio.

Il laboratorio è rivolto ad un massimo di 15 partecipanti.
Costo 80 €.

Info:
simonemartinofranco
3293670436

http://www.manifattureknos.org/knos/calendario.php?eventID=270

25 Ottobre 2013, Lecce – Giovanna Bandini presenta il suo nuovo libro “Serial Lover” (Mondadori)


LIBRERIA LIBERRIMA, LECCE
VENERDÌ 25 OTTOBRE ORE 19,00

GIOVANNA BANDINI presenta il suo nuovo libro Serial Lover

Viola è attraente, sa truccarsi e vestirsi, le piace piacere.
Giornalista freelance con la passione della danza, va a ballare di tutto nella scuola più famosa di Roma: dall’afro all’hip hop, dal funky al jazz, così compensa il suo debole per il cibo. Ha una casa minuscola e un’amica amatissima, Mia, con cui divide deliziose cene a due e improbabili feste notturne, dove una volta o l’altra si potrebbe incontrare "quello giusto".

Ma Viola ha anche un passato che non vuole ricordare, una specie di buco nascosto nell’anima, che piano piano inizia ad allargarsi, ad "allagare di vuoto" tutta la sua esistenza. La partenza improvvisa di Mia aggrava il senso di solitudine, portando Viola a diventare protagonista di una "caccia all’uomo sbagliato", in una spirale di incontri sempre più distruttivi, in cui gioca col fuoco e si gioca la vita. Sua e altrui. Viola però non smette, non si sottrae, non sa dire di no: perché ormai è una serial lover. Mangia di tutto e accoglie tutti, e come è capace di nutrirsi per giorni solo di cioccolato così è capace di portarsi a casa uno sconosciuto incontrato al bar o in un supermercato. Il viaggio in questa bulimia di sensazioni e sapori è a tratti drammatico, a tratti divertente e ironico: perché Viola è una creatura particolare, con uno sguardo diverso sulle cose, tutto suo, e la forza di fare quel passo di danza in più per uscire dal cerchio dell’infelicità.

Ma, per vivere davvero, "non essere infelici" non basta: come si fa a essere felici? Esiste qualcuno che ha la ricetta dell’amore e della felicità? Proprio nel momento in cui la serial lover abbassa le difese, davanti a una persona che ai suoi occhi non può essere "territorio di caccia", scopre un sentimento assurdo, pazzo e pieno di vita: tanto grande da vincere il tempo e ridare sapore e senso a tutto.

Giovanna Bandini scrive un romanzo coraggioso, che racconta senza veli la fame d’amore di una ragazza di oggi ma anche il misterioso splendore dell’incontro tra un uomo e una donna alla ricerca di sé. Un viaggio attraverso il corpo e il suo nutrimento, la storia autentica e forte di una trentenne che cammina per le strade delle nostre città e che alla fine trova se stessa in un luogo sospeso pieno di profumi, nei gesti semplici di chi prepara un piatto caldo per coloro che ama.

Giovanna Bandini è nata a Roma, dove vive e lavora. Prof di italiano e latino in un liceo e membro della Missione archeologica italiana Tempio Flavio a Leptis Magna, ha pubblicato per Frassinelli il romanzo Nudo di ragazza e per Fazi Giorni dispari, entrambi tradotti all’estero; per Giunti il saggio-romanzo Lettere dall’Egeo e per Newton Compton Lezioni d’amore e Il bacio della tarantola, recentemente ripubblicato.

26 Ottobre 2013, Pozzuoli – Assaggi di Jazz all’UndegG con Mario Romano e la sua band


SABATO 26 OTTOBRE ALLE ORE 21.30
ASSAGGI DI JAZZ DA NAPOLI AL RESTO DEL MONDO
ALLO SPAZIO UNDERG (PRESSO ART GARAGE) DI POZZUOLI
CON MARIO ROMANO E LA SUA BAND FIGLI DELL’ANIMA PARTENOPEA

Sabato 26 ottobre alle ore 21.30 scocca l’ora della musica a Pozzuoli.

Si tratta degli Assaggi di Jazz che partono da Napoli, dal suo cuore pulsante i Quartieri Spagnoli, e propagano il loro sound intrecciandosi con i ritmi del resto del mondo.
Scenario lo Spazio UnderG (presso Art Garage in via Bognar, 21, a due passi dalla metropolitana e con un ampio parcheggio disponibile).

Protagonista della serata sarà il Mario Romano Quartieri Jazz Trio (con Mario Romano alla chitarra manouche, Ciro Imperato al basso e Gianluca Capurro chitarra classica).

Una serata dalle varie anime. Infatti si tratta di un raffinato concerto di neapolitan gipsy jazz (un genere inventato dallo stesso Mario Romano sulle orme del jazz manouche) accompagnato da un ricco buffet con cucina casereccia tipica, frutto della maestria dello chef Alessandra Maisto, e da una mostra d’arte.

Un connubio pensato per nutrire corpo e anima. Filo conduttore la valorizzazione territoriale.
Infatti, la mostra ospita le opere di artisti rigorosamente flegrei doc.
A far dialogare i vari linguaggi dell’arte le note di “ ‘E strade cà portano a mare” ultimo lavoro discografico di Mario Romano Quartieri Jazz (Graf 2013).
Un fiume di brividi in musica che lungo il suo percorso incrocia il pulsare ed il vociare dei vicoli partenopei, le malinconiche atmosfere francesi, il calore dei ritmi latino-americani, l’anima gitana dell’Europa centrale e la vitalità dell’Africa per poi ritrovarsi in uno dei quartieri londinesi, dalle parti di Warren Street.

