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La verità per caso. Twistori.


lovehate

Twistori.com è un sito semplice che ha un funzionamento altrettanto semplice. Il sito prende i feed direttamente da Twitter, con parole chiave determinate LOVE, HATE, BELIEVE, etc. Voi cliccate sulla parola e sullo schermo scorre uno stream delle frasi di twitter che contengono la parola. Ve lo suggerisco, è casuale al punto giusto perché ogni tanto affiori qualche verità eterna.

Il ritorno de “l’incantiere”, lunedì 30 Marzo a Lecce.


lincantiere

Ritorna “l’incantiere”, la storica rivista di poesia curata dal “Laboratorio di poesia” di Lecce, diretta da Walter Vergallo e redatta con il supporto infaticabile di Arrigo Colombo, Gino Pisanò, Fernando Cezzi. “L’incantiere” è stato uno dei momenti di incontro di coloro che fanno e apprezzano la poesia. Memorabili alcuni numeri monografici, come quello su Dario Bellezza.

Questo numero è dedicato a Carmelo Bene. Il numero si apre con una poesia del Maestro. Segue un saggio di Walter Vergallo, intitolato Per Carmelo Bene: l’ego, il tu, l’oggetto (-natura); il tempo; il manque. E’ la volta poi di un ricordo di Piergiorgio Giacchè, intitolato significativamente “Perdere un amico”; per concludere poi la sezione critica della rivista con un intervento di Luigi A. Santoro, dal titolo “Ricordo”. Completano questo numero due interventi poetici, “Sul tema della donna pensosa” di Arrigo Colombo e “nel viaggio: segno voce significazione simbolo”, di Walter Vergallo. Il numero è impreziosito dalle fotografie di Anna Maria Contenti.

La rivista verrà presentata con uno spettacolo di poesia Lunedì 30 Marzo, alle ore 19.30, presso la Sala Conferenze del Castello Carlo V.

Cliccando sull’immagine qui sotto potete leggere la prima pagina, contenente gli indirizzi per richiederne una copia o per effettuare un abbonamento della rivista.

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Michele Pierri, Alda Merini. Una precisazione.


Pubblico qui di seguito una email ricevuta da Lucio Pierri, figlio di Michele Pierri, a proposito di un articolo scritto da Augusto Benemeglio e pubblicato qualche anno fa su Musicaos.it. L’articolo in questione riguardava il rapporto tra Michele Pierri e Alda Merini. Naturalmente sono a disposizione per ulteriori chiarimenti/informazioni/contatti, al mio indirizzo di posta.

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Vorrei comunicare al prof. Benemeglio, a proposito del suo articolo su Pierri e Alda Merini, poeti di gazze, alcune precisazioni su quanto scritto.
La differenza di età tra mio padre Michele Pierri e la Merini era di trenta anni, la Merini non era alcolizzata, nel suo periodo di permanenza a Taranto non l’ho mai vista bere.
Non parlerei di eredi Pierri, perchè mio padre, primaro chirurgo  dell’ospedale civile, è morto pressocché povero,avendo come unica proprietà un alloggio INA casa, che è stato venduto per rispettare la sua volontà testamentaria e devolvere un terzo del ricavato alla Merini. Io stesso mi sono adoperato presso il giudice (dott. Vella) e il notaio (dott.Cito) perchè inviassero nel più breve tempo possibile quanto di sua spettanza, circa 70 milioni.
Il poemetto Chico ed io, composto per la morte di una gazza che viveva in famiglia con noi, non  consta di 54 versi, ma di 59 liriche, ed  è stato scritto da Pierri diversi anni prima di conoscere la Merini.
Nessuno ha trattato la Merini come una appestata dopo il suo ricovero nella psichiatria tarantina, peggio di un lager perchè per mancanza di spazio i malati erano costretti sempre a letto; abbiamo cercato di tirarla fuori al più presto, in quel momento anche mio padre era ricoverato in chirurgia e non ha potuto aiutarla. Andavo a trovarla dopo il lavoro, i medici  me la affidavano per farla uscire a passeggio insieme ad un altro giovane ricoverato, che non ho mai capito perchè stesse dentro.
Per avere informazioni più dettagliate su Michele Pierri e anche del rapporto con la Merini, è opportuno consultare il numero monografico della Rivista Cenacolo, “Omaggio a Michele Pierri”,  della Società di Storia Patria di Taranto, ed. Mandese anno 2004, dove è stata pubblicata una biografia da me scritta accanto ad  un esteso saggio di Donato Valli.

cordialmente Lucio Pierri

Mal di Primavera


Finalmente la Primavera, tra gli altri giorno dedicato alla Poesia, quella con la P maiuscola. I più si attrezzeranno, come al solito, citando la poesia di Alda Merini “sono nata il 21 a primavera“. Auguri a Alda, la più grande. Per tutti gli altri l’appuntamento è qui per le  RarefAZIONI futuriste. Riuscirà la poesia a farci dimenticare ciò che ci circonda? Oppure: riuscirà la Poesia a farci ricordare, verso dopo verso, tutto ciò che ci circonda?

Il Papa Genio


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AIDS, affermazioni di Papa Benedetto XVI, detto il Papa Genio, durante i prodromi aerostatici del suo viaggio in Africa (e se ci restasse?). I preservativi non sono la soluzione, i preservativi sono il problema. Chissà, forse gli credono. Il Papa Genio.

