Tutti gli articoli di Musicaos Editore

Musicaos rivista di letteratura dal 2004, dal 2014 Musicaos Editore. Leggere migliora. Salento, Puglia, Italia.

Stai con me.


Franco Battiato, Bist Du Bei Mir, da Ferro Battuto, 2001
Gottfried Heinrich Stölzel, Bist du bei mir

Bist du bei mir

Ardo dal desiderio di vederti
Forza perenne delle catene
Di stare in mezzo a tanta gente
La forza della vita è nel denaro.
Ma soprattutto la ricchezza virtuale
Sta più in alto di quella reale.
Ma soprattutto la ricchezza virtuale sta più in alto.

Bisognerebbe scacciare le avversità come si fa con le mosche.
Per chi rimane incosciente, le colline sono ancora in fiore.
Risuona un mambo nella cavea e il mondo semplicemente gira
Sull’orlo di un precipizio mi inviti adesso a giocare.
Bist du bei mir geh ich mit Freuden
Zum Sterben und zum meiner Ruh
Bist du bei mir mit Freuden.

La luce abbagliò i miei sensi come in un quadro di Monet
Mentre l’estate insidiava il giovane Gesualdo.
Risuona un mambo nella cavea e il mondo semplicemente gira,
sull’orlo di un precipizio mi inviti adesso a giocare.
Bist du bei mir geh ich mit Freuden
Zum Sterben und zum meiner Ruh
Bist du bei mir mit Freuden.

Bevo un bicchiere di Strega e posto questo articolo di Massimiliano Parente, nel caso fosse sfuggito.


antonioscurati

Dopo che è stata emanata la lista degli scrittori che si contenderanno il Premio Strega posto qui di seguito un articolo di Massimiliano Parente. Le idee espresse sono interessanti, i toni accesi. Chi la spuntera? Nel frattempo torna in libreria la prima edizione (tanto non si era esaurita) di “Questioni di cuore” (approfittatene per leggerlo) il bel romanzo di Umberto Contarello dal quale Francesca Archibugi ha liberamente tratto il suo ultimo film, che non ho visto e quindi non so com’è. Per chi non conoscesse Umberto Contarello, rinfresco la memoria elencando alcuni film dei quali ha scritto la sceneggiatura (da solo o in collaborazione): “La lingua del santo”, “Luce dei miei occhi”, “Ovunque sei”, “La stella che non c’è”, “Marrakech Express”. Se non vi basta vuol dire proprio che siete lettori avidi e esigenti.

