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A ciascuno il suo fanculo.


Antonello Venditti
Sora Rosa
(da Theorius Campus)

leccestazionedilecce

A Sora Rosa me ne vado via,
ciò er core a pezzi pe’lla vergogna,
de questa terra che nu mm’aiuta mai
de questa gente che te sputa n’faccia,
che nun’ha mai preso na farce in mano,
che se distingue pe na cravatta.
Me ne vojo annà da sto paese marcio,
Che cià li bbuchi ar posto der cervello,
che vò magnà sull’ossa de chi soffre,
che pensa solo ar posto che po’ perde.
Ciavemo forza e voja più de tutti
Annamo là dove ce stanno i morti,
anche se semo du ossa de prosciutti
ce vedrà chi cià li occhioni sani
che ce dirà: “venite giù all’inferno
armeno ciavrete er foco pell’inverno”.
Si ciai un core, tu me poi capì
Si ciai n’amore, tu me poi seguì
Che ce ne frega si nun contamo gnente
Se semo sotto li calli della ggente.
Sai che ti dico, io mo’ me butto ar fiume,
così finisco de campà sta vita
che a poco a poco m’ha ‘succato l’occhi
più delle pene de stana immortale.
Annamo via, tenemose pe’mano,
c’è solo questo de vero pe’chi spera,
che forse un giorno chi magna troppo adesso
possa sputà le ossa che so’ sante.

Incipit da paura!


psychoshowerscream

Bisogna leggere. Per leggere bisogna avere un libro. Per avere un libro ci sono tre modo principi. Farselo prestare. Andare in biblioteca. Comprarlo. In ordine sparso a seconda dei casi. Quando un libro va acquistato ci si può affidare al caso (acquisto occasionale) o alla decisione (omicidio premeditato). Quando bisogna scegliere, di solito, si comincia dalla prima pagina, oppure dal mezzo. Ci si lascia guidare dal momento. Sul sito Libri Mondadori è possibile leggere il primo capitolo di quasi tutti i libri-novità in vendita. Alcuni incipit rivelano sorprese inaspettate. Eccone uno che voglio segnalarvi. Il libro in questione è appena uscito da Mondadori, si intitola “La traiettoria della neve” di Jens Lepidus  (sottotitolo: l’odio spinge alla caccia).

“La presero viva, perché lei non voleva morire.
La consideravano speciale perché sapeva essere disponibile ma sempre altera. Sempre preziosa.
Ma non avevano capito che quella sua forza era stata anche il loro errore: lasciarla vivere, pensare, resistere. Lasciarle pianificare la loro caduta.
L’auricolare continuava a caderle dall’orecchio, il sudore lo faceva scivolare fuori. Se lo sistemò di traverso, mentre considerava se fosse il caso di fermarsi, metterlo meglio e ricominciare dall’inizio della playlist.
Sentendo l’iPod nano sobbalzarle nella tasca, sperò che non le cadesse. Era il suo oggetto più caro, e non voleva nemmeno immaginare cosa gli sarebbe successo se fosse finito sulla ghiaia.

Si toccò la tasca: era profonda, l’iPod sarebbe stato al sicuro.”

Un incipit terrificante per quella che si annuncia la prossima trilogia da brivido,  “Trilogia di Stoccolma”. Che ne pensate? Cosa potrebbe accadere a un iPod nano, se solo cadesse a terra?

Stregati dal caos



Un pensiero mi è nato dopo avere letto entrambi gli articoli comparsi su Tuttolibri e riguardanti i “Canti del caos” di Antonio Moresco. Mi riferisco all’articolo di Renato Barilli e a quello di Dario Voltolini. Il primo articolo, per quanto comunichi lo sfioramento del capolavoro da parte di Moresco, propone delle filiazioni/ascendenze di Moresco, debiti nei confronti di scrittori, come ad esempio Stefano Benni. Una visione “da lontano” dei “Canti del caos” può provocare tale effetto, come dire, mi è sembrato di vedele un gatto. Il secondo articolo, quello di Voltolini, suggerisce una lettura più approfondita di quella fatta da Barilli, il messaggio è: c’è molto di più in questo libro. Il fatto è che per alcuni lettori, appassionati o no di Moresco, la sua opera è un’opera geniale, l’opera di un Maestro. Per gli altri è un libro e nient’altro. Questioni di passione o ideologia. Sul fronte opposto c’è chi sostiene che i “Canti del caos” sia immondizia editoriale, è Giuseppe Iannozzi. Credo che il dibattito che potrebbe scaturire potrebbe giovare alquanto. Certo più del dibattito deprimente su chi deve prendere lo Strega quest’anno, e chi lo merita (Daniele Del Giudice?, Antonio Scurati?), ed è inflazionato, e però lo Strega è sempre lo Strega eccetera eccetera eccetera. E se lo Stregatto quest’anno venisse assegnato ai “Canti del caos” di Antonio Moresco?

Aiutiamoli! Seconda raccolta di materiale a Lecce entro il 24 aprile, elenco delle necessità!


SECONDA RACCOLTA DI MATERIALE PER L’ABRUZZO

tendopoli


dal 20 al 24 Aprile
Tutti i giorni, ore 11.00/13.00 – 17.00/20.00
c/o Manifatture Knos – Via Vecchia Frigole, 34 – Lecce
Info: 0832.394873; 340.4722974 – info@manifattureknos.org


Dopo la prima spedizione di materiale, consegnato la scorsa settimana in Abruzzo, le Manifatture Knos organizzano una seconda raccolta di materiale per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. La spedizione è concordata con la Protezione civile di L’Aquila. Il camion partirà Sabato 25 Aprile con alcune delle persone che lavorano al Knos e che consegneranno personalmente il materiale raccolto al Centro di raccolta.
L’elenco dettagliato del materiale richiesto (riportato di seguito), ci è stato fornito da Sergio Nannicola, professore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e originario di L’Aquila, che sta attualmente aiutando le persone sfollate nel campo di Collemaggio e che sarà il nostro referente una volta arrivati in Abruzzo.


La raccolta si terrà presso le Manifatture Knos di Lecce, in via Vecchia Frigole 34, a partire da Lunedì 20 Aprile fino a Venerdì 24 Aprile con i seguenti orari: 10.00/13.00 – 17.00/20.00.


Materiale richiesto: bacinelle per bucato, specchi e specchietti, spugne, scope e palette, saponi e shampoo, detersivi e saponi per bucato, saponi per igiene intima, occhiali di varie diottrie (presbiti, 2, 3, 4), biancheria intima nuova (reggiseni, mutande, magliette di varie misure, calze, collant), asciugamani nuovi, giocattoli, felpe, tute, pigiami nuovi, pantofole nuove, fornelli elettrici usati o nuovi, fili e mollette per panni, copri water monouso, lamette e rasoi, schiuma da barba, pasta per dentiere, guanti in lattice monouso, coperte pulite o nuove, lavatrici funzionanti nuove o usate, stufe nuove o usate, congelatori nuovi o usati.