La vera protagonista è sempre lei: la musica. Una musica che ancora una volta dimostra di essere un’onda in grado di rompere gli argini e le barriere, capace di unire in un unico palpito del cuore perché essa “Non appartiene a nessuno, è suonata direttamente da Dio”.
Musica, balsamo per l’anima in affanno. Musica in grado di ridonare equilibrio al corpo, insieme alla capacità di “sentire” davvero.
Musica che, sin dalla notte dei tempi, era considerata in grado di riportare la calma interiore, alleviando le tensioni psichiche.
Lo sapevano già gli antichi saggi e filosofi, trasversalmente a tutte le culture, per i quali musica e medicina erano praticamente una cosa sola.
Infatti,nei villaggi, il guaritore, lo sciamano, la utilizzava per ottenere la massima concentrazione e per rendere più salda la volontà di ritrovare e di conservare il benessere fisico, perché la vita dell’essere umano, che è connessa a quella del resto del cosmo, è dominata dal ritmo e dall’armonia. Musica per curare e per scacciare gli spiriti che abitavano il corpo del malato contro la sua volontà.

Attraverso la musica, quindi, ogni luogo geografico, si è arricchito di varie suggestioni, diventando un luogo dell’anima. Dove un luogo può rimanere in bilico tra due identità come nel caso del brano “via Roma a salire e via Toledo a scendere.
Una donna ricca di fascino e malie, la musica di Mario Romano. Così com’è donna e “femmina” la Napoli di cui Mario Romano Quartieri Jazz parla attraverso il suo sound. Una Napoli soleggiata, con i panni stessi ad asciugare su fili che vanno da un lato all’altro di una strada e giù il vociare degli scugnizzi che giocano a calcio.
Una Napoli che vive i travagli di tante, troppe, emergenze, ma che pure conserva la voglia di rialzarsi con tenacia e la forza alimentare idee nuove che partano proprio dai giovani che di questa terra sono figli.

Quota di partecipazione per la cena-concerto e la mostra: 8 euro (bibite escluse)

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria:
3312086848

Addetto Stampa Mario Romano Quartieri Jazz
Tania Sabatino
Mobile: 3312086848
E-mail: ufficiostampaquartierijazz

28 Ottobre 2013, Torino – “Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene” (Neri Pozza)


Lunedì 28 Ottobre – Alle ore 18.30 – Torino

Osvaldo Guerrieri

presenta

Col diavolo in corpo
Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene

intervengono

Guido Davico Bonino – critico letterario
Giuseppe Russo – direttore editoriale Neri Pozza

Sala Torino – Centro Congressi Unione Industriale – via Vela, 17

Ingresso libero fino a esaurimento posti

IL LIBRO "Maudit": quando Paul Verlaine scrisse per primo la parola non definì un carattere ma creò una specie. Diede cittadinanza ai crudeli, agli eccessivi, ai distruttivi e autodistruttivi che, come Arthur Rimbaud, affrontavano a muso duro il mondo con l’altera grandezza della loro arte. Era il 1884. Da allora, diramandosi da Parigi, il maledettismo ha bruciato le frontiere e ottenuto ovunque il proprio scandaloso certificato di identità. In questo modo anche l’Italia ha potuto dare un nome a quei suoi artisti che, dinamitardi nell’animo, hanno sconvolto le regole, le tradizioni e perfino un modo di pensare.Questo libro è un viaggio all’inferno. Infernali sono state le esistenze di Amedeo Modigliani, Dino Campana, Carmelo Bene. Nel nome dell’arte essi non hanno esitato a distruggere quel che avevano intorno e ad annientare se stessi nutrendosi di utopie, di alcol, di droghe, di sesso. Passaporti per il paradiso creativo? Forse. In questo loro dannarsi non sono stati soli. Nella loro scia maledetta sono entrati lo scultore Vincenzo Gemito, il pittore Franco Angeli con gli amici romani di piazza del Popolo Mario Schifano e Tano Festa; gli scrittori Curzio Malaparte, Pitigrilli dalle otto vite, l’anarchico agro Luciano Bianciardi, Giancarlo Fusco che di vite se ne creava una per ogni interlocutore; gli uomini di spettacolo Walter Chiari e l’inventore misconosciuto della canzone d’autore: Piero Ciampi. A questi è necessario aggiungere un personaggio impensabile: la provincia italiana vista come inarrestabile incubatrice di maledettismo. Ne sono state espressione due donne: Elvira Bonturi, moglie di Giacomo Puccini, e Leonarda Cianciulli, che le cronache ricordano come la saponificatrice di Correggio.In forma narrativa e non saggistica, ma fedele alla verità documentaria, Col diavolo in corpo è perciò un catalogo di vite estreme, picaresche, scontrose e magari buttate al vento, vite d’esaltazione e di tormento, senza le quali, però, non sarebbe mai nata una certa idea del mondo, dell’arte, della letteratura e persino di noi stessi.

