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All’erta siamo Ronde.


rondanera

Comincio riprendendo la notizia dell’ANSA nella quale si parla della presentazione delle “Ronde nere”, non delle ‘cosiddette’ ronde nere, bensì delle “Ronde nere”:

Presentate Ronde nere a Milano
Pattuglieranno le strade affiancando le Ronde padane

(ANSA) – MILANO, 13 GIU – Sono state presentate oggi a Milano, durante un convegno del Movimento sociale italiano, le cosiddette ronde nere.Sono i volontari della Guardia nazionale:affiancheranno le ronde padane nelle strade non appena sara’ in vigore il disegno di legge sulla sicurezza.Dicono di essere 2.100,indosseranno una divisa con camicia grigia o kaki, basco con aquila imperiale romana, fascia nera al braccio con impressa la ruota solare simbolo del nascente Partito nazionalista italiano.

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Si chiameranno “Guardia nazionale”. Saranno finanziate dall’MSI. Andranno ad affiancarsi alle Ronde padane,  promosse dalla LEGA NORD. Ciò che mi colpisce di più è la creazione di una TAZ da parte delle forze politiche non (ancora) dichiaratamente eversive della destra. Quanto tempo ci vorrà perché queste forze non diventino radicate e eversive sul territorio? Quanto tempo ci vorrà perché ci scappi il primo morto? A Lecce da poco è finito un G8. Mi viene in mente la poesia che scrisse Alberto Arbasino prima del G8 del luglio 2001 a Genova, quella dove prevedeva il morto. Ebbene, chi sarà il primo ucciso per sbaglio dalle ronde padane o nere? Un marocchino? Un italiano che somigliava a un rumeno? Immagino squadre di romanzieri pronti a descrivere la scena. Troppo facile. Il negoziante che mezzo alticcio torna al suo negozio perché ha dimenticato qualcosa, forza un po’ troppo il lucchetto perché non vede bene, una ronda esce dall’angolo della strada, gli intima l’alt, lui risponde un vaffanculo, la ronda lo prende a randellate. Magari non accadrà, magari si. In che senso TAZ? Nel senso che questo Governo sta dando sempre più spazio e sempre più credito a fenomeni che si collocano in una zona grigia dove la legalità e l’illegalità combaciano. Che fine ha fatto l’ultra che non può più andare in motocicletta a minacciare e accoltellare? C’è l’imbarazzo della scelta, a patto che i suoi gusti d’abbigliamento vadano dal verde al nero. Certe volte mi sembra di vivere in un paese sull’orlo della rivoluzione. Manco Macondo. Tutti incazzati, tutti in crisi, tutti pronti a indossare una divisa e a far vedere come si fa un po’ d’ordine e pulizia, com’è che si tengono le strade pulite. Ogni ronda che esce in strada, per quanto mi riguarda, è una sconfitta dichiarata al nostro sistema di sicurezza, poliziotti, carabinieri, stato etc. etc. Negli anni Settanta il terrore era rappresentato dall’Antistato. Oggi il terrore è incubato dal Governo e legittimato dallo Stato. Spero che il SUD resista alle ronde. Spero che in città come la nostra, dove oltre alle forze armate vigilano le pattuglie delle vigilanze private, si resista alla tentazione di mettere una divista (incostituzionale) addosso a giovanotti e vecchietti ex-scartati alla visita di leva ma con tanta voglia di fare la propria parte nella salvaguardia dell’ordine pubblico. Che vita di merda. Che pagina triste. Ecco perché sulla foto del post ho linkato il meinkampf di hitler preso da wikipedia.

E’ permesso?


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Il titolo del giornale di quel giorno era emblematico. Con un bisticcio di parole reso ad arte gli autori avevano scritto che il presidente li aveva mandati tutti a quel “Pais”, a dimostrazione che il risultato elettorale, anche per i più stupidi, stava lì. Un organo di informazione veniva utilizzato come un bollettino privato. Gli venne in mente la scena di lui che dettava i titoli, di notte, ai direttori. “Fagli vedere chi sono”, “Dai, a quelli non possiamo farla mica passare così”, “Ora vedranno questi spagnoli del c***o”. Nessuno poteva contrastarlo. Lui pensò che qualche cosa non andava. Come era possibile che un giornale titolasse a quel modo? Quello stesso giorno gli capitò di leggere un articolo scritto da uno dei suoi scrittori preferiti, Saramago. Pensò di ricopiarlo così com’era, a mano, perché ogni parola, anche quelle meno comprensibili – non conosceva il portoghese come avrebbe voluto – gli restassero impresse. Si parlava di “una cosa” non meglio definita.

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La cosa Berlusconi
di José Saramago

No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, “acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales”. La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?

Più vicino ai giovani


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Perfino Benedetto XVI ha deciso di fare ulteriori passi in avanti per farsi apprezzare da un numero sempre maggiore di giovani, ragazzi e ragazze. Da domani il pontefice non si farà più chiamare Papa, tutti potranno infatti chiamarlo amichevolmente Papi.

Zina. Afreeque. In concerto il 5 giugno a Lecce.


05 giugno 2009
via Umberto I – chiesa Santa Croce ore 22,30
Cesare Dell’Anna – ZinA – “Afreeque”

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ZinA gruppo musicale guidato da Cesare Dell’Anna, dopo il grande successo ottenuto con il primo lavoro discografico omonimo, presenta la pubblicazione di “Afreeque”, con la partecipazione di numerosi musicisti africani provenienti dal Senegal, Tunisia , Marocco e Palestina.

Zina è un viaggio che ci guida dagli spazi infiniti del deserto fino alle pianure del Salento, dalle atmosfere metropolitane, alle magie musicali che abbracciano le terre che si affacciano sul Mediterraneo creando nuove commistioni e sonorità… Progetto aperto di Cesare Dell’Anna, che nasce dall’incontro di alcuni musicisti africani e pugliesi: una fusione che evoca i ritmi della tradizione magrebina, senegalese e le melodie della musica jazz, i suoni del rap, del reggae, del dub.

Zina è una formula musicale che gioca sull’interrelazione dei musicisti coinvolti nel progetto con la loro capacità di adattarsi al territorio pur non dimenticando la propria cultura. Così anche i testi parlano di temi sociali particolarmente legati alla terra africana e a quella che li accoglie.

Sono canti griŏt del cantante senegalese Amadou Faye e quelli free style di Idrissa Sarr; sono le melodie vocali del tunisino Marzuk Mejri. Le interpretazioni si mescolano con quelle del vocalist Jam-P e sono dirette dal trombettista Cesare Dell’Anna, accompagnati da Stefano Valenzano al basso, Egidio Rondinone alla batteria e Mauro Tre alle tastiere.