È inoltre attiva la raccolta di fondi destinati a coprire le spese di trasporto (noleggio camion e carburante) e all’acquisto di lavatrici usate e congelatori usati. L’eventuale resto dei fondi verrà versato sui seguenti conti correnti: c.c. 95863023, IBAN IT-63-X-07601-03200-000095863022 intestato a Protezione Civile Nazionale e CARISPAQ: IT06H060404440000000155820, entrambi con causale Emergenza Terremoto L’Aquila. Le fatture di acquisto e il versamento sul conto corrente saranno rese pubbliche e per ogni offerta verrà rilasciata regolare ricevuta.

Ti leggo nel pensiero?


Faccio a pugni con te, poi ti vengo a cercare/benedico e ringrazio/e maledico il mondo com’è/e mi domando perché/ti dovrei chiamare/tutte le volte che passi e ti fermi lontano/lontano da me./Sarà come sarà, se sarà verosarà che mi nasconderai la fine del sentiero, però/ti leggo nel pensiero/Le mie chiavi di casa puoi tenertele tu, per trovarmi una stanza ed un letto in affitto/non mi servono più/sarà che mi vedrai nascondermi,/durante il temporale,/e rialzare la testa e bestemmiare,/quando torna il sole/Sarà come sarà,/se sarà vero,/sarà come sarà/sarà che inciamperò da qualche parte e poi ripartirò da zero/però/ti leggo nel pensiero/E chiedimi perdono per come sono/perché è così che mi hai voluto tu!/Prendimi per il collo, prendimi per mano/che non mi trovo più./Torno a casa la notte,/e non mi lasciano entrare/E nemmeno ci provo a chiamarti per nome, e nemmeno ci provo a bussare/Ma tu davvero sai prendere il miele/e trasformarlo in pane/davvero sai pescare un uomo/
caduto nel mare/Sarà come sarà,/se sarà vero/Sarà come sarà, e mi vedrai davvero/Poco prima dell’alba,/quando il buio è più nero/però/Ti leggo nel pensiero/Ti leggo nel pensiero/Ti leggo nel pensiero

Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante


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Sabato 18 Aprile alle 20.30, presenterò “Le commedie del buio”, di Paolo Ferrante, insieme all’autore presso il FondoVerri di Lecce, in Vico Santa Maria del Paradiso. Sarà l’occasione per porgli alcune domande e discutere di questa sua opera. Siete tutti invitati.

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Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante

La prima opera in versi di Paolo Ferrante, dal titolo “Le commedie del buio“, è stata pubblicata circa un anno fa, per l’esattezza nel marzo del 2008. L’edizione esce per “Kipple Officina Libraria” (www.kipple.it), un associazione culturale futurologica che pubblica narrativa, saggistica e musica sperimentale, senza porre limite al genere di partenza, ovvero la science-fiction. La prima cosa che colpisce di questo testo, la prima ‘stranezza’, è la sua presentazione, infatti il formato è superiore nelle dimensioni a un foglio A4, cosa che secondo me impone al lettore una diversa ottica di ricezione del testo. È indubbio che la poesia, genere di espressione più alto e di difficile risoluzione per eccellenza, richieda il suo tempo. Io stesso non sarei qui a scrivere di un libro uscito più di un anno fa se non credessi nel fatto che spesso la poesia non si comprende solo perché non ci si affida ai ‘tempi’ che la poesia stessa richiede. Faccio un esempio. Chi abbia letto il poema pubblicato da Carmelo Bene nel 2000, “‘l mal de fiori“, non può non essere stato colpito dal formato scelto per l’impaginazione del libro (Bompiani, 2000). Un libro ‘grande’, un libro che reclama il leggio, un testo che già dalla sua posizione chiede al lettore un approccio differente, diverso da quello usa e getta, ai limiti del foglietto da bacio-perugina, cui la poesia spesso viene relegata. Procedere per ‘stranezze’ nella lettura del testo mi è utile perché un testo poetico, a mio parere, deve correre sul filo, conciliando la propria peculiarità e con la propria aderenza a un presupposto canone. Un’opera di poesia deve farsi portatrice della propria singolarità (il pensiero dell’autore, la lingua adottata, il linguaggio, etc.) senza perdere di vista l’appartenenza a una pluralità (il contesto, le altre opere di poesia, il modo di trattare determinati temi). Paolo Ferrante, nella prosa del testo introduttivo al volume, dichiara i presupposti teorici di questo suo “viaggio nel sé” sotto forma di poema. Nella lettura del testo l’approccio è misterico. Ci si rifa alla meditazione ascetica, al recupero della dimensione spirituale cui si può raggiungere con le tecniche meditative. Un varco si apre sull’oblio della mente, dal sonno all’ipnosi, fino a rendere tangibile il nucleo della nostra essenza. Un itinerario della mente verso l’uno che ci permette di scoprire l’Universale. Con un “ma” di rito. Che cosa succederebbe se nella nostra ricerca dell’universale condotta tramite la meditazione dovessimo scontrarci con i fatti del mondo materiale? La funzione di questo prologo è quella di favorire la sospensione del giudizio, creando nel lettore quello stato di credulità che si rende necessario per inquadrare l’opera e allo stesso tempo comprendere qual’è la rappresentazione/cornice entro cui inscrivere la lettura dei frammenti che compongono il poema, i quali altrimenti rischierebbero di risultare liriche disperse, per di più del genere più complicato da esprimere, quello dell’introspezione psicologica su sé. Lo sdoppiamento della persona (non della personalità) e il raggiungimento dello stato meditativo possono essere indotte dall’utilizzo di droghe. Qui si allude in eguale misura all’utilizzo di sostanze psicotrope e all’allontanamento dal sé che può prodursi, ad esempio, con l’autoipnosi.