Osvaldo Guerrieri è nato a Chieti e vive a Torino. È giornalista e critico teatrale de «La Stampa». Fra i suoi libri più recenti figurano L’ultimo nastro di Beckett e altri travestimenti (2004), Natura morta con violino oltremare (2005) e Alè Calais (2006). Con Neri Pozza ha pubblicato L’insaziabile(premio Mondello 2009), Istantanee (2009) e I Torinesi (2011). Fra i suoi racconti Sibilla d’amore e Alé Calais sono diventati spettacoli teatrali rappresentati in Italia e a Parigi.

I francesi hanno utilizzato la parola “maudit” per indicare coloro che, in nome dell’arte, hanno abbracciato una vita crudele , distruttiva e autodistruttiva.Ma non esistono soltanto i “maudit” francesi. Grandi “maledetti” hanno attraversato le nostre arti: da Modigliani a Carmelo Bene passando per Dino Campana, Curzio Malapar te, Luciano Bianciardi, MarioSchifano, Tano Festa, Walter Chiari e altri. Questo libro ricostruisce per la prima volta insieme le loro inimitabili esistenze.

Hanno scritto delle opere di Guerrieri:

«Che bella storia. Guerrieri ce la racconta con una soavità, una delicatezza davvero rare».
Fabio Pozzo, la Stampa.it

«Dieci foto sublimi per altrettante vite che sono state il cuore pulsante degli anni che sfiorarono l’orrore e la follia delle due guerre».
Antonella Ottolina, A – Anna

«Il linguaggio ricco e il talento narrativo di Osvaldo Guerrieri rendono L’insaziabile un romanzo che supera i limiti della vicenda personale per mostrare l’eterno tema della fragilità umana che riguarda tutti noi».
Silvana Mazzocchi, La Repubblica

«Guerrieri costruisce in profondità e con sottilissime analisi psicologiche la figura drammatica del giocatore per nulla intimidito dai classici lontani e vicini (Dostoevskij, Landolfi…)».
Giuseppe Cassieri, La Gazzetta del Mezzogiorno

«Distesa in un raccontare sciolto… la caduta inesorabile di Piero nel vizio del gioco».

Giorgio De Rienzo, Il Corriere della Sera

“Talantes” di Mario Benedetti #NobelPerduti


Un hombre
alegre
es uno màs
en el coro
de hombres
alegres

un hombre
triste
no se parece
a ningún otro
hombre
triste

“Talantes”, Mario Benedetti
da “VIENTO DEL EXILIO” (1980-1981)
Inventario, Poesía 1950-1985
(Colección Visor de Poesía)

#NobelPerduti ovvero sia quegli autori che secondo noi meritavano questo premio e non l’hanno mai ricevuto. Cosa ne pensate? Quali sono i vostri #NobelPerduti?

11 Ottobre 2013, Lecce – “Echi e propagazioni” al Fondo Verri


Venerdì 11 ottobre, alle 20.00
"Echi e propagazioni", una serata a cura della comunità di pratiche
della Summer School di Arti Performative e Community Care
al Fondo Verri di via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce

Venerdì 11 ottobre, alle 20.00, al Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, il primo incontro di "Echi e propagazioni dalla Summer" un ciclo di appuntamenti per proseguire l’esperienza della Summer School di Arti Performative e Community Care, che si è tenuta per il secondo anno consecutivo a Carpignano Salentino nello scorso agosto.

Ritrovarsi ancora, incontrare chi non ha potuto essere a Carpignano Salentino, per portare avanti il filo delle narrazioni questo l’intento degli incontri.

Nel corso del primo appuntamento la proiezione del video di documentazione della performance di restituzione che ha chiuso l’esperienza agostana che aveva per titiolo "Narrazioni dalla terra per la terra. Piccole e grandi migrazioni di ieri e di oggi".

Il video è stato realizzato da Antonio Balestra e Marco Conoci.

Gli incontri proseguiranno venerdì 8 novembre con la proposta del film "God save the green" di Michele Melara e Alessandro Rossi, un documentario che racconta storie di gruppi persone che, attraverso il verde urbano, hanno dato un nuovo senso alla parola comunità.

Da seguire, anche:

Spagine

Periodico culturale dell’Associazione Fondo Verri

(Un omaggio alla scrittura infinita di F. S. Dòdaro e A. Verri)

qui: https://www.facebook.com/perspagine

11 Ottobre 2013, Napoli, Museo del Sottosuolo: “È tempo di incantesimi”


VENERDÌ 11 OTTOBRE ORE 19.00
"È TEMPO DI INCANTESIMI"
AL MUSEO DEL SOTTOSUOLO DI NAPOLI

“È tempo di incantesimi” non è solo uno spettacolo teatrale ma è molto di più. Si fonde con una mostra a dar vita ad una dimensione parallela che ci parla di incantesimi, di stregonerie, di filtri, di formule ed invocazioni.

Custodi di questi misteri alcune donne, le prescelte, le elette, cui è assegnato il compito di tramandare queste conoscenze e di guarire.

Venerdì 11 ottobre alle 19.00 la compagnia teatrale “Lo sguardo che trasforma” in collaborazione con il Gruppo archeologico Kyme, presieduto da Nicola Meluziis, vicepresieduto da Marianna Della Vecchia, e di cui è segretaria e rappresentante Anna Abbate, mette in scena la piece teatrale “E’ tempo di incantesimi”.

Location il suggestivo palco, ospitato nel ventre della terra partenopea, del Museo del Sottosuolo, gestito dall’associazione speleo-archeo-culturale La Macchina del Tempo, presieduta da Luca Cuttitta

Una location unica che fonde la sua energia ancestrale con quella liberata dai misteri della Wicca, la più diffusa delle correnti spirituali misteriche appartenenti al movimento neopagano.