This is the end.


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“Questo romanzo è stato scritto nell’arco di quindici anni e assume la sua forma definitiva soltanto adesso, ora che la terza e ultima parte si aggiunge alle prime due che videro la luce nel 2001 e nel 2003. Del tutto rivisto nelle prime due parti, dunque, e finalmente concluso, “Canti del caos” si presenta in tutta la sua assoluta singolarità. Concepito per non lasciare indifferenti, a costo anche di suscitare reazioni di rifiuto, questo romanzo si accampa come opera incandescente, vertiginosa, un’opera che va a inscriversi immediatamente, di diritto, nel novero di quelle imprese estreme che come grandi massi erratici punteggiano la storia della letteratura. “Canti del caos” si è andato formando nel corso del tempo come un organismo vivente, pieno di violenza ma anche di delicatezza e dolcezza, di oscenità ma anche di trascendenza, di passaggi narrativi incalzanti e di affondi lirici. Nella sua gigantesca macchina realistica e metaforica vengono macinati e trascesi i codici, i generi e gli orizzonti letterari di questa epoca: la fantascienza, il poliziesco, il comico, la pornografia, il fantasy, l’horror, il romanzo d’amore, il saggio scientifico e filosofico, la meditazione religiosa e mistica”.

Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori, 9788804584452, pp. 1080

[continua]

Io Sudo e tu?


ilovesud

Litigano di nascosto. Si spaccano in pubblico. Si nascondono. Si manifestano. Fanno gruppo. Fanno gruppuscolo. Fanno fazione. Si agitano. Hanno paura di scomparire inghiottiti dal Leviatano. Adorano il Leviatano. Telefonano. Prendono caffè. Si agglomerano. Costruiscono alleanze. Fondano correnti. Aprono le finestre. Chiudono il dibattito. Riaprono il dibattito. Si siedono e fanno silenzio. Accettano le direttive del direttivo. Contestano le direttive. Passa un po’ di tempo. Inaugurano. Ritrattano. Rifondano. Temono la dispersione e l’astensionismo. Rimescolano.  Proprio non va giù che il Nord li tiri sù. Proprio non va a Sud che il nord lo tiri giù. Assemblano. PiDieLlizzano. Fanno tanto moto. Davvero tanto moto. Tutti i giorni. Minoritari fanno tutti gli sforzi per non scomparire. Sudano.
Segno dei tempi, davvero: ma che bella questa Destra che si comporta da Sinistra!

La soluzione? Tirare fuori le p***e


umbertobossi

Nonostante tutta la disinvoltura cui mi sono abituato mi riesce difficile scriverlo. Ma in fondo, forse, ci ha ragione Colaninno. “Tirare fuori le palle” è l’unica cosa che resta al PD per dimostrare a se stesso di avere ancora un’anima. Già, tirare fuori le palle. Ecco la lezione da imparare e mettere in pratica. Proprio così: “tirare fuori le palle”.

“È il ministro dello Sviluppo economico del governo ombra del Pd Matteo Colaninno ad abbandonare uno stile di solito compassato per usarne un molto più colorito quando esorta i delegati dell’Assemblea nazionale del Pd affrontare la crisi con determinazione e a mostrare un profilo combattivo”.

Insomma, TIRARE FUORI LE PALLE, un po’ per sopravvivere, un po’ per non morire. Un po’ per non essere sconfitti e, soprattutto, per somigliare ai vincitori. “Tirare fuori le palle”, bello slogan, da chi lo hanno preso? Fin troppo facile. Dalla LEGA.

Nonsense economico riduzionista.


silvioberlusconi

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, ha dichiarato che le banche potrebbero essere nazionalizzate.[La nazionalizzazione delle banche per mantenere i livelli di credito “e’ soltanto per ora una ipotesi” ore 16.57 di ieri, al termine della conferenza con Gordon Brown, sole24ore] Ma non quelle italiane. Ovvero. Il presidente del consiglio di uno stato europeo per uscire dalla crisi suggerisce di nazionalizzare le banche ai suoi colleghi ministri dell’economia degli altri paesi europei. Le banche italiane, infatti, sono sane. Oggi un’azione dell’Unicredit costa 0,90 centesimi. Meno del prezzo del giornale dove si annuncia che il presidente Silvio Berlusconi sostiene che le banche italiane sono sane e che le banche degli altri andrebbero (in ipotesi) nazionalizzate.

Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto?


veltroni

Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto? Cosa hai fatto quando negli anni novanta il Cavaliere, nonostante tutto, prendeva piede e consenso entrando dalla porta (a porta) di casa, direttamente dal video? È evidente che un errore c’è stato. Provo a risalire il fiume e considerarmi, in piena umiltà, parte di questo errore sotto forma di elettore. Dovevo fare di più? Nella misura in cui appartenente a una base stranominata e arcinota dovevo fare più girotondi? Dovevo scendere in piazza anche quando era vuota? Dovevo firmare più appelli? Dovevo abbonarmi di più? Ho fatto quello che potevo e ce l’ho messa tutta. Ho studiato prima, ho lavorato poi, ho v****o sempre. E tu, con i miei ultimi voti, cosa hai fatto? Cosa è cambiato? Stamattina ho letto un articolo sulla stampa di Lucia Annunziata. Come non darle ragione. Cito mettendo qualche neretto:

“Più che desiderio di ricucire, quel «no» è apparso come un desiderio di guadagnare tempo. La discussione infatti si è rapidamente orientata non sul merito, ma sul calendario. Quel calendario che è la gabbia mentale e fisica di questa politica oggi: elezioni a giugno, cda Rai da nominare forse già domani, tesseramento in ritardo, testamento biologico da approvare. Pareva di veder passare negli occhi di molti dei presenti lo scorrere di questa agenda. Il Pd da mesi non fa altro che navigare così, da un appuntamento istituzionale all’altro, vedendo in ognuno l’occasione di piccole sconfitte e vittorie: un processo che ormai da anni, fra scadenze parlamentari e urne, ha sostituito per questo partito il percorso appassionato e visionario della strategia politica.”

Mentre il Cavaliere naviga da un processo all’altro ecco che il PD è ingabbiato nel calendario, nella burocrazia, nella più completa distanza tra sé e le persone che lo hanno votato. Che tristezza. Cosa dovevo fare? Dovevo essere più presente? Dovevo fare più passaparola? Se c’era qualcuno che i voti li comprava e li vendeva, cosa deprecabile, vuol dire che i voti avevano un valore. Oggi temo di avere creduto nel vuoto anziché nel voto. Organizzate i vostri cocci ragazzi. Fatelo in un’osteria in, davanti a un menù chic, dopo avere visto l’ultimo film cool, che è così cool da piacere a destra e a sinistra. Già. Destra e sinistra. Non c’è più differenza. La differenza non è in parlamento. La differenza non è rappresentata. La differenza è così delusa da non andare nemmeno alle urne. Che tristessa.

È ora che la soluzione venga da voi. Anche se in questi anni ci avete insegnato di non essere in grado di congetturare una soluzione. Prima di costringerci a cercare le vostre tracce residue nei manuali di filosofia scolastica, tipo “Le cinque prove dell’esistenza della sinistra”. Altrimenti inchiodati alle vostre responsabilità non avrete più di elettori disposti a sentirsi in colpa per i vostri errori.

Staccare la spina.


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Imperial bedroom“, il titolo di un album di Elvis Costello che dovrebbe dare il titolo al romanzo a cui sta lavorando Bret Easton Ellis. Si tratta del seguito di “Meno di zero”, il suo primo romanzo, che dovrebbe uscire nel 2010. L’album che da il titolo al libro è lo stesso che contiene la canzone intitolata “Almost Blue”, del 1982. Da non confondere con l’omonimo album uscito nel 1981. Nel frattempo in Italia, da qualche settimana, al lunedì, un gruppo di ragazzini scalmanati e senza barba stupra una ragazzina, una qualsiasi. Al mercoledì è il turno di uno o più extracomunitari, che stuprano una donna o una bimba. Al sabato è l’ora degli scalmanati ragazzini che decidono di dare fuoco a qualche extracomunitario. Per ritorsione, al lunedì successivo, è l’ora di un rom che decide di dare fuoco a uno scalmanato prima che questo cominci a stuprare una ragazzina. E così finché accade e nessuno fa qualcosa perché finisca, a meno che nei paraggi non incominci un G7 o G8 o, come dice Berlusconi, un G7 che tecnicamente è un G8.
Detto ciò si potrebbe anche staccare la spina. Se non fosse che nel nostro paese c’è qualcuno che ti rompe le palle anche quando vuoi staccare una spina.

Finalmente.


dobermann

Nel marzo del 2009 Mondadori pubblicherà “Canti del caos” di Antonio Moresco. Dopo la pubblicazione della prima parte (Feltrinelli, 2001), e della seconda (Rizzoli, 2003), finalmente potremo leggere la terza e ultima (?) parte di questo capolavoro. Il libro di uno che si è messo in testa di scrivere un capolavoro e ci è riuscito. Finalmente è un avverbio giustificato anche dal fatto che le edizioni precedenti sono al momento di difficile reperibilità, quindi molti lettori che hanno sentito parlare di quest’opera senza averla letta potranno approfittarne. Ma perché questo libro mi piace (non dico “è bello”, dico “mi piace”)? Anzitutto perché la prosa di Moresco è dotata di un ritmo e di una pervasività cerebrale incredibili. Non è facile leggere una pagina dei “Canti del caos” e non rimanere colpiti dalla densità specifica di mondo che Moresco mette nell’opera. L’altra cosa che mi ha sempre colpito di questo testo è la pressocché istantanea sospensione della realtà e la sua trasformazione in realtà magica, malleabile, manipolabile. Il mondo entra in questo romanzo senza che faccia il suo ingresso la contemporaneità. Ecco perché questo libro riesce a proiettarsi in una dimensione temporale che salta il fosso e diviene letteratura. Il fatto letterario, la letterarietà, la moltiplicazione delle immagini, la frammentazione che diviene unitarietà della trama; il motivo per cui consiglio la lettura di questo libro è che i “Canti del caos” è un classico. Da ciò l’attesa per una terza e conclusiva parte che spero raggiunga gli stessi livelli di espressione poetica.