Fatte queste premesse prima ancora di accostarsi alla lettura dei versi che compongono il poema è lecito pensare se la forma poetica non sia il pretesto per il racconto di un viaggio misterico. Ciò che importa dunque, oltre al verso, è indagare su quale sia il pensiero di questo poema, ancora prima del messaggio che vuole essere trasmesso. Da un lato c’è il nostro corpo che viene vissuto come una corazza che imprigiona uno spirito. Allo stesso tempo il corpo si fa medium, riuscendo quindi a captare i segnali del cosmo. Un universo di messaggi che ci rende partecipi della nostra partecipazione a qualche cosa di trascendentale che non viene vissuto né come “più grande”, né tanto meno come “sconosciuto”. Ciò cui si assiste è una ripresentazione del “sentimento panico della natura”, scomposto fino alla radice e senza le stratificazioni storiche (vedi D’Annunzio) della poesia novecentesca, malgrado poi l’utilizzo di certi termini si faccia evocatore delle stesse atmosfere, con inedite, moderne contaminazioni “L’alba tacque/in digiuno,/mani d’alabastro/e d’ozono/mi sorressero,/l’etere fu/il mio cuore,/e non pensai più/d’essere degno/del tuo nome,/basta,/te ne prego/sono sordo ti te”. Paolo Ferrante fa una scelta vigile, imponendo al suo versificare un tempo breve, netto, senza ridondanze. Ciò che ne risulta è un invito a concentrare la nostra attenzione sulla componente narrativa dell’opera, frammento dopo frammento, insieme all’evoluzione del pensiero che l’autore intende trasmettere. Ci si accorge quindi che il “buio” cui si fa riferimento è un buio misterico, una dimensione che forse rappresenta il timore di sperimentare la perdita del proprio ruolo di essere vivente calato nel macrocosmo. I versi si fanno allora portatrici di un’ansia del distacco e allo stesso tempo di un desiderio di recupero: “Farò ritorno/alla casa/dove sono nato;/le ali d’etere/offriranno strada,/nel cielo caligino,/e mi riposerò/una sera di pace/vicino/alle magnolie,/dove il cespuglio/e l’aroma,/il flauto stonato/mi daranno vitto”. Il viaggio del poeta, dall’universo, si chiude con il ritorno in sé.

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Nato il 7 novembre del 1984 in provincia di Lecce, Paolo Ferrante esordisce come poeta nel marzo 2006 pubblicando online la raccolta di poesie Gerogrammi sulla rivista musicaos.it. Dal gennaio 2007 è membro dell’associazione culturale “C-Arte” con la quale opera realizzando reading poetici e performance artistiche. Su internet è conosciuto con lo pseudonimo di Evertrip, ed è webmaster all’indirizzo www.evertrip.tk, nel quale sono raccolti i blog di musica e poesia.

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Le commedie del buio, Paolo Ferrante, Kipple Officina Libraria, fuori (collana) 2, marzo 2008, ISBN 9788895414089

Non saprò spiegarvi questo forte silenzio.


Max Gazzè – Questo forte silenzio

Base terra qui tranquillità/anche se le gambe tremano/d’emozione e di quella paura/che un uomo/coraggioso. come me/non dovrebbe mai tradire/ma se verrà il momento di raccontare tutto/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sui nostri corpi senza peso/lievi come anime

Vedo le traveggole di dio/che spostano il buio un po’ più in là/dove le bugie dell’uomo/vagano impazzite/prigioniere tutte della stessa/orbita sbagliata/anche questo viaggio le raggiungerà

E non saprò spiegarvi questo forte silenzio/E non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sul nostri corpi senza peso/lievi come anime

Lecce: un camion di aiuti in partenza per L’Aquila, entro SABATO MATTINA!


Un camion in partenza da Lecce per l’Aquila aspetta di essere riempito!

Raccolta di cibo non deperibile di pronto uso (scatolame), coperte, indumenti, articoli per neonati, cibo per CELIACI, NO ACQUA. Fino a SABATO MATTINA.
Punti di raccolta:
A LECCE: MANIFATTURE KNOS, via vecchia frigole 34 (h.10-13/15.30-18.30).
A NARDO’: LIBRERIA I VOLATORI, piazzetta delle erbe .
Per chi volesse conferme contattare la protezione civile dell’Aquila e chiedere di Francesca Montefusco.

Per info: 320.6586558
Grazie!

Aiutiamo i terremotati d’Abruzzo.


laquila

Donate il vostro denaro per essere SUBITO di aiuto, nel modo più rapido e semplice per tutti. Lettori, vi prego di diffondere e donare:

Versamenti c/c postale – numero di conto corrente postale 82881004
(IBAN: IT77K0760103200000082881004) intestato a Caritas diocesana di Roma, specificando nella causale «Terremoto Abruzzo»

conto corrente “Sky per l’Abruzzo”
IT 22 O 03226 01606 000500074972

Bonifico bancario – IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo”

conto corrente postale n. 13576228 intestato a caritas ambrosiana onlus

Donazione telefonica tramite carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio

Il Tg5 ha istituito un fondo. Causale: Terremoto Abruzzo. Conto Corrente intestato a MediaFriends. Iban: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387.

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi: – Conto Corrente Bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO.

La Caritas diocesana di Savona-Noli fa proprio l’appello del vescovo per una raccolta fondi a favore di chi è stato duramente colpito da questa calamità naturale. Per partecipare alla colletta, due sono le modalità utilizzabili: recarsi direttamente presso gli uffici della Caritas diocesana in via Mistrangelo 1/1 bis, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12; oppure con bonifico bancario: Diocesi Savona-Noli / Caritas IT67 E063 1010 6030 0000 0891 480 specificando nella causale: terremoto Abruzzo 2009.

Di seguito elenchiamo le coordinate bancarie del Conto Corrente aperto dalle Misericordie per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. BANCA: Monte dei Paschi di Siena AG.: 6. Iban: IT03Y0103002806000005000036

Il Municipio IV di Roma ha avviato da oggi una raccolta di generi alimentari non deperibili e lunga conservazione destinata alle vittime del terremoto in Abruzzo. Sarà possibile consegnare i generi alimentari presso la sede del Municipio in via Monte Rocchetta 10/14 nei seguenti giorni e orari: oggi dalle 12 alle 20.30, domani dalle 9 alle 20.30, mercoledi’ 8 aprile dalle 9 alle 20.30, giovedi’ 9 aprile dalle 9 alle 20.30 e venerdi’ 10 aprile dalle 9 alle 12. I generi alimentari saranno consegnati, in accordo col Dipartimento di Protezione civile.

Questi sono solo alcuni modi per aiutare la popolazione d’Abruzzo colpita dal terremoto.

La notizia letteraria più orrenda della settimana.


La classifica di Tuttolibri di questa settimana, per la sezione tascabili, riporta al 3° posto 1984, il romanzo di George Orwell. Quello che mi preme porre è un quesito a te che leggi questo blog, chiunque tu sia:

secondo te 1984 di George Orwell è al terzo posto in classifica perché:

a) Nel nostro paese abbiamo finalmente capito cosa dobbiamo leggere per sapere in anticipo che cosa sarà di noi nei prossimi dieci anni.

b) La fascetta apposta al tascabile Mondadori in vendita recita che dal romanzo in questione ci si è ispirati per realizzare il reality dal nome Grande Fratello.