È TEMPO DI INCANTESIMI

Ad attendere gli spettatori ed a avvolgerli letteralmente sarà una performance teatrale articolata con momenti di prosa, di teatro danza e musica dal vivo grazie al violoncello suonato da Arcangelo Michele Caso.

Protagonisti della performance alcuni dei più antichi rituali pagani che ruotano attorno alla magia.

Incantesimi, invocazioni, scongiuri e leggende, figli di un’antica tradizione orale italiana, che lo scrittore e giornalista Charles Godfrey Leland, egli stesso, si dice, iniziato alla magia, trasse da un manoscritto e riportò nel suo libro “Il vangelo delle streghe” datato 1899.

Si tratterebbe della testimonianza delle ultime donne a cui sono state tramandate le pratiche di antichi rituali pagani di stregoneria.

I brani declamati, che si alternano ad un dialogo serrato, trasporteranno lo spettatore indietro nel tempo, in un’atmosfera davvero particolare dal punto di vista culturale ed antropologico.

Tali culti, che affondano le loro radici lontano, nella magia arcaica, sono per lo più dedicati al culto della dea Diana e di sua figlia Aradia. Aradia non appare nella mitologia antica ma sembra presente solo in questo testo di Leland dove viene descritta come la figlia messianica di Diana, venuta sulla Terra per insegnare ai poveri e agli oppressi la stregoneria, come mezzo di resistenza sociale.

Un giorno Diana disse a sua figlia Aradia

È vero che tu sei uno spirito,/ Ma sei nata per essere ancora /Mortale, e tu devi andare /Sulla Terra a fare da maestra /A donne e uomini che avranno /Volontà d’imparare alla tua scuola /Che sarà fatta di stregonerie.

I testi della performance di teatro e ricerca sono a cura di Cristiana Buccarelli.
e Giuseppina Dell’Aria . La regia è di Guido Liotti.

A legare i vari momenti il simbolo, con i significati correlati, dei “Tarocchi Maggiori” detti anche “Arcani Tarocchi”.
In scena tre figure: una maschile, Guido Liotti, e due femminili, Tiziana Tirrito e Margherita Romeo.
A fare da quinte scenografiche a questo spettacolo, ma anche da porte che aprono la strada verso una dimensione parallela, i dipinti di Susanna Viale.
Lo spettacolo teatrale (e la mostra) saranno completati da una gustosa degustazione di Aglianico e Piedirosso offerti dal Wine Bar Scagliola, serviti in calici di vetro da sommelier Ais e barman Aibes, e da sfizioserie abbinate a questi corposi rossi doc per esaltarne il sapore vero e sincero, offerti dalla pizzeria Ciccio & Sons.
La realizzazione dell’evento è resa possibile anche grazie alla collaborazione del B&B “Civico 16”, con cui il Museo del Sottosuolo condivide l’obiettivo di creare un circuito intergrato di accoglienza di elevata qualità.

L’ASSOCIAZIONE KYME

Il Gruppo Archeologico Kyme (www.gruppoarcheologicokyme.it ) è formato da un team di antropologi, operatori turistici e persone appassionate da questi temi, impegnati da anni nella tutela e conservazione del patrimonio storico-archeologico. L’Associazione ha come scopo quello di individuare, accertare, tutelare e valorizzare il patrimonio dei beni culturali ed ambientali a livello territoriale.

La quota di partecipazione alla serata che comprende performance teatrale- mostra + degustazione è di 12 euro.

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti

Il Museo del Sottosuolo
Piazza Cavour, 140 – 80137 | Napoli
320-5741842

www.ilmuseodelsottosuolo.com
info
ufficiostampalmdt

11 Ottobre 2013, Napoli, Inaugura la nuova stagione del Teatro Palcoscenico con Mario Romano Quartieri Jazz Orkestrine


VENERDÍ MARIO ROMANO QUARTIERI JAZZ ORKESTRINE
INAUGURA LA NUOVA STAGIONE
DEL TEATRO PALCOSCENICO
ORE 21.00 CONCERTO E’ STRADE CA’ PORTANO A MARE

Venerdì 11 Ottobre alle 21.00 inaugurazione ufficiale della nuova stagione del Teatro Palcoscenico in situato in via Gaetano Argento, 54 (Na).

L’inaugurazione è affidata a Mario Romano Quartieri Jazz Orkestrine, con il suo sound ricco di suggestioni.

Il teatro Palcoscenico, diviene così punto di incontro tra Napoli ed il resto del mondo, crocevia di culture.

C’è l’anima partenopea più verace, quella forte, decisa, che non vuole abbassare la testa e cedere il passo al degrado ed alla rassegnazione, in una città dalle tante, troppe emergenze.
Ci sono i Paesi latino-americani, ed ancora lo spirito gitano che anima il jazz manouche ed influenze dall’Africa e dalla Francia con i suoi campi di girasoli e lavanda dove è così facile sognare e guardare verso il cielo stellato.

Perché Napoli è un po’ in tutti questi Paesi con la sua vitalità e creatività e con la sua capacità di reagire proprio quando sembra che sia finita.

Una Napoli che per trovare una possibilità di riscatto sceglie di utilizzare lo strumento della cultura, investendo con coraggio proprio sui giovani, e di percorrere “ ‘E strade cà portano a mare”, luogo dove non a caso da sempre si sono incontrate varie culture.