Zina gioca con l’assimilazione di stili di vita che si mescolano con la tradizione, per creare una moderna chiave di lettura della musica, ed una particolare “metissage” musicale…

Cesare Dell’Anna – tromba
Marzuk Mejri – voce, fiati e percussioni
Amadou Faye – voce
JamP – voce
Idrissa Sarr – voce
Assan Diop – voce
Afrobamba – voce
Davide Arena – sax tenore
Mauro Tre – synt e sequencer
Mario Rugge – chitarra
Stefano Valenzano – basso
Sergio Quagliarella – batteria

Zina – Discografia

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ZinA – “ZinA” – 11/8 Records  –  n. cat. 11/8 – 02/2005

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ZinA – “Afreeque” – 11/8 Records   –  n. cat. 11/8 – 09/2009

Potere della fiction


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Alla Coop vendono il misuratore di pressione elettronico da braccio del Doctor House. “Misurati la pressione, è per il tuo bene”. Potere della fiction. Quando ero bambino al massimo negli ambulatori c’era il manifesto di Pinocchio con i piedi di legno bruciacchiati che suggeriva ai tabagisti di smettere di fumare.

Ultimi fulmini prima della partenza


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Ieri pomeriggio ho finito di lavorare, sono tornato a casa. Dovevo andare dal veterinario a portare il mio cane che sono due giorni che va avanti a diarrea perché ha mangiato qualcosa di terribile e con molta probabilità tossico, la metà di un infradito. Il cane in macchina non entra. Il cane entra in macchina soltanto se la macchina è accesa e in movimento. Difficile mettere un cane in una macchina accesa e in movimento, a meno di scagliare l’animale contro il finestrino aperto mentre la macchina cammina a passo d’uomo. Impossibile. Alla fine il cane entra. Se il cane non entra con le buone ci entra con le cattive. Alla fine entra. Vado dal veterinario. Si fanno le sette. Appena in tempo. Torno a casa. Esausto. Una giornata liquida. Caz. Non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”. Ci ho pensato stamattina rimandando perché tanto avrei avuto il tempo questo pomeriggio. Rimando anche al pomeriggio. Alla fine mi scordo. Vabbeh dai, può andare lo stesso, un sabato senza Tuttolibri può anche accadere. Poi penso che l’unica cosa che mi manca è l’articolo di Nico Orengo, quello dove riesce a chiudere una settimana politica e culturale in poche parole, che forse nemmeno Dante nell’Inferno ti fa un bilancio così onesto delle vite misere di chi spesso si arrabatta nei paraggi dell’oggetto cultura. Ecco un grande che riesce a essere leggero dicendo le cose come stanno, con ironia e sarcasmo, senza che le parole escano a denti stretti. Ma io non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”, ieri. Una partenza inaspettata, come un colpo a bruciapelo, a 65 anni, quando gli uomini normali vanno in pensione e quelli straordinari hanno dato tutto.

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NICO ORENGO

C’eravamo appena lasciati alle spalle l’odioso termine «attimino», e ancora resiste il termine «filiera». Adesso ci arriva quello di «valoriale» che, a naso, dovrebbe indicare una gamma di valori indistinti ma tutti positivi.
E’ «valoriale», chiede Franceschini, il comportamento «educativo-genitoriale» di Berlusconi?
Sono «valoriali» i comportamenti di Di Pietro per i giornalisti del Giornale?
Di Pietro… l’Italia dei valori… ecco da dove può essere nato il termine «valoriale» che potrebbe essere applicato anche ai suoi adepti. Per esempio: Gianni Vattimo è «valoriale»?

[l’ultimo dei fulmini]

Magari fosse una battuta.


ellekappa

Magari fosse una battuta. Oramai sono convinto. Leggo libri per capire. Ascolto telegiornali, parziali e imparziali. Leggo giornali, parziali e imparziali. All’indomani della sconfitta elettorale parlavo al telefono con un amico. “È meglio, adesso che abbiamo perduto è meglio, adesso saremo costretti a costruire il nostro pensiero giorno dopo giorno, senza farci influenzare dal pensiero dei presupposti leader politici dell’opposizione”. Eccoci a cercare nella sconfitta qualche cosa di utile…macché. L’italia (minuscola, quella che conta) è divisa in due, quelli che stanno bene purché nessuno pesti i piedi e faccia la pipì nel giardino e quelli che mettono in dubbio tutto. Cos’è accaduto? È accaduto che Silvio B********i ha creato e cementato il suo consenso, rendendolo blindato con le leggi ad personam. Non possiamo farci nulla. Li hanno votati. La maggioranza degli italiani lo ha preferito. Più vedo ciò che accade e più mi sembra che la macchina del consenso sia inarrestabile.

Paul Vangelisti a Roma. 18 Maggio.


Roma, lunedì 18 maggio 2009, ore 20:00
presso la Libreria Empirìa in via Baccina 79 (rione Monti):

Presentazione del libro
di Paul Vangelisti

La vita semplice
(A Simple Life)
Emilio Mazzoli Editore, 2009
Traduzione di Brunella Antomarini.

cilindrodiciroCon una copertina di Enzo Cucchi.

Interventi critici di
Brunella Antomarini, Marco Giovenale, Valentino Zeichen

Sarà presente l’autore

Paul Vangelisti è autore di circa venti libri di poesia, e attivo traduttore dall’italiano. La sua raccolta più recente, Days Shadows Pass, è uscita nel 2007 per Green Integer. Tra i premi e riconoscimenti ottenuti c’è il National Endowment for the Arts Translation (1981), “Poetry” fellowships (1988); il Premio Flaiano in Italia e — negli USA — il Pen Prize per la traduzione (2006).
Tra 1971 e 1982 è stato co-redattore, con John McBride, della rivista letteraria “Invisible City” e, nel 1993-2002, della pubblicazine annuale del College of Neglected Science. E’ il fondatore e direttore del Graduate Writing program dell’Otis College of Art and Design. Dirige inoltre la rivista semestrale di letteratura “OR” (progetto legato al writing program).

[in foto il “Cilindro di Ciro”]

Conflitto d’interessi


Vito Bruno, 16 Maggio, FondoVerri, Lecce.


Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009

6° appuntamento
Sabato 16 dalle ore 20.30

vitobruno_2Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino

a seguire Gianluca Longo, concerto di mandole per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Sabato 16 dalle ore 20.30 lo scrittore Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino. Il libro racconta il viaggio di Carmine tra i gironi di una città allo sbando, nel disperato tentativo di sottrarre Alena al suo destino e di ritrovare un senso alla propria vita. Un romanzo in forma di indagine-confessione sull’azzardo della fede, sullo smarrimento, sull’amore, sulle ragioni della speranza. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza in una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.

vitobrunoDa Vito Bruno finalista al Premio Campiello 2000, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, un romanzo che ricostruisce la delicata psicologia dell’uomo di fede contemporaneo, costretto a confrontarsi con una realtà spesso troppo dura e difficilmente giustificabile anche dal punto di vista religioso.

A seguire il concerto di mandole di Gianluca Longo, per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”. Con un ritmo incalzante e una scrittura limpida ed evocativa. Longo è musicista e musicoterapista, suona il mandolino, il mandoloncello, la mandola, la cetra corsa, la chitarra classica, la chitarra battente e il tamburello a cornice. La passione per le sonorità tradizionali della sua terra nasce grazie ai continui stimoli ricevuti dalla famiglia e dalle persone anziane a lui vicine. La madre è poetessa e cantrice di canti e “cunti” tipici della tradizione; il nonno, noto barbiere-mandolinista del paese, trasmette al nipote la tecnica e la passione per il mandolino. Da questo nasce la ricerca e il libro “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Iniziativa promossa dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo con I Presidi del Libro

Per info.fondoverri@tiscali.it
tel e fax 0832304522

Constatazioni.


L’altra sera eravamo a cena, in quattro, tra amici di vecchia data. Si parlava di tutto, del lavoro, della vita, dell’amore, dei figli, del cibo, del servizio, di Dostoevskij, di quale suo romanzo fosse il preferito dai commensali, di quello che uno scrive, delle speranze, dei desideri, dei sogni, della capacità o dell’incapacità di riuscire a racchiudere ciò che voglio in parole. Pareri, opinioni, etc etc. Del desiderio di sbarazzarsi di tutto per essere capaci di incominciare daccapo e poi ricominciare. Poi, d’improvviso, una constatazione dinanzi alla quale ci siamo arrestati “Cazzo! Ci sono volte in cui leggere è davvero più emozionante che scrivere!”.

Nausea da genere


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Finché si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo interessava da vicino, oppure era interessato a vedere come veniva descritta la generazione costretta a fare i conti con certe situazioni di disagio. Ancora ancora. Poi sono cominciati ad andare di moda (leggi: hanno cominciato a pubblicare a man bassa) i libri che parlano di libri. Topi che leggono e mangiano libri e sono molto malinconici, libri perduti, libri ritrovati, librai assassini, lettori assassinati, lettori che diventano protagonisti della storia che leggono (ma La Storia Infinita l’hanno letta?). Adesso siamo ai libri che parlano di animali. Libri con cani e gatti domestici come protagonisti. Il mio Bob, il mio Willy, il mio Charlie patapim e patapam. Per non parlare dei vampiri, così tanti da sentirne il fiato quando dormite. Tutti si lamentano delle veline al potere e nessuno si lamenta di venire considerato un bovino lobotomizzato (con rispetto parlando) quando mettendo piede in libreria viene accolto proprio da questi libri. De gustibus. In questi giorni sto per terminare la lettura di “Cent’anni di solitudine”, un capolavoro che ti fa tornare la voglia di leggere.

[copertina dell’edizione commemorativa dei quaranta anni di Cien anos de soledad]

Bevo un bicchiere di Strega e posto questo articolo di Massimiliano Parente, nel caso fosse sfuggito.


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Dopo che è stata emanata la lista degli scrittori che si contenderanno il Premio Strega posto qui di seguito un articolo di Massimiliano Parente. Le idee espresse sono interessanti, i toni accesi. Chi la spuntera? Nel frattempo torna in libreria la prima edizione (tanto non si era esaurita) di “Questioni di cuore” (approfittatene per leggerlo) il bel romanzo di Umberto Contarello dal quale Francesca Archibugi ha liberamente tratto il suo ultimo film, che non ho visto e quindi non so com’è. Per chi non conoscesse Umberto Contarello, rinfresco la memoria elencando alcuni film dei quali ha scritto la sceneggiatura (da solo o in collaborazione): “La lingua del santo”, “Luce dei miei occhi”, “Ovunque sei”, “La stella che non c’è”, “Marrakech Express”. Se non vi basta vuol dire proprio che siete lettori avidi e esigenti.