La differenza


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Mi preoccupano le persone quando cominciano a vantare la paternità sulle idee. Ecco una differenza che passa tra concetti e idee. Un concetto lo si può creare, manipolare, ci si può aggiungere qualche azione oppure, limando all’osso per i più stupidi, renderlo addirittura fruibile. Ci si può incollare un’etichetta. Un’idea no. Nel bene o nel male quando un’idea viene partorita è di tutti. L’idea è puttana all’origine. “Mi è venuta un’idea”, come mi è venuto uno starnuto. Eravamo entrambi vicino alla finestra, poteva venire a tutti e due, invece è venuto a me. “Mi è venuta un’idea”, ecco, non sono nemmeno io il responsabile di ciò che mi viene in mente. Allora molti, annusando le idee, credono di averle pensate. L’idea è puttana all’origine, quindi difficilmente potremo farla diventare nostra amante. Dopo un po’ le idee si scocciano perfino dei recipienti più grossi.

Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro e non ho mai capito come.


Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Cerco di diventare grande in maniera decente, con tutta la forza che posso. Faccio in modo che il reazionariato popolare non mi sommerga. Eppure. Eppure sono un po’ di giorni che nonostante tutto sono sfiorato dal sentore che gli anni novanta tutta questa merda non sono stati. C’era “Canzoni d’amore” di Francesco De Gregori, e c’erano i Nirvana, e c’erano Nietzsche e Marx che a stenti a stenti ancora si davano la mano. Quasi quasi c’erano ancora la destra e la sinistra. Povero me. Per non parlare del fatto che c’era l’hard-core, la Stazione Ippica. C’erano i concerti, la preparazione, le prove interminabili, l’eterno ritorno di un giro di basso e un assolo di chitarra mentre la batteria ti frantumava i timpani. C’erano gli amori che iniziavano al venerdì sera e si spegnevano nell’inedia di una domenica pomeriggio. Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Se potessi scegliere rinascerei nel 1975.

Il sosia (7)


busterkeaton

Alla fine successe ciò che il sosia aveva atteso da tanto tempo. Passarono abbastanza mesi perché il sosia rimpiazzasse l’originale. Oramai tutti guardavano al sosia come a un esempio. Alcuni andarono a cercare articoli di giornali, frammenti che si ricordavano a malapena, pezzi smarriti nei quali credevano di avere intravisto una prova, anche piccola, capace di provare la differenza tra il sosia e l’originale. Troppo tardi. Il tempo e l’oblio avevano fatto il resto. Il sosia aveva vinto. Per l’originale iniziava il lavoro più duro, quello di tirare fuori la testa, ancora una volta, dal mucchio di merda nel quale veniva ficcato di continuo, “il sosia avrà passo breve, ansimerà prima dell’angolo, la sua corsa si arresterà”. L’originale continuava a ripetersi queste frasi, come una preghiera.

leggi qui i precedenti interventi de “Il sosia”

Processo agli scorpioni. Il booktrailer


Segnalo con piacere il booktrailer del libro “Processo agli scorpioni” di Jasmina Tesanovic (2009 Stampa Alternativa). Il trailer, di cui si consiglia la visione a un pubblico adulto e poco facilmente impressionabile, è realizzato da Luigi Milani e Aurora Alicino.

Jasmina Tešanović è nata a Belgrado nel 1954. Scrittrice, giornalista, traduttrice, autrice teatrale e regista, fa parte dell’associazione femminista Donne in Nero. Autrice del celebre Diary of a Political Idiot, scritto in tempo reale durante la guerra del Kosovo, tradotto e pubblicato in tutto il mondo, è una delle blogger più famose della Rete. L’ultimo libro pubblicato in Italia è Processo agli Scorpioni, cronaca del processo alla banda degli Skorpion, gruppo paramilitare serbo macchiatosi di crimini di guerra durante la guerra del Kosovo.

Dal letame nascono i fiori


È la cosa che mi ha colpito di più in questi giorni nei quali si è commemorato il decennale della scomparsa di Fabrizio De Andrè. È l’affermazione di molti che passando in rassegna i diversi eventi storici occorsi in questi anni senza Fabrizio concludevano la frase dicendo: Se oggi ci fosse Fabrizio. La cosa più importante è che Fabrizio De Andrè c’è, basta ascoltare e leggere le sue canzoni per accorgersi che, guardandoci attorno, poche cose sono cambiate da quando quei versi sono stati scritti. L’ipocrita è sempre più ipocrita, il gretto è sempre più gretto. La tradizione continua a parlarci quando siamo abbastanza abili da discostarne il velo di retorica con cui la ammanta chi teme la sua forza.
L’amore e la bellezza continuano a nascondersi nei meandri più infimi della vita, e il sole splende per tutti. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Un patrimonio incommensurabile, una smisurata preghiera.

faber

Veglia per il cessate il fuoco


lamecca

9 Gennaio 2009. Ore 21.34. Venerdì sera. Il mio avatar alla Mecca, su Second Life, per il cessate il fuoco. Per chi volesse raggiungermi IslamOnline dot Net 215 65 27 IslamOnline.net Virtual Hajj.