Valerio Magrelli a Lecce. Martedì 7 aprile 2009


Valerio Magrelli sarà a Lecce, Martedì 7 Aprile, presso la Libreria Palmieri. Presenterà il suo libro “La vicevita“, di recente pubblicato con Laterza.

Un (quasi) inedito Angelo Maria Ripellino.


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“Quasi” inedito perché pubblicato dall’editore Pellicano Libri nel 1987 e quindi di difficile reperimento, questo il testo che verrà pubblicato a puntate sul sito Tellusfolio, a cura di Fabio Barcellandi (poeta e scrittore, collaboratore di Opposto.net e Tellusfolio).
A questo indirizzo potete leggere la prefazione del volume, firmata da Giacinto Spagnoletti. Come annunciato dallo stesso Fabio, in collaborazione con Beppe Costa e grazie all’ospitalità di Tellusfolio, nelle prossime settimane verranno pubblicate le altre liriche. Un’ottima iniziativa, basti pensare alla rapidità con cui il mercato editoriale ‘macina’ nel vero senso della parola le raccolte di versi, anche di autori come Angelo Maria Ripellino (1923-1978), che senza l’interesse di perlustratori (come chiamare chi si aggira attorno al verso, oggi?) rischiano di non affiorare dal passato prossimo, praticamente ieri. Buona lettura.

L’inizio della fine o la fine dell’inizio? Google lancia CADIE…ed è subito bufala


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Chi di voi ha avuto occasione di navigare in rete, quest’oggi, soffermandosi su quanto annunciato sul sito di Google? La nascita ufficiale di CADIE, un acronimo che sta per Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity, che tradotto in italiano suona pressappoco così: Entità Cognitiva Autoeuristica a Intelligenza Distribuita. Un esperimento che sfrutta le reti neurali (e la Rete), l’intelligenza artificiale, la quantità di informazioni, e tutto questo insieme per dare vita a un Entità Cognitiva. Se ho capito bene si tratta di una vera e propria Mens, che a differenza di altre Intelligenze Artificiali ha dalla sua il fatto di essere Distribuita. L’annuncio prosegue con toni avveniristici, e a ragione:

“Si tratta di un momento entusiasmante che siamo decisi a sfruttare arrivando a capire più a fondo che cosa potrebbe significare la comparsa di CADIE per Google e per i nostri utenti. Anche se la tecnologia CADIE verrà immessa sul mercato con la prudenza che si addice a qualsiasi progresso di tale portata, nei prossimi mesi gli utenti potranno aspettarsi di notare la sua influenza su varie proprietà di Google.it.”

sarebbe a dire che tutti gli utenti di Google, il motore di ricerca più utilizzato del mondo, potranno beneficiare dei vantaggi del funzionamento di CADIE, questa Mente che è stata azionata e della quale attendiamo fiduciosi i risultati dei primi passi mossi verso il futuro. E se CADIE si sdoppiasse generando altre CADIE? E se CADIE prendesse/pretendesse di decidere come dobbiamo navigare, suggerendoci soluzioni entusiasmanti. E se l’uomo, anziché essere aiutato, venisse messo da parte? Apocalittici e Integrati sono chiamati a raccolta per una discussione su un Entità Cognitiva che impara da sé. Proprio di questi giorni è la notizia dell’androide che apprende, costruito in Italia. Se volete vedere un’androide femminile giapponese guardate qui.
Queste Entità ci somigliano e ci somiglieranno perché sono frutto di una nostra invenzione, questo è vero. Ma cosa sarà quando CADIE supererà i propri creatori? E se decidesse per il concetto di sciopero digitale o crash informatico? Nel frattempo CADIE muove i primi passi e dopo quella che viene definita una “veloce scansione del segmento visivo del social Web una serie di principi di design online”, ha creato un sito, un’interessante homepage, come viene definita dai suoi sviluppatori, tutta sola/solo, che potete visitare qui.

A giudicare dalla HOMEPAGE generata da tanto popo’ di intelligenza autoeuristica la prima cosa che mi viene in mente è che GOOGLE ci abbia tirato un pesce d’aprile in piena regola. Ditemi voi!

Italia-Marocco, ce lo giochiamo a calcio. Si arriva ai 10.


Praticamente una delle più belle scene degli ultimi venti anni di cinema italiano, a dir poco. Perfetto equilibrio di sceneggiatura, regia e colonna sonora. Quando ci vuole ci vuole.

La verità per caso. Twistori.


lovehate

Twistori.com è un sito semplice che ha un funzionamento altrettanto semplice. Il sito prende i feed direttamente da Twitter, con parole chiave determinate LOVE, HATE, BELIEVE, etc. Voi cliccate sulla parola e sullo schermo scorre uno stream delle frasi di twitter che contengono la parola. Ve lo suggerisco, è casuale al punto giusto perché ogni tanto affiori qualche verità eterna.

Il ritorno de “l’incantiere”, lunedì 30 Marzo a Lecce.


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Ritorna “l’incantiere”, la storica rivista di poesia curata dal “Laboratorio di poesia” di Lecce, diretta da Walter Vergallo e redatta con il supporto infaticabile di Arrigo Colombo, Gino Pisanò, Fernando Cezzi. “L’incantiere” è stato uno dei momenti di incontro di coloro che fanno e apprezzano la poesia. Memorabili alcuni numeri monografici, come quello su Dario Bellezza.

Questo numero è dedicato a Carmelo Bene. Il numero si apre con una poesia del Maestro. Segue un saggio di Walter Vergallo, intitolato Per Carmelo Bene: l’ego, il tu, l’oggetto (-natura); il tempo; il manque. E’ la volta poi di un ricordo di Piergiorgio Giacchè, intitolato significativamente “Perdere un amico”; per concludere poi la sezione critica della rivista con un intervento di Luigi A. Santoro, dal titolo “Ricordo”. Completano questo numero due interventi poetici, “Sul tema della donna pensosa” di Arrigo Colombo e “nel viaggio: segno voce significazione simbolo”, di Walter Vergallo. Il numero è impreziosito dalle fotografie di Anna Maria Contenti.

La rivista verrà presentata con uno spettacolo di poesia Lunedì 30 Marzo, alle ore 19.30, presso la Sala Conferenze del Castello Carlo V.

Cliccando sull’immagine qui sotto potete leggere la prima pagina, contenente gli indirizzi per richiederne una copia o per effettuare un abbonamento della rivista.

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È uscito il numero zero di Finzioni


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Complice forse il successo di diversi libri che hanno come tema principale il libro in sé e la lettura come esperienza fa piacere veder nascere un mensile di “lettura creativa”. Cresce (e non è una novità) l’attenzione nei confronti dei lettori. Non è una scoperta. I lettori ci sono, resistono, sono quanti sono ma restano forti, contro tutte le crisi. Che il piano di Silvio Berlusconi per aumentare le cubature domestiche sia dovuto al suo desiderio di fare in modo che ogni italiano, a casa sua, faccia spazio per una nuova libreria?