§

Non si sa se siano più comici o più tragici, ma quanto saranno sfacciati loro e distratti, se non complici, gli altri? Qui non si capisce mai chi ci è e chi ci fa e però non c’è più molta differenza. A cosa mi riferisco? Per esempio, da settimane non si fa altro che dire che il giovane “intellettuale” Antonio Scurati è il favorito al prossimo premio Strega, e di per sé chissenefrega. Non l’hanno mai dato a Gadda, né a Busi, né a Arbasino, né a D’Arrigo, non l’hanno quasi mai dato a uno scrittore, l’hanno dato a Veronesi e Ammaniti, possono darlo anche a Scurati senza togliere niente a nessuno né tantomeno dare qualcosa a qualcuno. In altre parole Scurati e Il bambino che sognava la fine del mondo sono l’autore e il libro su cui punterà il gruppo Rizzoli, l’hanno capito anche i sassi, accendi la televisione e vedi Scurati, apri un giornale e vedi la pubblicità del libro di Scurati: Scurati di qua, Scurati di là, Scurati vincerà lo Strega. Intendiamoci Scurati non è un genio ma neppure vende, è una ricetta di medietà media e mediatica ideale per lo Strega. Inoltre è reduce da un flop clamoroso, un feuilletton con cui pensava di sbancare e invece si è sbancata la Bompiani, che ne aveva stampate cinquantamila copie per venderle a cinquantamila casalinghe iscritte ai corsi di Arte & Letteratura e invece ci ha riempito i magazzini della Rizzoli. Tuttavia sì, Scurati, sembra perfetto per lo Strega, è l’incarnazione della riflessione di Aldo Busi secondo cui «è ben triste scrivere per vendere, sacrificare tutto il resto, e poi non vendere», bisogna dargli il premio che garantisce duecentomila copie e renderlo felice, altrimenti è finito. Detto ciò, all’inizio tutto bene, non fa in tempo a uscire il libro che subito Scurati diventa il papabile incoronabile, l’ufficio stampa Valeria Frasca viene sferzato a sangue, e si legge ogni giorno sulle terze pagine che il gruppo Rcs ci punterà molto (anche perché, questo non si legge, se vince forse rimettono in circolazione le rese del vendibile polpettone invenduto Una storia romantica). Siccome però ormai le cosacce si possono fare alla luce del sole e nessuno se ne accorge, venerdì 17 aprile, dopo tanto parlarne, Scurati cosa fa? Come se passasse di lì per caso, si “autocandida” al Premio Strega, dichiarandolo in un’intervista su Repubblica. Come mai Repubblica intervista proprio Scurati, proprio al momento giusto? Una coincidenza? Macché. Piuttosto Elisabetta Sgarbi, nella sala ovale di Via Mecenate, avrà detto «Ho un’idea, fai vedere che ti candidi tu, da solo… È più figo… Tanto ci cascano tutti…». «E come faccio?» avrà risposto Scurati, in posa aggrottata da intellettuale che finge di pensare. «Ti organizzo un’intervista io… Ne ho uno buono… Bono…». «Ma se poi Parente mi prende per il culo? L’hai visto anche tu, gli avevi detto di non toccarmi, gliel’avevi ordinato, e ha mandato affanculo anche te…». «Ma figurati, Parente dice talmente sempre la verità che ormai non gli crede più nessuno, il mondo è nostro, svegliati… Valeriaaaa chiama Bono!». Quindi l’indomani paginona di Repubblica, firmata Maurizio Bono. Il titolo dice «“Mi autocandido allo Strega”. Scurati corre contro le lobby». Un lettore ignaro esclama «Cazzo! Però…». Un lettore minimamente informato sul triste demi-monde editoriale esclama «Cazzo! Però… non è lui la lobby?». Bono fa finta di niente, come se intervistasse Pasolini. Paradossalmente nell’occhiello si legge appunto «Intervista allo scrittore ora tra i favoriti per la vittoria finale», ossia nella stessa pagina in cui Scurati si autocandida a sorpresa viene già dato per favorito, non hanno resistito neppure i redattori di Repubblica a sputtanarlo. Ancor più paradossalmente lo stesso giorno mi autocandidavo io, con un libero intervento su Libero, stavolta per paradosso vero, perché figurati se candidano e premiano un capolavoro, perché più fuori dai giochi di me ci sono solo i grandi scrittori morti, i classici, Proust, Flaubert, Kafka, e giù di lì. Per ulteriore paradosso perché anche Contronatura è edito da Bompiani con la quale però ho spezzato ogni ponte, e adesso sono terrorizzati che qualcuno dei giurati mi prenda sul serio e io possa mettere piede al Ninfeo solo per rompere i coglioni e le cristallerie e le uova ben stipate nei vari panieri e nella pochette della signora Sgarbi. Tuttavia la mia autocandidatura beffa l’indomani è segnalata su Repubblica, in un nuovo articolo del buon Bono, benché appaiata alla candidatura travestita da autocandidatura di Scurati; mentre, guarda caso, viene ignorata dal Corriere della Sera, quotidiano Rcs, dove viene registrata solo la sedicente autocandidatura di Scurati “contro le lobby editoriali”.
Ma il bello deve ancora venire, e viene qui. Martedì scorso il quotidiano della Rcs, con somma nonchalance, intervista Giulio Lattanzi, il quale si rammarica che l’iniziativa di Scurati, da sola, non basterà a “sconfiggere” i grossi gruppi editoriali. Dice proprio così. Cazzuto, questo Lattanzi. E intanto sottolinea che «quello di Scurati è un gesto stimolante e provocatorio che prova a ribaltare la logica consolidata secondo la quale gli editori indicano loro i “campioni”…». Aggiungendo, perentorio: «Noi sosterremo ovviamente il suo romanzo, in cui crediamo molto». Ma chi è questo Giulio Lattanzi? Un amico di Scurati? Un black-block? Un Wu Ming? No, è il direttore della Rcs libri, in un’intervista su un quotidiano della Rcs, dove sostiene il coraggioso Antonio Scurati, che “autocandida” il suo romanzo edito dalla Bompiani, casa editrice della Rcs Libri. Se non foste convinti della bontà dell’operazione del coraggioso Scurati e del valoroso Lattanzi, le prime pagine del romanzo Rcs in questione potete leggerle in un apposito opuscoletto pubblicitario spillato nell’ultimo numero del Corriere Magazine, settimanale della Rcs allegato al quotidiano Rcs, e si intitola: il bambino che sognava il Premio Strega.