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Non si sa se siano più comici o più tragici, ma quanto saranno sfacciati loro e distratti, se non complici, gli altri? Qui non si capisce mai chi ci è e chi ci fa e però non c’è più molta differenza. A cosa mi riferisco? Per esempio, da settimane non si fa altro che dire che il giovane “intellettuale” Antonio Scurati è il favorito al prossimo premio Strega, e di per sé chissenefrega. Non l’hanno mai dato a Gadda, né a Busi, né a Arbasino, né a D’Arrigo, non l’hanno quasi mai dato a uno scrittore, l’hanno dato a Veronesi e Ammaniti, possono darlo anche a Scurati senza togliere niente a nessuno né tantomeno dare qualcosa a qualcuno. In altre parole Scurati e Il bambino che sognava la fine del mondo sono l’autore e il libro su cui punterà il gruppo Rizzoli, l’hanno capito anche i sassi, accendi la televisione e vedi Scurati, apri un giornale e vedi la pubblicità del libro di Scurati: Scurati di qua, Scurati di là, Scurati vincerà lo Strega. Intendiamoci Scurati non è un genio ma neppure vende, è una ricetta di medietà media e mediatica ideale per lo Strega. Inoltre è reduce da un flop clamoroso, un feuilletton con cui pensava di sbancare e invece si è sbancata la Bompiani, che ne aveva stampate cinquantamila copie per venderle a cinquantamila casalinghe iscritte ai corsi di Arte & Letteratura e invece ci ha riempito i magazzini della Rizzoli. Tuttavia sì, Scurati, sembra perfetto per lo Strega, è l’incarnazione della riflessione di Aldo Busi secondo cui «è ben triste scrivere per vendere, sacrificare tutto il resto, e poi non vendere», bisogna dargli il premio che garantisce duecentomila copie e renderlo felice, altrimenti è finito. Detto ciò, all’inizio tutto bene, non fa in tempo a uscire il libro che subito Scurati diventa il papabile incoronabile, l’ufficio stampa Valeria Frasca viene sferzato a sangue, e si legge ogni giorno sulle terze pagine che il gruppo Rcs ci punterà molto (anche perché, questo non si legge, se vince forse rimettono in circolazione le rese del vendibile polpettone invenduto Una storia romantica). Siccome però ormai le cosacce si possono fare alla luce del sole e nessuno se ne accorge, venerdì 17 aprile, dopo tanto parlarne, Scurati cosa fa? Come se passasse di lì per caso, si “autocandida” al Premio Strega, dichiarandolo in un’intervista su Repubblica. Come mai Repubblica intervista proprio Scurati, proprio al momento giusto? Una coincidenza? Macché. Piuttosto Elisabetta Sgarbi, nella sala ovale di Via Mecenate, avrà detto «Ho un’idea, fai vedere che ti candidi tu, da solo… È più figo… Tanto ci cascano tutti…». «E come faccio?» avrà risposto Scurati, in posa aggrottata da intellettuale che finge di pensare. «Ti organizzo un’intervista io… Ne ho uno buono… Bono…». «Ma se poi Parente mi prende per il culo? L’hai visto anche tu, gli avevi detto di non toccarmi, gliel’avevi ordinato, e ha mandato affanculo anche te…». «Ma figurati, Parente dice talmente sempre la verità che ormai non gli crede più nessuno, il mondo è nostro, svegliati… Valeriaaaa chiama Bono!». Quindi l’indomani paginona di Repubblica, firmata Maurizio Bono. Il titolo dice «“Mi autocandido allo Strega”. Scurati corre contro le lobby». Un lettore ignaro esclama «Cazzo! Però…». Un lettore minimamente informato sul triste demi-monde editoriale esclama «Cazzo! Però… non è lui la lobby?». Bono fa finta di niente, come se intervistasse Pasolini. Paradossalmente nell’occhiello si legge appunto «Intervista allo scrittore ora tra i favoriti per la vittoria finale», ossia nella stessa pagina in cui Scurati si autocandida a sorpresa viene già dato per favorito, non hanno resistito neppure i redattori di Repubblica a sputtanarlo. Ancor più paradossalmente lo stesso giorno mi autocandidavo io, con un libero intervento su Libero, stavolta per paradosso vero, perché figurati se candidano e premiano un capolavoro, perché più fuori dai giochi di me ci sono solo i grandi scrittori morti, i classici, Proust, Flaubert, Kafka, e giù di lì. Per ulteriore paradosso perché anche Contronatura è edito da Bompiani con la quale però ho spezzato ogni ponte, e adesso sono terrorizzati che qualcuno dei giurati mi prenda sul serio e io possa mettere piede al Ninfeo solo per rompere i coglioni e le cristallerie e le uova ben stipate nei vari panieri e nella pochette della signora Sgarbi. Tuttavia la mia autocandidatura beffa l’indomani è segnalata su Repubblica, in un nuovo articolo del buon Bono, benché appaiata alla candidatura travestita da autocandidatura di Scurati; mentre, guarda caso, viene ignorata dal Corriere della Sera, quotidiano Rcs, dove viene registrata solo la sedicente autocandidatura di Scurati “contro le lobby editoriali”.
Ma il bello deve ancora venire, e viene qui. Martedì scorso il quotidiano della Rcs, con somma nonchalance, intervista Giulio Lattanzi, il quale si rammarica che l’iniziativa di Scurati, da sola, non basterà a “sconfiggere” i grossi gruppi editoriali. Dice proprio così. Cazzuto, questo Lattanzi. E intanto sottolinea che «quello di Scurati è un gesto stimolante e provocatorio che prova a ribaltare la logica consolidata secondo la quale gli editori indicano loro i “campioni”…». Aggiungendo, perentorio: «Noi sosterremo ovviamente il suo romanzo, in cui crediamo molto». Ma chi è questo Giulio Lattanzi? Un amico di Scurati? Un black-block? Un Wu Ming? No, è il direttore della Rcs libri, in un’intervista su un quotidiano della Rcs, dove sostiene il coraggioso Antonio Scurati, che “autocandida” il suo romanzo edito dalla Bompiani, casa editrice della Rcs Libri. Se non foste convinti della bontà dell’operazione del coraggioso Scurati e del valoroso Lattanzi, le prime pagine del romanzo Rcs in questione potete leggerle in un apposito opuscoletto pubblicitario spillato nell’ultimo numero del Corriere Magazine, settimanale della Rcs allegato al quotidiano Rcs, e si intitola: il bambino che sognava il Premio Strega.

Massimiliano Parente, Libero, 25 aprile 2009

[in foto Antonio Scurati
clicca sull’immagine per ingrandire]

Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato. Il sentimento è reciproco.


Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato.
Il sentimento è reciproco.

Ho letto delle esternazioni di Brunetta sul precariato. Vi suggerisco di leggere questo articolo. A parte che quella del precariato non è affatto una mitizzazione messa in opera dalla letteratura dal teatro e dal cinema. Il precariato esiste, è una realtà. A parte che la produzione culturale arriva dopo un fenomeno che esiste da anni. A parte – e qui Brunetta sei scivolato sulla buccia di banana – che non esistono solo i dipendenti pubblici. Insomma, prima di parlare bisognerebbe riuscire a tacere. Pure l’orticaria, porello! D’altronde lo stesso B********i aveva fornito la sua soluzione per il precariato. Non affonderemo cantando! Ancora!

Veronica molla Silvio, l’Italia ci resta attaccata.


silvio

La follia improvvisa di Veronica Lario. Verrebbe quasi voglia di parafrasare il titolo dell’ultimo romanzo di Dario Franceschini. Se solo si trattasse di letteratura. La notizia che Veronica Lario abbia deciso di lasciare Silvio B********i giunge nei giorni di campagna elettorale durante i quali l’ascesa del premier nei sondaggi è alle stelle. Non solo, a quanto pare Silvio B********i ha oramai dalla sua parte il consenso della classe operaia, che in occasione della cassa integrazione montante (mentre la Fiat conquista Chrysler e si getta all’assalto di Opel sono in cassa Termini Imerese, Mirafiori etc. etc)  è stata ribattezzata (qui) classe inoperaia. Veronica è stufa di fare l’abat-jour di (h)ar(d)core. Quand’è anche il nostro paese sarà stufo?
Ti guardi attorno e sembra che l’unica fabbrica che funziona sia la fabbrica del consenso. La sinistra resta a guardare. A questo link trovate altre notizie a riguardo.