Vi consiglio la lettura del numero zero di questa rivista.

È uscito il numero zero di Finzioni, mensile di lettura creativa. Un approccio leggero a contenuti pesanti. Dentro ci sono un padrino (Friederich Durrenmatt) e una citazione del mese spiegata con un libro che non c´entra nulla. Ci sono recensioni su libri italiani, inglesi e graphic novel, una rubrica sui labirinti e una sulla scienza spiegata ai topi da biblioteca. In più c’è una sfida a Proust, qualche esercizio di stile, la posta dei lettori e un racconto inedito che ha vinto un premio molto importante.

È possibile scaricare il pdf del numero 0 a questo indirizzo http://www.finzionimagazine.it/pdf/finzioni0.pdf

Finzioni è anche on line (http://www.finzionimagazine.it), con contenuti inediti, microrecensioni, approfondimenti e la possibilità di iscriversi alla mailing list, per ricevere la rivista tutti i mesi nella propria casella di posta.
Su Facebook, al link http://www.facebook.com/group.php?gid=56009824579
e su aNobii, http://www.anobii.com/groups/01f4d56c546d0ddfd9/

Michele Pierri, Alda Merini. Una precisazione.


Pubblico qui di seguito una email ricevuta da Lucio Pierri, figlio di Michele Pierri, a proposito di un articolo scritto da Augusto Benemeglio e pubblicato qualche anno fa su Musicaos.it. L’articolo in questione riguardava il rapporto tra Michele Pierri e Alda Merini. Naturalmente sono a disposizione per ulteriori chiarimenti/informazioni/contatti, al mio indirizzo di posta.

§

Vorrei comunicare al prof. Benemeglio, a proposito del suo articolo su Pierri e Alda Merini, poeti di gazze, alcune precisazioni su quanto scritto.
La differenza di età tra mio padre Michele Pierri e la Merini era di trenta anni, la Merini non era alcolizzata, nel suo periodo di permanenza a Taranto non l’ho mai vista bere.
Non parlerei di eredi Pierri, perchè mio padre, primaro chirurgo  dell’ospedale civile, è morto pressocché povero,avendo come unica proprietà un alloggio INA casa, che è stato venduto per rispettare la sua volontà testamentaria e devolvere un terzo del ricavato alla Merini. Io stesso mi sono adoperato presso il giudice (dott. Vella) e il notaio (dott.Cito) perchè inviassero nel più breve tempo possibile quanto di sua spettanza, circa 70 milioni.
Il poemetto Chico ed io, composto per la morte di una gazza che viveva in famiglia con noi, non  consta di 54 versi, ma di 59 liriche, ed  è stato scritto da Pierri diversi anni prima di conoscere la Merini.
Nessuno ha trattato la Merini come una appestata dopo il suo ricovero nella psichiatria tarantina, peggio di un lager perchè per mancanza di spazio i malati erano costretti sempre a letto; abbiamo cercato di tirarla fuori al più presto, in quel momento anche mio padre era ricoverato in chirurgia e non ha potuto aiutarla. Andavo a trovarla dopo il lavoro, i medici  me la affidavano per farla uscire a passeggio insieme ad un altro giovane ricoverato, che non ho mai capito perchè stesse dentro.
Per avere informazioni più dettagliate su Michele Pierri e anche del rapporto con la Merini, è opportuno consultare il numero monografico della Rivista Cenacolo, “Omaggio a Michele Pierri”,  della Società di Storia Patria di Taranto, ed. Mandese anno 2004, dove è stata pubblicata una biografia da me scritta accanto ad  un esteso saggio di Donato Valli.

cordialmente Lucio Pierri

Mal di Primavera


Finalmente la Primavera, tra gli altri giorno dedicato alla Poesia, quella con la P maiuscola. I più si attrezzeranno, come al solito, citando la poesia di Alda Merini “sono nata il 21 a primavera“. Auguri a Alda, la più grande. Per tutti gli altri l’appuntamento è qui per le  RarefAZIONI futuriste. Riuscirà la poesia a farci dimenticare ciò che ci circonda? Oppure: riuscirà la Poesia a farci ricordare, verso dopo verso, tutto ciò che ci circonda?

Il Papa Genio


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AIDS, affermazioni di Papa Benedetto XVI, detto il Papa Genio, durante i prodromi aerostatici del suo viaggio in Africa (e se ci restasse?). I preservativi non sono la soluzione, i preservativi sono il problema. Chissà, forse gli credono. Il Papa Genio.

This is the end.


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“Questo romanzo è stato scritto nell’arco di quindici anni e assume la sua forma definitiva soltanto adesso, ora che la terza e ultima parte si aggiunge alle prime due che videro la luce nel 2001 e nel 2003. Del tutto rivisto nelle prime due parti, dunque, e finalmente concluso, “Canti del caos” si presenta in tutta la sua assoluta singolarità. Concepito per non lasciare indifferenti, a costo anche di suscitare reazioni di rifiuto, questo romanzo si accampa come opera incandescente, vertiginosa, un’opera che va a inscriversi immediatamente, di diritto, nel novero di quelle imprese estreme che come grandi massi erratici punteggiano la storia della letteratura. “Canti del caos” si è andato formando nel corso del tempo come un organismo vivente, pieno di violenza ma anche di delicatezza e dolcezza, di oscenità ma anche di trascendenza, di passaggi narrativi incalzanti e di affondi lirici. Nella sua gigantesca macchina realistica e metaforica vengono macinati e trascesi i codici, i generi e gli orizzonti letterari di questa epoca: la fantascienza, il poliziesco, il comico, la pornografia, il fantasy, l’horror, il romanzo d’amore, il saggio scientifico e filosofico, la meditazione religiosa e mistica”.

Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori, 9788804584452, pp. 1080

[continua]

Io Sudo e tu?


ilovesud

Litigano di nascosto. Si spaccano in pubblico. Si nascondono. Si manifestano. Fanno gruppo. Fanno gruppuscolo. Fanno fazione. Si agitano. Hanno paura di scomparire inghiottiti dal Leviatano. Adorano il Leviatano. Telefonano. Prendono caffè. Si agglomerano. Costruiscono alleanze. Fondano correnti. Aprono le finestre. Chiudono il dibattito. Riaprono il dibattito. Si siedono e fanno silenzio. Accettano le direttive del direttivo. Contestano le direttive. Passa un po’ di tempo. Inaugurano. Ritrattano. Rifondano. Temono la dispersione e l’astensionismo. Rimescolano.  Proprio non va giù che il Nord li tiri sù. Proprio non va a Sud che il nord lo tiri giù. Assemblano. PiDieLlizzano. Fanno tanto moto. Davvero tanto moto. Tutti i giorni. Minoritari fanno tutti gli sforzi per non scomparire. Sudano.
Segno dei tempi, davvero: ma che bella questa Destra che si comporta da Sinistra!