Sul palco saliranno Mario Romano alla chitarra, Luigi Esposito al piano, Ciro Imperato al bassoed Emiliano Barrella alla batteria. L’ensemble si arricchisce di due special guest: Cathèrine Blanche al violino e Martina Mollo alla fisarmonica.

Un dialogo tra strumenti ed anche tra esperienze professionali e personali che si confrontano e si arricchiscono a vicenda, nell’esecuzione di nuovi pezzi e brani evergreen. Un dialogo che rende questa formazione capace di creare armonie davvero particolari ed insolite. Un viaggio, quello di Mario Romano, cominciato con la passione per la chitarra e poi raffinatosi grazie alla guida di grandi maestri come Paolo Del Vecchio, chitarrista di Peppe Barra e musicista fantastico, come lo definisce lui stesso, da cui apprende non solo la tecnica ma anche un approccio alle cose “umano e sincero”.

“Sono orgoglioso – sottolinea Mario Romano – di essere uno scugnizzo. Provo ad essere un guerriero, un Masaniello, cercando ogni giorno una strada di riscatto attraverso la musica, non solo per me ma per tutti i veri Napoletani, che non sono necessariamente coloro che nascono a Napoli ma coloro che Napoli la amano e la proteggono. In poche parole mi piace pensare al mio mestiere come ad una missione di cultura, che deve andare a beneficio di tutti ma proprio tutti…“

È lui ad aver creato un nuovo genere il “Neapolitan gipsy jazz”, un sound facile da ascoltare ma al contempo perché frutto di un viaggio ricco di “incroci” tra generi e provenienze. Un sound che affascina e provoca la meraviglia tipica del viaggiatore quando si trova davanti all’imbocco di un vicolo stretto con i panni stesi ad asciugare, che vanno da un lato all’altro della strada. Il concerto di Mario Romano dà il benvenuto anche ad una nuova rassegna, che si snoderà lungo tutto l’anno. Si tratta di Piazza “Palcoscenico Aperto”, che racchiude spettacoli teatrali, concerti e presentazioni di nuovi progetti musicali. Uno spazio aperto a tutti, così come è e dev’essere una vera e propria piazza dove, come sottolinea lo staff del teatro Palcoscenico, Musica e Teatro sono le padrone di casa. Il comun denominatore è la scelta di dare spazio al nuovo: nuove idee, nuovi progetti, nuovi dialoghi e scambi tra diverse esperienze.

Giovani che parlano ai giovani grazie alla freschezza delle idee e ad una quota di partecipazione a “misura di tasca”: 10 euro

LA LOCATION

Il teatro Palcoscenico, sito in via Gaetano Argento n. 54, nasce nel settembre del 2011 dal sogno di Paolo D’Aquino, a cui attualmente è affidata la direzione tecnica, attore e regista amatoriale napoletano. L’attore è spinto dalla necessità di avere uno spazio dove rappresentare i suoi lavori e dal sogno, comune a tutti gli artisti ed i professionisti dell’universo teatrale di non dover soccombere agli inevitabili ed insostenibili costi che uno spettacolo comporta.

Così da un’ex fabbrica riesce a ricavare spazio uno teatrale aperto e da vero mecenate lo sostiene da solo con tutte le sue energie, come se fosse un figlio da far crescere e nutrire. La direzione artistica attualmente è a cura di Raffaele Bruno.

La mission è quella di rendere accessibile il teatro ad un pubblico variegato, dando spazio a spettacoli teatrali e musicali di qualità ed a “portata di tasca”. Perché la cultura è dev’esserte universale.

Per conoscere il programma teatrale completo del teatro Palcoscenico:
https://www.facebook.com/events/507502989341600/
Per informazioni e prenotazioni: Teatro Palcoscenico 3339284704

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13 Ottobre 2013, Grottaglie – “La Pesa, un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista” (Edizioni Esperidi)


Sarà presentato ufficialmente domenica 13 ottobre 2013, h. 18.00, a Grottaglie (Ta), presso La Sala Teatro del Convento dei Paolotti, il volume “La Pesa, un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista”, a cura di Salvatore Brittanico, Ciro Ligorio e Francesco Spagnulo, edito da Edizioni Esperidi (con il contributo ed il patrocinio del comune di Grottaglie).

Intervengono:
Ciro Alabrese – sindaco di Grottaglie
Maria Pia Ettorreass.re Cultura di Grottaglie
Aurelio Marangellaass.re Politiche Giovanili di Grottaglie
Carla Sannicola – agente di Sviluppo e Sociologa
Ornella Valeria Sapio – direttore Archivio di Stato Taranto
Daniela De Vincentis – responsabile Museo della Ceramica Grottaglie

Saranno presenti gli Autori e l’editore Claudio Martino

IL VOLUME. A Grottaglie (Ta), cittadina nota per le produzioni ceramiche, in un Consiglio Comunale del 1878, si delibera di intitolare una strada al figulo “La Pesa”. Chi era davvero costui? Se lo sono chiesto in molti, tra cui un gruppo di cultori della storia grottagliese che hanno iniziato una ricerca lunga e avvincente tra le carte (custodite presso archivi statali ed ecclesiastici e forse mai veramente cercate e studiate), i luoghi e le opere del Maestro. Prima che la tradizione corrente e l’oblio del tempo cancellino per sempre indizi e tracce, la figura “leggendaria” di La Pesa è svelata e integralmente riconsegnata alla sua città, con la speranza che altre storie già individuate nei documenti, di figuli meno noti, possano ricevere adeguata attenzione dalla Storia, non fosse altro che per la bellezza delle creazioni da essi prodotte.