L’immigrazione fa la differenza.


giorgiodiluzio

Ci sono alcuni aspetti del lavoro editoriale che fanno schifo, è una cosa che posso dire con onestà, svolgendo nel mio piccolo questo tipo di lavoro. Altri aspetti nascondono piccole soddisfazioni,  che affiorano come lampi. In un periodo che è incominciato nel 2005 ho fatto il consulente free lance per la casa Besa Editrice. In questo periodo ho avuto modo di svolgere diverse mansioni che vanno dall’editing dei testi prima della pubblicazione alla redazione delle schede di lettura di romanzi e/o saggi, fino alla semplice correzione delle bozze, passando per l’indicazione e/o suggerimento di autori o, anche, al contrario. È successo di stilare schede di lettura negative e di vedere il romanzo oggetto di tali schede, poi, pubblicato. È successo il contrario. Fa parte del gioco. Un libro non è mai frutto del lavoro di una persona soltanto, l’autore è il punto di partenza. Scrivo questo preambolo semplicemente perché nelle anticipazioni della Besa Editrice, già da qualche tempo, si può rintracciare un saggio/racconto dal titolo “A un passo dal sogno“, scritto da Giorgio Di Luzio. Il saggio di Di Luzio narra la vicenda di Jerry Masslo, un immigrato ucciso dalla camorra nel 1989, a Villa Literno. Nel 1989 avevo 14 anni, ero da poco venuto ad abitare in Puglia. Venivo dal nord, per la prima volta, ascoltando un telegiornale locale, mi confrontavo con le tematiche dell’immigrazione, del lavoro nero, cose che non conoscevo. Jerry Masslo era immigrato in Italia grazie all’aiuto di Amnesty International, qualche giorno prima di morire era stato intervistato dalle telecamere di RAI2. Nel saggio vengono raccontate le condizioni in cui versavano gli immigrati di Villa Literno, il regime di schiavitù nel quale vivevano. La tragedia e la vita di Masslo diventano parabola di un sistema che non può essere più taciuto. Bisognava dire basta, allora, come si è detto. Da quella esperienza, in Italia, hanno iniziato a prendere una piega diversa. Quando mi venne sottoposto il manoscritto di quel saggio mi ricordai subito di quella vicenda, per colpa della quale il nome del paese “Villa Literno” divenne quasi un totem dello sfruttamento. I tempi sono cambiati, l’immigrazione è cambiata? Gli sbarchi continuano a succedersi, nei giorni di meteo favorevole. La violenza, tuttavia, sembra avere ceduto il passo al dialogo. Così si spera, malgrado la restrittività di certe leggi sotto certi governi. Dopo diversi anni, vedere che quel testo non era ancora stato pubblicato mi avevo creato un certo timore. Poi ho capito che era soltanto una questione di tempo. Un testo del genere, così come la vita di Masslo, non sarebbe restato un semplice sasso nello stagno. Per quanto mi riguarda posso soltanto suggerirvi di acquistarlo e leggerlo.

Il testo è urgente e racconta fatti documentati. La lettura è scorrevole e piacevole, malgrado tutte le informazioni che vengono date dall’autore il saggio non risulta noioso. Le descrizioni sono essenziali, vedi ad esempio il racconto che viene dato di Villa Literno, paese non pronto ad accogliere il grande numero di immigrati non tanto per fattori culturali quanto per problemi logistici che assestano il paesino ancora al medioevo, “A un passo dal sogno” è un buon reportage socio-antropologico dove il fenomeno viene analizzato non come ‘esterno’ al territorio ma ‘accolto’, anche nei risvolti negativi rappresentati dallo sfruttamento che viene fatto, degli immigrati, da parte di ‘poteri’ e ‘collusioni’ nostrani (questo è l’aggettivo topico utilizzato nel testo, ad la stampa nostrana).
La vicenda di Jerry Masslo fa da spartiacque nella storia dell’immigrazione in Italia e in Europa, tra un prima nel quale le condizioni degli immigrati erano pessime, ai limiti dell’umano accettabile, ed anche la società civile e il mondo politico non erano per nulla preparati ‘culturalmente’ ad accettare gli stranieri in arrivo o in transito per il paese. Il dopo è la nascita di strutture organizzative e legislative grazie alle quali la presenza degli immigrati viene condivisa, la creazione di leggi, l’iscrizione dei figli alle scuole, censimenti (questo per quanto riguarda il caso di Villa Literno). L’autore riesce a rendere il caso di Villa Linterno e l’assassinio di Jerry Masslo nella giusta ottica in cui di lettura, quella cioè di caso particolare, indicatore di cambiamenti in corso nella società.
Il linguaggio è preciso e divulgativo allo stesso tempo, tenendo l’interesse del lettore alto: “Il gelo del razzismo all’italiana, quasi un marchio, tra i tanti, del made in Italy dell’intolleranza, che segnerà una pagina grigia per il nostro Paese in quegli anni, si scioglie come neve al sole in quell’ondata irruenta di  migliaia di persone e cittadini del mondo”.
Al termine del testo sono presenti le testimonianze di chi ha vissuto direttamente i fatti e la vicenda raccontata, con gli interventi di chi adesso opera nel tessuto e nei luoghi dove è avvenuta la tragica vicenda che ha dato origine al cambiamento. “A un passo dal sogno” è un libro a metà tra saggio di sociologia e reportage giornalistico, senza carenze o compensamenti in nessuno dei due aspetti, il che ne facilita (oltre alla lettura grazie allo stile scorrevole) la proposizione e la diffusione.