Massimiliano Parente, Libero, 25 aprile 2009

[in foto Antonio Scurati
clicca sull’immagine per ingrandire]

Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato. Il sentimento è reciproco.


Brunetta ha l’orticaria quando pensa al precariato.
Il sentimento è reciproco.

Ho letto delle esternazioni di Brunetta sul precariato. Vi suggerisco di leggere questo articolo. A parte che quella del precariato non è affatto una mitizzazione messa in opera dalla letteratura dal teatro e dal cinema. Il precariato esiste, è una realtà. A parte che la produzione culturale arriva dopo un fenomeno che esiste da anni. A parte – e qui Brunetta sei scivolato sulla buccia di banana – che non esistono solo i dipendenti pubblici. Insomma, prima di parlare bisognerebbe riuscire a tacere. Pure l’orticaria, porello! D’altronde lo stesso B********i aveva fornito la sua soluzione per il precariato. Non affonderemo cantando! Ancora!

Veronica molla Silvio, l’Italia ci resta attaccata.


silvio

La follia improvvisa di Veronica Lario. Verrebbe quasi voglia di parafrasare il titolo dell’ultimo romanzo di Dario Franceschini. Se solo si trattasse di letteratura. La notizia che Veronica Lario abbia deciso di lasciare Silvio B********i giunge nei giorni di campagna elettorale durante i quali l’ascesa del premier nei sondaggi è alle stelle. Non solo, a quanto pare Silvio B********i ha oramai dalla sua parte il consenso della classe operaia, che in occasione della cassa integrazione montante (mentre la Fiat conquista Chrysler e si getta all’assalto di Opel sono in cassa Termini Imerese, Mirafiori etc. etc)  è stata ribattezzata (qui) classe inoperaia. Veronica è stufa di fare l’abat-jour di (h)ar(d)core. Quand’è anche il nostro paese sarà stufo?
Ti guardi attorno e sembra che l’unica fabbrica che funziona sia la fabbrica del consenso. La sinistra resta a guardare. A questo link trovate altre notizie a riguardo.


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No comment.

All’improvviso Dante, 100 canti per Firenze. 16 Maggio 2009


danteallighieriTorna anche quest’anno, alla sua quarta edizione, la rassegna “All’improvviso Dante, 100 canti per Firenze“, occasione in cui la “Divina Commedia” dell’Alighieri rivive per le strade fiorentine. Il 16 maggio, dunque, Arnoldo Foà, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Verdastro e Brunello Cucinelli, assieme a 650 cantori di tutte le età, declameranno l’opera per le strade e le piazza di Firenze. All’evento – ideato e organizzato dall’Associazione culturale CULT-er in collaborazione con Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione per la Provincia di Firenze, nell’ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino – parteciperanno alcuni habitué, tra cui il cantautore Riccardo Marasco e il pittore Giampaolo Talani. Mentre nella sede di Palazzo Strozzi ci saranno anche i rappresentanti delle storiche “Wine Family“, famiglie produttrici del vino della Toscana come Tiziana Frescobaldi, Francesca Folonari, Agnese Mazzei e Caterina Dé Renzis Sonnino che daranno voce ai versi del poeta. Tra le novità dell’edizione l’intera lettura della “Cantica del Paradiso” dai cantori sparsi in 33 postazioni lungo tutta via dei Calzaiuoli, da piazza della Signoria a piazza del Duomo.

L’appuntamento di chiusura, secondo tradizione, è fissato per le ore 20 sul Sagrato del Duomo per la lettura corale del “XXXIII canto del Paradiso”.

I colleghi con l’eskimo.


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Vi segnalo un’intervista comparsa su Il Sussidiario.net. L’intervistato è Vitaliano Trevisan.

Si Salvi chi può.