GLI AUTORI. S. Brittanico, C. Ligorio e F. Spagnulo, sono innanzitutto amici caparbiamente innamorati di Grottaglie. Da diversi anni si occupano di cultura a tutto tondo e in particolare di restituire in modo scientifico le verità (poco) nascoste su storie e personaggi della propria città.

La Pesa, un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista.
pp. 184, colore, 84 immagini, ISBN 88-978-97895-15-2, € 18.00. EDIZIONI ESPERIDI 2013

EDIZIONI ESPERIDI
Via Monte Nero 27, 73047 Monteroni di Lecce (Le)
T/F +39 0832 202032 / mobile +39 328 3090629
info
www.edizioniesperidi.com

C’è qualcuno che vuole unirsi a questo esperimento di “Binge Reading”?


readingChi di voi ha idea di che cosa sia il “binge drinking” può intuire di cosa si parla quando si parla di “binge reading“. Chi di voi non ha idea di cosa si parli quando si parla di “binge drinking” può informarsi in rete. Il “Binge Reading”, moda ancora poco diffusa nel nostro paese consiste nell'”assunzione smodata di cultura, principalmente tramite lettura, di libri cartacei e digitali”. La moda del “binge reading”, nata nei paesi anglosassoni sta prendendo piede anche nel nostro paese.

Si tratta di un fenomeno che raggiunge punte estreme nelle stagioni calde e che non di rado si verifica nei mesi invernali, a ridosso delle festività.

Effettuare sessioni di “binge reading” diventa sempre più difficile per via delle distrazioni e del logorio della vita moderna, secondo alcuni studiosi bisogna iniziare ad allenarsi fin da piccoli e, soprattutto, non perdere l’allenamento, che però può essere recuperato abbastanza velocemente. Può essere utile, almeno all’inizio, limitare le distrazioni, come suggeriva il buon Italo Calvino fin dalle prime pagine del suo capolavoro “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

Ho scritto questo post per vedere se c’era qualcuno che praticava il “binge reading” e che magari aveva voglia di condividere la sua esperienza. Ecco qui di seguito i libri letti nel periodo che va dal 9 agosto 2013 al 30 settembre 2013.

9 – 10 Agosto – Paul Auster – Leviatano
10 – 11 Agosto – Ian McEwan – Cani neri
12 – 14 Agosto – James Frey – In un milione di piccoli pezzi
14 – 16 Agosto – Edgar Lawrence Doctorow – La città di Dio
16 – 18 Agosto – Antonio Moresco – Gli incendiati
8 – 17 Agosto – Peppe Fiore – Nessuno è indispensabile
18 – 21 Agosto – Carlo Coccioli – Davide
22 – 24 Agosto – Denis Diderot – Jacques il fatalista e il suo padrone
24 – 28 Agosto – Jonathan Franzen – Libertà
28 Agosto – 6 Settembre – Donna Tartt – Il piccolo amico
6 Settembre – Douglas Coupland – Il ladro di gomme
7 – 11 Settembre – Ann Beattie – Gelide scene d’inverno
11 – 29 Settembre – Thomas Mann – La montagna magica
22 – 24 Settembre – John Williams – Stoner
29 Settempre – Luca Ricci – Mabel dice sì
30 Settembre (in lettura) – Günter Grass – Il Rombo

22 Settembre 2013, Bitonto – “Abbecedario verde. Salvare la terra partendo dalla scuola” di ILARIA D’APRILE


DOMENICA 22 SETTEMBRE 2013

In occasione del ReeFestival – festival Internazionale multidisciplinare sul riciclo creativo

– Alle 19.00 presso il Foyer del Teatro Traetta di Bitonto

ILARIA D’APRILE presenterà il suo libro

"Abbecedario verde. Salvare la terra partendo dalla scuola", Edizioni La Meridiana

IL LIBRO:
Questo libro, come un kit integrato di pensiero e azione, raccoglie giochi e metafore per aiutare gli educatori a riflettere e far riflettere sulle relazioni esistenti tra i singoli individui, le comunità in cui essi vivono o interagiscono e le conseguenti pressioni che queste relazioni hanno sull”ambiente naturale. Attraverso esperienze concrete di gioco rivolte ai bambini, si può guidare al superamento dell”idea che sia possibile vivere svincolati dalla natura. Ciò significa trasformare la scuola in comunità sostenibili. La scuola che promuove l”educazione sostenibile, insomma, non fa solo laboratorio sul sistema natura ma si trasforma in una creativa, divertente comunità di discorso, dove si attivano processi di comunicazione orientati allo studio delle relazioni della rete della

vita.