Mica carta da culo!


cartaacquisti

Incuriosito dalla nuova iniziativa del governo, varata il 26 novembre scorso, ovvero due giorni fa, sono andato a fare una visita sul sito del Ministero del Lavoro in cerca di notizie sulla già mitica Carta Acquisti. Mitica perché su di essa si favoleggia tanto prima ancora che i portafogli degli italiani meno abbienti ne siano già ringalluzziti. Chiosa socialmente utile: immagini d’altri tempi, la vecchina che fa la coda alla cassa, estrae la sua tessera con una certa dignità, ci vorrebbe Vittorio De Sica a riprendere il tutto con una Samsung portatile, giusto per riversare il contenuto su youtube. Ebbene, ma quanti soldi ci vanno sulla carta? 40€. Spelling. Quaranta euro di merda al mese. 120€ subito, a risarcimento degli ultimi mesi di merda trascorsi dall’italiano in bilico tra la soglia di povertà e quella della disperazione, ovvero ottobre+novembre+dicembre di merda ancora da venire. Qualcosa mi dice che il TG5, nei soliti servizi di Natale inizierà con la frase “quest’anno gli italiani per il cenone spenderanno di meno, 120€ circa”. Passiamo al target. Vecchi oltre i 65 anni e bambini al di sotto dei 3 anni, per loro rispondono i genitori in preda alla disperazione, visto lo stato delle cose avrebbero gradito un peluche. Possibile considerazione positiva da parte del positivo governo di destra-destra: Mica carta da culo! La sinistra nemmeno quelli di euri! Sembra quasi vero, a pensarci. Vi consiglio comunque di leggere quando avrete tempo il PDF da 21 pagine con il quale viene illustrata la carta magica. Bello vedere anche le precedenti esperienze di utilizzo estero di carte convenzionate dallo stato. A leggerlo davvero ci si fa il ghigno: fila di esperienze tutte legate a catastrofi umanitare, dall’uragano Katrina al supporto per l’infanzia dello stato della Georgia. Stiamo messi DAVVERO male.
Questo altro paragrafo andrebbe commentato al pari di un versetto biblico “La Carta Acquisti è completamente gratuita e funziona come una normale carta di pagamento elettronica, uguale a quelle che sono già in circolazione e ampiamente diffuse nel nostro Paese. Principale differenza è che con la Carta Acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della Carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato.

“Principale differenza è che con la Carta Acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della Carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato”. La prima vera carta di credito comunista, altro che Coop.

Lo Stato prevede (lui prevede) che i possibili raggiunti da tale iniziativa, che andrà ritirare alle Poste facendo domanda entro il 31 dicembre, sono 800.000.

Facciamo due conti: 800.000 persone che fanno tutte la domanda in tempo e che ottengono la carta prendono 40€ al mese per un totale di 32.000.000€, trentadue milioni di euro

un parlamentare del Senato prende in media 115.419€ all’anno, ce ne sono 315
un parlamentare della Camera prende in media 112.071€ all’anno, ce ne sono 630
per un totale di: 36356985€ per i Senatori e 70604730€ per i Deputati, se andiamo a sommare 106961715€ centoseimilioninovecentosessantunomilaesettecentoquindici euro.

Detto ciò. Basterebbe che un parlamentare su 3 non prendesse lo stipendio una volta ogni tre mesi perché ogni tre mesi disponessimo dei soldi necessari a riempire la carta di 40€. Oppure: basterebbe che non prendessero lo stipendio per un anno perché 800.000 avessero poco meno di duecento euro al mese in più sulla pensione minima, che diventerebbe dignitosa. Mica carta da culo.

Chi obbietta ha ragione da vendere, non possiamo certo togliere lo stipendio a chi lavora alacremente affinché lo stato cammini diritto per la sua strada come il giovane esploratore Tobia e tutti stiamo bene e rigogliosi e con le tasche piene. Il problema è che questi non sono nemmeno bravi come dicono, altrimenti in sessanta anni di repubblica, di cui gli ultimi quindici quasi tutti Berlusconiani, qualche danno in meno lo avrebbero fatto. Non dico qualche cosa positiva in più, giusto qualche danno in meno.

La formula che permette di calcolare il numero di.


einstein

Qui sopra la formula che permette di calcolare il numero di amici reali a partire dal numero di amici su facebook. Autore: Albert Einstein.

Let’s Get Pound


ezrapound

2008/2009
Autumn Collection
Let’s Get Pound – Ezra Reinassance

Contro l’Usura

Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la “Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

L’entusiamo del dire poesia.


La poesia chiede il suo tempo, lo sa bene Simone Giorgino, una delle voci più interessanti della generazione alla quale nel bene e nel male apparteniamo. Il suo ultimo lavoro in versi è “Asilo di mendicità“. La sua ultima registrazione pubblicata, in ordine di tempo, è “Qui se mai verrai“, in collaborazione con Fondoverri e Adria, un percorso poetico di ricerca sonora nella poesia di/dal Salento recente. Il progetto AudioPoesia coniuga la dicitura del verso alla ricerca antologica, nel perfezionamento di un percorso dedicato interamente alla poesia; edita e inedita, di tutti i tempi. È da poco iniziata una nuova fase di AudioPoesia, un transito verso ciò che sarà, a breve giro di posta, il nuovo progetto di Simone Giorgino. Qui potete ascoltare due frammenti de “Il cosmo: titolo provvisorio”, la racconta a cui sto lavorando da qualche anno.