Tira più un filo-bus…


filobus

Sono passati quasi due anni da quando nella nostra ridente città, dopo essere stati seminati e annaffiati, sono cresciuti i pali del filobus. Come sempre accade nel nostro paese (vedi alla voce centrali nucleari con un quarto di secolo in ritardo), anche nel piccolo di una cittadina del sud la defezione della lungimiranza sembra essere una delle doti di cui bisogna dotarsi per salire sullo scranno di un’amministrazione. Facciamo un filobus, va bene, e se facessimo decollare anche il bus, ovvero se lo facessimo andare come si deve? Faccio un punto della situazione. Tanto per cominciare il filobus dovrà mantenere le premesse/promesse di qualità di un servizio che si annuncia migliore di ciò che già esiste. Se compro una macchina è perché in scooter quando piove mi bagno, oppure perché sempre con lo scooter non posso portare la mia famiglia a spasso (tranne che a Lecce, a Lecce in tre sullo scooter si può, bambino compreso). Detto ciò. Il filobus dovrà teoricamente percorrere le traiettorie corrispondenti ai fili appesi. Quindi esattamente al centro della/delle carreggiate della maggior parte delle strade che verranno percorse. Un po’ difficile da ipotizzare, soprattutto sui viali, luoghi storicamente deputati al parcheggio in sosta vietata o al parcheggio nella corsia dell’autobus. Già, gli autobus della SGM. Che orari fanno? Sono puntuali? Tanto per cominciare capita spesso di aspettare un autobus dell’SGM per almeno trenta/quaranta minuti. Non esiste una corsa puntuale. Non esiste una corsa con un tempo inferiore ai trenta minuti. Inutile dire che i cittadini leccesi che non siano muniti di auto propria siano destinati, a meno di pedalate o corse, a una vita di merda; specie se lavoratori senza auto costretti ad attendere autobus che non passeranno mai. QUINDI? Quindi la soluzione è un FILOBUS, che di certo passerà ogni dieci minuti e sarà stracolmo di leccesi festanti. Non mi va di menare il can per l’aia né di ciurlare il manico, la mia idea è semplice e come tutte le idee semplici è a disposizione di tutti. Perché non ipotizzare la creazione di un comitato cittadino per il controllo del filobus? Detto comitato dovrà accertarsi che il servizio filobus, oltre che essere di giovamento per la collettività, debba rispondere anche ai requisiti economici minimi di messa in opera, ovvero: dovrà rendere sotto il profilo economico tutto ciò che ha sottratto in termini di spesa e impatto paesaggistico, altrimenti i cittadini leccesi potrebbero farsi portatori di una CLASS ACTION contro il comune di Lecce, non fosse altro che per farsi risarcire della deturpazione paesaggistica. Sembra una pretesa esagerata chiedere un filobus che passa ogni dieci minuti, stracolmo di persone, senza intralcio del traffico? Lecce come Milano, Torino. Aspettiamo. Speriamo che l’esperimento FILOBUS funzioni, anche perché se non sarà così chi ci risarcirà di questi bei pali inchiodati al terreno? Mah! Se la scusa era il risparmio energetico unito all’attenzione per l’ambiente, allora erano meglio i bus a motore ibrido. Tanto siamo sempre lì, a Lecce già gli autobus non passano mai, figuriamoci il filobus! Cosa ne pensate?

a seguire gli articoli relativi all’argomenti, comunicati dell’ufficio stampa presi dal sito ufficiale del Comune di Lecce, dai quali si evinceche il FILOBUS fa parte tra gli altri “dell’ormai completo sistema di mobilità cittadino costituito dagli autobus, dai minubus elettrici” (il corsivo è aggiunto); e che nel maggio del 2007 ne è “iniziato il periodo di collaudo”

fonte Sito Comune di Lecce, ufficio stampa

11/01/2006 Metropolitana di superficie RUPPI BENEDICE L’APERTURA DEL CANTIERE IN VIALE OTRANTO

È fissata per giovedì 12 gennaio alle ore 10:00 su viale Otranto (nel tratto compreso tra le intersezioni con via XX Settembre e v.le Don Minzoni) la cerimonia di inaugurazione del cantiere dei lavori per la realizzazione della metropolitana di superficie. La benedizione sarà impartita dall’Arcivescovo di Lecce Mons. Cosmo Francesco Ruppi alla presenza del sindaco Adriana Poli Bortone, dell’assessore al Traffico e alla Mobilità Gianni Peyla e dei rappresentanti delle ditte “Sirti” e “Imet” che realizzeranno l’opera.

26/02/2007 Mobilità e Trasporti

MOBILITA’ E TRASPORTI
POSITIVO VERTICE OGGI A PALAZZO CARAFA TRA IL
SINDACO POLI BORTONE ED IL PRESIDENTE PELLEGRINO
Sinergia tra Sgm ed Stp ed all’orizzonte l’azienda unica della mobilità

Si è tenuto questo pomeriggio a Palazzo Carafa un incontro tra il sindaco Adriana Poli Bortone ed il presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino (alla presenza dei rispettivi assessori competenti sui Trasporti e Mobilità, Gianni Peyla e Giuseppe Merico) al fine di definire un progetto di sinergia tra le rispettive aziende di trasporti, Sgm e Stp, che parta sul fondamento dell’ormai completo sistema di mobilità cittadino costituito dagli autobus, dai minibus elettrici e dal filobus. L’obiettivo è proprio la strutturazione di un sistema condiviso di mobilità in città che intrecci logiche, orari e modalità di viaggio dei mezzi a disposizione delle due aziende. Ai fini dello snellimento del traffico urbano e di quello in ingresso ed in uscita dal nucleo urbano, le due aziende, peraltro, definiranno l’ubicazione ed i criteri dei parcheggi di interscambio. Si è definita l’opportunità di un prossimo vertice di natura tecnica, anche alla luce della prospettiva della costituzione della azienda unica della mobilità.
“Quella della azienda unica della mobilità – sottolinea il sindaco Adriana Poli Bortone al termine dell’incontro – è una meta a più lunga scadenza, ma con il presidente Pellegrino abbiamo convenuto sulla opportunità di stabilire sin da oggi le modalità ed i criteri di un unico sistema della mobilità cittadina che veda ragionare insieme Sgm e Stp. L’incontro di oggi – conclude – è stato molto soddisfacente. C’è l’intesa politica, adesso tocca agli aspetti tecnici, ma contiamo di fare tutto in tempi molto ragionevoli”.