All’improvviso Dante, 100 canti per Firenze. 16 Maggio 2009


danteallighieriTorna anche quest’anno, alla sua quarta edizione, la rassegna “All’improvviso Dante, 100 canti per Firenze“, occasione in cui la “Divina Commedia” dell’Alighieri rivive per le strade fiorentine. Il 16 maggio, dunque, Arnoldo Foà, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Verdastro e Brunello Cucinelli, assieme a 650 cantori di tutte le età, declameranno l’opera per le strade e le piazza di Firenze. All’evento – ideato e organizzato dall’Associazione culturale CULT-er in collaborazione con Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione per la Provincia di Firenze, nell’ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino – parteciperanno alcuni habitué, tra cui il cantautore Riccardo Marasco e il pittore Giampaolo Talani. Mentre nella sede di Palazzo Strozzi ci saranno anche i rappresentanti delle storiche “Wine Family“, famiglie produttrici del vino della Toscana come Tiziana Frescobaldi, Francesca Folonari, Agnese Mazzei e Caterina Dé Renzis Sonnino che daranno voce ai versi del poeta. Tra le novità dell’edizione l’intera lettura della “Cantica del Paradiso” dai cantori sparsi in 33 postazioni lungo tutta via dei Calzaiuoli, da piazza della Signoria a piazza del Duomo.

L’appuntamento di chiusura, secondo tradizione, è fissato per le ore 20 sul Sagrato del Duomo per la lettura corale del “XXXIII canto del Paradiso”.

I colleghi con l’eskimo.


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Vi segnalo un’intervista comparsa su Il Sussidiario.net. L’intervistato è Vitaliano Trevisan.

Si Salvi chi può.


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L’altro giorno in libreria il mio sguardo è caduto su un libro di genere giallo dal titolo accattivante: Zeitgeist. L’album degli Smashing Pumpkins che porta lo stesso titolo è una bufala, fa cagare. Quindi il primo pensiero non è corso allo “spirito del tempo” bensì al gruppo musicale, con la speranza che il libro fosse all’altezza del titolo. Devo ammettere che il libro in questione è meglio dell’album. Poi ho visto che l’autore del libro era Francesco Salvi, un nome noto per chi come me è cresciuto negli anni ottanta. Francesco Salvi, insieme a Giorgio Faletti, è un esempio di come si possa uscire vivi dal Drive-In, e non solo. Dal Drive-In si può uscire vivi e con ottime idee, almeno sulla carta. La trama è intrigante:

“Il protagonista di questo libro è un attore molto popolare. Mel Gibson sta per girare il kolossal “The Passion” in Italia e quando vede una sua foto, folgorato dall’espressione massiccia e dalla mascella squadrata, lo sceglie per il ruolo del centurione romano che incalza Gesù Cristo sulla Via Crucis. Una grande occasione per rilanciare una carriera che sta segnando il passo. Ma il suo sogno più vivo è una donna ungherese dallo strano nome di Enikö, campionessa di pattinaggio con occhi chiarissimi e un corpo da favola. Ogni volta che le chiede di impegnarsi lei risponde “vera amicizia è più difficile che amore”. È solo nella speranza di incontrarla e fare pace dopo l’ennesimo litigio, che accetta l’invito alla festa vip del teatro Sistina, consegnandosi ai paparazzi e alle trasmissioni di gossip estremo. Ma al party lei non si presenta; c’è invece il regista Ed Tremamondo, che tutti credono Budapest per lavoro. È totalmente inaffidabile ma facendo leva sull’amicizia di vecchia data lo convince a partire, lontano da Enikö e da Mel Gibson, per le riprese di un film che non decollerà mai. Non sa di essere caduto nella trappola invisibile di due vecchi consumati dall’odio reciproco: un sedicente conte con un diabolico passato da SS e un ex agente della CIA in cerca di vendetta, che lo costringeranno a condividere ogni genere, di orrore.”

e ancora

“Il protagonista di questo thriller potente e ambizioso si chiama Francesco Salvi, come l’autore, e come l’autore è architetto e attore televisivo. Ha però una caratteristica singolare: a causa della sindrome di cui soffre, è capace, in particolari circostanze, di percepire il Male imprigionato negli edifici. In una chiesa moldava, durante le riprese di un film, il Francesco Salvi personaggio letterario riconosce le tracce di un fosco delitto compiuto molti anni prima, e cerca di portare alla luce la verità. Ma non è l’unico a saperne qualcosa di troppo… Il primo thriller di Salvi gioca abilmente su due piani: la ricostruzione autobiografica dell’ambiente del cinema e dello spettacolo e la pura invenzione romanzesca, che alla fine prenderà il sopravvento. Dalle pagine di questa storia emerge così un nuovo aspetto della sfrenata creatività del suo autore, capace di appassionarci con la forza della trama e insieme di interpretare lo Zeitgeist, ovvero lo “spirito del tempo”.

Lascio passare un giorno. Arriva sabato, cioè ieri. Su un giornale il mio sguardo cade per caso su un articolo pubblicitario dedicato a una serie di orologi alla moda. “Lo spirito del tempo”. Mi viene in mente che c’è qualcuno che si mette in cerca dello spirito del tempo, per coglierne gli umori. Secondo me lo spirito del tempo è tutto qui, nelle coincidenze della vita e della scrittura che portano un comico a divenire un attore drammatico e a sfornare un giallo, che si tratti dello Zio Pino o di Vito Catozzo è uguale. C’è che il comico non può portare la maschera per sempre, anche perché chi fa ridere, spesso, ha una ferita nel cuore; gli piace avere attorno persone che si sganasciano, almeno per un minuto, coltivando l’illusione che esista la felicità.

Kurt Vonnegut – 14 racconti inediti


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New York (Adnkronos). Nel prossimo autunno vedranno la luce 14 racconti inediti di Kurt Vonnegut (1922-2007), lo scrittore statunitense autore dei romanzi cult di fantascienza ”Mattatoio n.5” e ”Le sirene di Titano”. La raccolta postuma sara’ intitolata ”Look at the Birdie” (Guarda l’uccellino) e sara’ pubblicata negli Stati Uniti dalla casa Delacorte Press l’11 novembre, giorno esatto in cui ricorre il compleanno di Vonnegut. Sono in corso trattative per la traduzione degli inediti in sette lingue.
La pubblicazione dei racconti inediti coincidera’ con la riedizione da parte di Delacorte Press dei 15 principali romanzi di Kurt Vonnegut, da ”Ghiaccio-nove” a ”Galapagos”, che saranno proposti in edizioni speciali con illustrazioni originali realizzate dallo stesso scrittore e una prefazione di Sidney Offit, amico di lunga data dello scrittore scomparso e curatore del premio giornalistico ”George Polk”. Quella annunciata e’ la seconda raccolta postuma di brevi racconti di Vonnegut: nel 2008 e’ uscito il volume “Armageddon in Retrospect”, con testi non fantascientifici ma dedicati ai temi della pace e della guerra.
Un portavoce di Delacorte Press ha precisato che nel giro di tre anni tutta l’opera di Kurt Vonnegut sara’ nuovamente pubblicata e ci sara’ un’ulteriore sorpresa per i fans dell’autore: un’altra raccolta di inediti e’ in preparazione, dove compariranno testi vari dello scrittore, comprese sue numerose lettere. Delacorte Press ha annunciato, infine, anche l’acquisto di un manoscritto di Mark Vonnegut, figlio di Kurt, che fa seguito alla biografia del padre apparsa per la prima volta nel 1975.