Limiti emissioni diossina presso il centro siderurgico ILVA di Taranto


Lecce, 31/10/2008

Sig. Presidente
del Consiglio provinciale
Sede

Oggetto: trasmissione O.d.G..

I sottoscritti Consiglieri, con la presente, chiedono che nella seduta del prossimo Consiglio provinciale venga discusso l’allegato O.d.G..

Cordialità.

Nicolino Sticchi
Vittorio Potì

P R O V I N C I A D I L E C C E
Lecce, 31/10/2008


ORDINE DEL GIORNO relativo a
“Limiti emissioni diossina presso il centro siderurgico ILVA di Taranto”

IL CONSIGLIO PROVINCIALE
PREMESSO CHE

la situazione ambientale a Taranto e in tutta l’area Jonico-Salentina, dovuta alle emissioni dell’impianto siderurgico ILVA, è fortemente compromessa, con conseguenti danni alla salute, così come emerge anche dalla recente pubblicazione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale-Puglia;

dalle rilevazioni al camino dell’impianto di agglomerazione dell’ILVA, effettuate di recente dall’ARPA e in passato dal Ministero dell’Ambiente, emergono dati preoccupanti di concentrazione totale di diossine.;

i valori di tossicità raggiungono anche alcune centinaia di ng/m3, che, se pure nella norma, sono fortemente lesivi della salute delle persone.

il D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152, che detta le “Norme in Materia Ambientale“, prevede, come valore limite di emissione di PCDD/PCDF (policlorodibenzodiossina/policlorodibenzofurano) provenienti da grandi fonti fisse, tra cui gli impianti siderurgici, come lo stabilimento ILVA di Taranto, 0,01 mg/Nm3 = a 10.000 ng/Nm3;

i detti limiti, appartenenti a sostanze ritenute cancerogene e/o tossiche, sono molto più elevati rispetto al limite richiesto per la combustione di rifiuti solidi urbani, che è pari a 0,1 ng TE/Nm3;

l’indirizzo europeo, a livello di riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nell’industria metallurgica, è quello di contenere il limite entro valori di 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;

lo Stato Italiano, pur avendo con Legge 6 marzo 2006, n.125, recepito tale indirizzo e ratificato il protocollo alla convenzione del 1979 sull’inquinamento atmosferico, relativo agli inquinanti organici persistenti (diossina, furani, etc), fatto ad Aarhus (Danimarca) il 24 giugno 1998, ha adottato poi per gli impianti siderurgici limiti notevolmente permissivi, come quello di 10.000 ng/Nm3;

CONSIDERATO CHE

molti Stati hanno recepito le indicazioni della Comunità Europea, adottando, in alcuni casi, limiti anche più restrittivi di 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;

in Italia, nella Regione Friuli Venezia Giulia, vale il limite 0,4 ng TE/Nm3;

presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio vi è in corso la procedura autorizzativa “AIA” (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell’impianto ILVA, prevista dal D.Lgs n.59 del 18 febbraio 2005;

l’art.8 del suddetto decreto, prevede: se a seguito di valutazione dell’autorità competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale, l’autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure più restrittive;

la provincia di Lecce, come è stato più volte sottolineato, è fortemente interessata dalle emissioni inquinanti prodotte dall’impianto siderurgico ILVA di Taranto;

tutte le componenti politiche e le Istituzioni devono sentire il dovere di adoperarsi presso le autorità preposte per garantire alle popolazioni interessate una diversa qualità ambientale e una maggiore tutela della salute;

IMPEGNA

IL PRESIDENTE PELLEGRINO

1. ad intervenire presso il Ministero all’ambiente e alla tutela del territorio, per invocare, alla luce delle riflessioni e delle preoccupazioni esposte sopra, che, in sede di AIA e precisamente di valutazione ambientale e di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (procedura in corso e in fase di esame da parte del Comitato tecnico), vengano recepiti nelle prescrizioni i seguenti indirizzi:
a)la decisione della Comunità Europea relativa ai limiti di accettabilità dei microinquinanti PCDD/PCDF, limiti che oscillano tra 0,2 – 0,4 ng TE/Nm3;
b)l’applicazione del campionamento continuo dei microinquinanti ai camini (PCDD/PCDF);

2. a sostenere la Regione Puglia nell’utilizzo delle norme vigenti in maniera più restrittiva e nell’individuazione di altre più cogenti alla tutela ambientale e di salvaguardia della salute delle popolazioni Jonico-Salentine;

3. ad inviare detto O.d.G. ai Parlamentari, Senatori, Consiglieri Regionali e Sindaci della provincia di Lecce, affinché lo sostengano, se ne condividono le ragioni, con atti di competenza, nelle sedi opportune.

W MARADONA


Diego Armando Maradona è il nuovo CT dell’Argentina. In bocca al lupo! Quando penso al campione Maradona mi viene in mente che ognuno ha diritto a rifarsi una vita, a rifarsene molte, a tentare più strade, a non fermarsi mai, a pagare i debiti, a estinguere le passioni, insomma, non è mai detta l’ultima parola. E se l’Argentina di Maradona vincesse i mondiali del 2010?

Un mio racconto noir con Stampa Alternativa.