09/05/2007 Filovia

ECCO LA FILOVIA
LECCE, UN FILOBUS PER L’EUROPA

In programma un convegno tecnico ed il giro inaugurale

Sarà presentato venerdì 11 maggio il nuovo impianto filoviario di Lecce, per il quale in questi giorni è iniziato il periodo di collaudo. La filovia, basata su tecnologie avanzate, è uno degli elementi cardine della nuova mobilità cittadina. L’evento gode dei patrocini di Asstra (Associazione nazionale delle Imprese di Trasporto Pubblico) e Cirt (Centro Interuniversitario di Ricerca Trasporti) ed è stato organizzato con la collaborazione del Comune di Lecce e delle aziende Sirti, Imet, Van Hool e Vossloh-Kiepe. Alle ore 09:30 presso la sala congressi del Circolo Cittadino (via Rubichi) è in programma il convegno tecnico sul tema Lecce, un filobus per l’Europa, cui interverranno esperti nazionali ed internazionali del settore. Saranno illustrati gli aspetti tecnici ed i benefici per la salute e l’ambiente che si avranno con l’introduzione del nuovo servizio filoviario. Inoltre, per l’occasione uno speciale annullo filatelico è stato predisposto da Poste Italiane.
I lavori del workshop saranno aperti dall’assessore al Traffico e Mobilità Gianni Peyla, cui seguiranno le relazioni del tecnico del Ministero dei Trasporti Immacolata Paola Ventola (Stato dell’arte e misure a sostegno del trasporto rapido di massa), dei rappresentanti di Cirt Alessandro Sasso e Riccardo Genova (Prospettive e nuove frontiere della propulsione elettrica nei sistemi ad impianto fisso per la mobilità nelle città italiane ed europee), del rappresentante dell’Associazione Utenti del Trasporto Pubblico Agostino Fornaroli (Le attese degli utenti italiani per un’offerta di qualità), dei rappresentanti dell’associazione di imprese costruttrici Roberto Carpena, Maurizio Bottari e Axel Huysmans (Caratteristiche tecnologiche e strutturali del nuovo impianto filoviario e dei nuovi veicoli di Lecce), del rappresentante di Asstra Daniela Carbone (Il quadro normativo di riferimento delle filovie), del responsabile dell’azienda di trasporti di Losanna (Svizzera) Yves Regamey (La rete filoviaria di Losanna: un modello di esperienza mitteleuropea) e del responsabile dell’azienda di trasporti di Genova Giorgio Garbarini (La filovia nelle scelte strategiche di una grande città). Chiuderà il sindaco Adriana Poli Bortone. Modera i lavori il giornalista de Il Corriere del Mezzogiorno Michelangelo Borrillo.
Al termine dei lavori del convegno è in programma il giro inaugurale a bordo del filobus riservato ai giornalisti e alle persone accreditate.

FILOBUS
VERIFICA SUL CANTIERE DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE

Relazione sullo stato dei lavori domani,
giovedì 17 luglio (ore 12:30) a Palazzo Carafa

I componenti della Commissione Vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti eseguiranno domattina in città la verifica dello stato dei lavori che riguardano il cantiere della metropolitana di superficie. L’esito della verifica sarà illustrato nel corso di una conferenza stampa in programma alle ore 12:30 presso la sala Giunta di Palazzo Carafa dall’assessore al Traffico e Mobilità Giuseppe Ripa e dai componenti della stessa Commissione ministeriale.

La soluzione? Tirare fuori le p***e


umbertobossi

Nonostante tutta la disinvoltura cui mi sono abituato mi riesce difficile scriverlo. Ma in fondo, forse, ci ha ragione Colaninno. “Tirare fuori le palle” è l’unica cosa che resta al PD per dimostrare a se stesso di avere ancora un’anima. Già, tirare fuori le palle. Ecco la lezione da imparare e mettere in pratica. Proprio così: “tirare fuori le palle”.

“È il ministro dello Sviluppo economico del governo ombra del Pd Matteo Colaninno ad abbandonare uno stile di solito compassato per usarne un molto più colorito quando esorta i delegati dell’Assemblea nazionale del Pd affrontare la crisi con determinazione e a mostrare un profilo combattivo”.

Insomma, TIRARE FUORI LE PALLE, un po’ per sopravvivere, un po’ per non morire. Un po’ per non essere sconfitti e, soprattutto, per somigliare ai vincitori. “Tirare fuori le palle”, bello slogan, da chi lo hanno preso? Fin troppo facile. Dalla LEGA.

Nonsense economico riduzionista.


silvioberlusconi

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, ha dichiarato che le banche potrebbero essere nazionalizzate.[La nazionalizzazione delle banche per mantenere i livelli di credito “e’ soltanto per ora una ipotesi” ore 16.57 di ieri, al termine della conferenza con Gordon Brown, sole24ore] Ma non quelle italiane. Ovvero. Il presidente del consiglio di uno stato europeo per uscire dalla crisi suggerisce di nazionalizzare le banche ai suoi colleghi ministri dell’economia degli altri paesi europei. Le banche italiane, infatti, sono sane. Oggi un’azione dell’Unicredit costa 0,90 centesimi. Meno del prezzo del giornale dove si annuncia che il presidente Silvio Berlusconi sostiene che le banche italiane sono sane e che le banche degli altri andrebbero (in ipotesi) nazionalizzate.

Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto?


veltroni

Io ti ho v****o. Tu cosa hai fatto? Cosa hai fatto quando negli anni novanta il Cavaliere, nonostante tutto, prendeva piede e consenso entrando dalla porta (a porta) di casa, direttamente dal video? È evidente che un errore c’è stato. Provo a risalire il fiume e considerarmi, in piena umiltà, parte di questo errore sotto forma di elettore. Dovevo fare di più? Nella misura in cui appartenente a una base stranominata e arcinota dovevo fare più girotondi? Dovevo scendere in piazza anche quando era vuota? Dovevo firmare più appelli? Dovevo abbonarmi di più? Ho fatto quello che potevo e ce l’ho messa tutta. Ho studiato prima, ho lavorato poi, ho v****o sempre. E tu, con i miei ultimi voti, cosa hai fatto? Cosa è cambiato? Stamattina ho letto un articolo sulla stampa di Lucia Annunziata. Come non darle ragione. Cito mettendo qualche neretto:

“Più che desiderio di ricucire, quel «no» è apparso come un desiderio di guadagnare tempo. La discussione infatti si è rapidamente orientata non sul merito, ma sul calendario. Quel calendario che è la gabbia mentale e fisica di questa politica oggi: elezioni a giugno, cda Rai da nominare forse già domani, tesseramento in ritardo, testamento biologico da approvare. Pareva di veder passare negli occhi di molti dei presenti lo scorrere di questa agenda. Il Pd da mesi non fa altro che navigare così, da un appuntamento istituzionale all’altro, vedendo in ognuno l’occasione di piccole sconfitte e vittorie: un processo che ormai da anni, fra scadenze parlamentari e urne, ha sostituito per questo partito il percorso appassionato e visionario della strategia politica.”