A ciascuno il suo fanculo.


Antonello Venditti
Sora Rosa
(da Theorius Campus)

leccestazionedilecce

A Sora Rosa me ne vado via,
ciò er core a pezzi pe’lla vergogna,
de questa terra che nu mm’aiuta mai
de questa gente che te sputa n’faccia,
che nun’ha mai preso na farce in mano,
che se distingue pe na cravatta.
Me ne vojo annà da sto paese marcio,
Che cià li bbuchi ar posto der cervello,
che vò magnà sull’ossa de chi soffre,
che pensa solo ar posto che po’ perde.
Ciavemo forza e voja più de tutti
Annamo là dove ce stanno i morti,
anche se semo du ossa de prosciutti
ce vedrà chi cià li occhioni sani
che ce dirà: “venite giù all’inferno
armeno ciavrete er foco pell’inverno”.
Si ciai un core, tu me poi capì
Si ciai n’amore, tu me poi seguì
Che ce ne frega si nun contamo gnente
Se semo sotto li calli della ggente.
Sai che ti dico, io mo’ me butto ar fiume,
così finisco de campà sta vita
che a poco a poco m’ha ‘succato l’occhi
più delle pene de stana immortale.
Annamo via, tenemose pe’mano,
c’è solo questo de vero pe’chi spera,
che forse un giorno chi magna troppo adesso
possa sputà le ossa che so’ sante.

Incipit da paura!


psychoshowerscream

Bisogna leggere. Per leggere bisogna avere un libro. Per avere un libro ci sono tre modo principi. Farselo prestare. Andare in biblioteca. Comprarlo. In ordine sparso a seconda dei casi. Quando un libro va acquistato ci si può affidare al caso (acquisto occasionale) o alla decisione (omicidio premeditato). Quando bisogna scegliere, di solito, si comincia dalla prima pagina, oppure dal mezzo. Ci si lascia guidare dal momento. Sul sito Libri Mondadori è possibile leggere il primo capitolo di quasi tutti i libri-novità in vendita. Alcuni incipit rivelano sorprese inaspettate. Eccone uno che voglio segnalarvi. Il libro in questione è appena uscito da Mondadori, si intitola “La traiettoria della neve” di Jens Lepidus  (sottotitolo: l’odio spinge alla caccia).

“La presero viva, perché lei non voleva morire.
La consideravano speciale perché sapeva essere disponibile ma sempre altera. Sempre preziosa.
Ma non avevano capito che quella sua forza era stata anche il loro errore: lasciarla vivere, pensare, resistere. Lasciarle pianificare la loro caduta.
L’auricolare continuava a caderle dall’orecchio, il sudore lo faceva scivolare fuori. Se lo sistemò di traverso, mentre considerava se fosse il caso di fermarsi, metterlo meglio e ricominciare dall’inizio della playlist.
Sentendo l’iPod nano sobbalzarle nella tasca, sperò che non le cadesse. Era il suo oggetto più caro, e non voleva nemmeno immaginare cosa gli sarebbe successo se fosse finito sulla ghiaia.

Si toccò la tasca: era profonda, l’iPod sarebbe stato al sicuro.”

Un incipit terrificante per quella che si annuncia la prossima trilogia da brivido,  “Trilogia di Stoccolma”. Che ne pensate? Cosa potrebbe accadere a un iPod nano, se solo cadesse a terra?

Stregati dal caos



Un pensiero mi è nato dopo avere letto entrambi gli articoli comparsi su Tuttolibri e riguardanti i “Canti del caos” di Antonio Moresco. Mi riferisco all’articolo di Renato Barilli e a quello di Dario Voltolini. Il primo articolo, per quanto comunichi lo sfioramento del capolavoro da parte di Moresco, propone delle filiazioni/ascendenze di Moresco, debiti nei confronti di scrittori, come ad esempio Stefano Benni. Una visione “da lontano” dei “Canti del caos” può provocare tale effetto, come dire, mi è sembrato di vedele un gatto. Il secondo articolo, quello di Voltolini, suggerisce una lettura più approfondita di quella fatta da Barilli, il messaggio è: c’è molto di più in questo libro. Il fatto è che per alcuni lettori, appassionati o no di Moresco, la sua opera è un’opera geniale, l’opera di un Maestro. Per gli altri è un libro e nient’altro. Questioni di passione o ideologia. Sul fronte opposto c’è chi sostiene che i “Canti del caos” sia immondizia editoriale, è Giuseppe Iannozzi. Credo che il dibattito che potrebbe scaturire potrebbe giovare alquanto. Certo più del dibattito deprimente su chi deve prendere lo Strega quest’anno, e chi lo merita (Daniele Del Giudice?, Antonio Scurati?), ed è inflazionato, e però lo Strega è sempre lo Strega eccetera eccetera eccetera. E se lo Stregatto quest’anno venisse assegnato ai “Canti del caos” di Antonio Moresco?

Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante


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Sabato 18 Aprile alle 20.30, presenterò “Le commedie del buio”, di Paolo Ferrante, insieme all’autore presso il FondoVerri di Lecce, in Vico Santa Maria del Paradiso. Sarà l’occasione per porgli alcune domande e discutere di questa sua opera. Siete tutti invitati.

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Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante

La prima opera in versi di Paolo Ferrante, dal titolo “Le commedie del buio“, è stata pubblicata circa un anno fa, per l’esattezza nel marzo del 2008. L’edizione esce per “Kipple Officina Libraria” (www.kipple.it), un associazione culturale futurologica che pubblica narrativa, saggistica e musica sperimentale, senza porre limite al genere di partenza, ovvero la science-fiction. La prima cosa che colpisce di questo testo, la prima ‘stranezza’, è la sua presentazione, infatti il formato è superiore nelle dimensioni a un foglio A4, cosa che secondo me impone al lettore una diversa ottica di ricezione del testo. È indubbio che la poesia, genere di espressione più alto e di difficile risoluzione per eccellenza, richieda il suo tempo. Io stesso non sarei qui a scrivere di un libro uscito più di un anno fa se non credessi nel fatto che spesso la poesia non si comprende solo perché non ci si affida ai ‘tempi’ che la poesia stessa richiede. Faccio un esempio. Chi abbia letto il poema pubblicato da Carmelo Bene nel 2000, “‘l mal de fiori“, non può non essere stato colpito dal formato scelto per l’impaginazione del libro (Bompiani, 2000). Un libro ‘grande’, un libro che reclama il leggio, un testo che già dalla sua posizione chiede al lettore un approccio differente, diverso da quello usa e getta, ai limiti del foglietto da bacio-perugina, cui la poesia spesso viene relegata. Procedere per ‘stranezze’ nella lettura del testo mi è utile perché un testo poetico, a mio parere, deve correre sul filo, conciliando la propria peculiarità e con la propria aderenza a un presupposto canone. Un’opera di poesia deve farsi portatrice della propria singolarità (il pensiero dell’autore, la lingua adottata, il linguaggio, etc.) senza perdere di vista l’appartenenza a una pluralità (il contesto, le altre opere di poesia, il modo di trattare determinati temi). Paolo Ferrante, nella prosa del testo introduttivo al volume, dichiara i presupposti teorici di questo suo “viaggio nel sé” sotto forma di poema. Nella lettura del testo l’approccio è misterico. Ci si rifa alla meditazione ascetica, al recupero della dimensione spirituale cui si può raggiungere con le tecniche meditative. Un varco si apre sull’oblio della mente, dal sonno all’ipnosi, fino a rendere tangibile il nucleo della nostra essenza. Un itinerario della mente verso l’uno che ci permette di scoprire l’Universale. Con un “ma” di rito. Che cosa succederebbe se nella nostra ricerca dell’universale condotta tramite la meditazione dovessimo scontrarci con i fatti del mondo materiale? La funzione di questo prologo è quella di favorire la sospensione del giudizio, creando nel lettore quello stato di credulità che si rende necessario per inquadrare l’opera e allo stesso tempo comprendere qual’è la rappresentazione/cornice entro cui inscrivere la lettura dei frammenti che compongono il poema, i quali altrimenti rischierebbero di risultare liriche disperse, per di più del genere più complicato da esprimere, quello dell’introspezione psicologica su sé. Lo sdoppiamento della persona (non della personalità) e il raggiungimento dello stato meditativo possono essere indotte dall’utilizzo di droghe. Qui si allude in eguale misura all’utilizzo di sostanze psicotrope e all’allontanamento dal sé che può prodursi, ad esempio, con l’autoipnosi.

Fatte queste premesse prima ancora di accostarsi alla lettura dei versi che compongono il poema è lecito pensare se la forma poetica non sia il pretesto per il racconto di un viaggio misterico. Ciò che importa dunque, oltre al verso, è indagare su quale sia il pensiero di questo poema, ancora prima del messaggio che vuole essere trasmesso. Da un lato c’è il nostro corpo che viene vissuto come una corazza che imprigiona uno spirito. Allo stesso tempo il corpo si fa medium, riuscendo quindi a captare i segnali del cosmo. Un universo di messaggi che ci rende partecipi della nostra partecipazione a qualche cosa di trascendentale che non viene vissuto né come “più grande”, né tanto meno come “sconosciuto”. Ciò cui si assiste è una ripresentazione del “sentimento panico della natura”, scomposto fino alla radice e senza le stratificazioni storiche (vedi D’Annunzio) della poesia novecentesca, malgrado poi l’utilizzo di certi termini si faccia evocatore delle stesse atmosfere, con inedite, moderne contaminazioni “L’alba tacque/in digiuno,/mani d’alabastro/e d’ozono/mi sorressero,/l’etere fu/il mio cuore,/e non pensai più/d’essere degno/del tuo nome,/basta,/te ne prego/sono sordo ti te”. Paolo Ferrante fa una scelta vigile, imponendo al suo versificare un tempo breve, netto, senza ridondanze. Ciò che ne risulta è un invito a concentrare la nostra attenzione sulla componente narrativa dell’opera, frammento dopo frammento, insieme all’evoluzione del pensiero che l’autore intende trasmettere. Ci si accorge quindi che il “buio” cui si fa riferimento è un buio misterico, una dimensione che forse rappresenta il timore di sperimentare la perdita del proprio ruolo di essere vivente calato nel macrocosmo. I versi si fanno allora portatrici di un’ansia del distacco e allo stesso tempo di un desiderio di recupero: “Farò ritorno/alla casa/dove sono nato;/le ali d’etere/offriranno strada,/nel cielo caligino,/e mi riposerò/una sera di pace/vicino/alle magnolie,/dove il cespuglio/e l’aroma,/il flauto stonato/mi daranno vitto”. Il viaggio del poeta, dall’universo, si chiude con il ritorno in sé.

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Nato il 7 novembre del 1984 in provincia di Lecce, Paolo Ferrante esordisce come poeta nel marzo 2006 pubblicando online la raccolta di poesie Gerogrammi sulla rivista musicaos.it. Dal gennaio 2007 è membro dell’associazione culturale “C-Arte” con la quale opera realizzando reading poetici e performance artistiche. Su internet è conosciuto con lo pseudonimo di Evertrip, ed è webmaster all’indirizzo www.evertrip.tk, nel quale sono raccolti i blog di musica e poesia.

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Le commedie del buio, Paolo Ferrante, Kipple Officina Libraria, fuori (collana) 2, marzo 2008, ISBN 9788895414089

Non saprò spiegarvi questo forte silenzio.


Max Gazzè – Questo forte silenzio

Base terra qui tranquillità/anche se le gambe tremano/d’emozione e di quella paura/che un uomo/coraggioso. come me/non dovrebbe mai tradire/ma se verrà il momento di raccontare tutto/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sui nostri corpi senza peso/lievi come anime

Vedo le traveggole di dio/che spostano il buio un po’ più in là/dove le bugie dell’uomo/vagano impazzite/prigioniere tutte della stessa/orbita sbagliata/anche questo viaggio le raggiungerà

E non saprò spiegarvi questo forte silenzio/E non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sul nostri corpi senza peso/lievi come anime

Aiutiamo i terremotati d’Abruzzo.


laquila

Donate il vostro denaro per essere SUBITO di aiuto, nel modo più rapido e semplice per tutti. Lettori, vi prego di diffondere e donare:

Versamenti c/c postale – numero di conto corrente postale 82881004
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conto corrente “Sky per l’Abruzzo”
IT 22 O 03226 01606 000500074972

Bonifico bancario – IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo”

conto corrente postale n. 13576228 intestato a caritas ambrosiana onlus

Donazione telefonica tramite carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio

Il Tg5 ha istituito un fondo. Causale: Terremoto Abruzzo. Conto Corrente intestato a MediaFriends. Iban: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387.