È finalmente acquistabile in libreria al mitico costo di 1€, oppure scaricabile in PDF dal sito di Stampa Alternativa/Libera Cultura. Sto parlando dell’antologia contenente i racconti del concorso Creative Commons in Noir. Approfitto del mio blog per ringraziare partecipanti e giurati, in particolare: Maurizio Matrone, Juan Carlos De Martin, responsabile del Creative Commons Italia, Loredana Lipperini, scrittrice e critica letteraria, Monica Mazzitelli, coordinatrice de iQuindici, Edi Pernici, lettore, Luciano Comida, giornalista e scrittore, Carla Melli, consigliere della provincia di Trieste.
Il mio racconto si intitola “Apocalisse di Giovanni“, e come sempre ogni riferimento a fatti cose e persone è puramente casuale. Vi auguro buona lettura.

In difesa di Alessandro P.


A me il romanzo di Alessandro Piperno, intitolato “Con le peggiori intenzioni”, è piaciuto. È uno dei tre o quattro libri che mi è venuta voglia di rileggere dopo un po’ di anni dalla loro pubblicazione. Scrivo questo post per spezzare una lancia a favore. Qualche giorno fa mi sono imbattuto nella voce “Alessandro Piperno” presente su Wikipedia, vi invito a spulciarla quando ne avrete il tempo. C’è una frase dove si parla del romanzo in questione che mi colpisce più di tutte, al punto da essere meritevole – parer mio – di citazione:

“Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale (che alcuni hanno battezzato “pipernismo”), ricco di aggettivi e di avverbi, nonché per la noia mortale che suscita nei lettori.”

A parte l’errore di punteggiatura “Daniel, si caratterizza”, sul quale si può sorvolare. Secondo voi la frase segnalata da me in grassetto è degna di comparire in una qualsivoglia enciclopedia? Il mio vuole semplicemente essere uno spunto di riflessione: c’è critica nell’infinità? E se no, perché non devolvere qualche euro delle donazioni che riceve Wikipedia per fare correggere le voci a qualche esperto del campo, magari qualche professore/essa di italiano in pensione?

Le cose che possiedi ti possiedono?


Sulla mia scrivania, in ordine sparso:

n. 2 fogli contenenti 4 (1+3) foto di mia nipote Arianna
n. 1 notes comix con copertina morbida contenente gli appunti del romanzo
n. 1 copia de “L’uccello che girava le viti del mondo” di Murakami Haruki che mi sono autoregalato per il giorno del mio 32° compleanno, due estati fa
n. 1 taccuino rinascimentale regalatomi da Monia, Simone e Michele per il mio 33° compleanno, un’estate fa
n. 1 un volantino pubblicitario della Libreria Icaro di Lecce, che in collaborazione di Caffè Letterario ospita al suo interno un caffè, sono incoraggiate le iscrizioni-schedature
n. 1 copia del romanzo di Salman Rushdie intitolato “I versi satanici”, imprestatami da Simone, mi viene l’orticaria pensando che ci sono ancora persone che citando tale romanzo dicono “I versetti satanici”
n. 1 microfono non funzionante, o meglio, funzionante ma inutilizzato
n. 1 on air le radiocapitolazioni di Vinicio Capossela
n. 1 copia dell’ultimo libro di Agostino Casciaro intitolato “Lungo i fiumi del profumo dell’origano”
n. 1 macchina fotografica digitale olympus fe-310
n. 1 una custodia economica (4.99€) per macchina fotografica digitale
n. 1 un calendario giornaliero con fogli a strappo fermo a sabato 18 ottobre
n. 1 un fermafogli A4
n. 4 penne a sfera ad inchiostro nero
n. 1 tratto-clip ad inchiostro nero
n. 1 quaderno a quadretti formato A5 con gli appunti del romanzo, quell’altro
n. 1 quaderno a quadretti formato A6 con le brutte dei racconti de “Il Corsivo”
n. 1 barbapapà gonfiabile nero: barbabarba
n. 1 agenda 2008
n. 1 depliant pubblicitario della toyota rav4
n. 1 lettera dell’ENEL che mi sollecita a rilasciare i miei dati personali per un trattamento adeguato da parte di altre società che mi chiederanno di rifornirmi di energia elettrica dopo il 2010
n. 1 penna usb da 256mb ricevuta da Giovanni in cambio di una penna usb da 512mb
n. 1 un foglio di carta contenente la frase “Non dire a Dio quanto sono grandi i tuoi problemi; dì ai tuoi problemi quanto è grande Dio”
n. 1 copia del romanzo di Turgenev intitolato “Padri e figli”
n. 1 un ventaglio di cartone di quelli che si comprano alle feste, raffigurante su un lato la Madonna dell’Assunta e sull’altro lato San Rocco
n. 1 un caricabatterie stilo
n. 1 un blocchetto di post-it
n. 1 copia dell’ultimo cd di.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera.


Luca Carboni con Riccardo Sinigallia

E Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Due vite in trasferta.


Da sabato 18 ottobre, in edicola con “Il Corsivo”, inizierà la pubblicazione del racconto “Due vite in trasferta. Il racconto di Marina“. Dopo “Terra senza prezzo” (sempre su “Il Corsivo”) e “Col bene che ti voglio” (sul quotidiano “il Paese nuovo”), questo è il terzo romanzo breve/racconto lungo che pubblico nell’ultimo anno. Buona lettura.