Mentre il Cavaliere naviga da un processo all’altro ecco che il PD è ingabbiato nel calendario, nella burocrazia, nella più completa distanza tra sé e le persone che lo hanno votato. Che tristezza. Cosa dovevo fare? Dovevo essere più presente? Dovevo fare più passaparola? Se c’era qualcuno che i voti li comprava e li vendeva, cosa deprecabile, vuol dire che i voti avevano un valore. Oggi temo di avere creduto nel vuoto anziché nel voto. Organizzate i vostri cocci ragazzi. Fatelo in un’osteria in, davanti a un menù chic, dopo avere visto l’ultimo film cool, che è così cool da piacere a destra e a sinistra. Già. Destra e sinistra. Non c’è più differenza. La differenza non è in parlamento. La differenza non è rappresentata. La differenza è così delusa da non andare nemmeno alle urne. Che tristessa.

È ora che la soluzione venga da voi. Anche se in questi anni ci avete insegnato di non essere in grado di congetturare una soluzione. Prima di costringerci a cercare le vostre tracce residue nei manuali di filosofia scolastica, tipo “Le cinque prove dell’esistenza della sinistra”. Altrimenti inchiodati alle vostre responsabilità non avrete più di elettori disposti a sentirsi in colpa per i vostri errori.

Staccare la spina.


dog

Imperial bedroom“, il titolo di un album di Elvis Costello che dovrebbe dare il titolo al romanzo a cui sta lavorando Bret Easton Ellis. Si tratta del seguito di “Meno di zero”, il suo primo romanzo, che dovrebbe uscire nel 2010. L’album che da il titolo al libro è lo stesso che contiene la canzone intitolata “Almost Blue”, del 1982. Da non confondere con l’omonimo album uscito nel 1981. Nel frattempo in Italia, da qualche settimana, al lunedì, un gruppo di ragazzini scalmanati e senza barba stupra una ragazzina, una qualsiasi. Al mercoledì è il turno di uno o più extracomunitari, che stuprano una donna o una bimba. Al sabato è l’ora degli scalmanati ragazzini che decidono di dare fuoco a qualche extracomunitario. Per ritorsione, al lunedì successivo, è l’ora di un rom che decide di dare fuoco a uno scalmanato prima che questo cominci a stuprare una ragazzina. E così finché accade e nessuno fa qualcosa perché finisca, a meno che nei paraggi non incominci un G7 o G8 o, come dice Berlusconi, un G7 che tecnicamente è un G8.
Detto ciò si potrebbe anche staccare la spina. Se non fosse che nel nostro paese c’è qualcuno che ti rompe le palle anche quando vuoi staccare una spina.

Finalmente.


dobermann

Nel marzo del 2009 Mondadori pubblicherà “Canti del caos” di Antonio Moresco. Dopo la pubblicazione della prima parte (Feltrinelli, 2001), e della seconda (Rizzoli, 2003), finalmente potremo leggere la terza e ultima (?) parte di questo capolavoro. Il libro di uno che si è messo in testa di scrivere un capolavoro e ci è riuscito. Finalmente è un avverbio giustificato anche dal fatto che le edizioni precedenti sono al momento di difficile reperibilità, quindi molti lettori che hanno sentito parlare di quest’opera senza averla letta potranno approfittarne. Ma perché questo libro mi piace (non dico “è bello”, dico “mi piace”)? Anzitutto perché la prosa di Moresco è dotata di un ritmo e di una pervasività cerebrale incredibili. Non è facile leggere una pagina dei “Canti del caos” e non rimanere colpiti dalla densità specifica di mondo che Moresco mette nell’opera. L’altra cosa che mi ha sempre colpito di questo testo è la pressocché istantanea sospensione della realtà e la sua trasformazione in realtà magica, malleabile, manipolabile. Il mondo entra in questo romanzo senza che faccia il suo ingresso la contemporaneità. Ecco perché questo libro riesce a proiettarsi in una dimensione temporale che salta il fosso e diviene letteratura. Il fatto letterario, la letterarietà, la moltiplicazione delle immagini, la frammentazione che diviene unitarietà della trama; il motivo per cui consiglio la lettura di questo libro è che i “Canti del caos” è un classico. Da ciò l’attesa per una terza e conclusiva parte che spero raggiunga gli stessi livelli di espressione poetica.

La differenza


fish

Mi preoccupano le persone quando cominciano a vantare la paternità sulle idee. Ecco una differenza che passa tra concetti e idee. Un concetto lo si può creare, manipolare, ci si può aggiungere qualche azione oppure, limando all’osso per i più stupidi, renderlo addirittura fruibile. Ci si può incollare un’etichetta. Un’idea no. Nel bene o nel male quando un’idea viene partorita è di tutti. L’idea è puttana all’origine. “Mi è venuta un’idea”, come mi è venuto uno starnuto. Eravamo entrambi vicino alla finestra, poteva venire a tutti e due, invece è venuto a me. “Mi è venuta un’idea”, ecco, non sono nemmeno io il responsabile di ciò che mi viene in mente. Allora molti, annusando le idee, credono di averle pensate. L’idea è puttana all’origine, quindi difficilmente potremo farla diventare nostra amante. Dopo un po’ le idee si scocciano perfino dei recipienti più grossi.

Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro e non ho mai capito come.


Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Cerco di diventare grande in maniera decente, con tutta la forza che posso. Faccio in modo che il reazionariato popolare non mi sommerga. Eppure. Eppure sono un po’ di giorni che nonostante tutto sono sfiorato dal sentore che gli anni novanta tutta questa merda non sono stati. C’era “Canzoni d’amore” di Francesco De Gregori, e c’erano i Nirvana, e c’erano Nietzsche e Marx che a stenti a stenti ancora si davano la mano. Quasi quasi c’erano ancora la destra e la sinistra. Povero me. Per non parlare del fatto che c’era l’hard-core, la Stazione Ippica. C’erano i concerti, la preparazione, le prove interminabili, l’eterno ritorno di un giro di basso e un assolo di chitarra mentre la batteria ti frantumava i timpani. C’erano gli amori che iniziavano al venerdì sera e si spegnevano nell’inedia di una domenica pomeriggio. Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Se potessi scegliere rinascerei nel 1975.