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi: – Conto Corrente Bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO.

La Caritas diocesana di Savona-Noli fa proprio l’appello del vescovo per una raccolta fondi a favore di chi è stato duramente colpito da questa calamità naturale. Per partecipare alla colletta, due sono le modalità utilizzabili: recarsi direttamente presso gli uffici della Caritas diocesana in via Mistrangelo 1/1 bis, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12; oppure con bonifico bancario: Diocesi Savona-Noli / Caritas IT67 E063 1010 6030 0000 0891 480 specificando nella causale: terremoto Abruzzo 2009.

Di seguito elenchiamo le coordinate bancarie del Conto Corrente aperto dalle Misericordie per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. BANCA: Monte dei Paschi di Siena AG.: 6. Iban: IT03Y0103002806000005000036

Il Municipio IV di Roma ha avviato da oggi una raccolta di generi alimentari non deperibili e lunga conservazione destinata alle vittime del terremoto in Abruzzo. Sarà possibile consegnare i generi alimentari presso la sede del Municipio in via Monte Rocchetta 10/14 nei seguenti giorni e orari: oggi dalle 12 alle 20.30, domani dalle 9 alle 20.30, mercoledi’ 8 aprile dalle 9 alle 20.30, giovedi’ 9 aprile dalle 9 alle 20.30 e venerdi’ 10 aprile dalle 9 alle 12. I generi alimentari saranno consegnati, in accordo col Dipartimento di Protezione civile.

Questi sono solo alcuni modi per aiutare la popolazione d’Abruzzo colpita dal terremoto.

La notizia letteraria più orrenda della settimana.


La classifica di Tuttolibri di questa settimana, per la sezione tascabili, riporta al 3° posto 1984, il romanzo di George Orwell. Quello che mi preme porre è un quesito a te che leggi questo blog, chiunque tu sia:

secondo te 1984 di George Orwell è al terzo posto in classifica perché:

a) Nel nostro paese abbiamo finalmente capito cosa dobbiamo leggere per sapere in anticipo che cosa sarà di noi nei prossimi dieci anni.

b) La fascetta apposta al tascabile Mondadori in vendita recita che dal romanzo in questione ci si è ispirati per realizzare il reality dal nome Grande Fratello.

Valerio Magrelli a Lecce. Martedì 7 aprile 2009


Valerio Magrelli sarà a Lecce, Martedì 7 Aprile, presso la Libreria Palmieri. Presenterà il suo libro “La vicevita“, di recente pubblicato con Laterza.

Un (quasi) inedito Angelo Maria Ripellino.


angelomariaripellino

“Quasi” inedito perché pubblicato dall’editore Pellicano Libri nel 1987 e quindi di difficile reperimento, questo il testo che verrà pubblicato a puntate sul sito Tellusfolio, a cura di Fabio Barcellandi (poeta e scrittore, collaboratore di Opposto.net e Tellusfolio).
A questo indirizzo potete leggere la prefazione del volume, firmata da Giacinto Spagnoletti. Come annunciato dallo stesso Fabio, in collaborazione con Beppe Costa e grazie all’ospitalità di Tellusfolio, nelle prossime settimane verranno pubblicate le altre liriche. Un’ottima iniziativa, basti pensare alla rapidità con cui il mercato editoriale ‘macina’ nel vero senso della parola le raccolte di versi, anche di autori come Angelo Maria Ripellino (1923-1978), che senza l’interesse di perlustratori (come chiamare chi si aggira attorno al verso, oggi?) rischiano di non affiorare dal passato prossimo, praticamente ieri. Buona lettura.

L’inizio della fine o la fine dell’inizio? Google lancia CADIE…ed è subito bufala


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Chi di voi ha avuto occasione di navigare in rete, quest’oggi, soffermandosi su quanto annunciato sul sito di Google? La nascita ufficiale di CADIE, un acronimo che sta per Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity, che tradotto in italiano suona pressappoco così: Entità Cognitiva Autoeuristica a Intelligenza Distribuita. Un esperimento che sfrutta le reti neurali (e la Rete), l’intelligenza artificiale, la quantità di informazioni, e tutto questo insieme per dare vita a un Entità Cognitiva. Se ho capito bene si tratta di una vera e propria Mens, che a differenza di altre Intelligenze Artificiali ha dalla sua il fatto di essere Distribuita. L’annuncio prosegue con toni avveniristici, e a ragione:

“Si tratta di un momento entusiasmante che siamo decisi a sfruttare arrivando a capire più a fondo che cosa potrebbe significare la comparsa di CADIE per Google e per i nostri utenti. Anche se la tecnologia CADIE verrà immessa sul mercato con la prudenza che si addice a qualsiasi progresso di tale portata, nei prossimi mesi gli utenti potranno aspettarsi di notare la sua influenza su varie proprietà di Google.it.”

sarebbe a dire che tutti gli utenti di Google, il motore di ricerca più utilizzato del mondo, potranno beneficiare dei vantaggi del funzionamento di CADIE, questa Mente che è stata azionata e della quale attendiamo fiduciosi i risultati dei primi passi mossi verso il futuro. E se CADIE si sdoppiasse generando altre CADIE? E se CADIE prendesse/pretendesse di decidere come dobbiamo navigare, suggerendoci soluzioni entusiasmanti. E se l’uomo, anziché essere aiutato, venisse messo da parte? Apocalittici e Integrati sono chiamati a raccolta per una discussione su un Entità Cognitiva che impara da sé. Proprio di questi giorni è la notizia dell’androide che apprende, costruito in Italia. Se volete vedere un’androide femminile giapponese guardate qui.
Queste Entità ci somigliano e ci somiglieranno perché sono frutto di una nostra invenzione, questo è vero. Ma cosa sarà quando CADIE supererà i propri creatori? E se decidesse per il concetto di sciopero digitale o crash informatico? Nel frattempo CADIE muove i primi passi e dopo quella che viene definita una “veloce scansione del segmento visivo del social Web una serie di principi di design online”, ha creato un sito, un’interessante homepage, come viene definita dai suoi sviluppatori, tutta sola/solo, che potete visitare qui.

A giudicare dalla HOMEPAGE generata da tanto popo’ di intelligenza autoeuristica la prima cosa che mi viene in mente è che GOOGLE ci abbia tirato un pesce d’aprile in piena regola. Ditemi voi!

Italia-Marocco, ce lo giochiamo a calcio. Si arriva ai 10.


Praticamente una delle più belle scene degli ultimi venti anni di cinema italiano, a dir poco. Perfetto equilibrio di sceneggiatura, regia e colonna sonora. Quando ci vuole ci vuole.