L’AUTRICE:
Ilaria D’Aprile, laureata in Scienze Forestali e Ambientali presso l’Università di Bari e con Master in "Educazione Ambientale per la promozione di uno sviluppo sostenibile" presso l’Università di Bologna, è esperta in educazione ambientale e realizza progetti di formazione rivolti a docenti e studenti. E’ membro del CEEAUniba. Ha scritto i testi "Verso un’educazione sostenibile", 2010 e "Abbecedario verde. Salvare la Terra partendo dalla scuola", ed. La Meridiana, 2011. Vincitrice di Principi Attivi 2008 con il progetto "Ecomapping nel XX C.D. De Amicis, Bari"; collabora come guida ambientale con la Masseria didattica Parco Selva Reale e con diverse altre associazioni; cura il portale ambientale www.agorambiente.it; è presidente di ESSERE TERRA associazione che promuove la filosofia del camminare e i viaggi a piedi perché ritiene che l’esperienza diretta con la natura ristabilisca la connessione tra l’uomo e il suo universo.

Ingresso libero

INOLTRE per il Bitonto Blues Festival – 1” Edizione
Parte quest’anno la prima edizione del Bitonto Blues Festival, kermesse musicale dedicata interamente alla musica nata sulle rive del Mississipi e nei vicoli di New Orleans.

La rassegna si terrà il 21 e 22 settembre nella splendida cornice di Piazza Cattedrale a Bitonto. Tanti i gruppi che si alterneranno sul palco allestito per la due giorni nel centro antico organizzata da "Granieri.it – ADV & Multimedia" e "Raffaello Comunicazione – Grandi Eventi", con il patrocinio della Camera di Commercio di Bari, della Provincia di Bari, del Comune di Bitonto, del Parco delle Arti e della Bitonto Estate. Mentre BitontoTv, da Bitonto, BitontoEventi, Primo Piano e Radio New Generation sono i media partners del festival.

BitontoTv, in particolare, offrirà sulla propria piattaforma la diretta in web streaming di tutti i concerti del festival.

A partire dalle ore 18 e in entrambe le giornate ci saranno esibizioni musicali di gruppi musicali dell”interland barese con esecuzioni in acustico all”interno dei siti del circuito del Parco delle Arti (Torrione Angioino, Galleria "Devanna", Teatro Traetta, Biblioteca Comunale, Officine Culturali). In tutte le attività di ristoro del centro storico si potrà ascoltare in filodiffusione musica blues e in Piazza Cavour ci saranno stand con vendita di vinili d”epoca, riviste e gadgets musicali.

PROGRAMMA di Domenica 22 settembre 2013

ore 18,00 – Foyer Teatro Comunale "Traetta"
A MEZZANOTTE CIRCA
Gerardo Fabbricatore
Francesco Ambrosi
Giuseppe Pasculli

ore 18,45 – Atrio Biblioteca Comunale "Rogadeo"
JET LAG BLUES
Francesco Dimundo
Nino Schettini

ore 19,30 – Officine Culturali
TRAVELIN BAND
Cosimo Maffei
Rosa Catucci
Raffaele Catucci
Vincenzo Giovanniello

ore 20,30 – Piazza Cattedrale
– VIA DEL BLUES
– DE VILLE BLUES BAND
– THE RAWHIDE BLUES BROTHERS TRIBUTE BAND

Ingresso libero ovunque

Daniela Gerundo su “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini


“Fai bei sogni” (Longanesi) di Massimo Gramellini
recensione di Daniela Gerundo

No, dico … ma siamo impazziti?! Un milione di copie vendute, quattro edizioni in un anno, 225.000 copie in una settimana, il libro più venduto del 2012… Molto rumore per nulla. Più di trecento riletture, sei mesi circa di correzioni ed una squadra di 12 editor per confezionare un prodotto destinato per nascita     (al pari del Royal baby) a regnare sulle classifiche delle vendite di libri.

Onore e merito al padrino di battesimo, Fabio Fazio, che sembra aver raccolto l’eredità di Maurizio Costanzo. Per più di 20 anni il Costanzo Show ha decretato il successo di chi aveva il pass per accomodarsi nel salotto della vetrina televisiva più seguita d’Italia.

Da un po’ di tempo, lo scettro di Re Mida del piccolo schermo è passato nelle mani di Fazio: nelle vesti di anchorman di programmi calcistici e revival musicali, di presentatore del Festival, di conduttore di format di approfondimento comico – satirico con spunti meteorologici, gli indici di ascolto e di gradimento sono sempre garantiti.

La risoluzione dell’ormai esausto connubio tra Fazio ed il paludoso Saviano ha spalancato le porte al gioviale Massimo Gramellini, giornalista sportivo, ironico q. b., sentimental popolare tanto da dirigere la rubrica di “ posta del cuore” dello “Specchio” , oscurando così la fama di “Donna Letizia”  e della “Contessa Clara”! Ma di quali credenziali è in possesso, il giurista-giornalista, per teorizzare soluzioni placebo per cuori in affanno? Almeno Crepet e Pasini, gli psichiatri – scrittori, possono vantare titoli accademici, specializzazioni e impegno professionale negli ambiti di pertinenza dei tormenti esistenziali.

Far riferimento unicamente al proprio vissuto, quale fonte di saggezza dalla quale attingere consigli, esortazioni e moniti ci sembra un po’ riduttivo.

Scorrendo le note biografiche troviamo:

un grave lutto (e quello ce l’abbiamo tutti!)

due mogli (oggi costituiscono la normalità!)

la difficoltà a relazionarsi con le donne (e chi le ha mai capite!)

una figura genitoriale fredda e distaccata (come lo erano tutti i padri di una volta!)

un percorso di vita tutto in salita … fino all’incontro con l’Amore (mah…!)

Non bastavano Volo e Moccia ad ammorbarci con storie di questo tipo!

Ci son volute 200 pagine di puntelli di sostegno per sorreggere una struttura fragile, la storia autobiografica dell’elaborazione di un lutto, della sublimazione del dolore nel perdono.
La caratterizzazione del protagonista è prevalentemente di natura psicologico-comportamentale.

L’improvvisa assenza dell’amorevole figura materna ingenera nel bambino Massimo “un bisogno disperato di dichiarare guerra al mondo intero” e, allo stesso tempo, la consapevolezza che i nemici dai quali difendersi albergano in sé stesso.  “Chi è stato abbandonato si sente colpevole di qualcosa d’indefinito”.

Massimo contrasta il senso di colpa rifiutando la realtà, negando la morte della madre e coltivando la segreta speranza di vederla improvvisamente ricomparire. La figura materna è mitizzata, trasfigurata dallo specchio deformante della memoria, ma il non sentirsi più amato nutre il demone dell’aggressività. C’è un mostro dell’anima, Belfagor, che si alimenta delle sue paure: sfiducia, rifiuto, abbandono, senso di disagio e inadeguatezza. Un mostro che lo rende incapace di alzare gli occhi al cielo, di tenere i piedi ben piantati a terra, che lo indirizza verso scelte sbagliate: gli studi universitari, la fidanzata sempre smaniosa di vedersi riconfermare il suo fascino. Un mostro che lo rende incapace di inseguire i suoi sogni perché i sogni sono radicati nell’anima e la sua è anestetizzata dal dolore.

Ma il lieto fine è in agguato; è nascosto in un ritaglio di giornale che viene consegnato a Massimo in una busta misteriosa con 40 anni di ritardo…..proprio come le Poste Italiane. La busta, in effetti, è comparsa nella prima pagina, ma lo scrittore è ricorso all’ordo artificialis, procedimento che interrompe la narrazione per raccontare i 40 anni precedenti e stimolare così le aspettative del lettore. Il mistero svelato, in effetti, rimanda al sensazionalismo dei proclami di Carlo Taormina nel “caso Cogne”: colpi di scena destinati a sgonfiarsi come palloncini non ancora annodati che sfuggono di mano con traiettoria irregolare e suono isterico! Quando finalmente il mistero è svelato siamo già verso pag.180 e neanche gli editor sanno più cosa inventarsi per evitare un finale un po’ frettoloso, sdolcinato , dagli esiti scontati: lui, lei e il cagnolino bianco (sarà mica Dudù?!)
Un quadretto famigliare già abusato in pubblicità e proclami politici.

“È che mi è sempre piaciuto il lieto fine” si giustifica l’autore, ormai depurato dopo un soggiorno nel centro benessere “Le terme dell’anima”.
“Una lettura da ombrellone”, ci giustifichiamo noi, ormai alleggeriti dei 15,00 euro destinati al “fatebenefratelliautori” consorzio di scrittori-venditori di sogni e belle speranze con penna leggera e tasche pesanti.

In fin dei conti il libro si legge in una mattinata al mare. Scorrevole, anche troppo: sintassi semplificata, periodi lineari, scelte lessicali generiche, poche citazioni colte, molti contributi degli editor, qualche eccesso mellifluo, aforisma iniziale di Eric Hoffer pertinente, struttura narrativa in ordine indiretto, registro medio-colloquiale. Un mix di elementi ben armonizzati per la costruzione di un prodotto destinato al pubblico dei cinepanettoni, quelli che leggono o vanno al cinema per distrarsi ma che provocano improvvise positive impennate nei riscontri di cassa e botteghino. Parafrasando Oscar Wilde “parlate pure male di me, purchè ne parliate” dobbiamo augurarci “…..….purchè si legga!!!”

Daniela Gerundo

Dall’1 al 3 Agosto 2013 a Castellaneta (TA) – “Forte Laclos” – installazione video di Gianluca Marinelli


Chiesa Santa Chiara, Castellaneta (TA)
dall’1 al 3 agosto 2013
ore 18.00 – 23.00

“Forte Laclos” è una video-installazione di Gianluca Marinelli che trae spunto dall’analisi degli ultimi giorni di vita dello scrittore e ufficiale francese Choderlos de Laclos (1741-1803), geniale autore de “Le relazioni pericolose”, inviato in Puglia per seguire la costruzione di un forte militare sull’isola di San Paolo, nel golfo di Taranto. La fortezza napoleonica non fu mai terminata e Laclos morì dopo pochi mesi dal suo arrivo.

Marinelli ricostruisce e interpreta le ultime vicende dell’autore francese, accompagnando il visitatore in una riflessione sull’assurdo e sul senso di precarietà, come le forze che in ogni epoca attraversano la vita dell’individuo, impedendogli di esprimere il proprio potenziale, spesso con esiti tragici. L’installazione, già esposta in altre rassegne, si arricchisce di nuovi elementi realizzati appositamente per il CastFilmFest di Castellaneta (Ta).

In occasione dell’inaugurazione sarà inoltre presentato "Taranto fa l’amore a senso unico" (Argo editrice), il libro di Marinelli sulle arti visive nel capoluogo ionico negli anni della costruzione dello stabilimento siderurgico Italsider (oggi Ilva).

http://www.castellanetafilmfest.it/

30 Luglio 2013 – Castrignano de Greci (Le) – BALLA COL LUPO. 20 anni di parole e musica, la casa editrice festeggia i suoi primi 20 anni con tutti i suoi autori.