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L’altro giorno in libreria il mio sguardo è caduto su un libro di genere giallo dal titolo accattivante: Zeitgeist. L’album degli Smashing Pumpkins che porta lo stesso titolo è una bufala, fa cagare. Quindi il primo pensiero non è corso allo “spirito del tempo” bensì al gruppo musicale, con la speranza che il libro fosse all’altezza del titolo. Devo ammettere che il libro in questione è meglio dell’album. Poi ho visto che l’autore del libro era Francesco Salvi, un nome noto per chi come me è cresciuto negli anni ottanta. Francesco Salvi, insieme a Giorgio Faletti, è un esempio di come si possa uscire vivi dal Drive-In, e non solo. Dal Drive-In si può uscire vivi e con ottime idee, almeno sulla carta. La trama è intrigante:

“Il protagonista di questo libro è un attore molto popolare. Mel Gibson sta per girare il kolossal “The Passion” in Italia e quando vede una sua foto, folgorato dall’espressione massiccia e dalla mascella squadrata, lo sceglie per il ruolo del centurione romano che incalza Gesù Cristo sulla Via Crucis. Una grande occasione per rilanciare una carriera che sta segnando il passo. Ma il suo sogno più vivo è una donna ungherese dallo strano nome di Enikö, campionessa di pattinaggio con occhi chiarissimi e un corpo da favola. Ogni volta che le chiede di impegnarsi lei risponde “vera amicizia è più difficile che amore”. È solo nella speranza di incontrarla e fare pace dopo l’ennesimo litigio, che accetta l’invito alla festa vip del teatro Sistina, consegnandosi ai paparazzi e alle trasmissioni di gossip estremo. Ma al party lei non si presenta; c’è invece il regista Ed Tremamondo, che tutti credono Budapest per lavoro. È totalmente inaffidabile ma facendo leva sull’amicizia di vecchia data lo convince a partire, lontano da Enikö e da Mel Gibson, per le riprese di un film che non decollerà mai. Non sa di essere caduto nella trappola invisibile di due vecchi consumati dall’odio reciproco: un sedicente conte con un diabolico passato da SS e un ex agente della CIA in cerca di vendetta, che lo costringeranno a condividere ogni genere, di orrore.”

e ancora

“Il protagonista di questo thriller potente e ambizioso si chiama Francesco Salvi, come l’autore, e come l’autore è architetto e attore televisivo. Ha però una caratteristica singolare: a causa della sindrome di cui soffre, è capace, in particolari circostanze, di percepire il Male imprigionato negli edifici. In una chiesa moldava, durante le riprese di un film, il Francesco Salvi personaggio letterario riconosce le tracce di un fosco delitto compiuto molti anni prima, e cerca di portare alla luce la verità. Ma non è l’unico a saperne qualcosa di troppo… Il primo thriller di Salvi gioca abilmente su due piani: la ricostruzione autobiografica dell’ambiente del cinema e dello spettacolo e la pura invenzione romanzesca, che alla fine prenderà il sopravvento. Dalle pagine di questa storia emerge così un nuovo aspetto della sfrenata creatività del suo autore, capace di appassionarci con la forza della trama e insieme di interpretare lo Zeitgeist, ovvero lo “spirito del tempo”.

Lascio passare un giorno. Arriva sabato, cioè ieri. Su un giornale il mio sguardo cade per caso su un articolo pubblicitario dedicato a una serie di orologi alla moda. “Lo spirito del tempo”. Mi viene in mente che c’è qualcuno che si mette in cerca dello spirito del tempo, per coglierne gli umori. Secondo me lo spirito del tempo è tutto qui, nelle coincidenze della vita e della scrittura che portano un comico a divenire un attore drammatico e a sfornare un giallo, che si tratti dello Zio Pino o di Vito Catozzo è uguale. C’è che il comico non può portare la maschera per sempre, anche perché chi fa ridere, spesso, ha una ferita nel cuore; gli piace avere attorno persone che si sganasciano, almeno per un minuto, coltivando l’illusione che esista la felicità.

Kurt Vonnegut – 14 racconti inediti


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New York (Adnkronos). Nel prossimo autunno vedranno la luce 14 racconti inediti di Kurt Vonnegut (1922-2007), lo scrittore statunitense autore dei romanzi cult di fantascienza ”Mattatoio n.5” e ”Le sirene di Titano”. La raccolta postuma sara’ intitolata ”Look at the Birdie” (Guarda l’uccellino) e sara’ pubblicata negli Stati Uniti dalla casa Delacorte Press l’11 novembre, giorno esatto in cui ricorre il compleanno di Vonnegut. Sono in corso trattative per la traduzione degli inediti in sette lingue.
La pubblicazione dei racconti inediti coincidera’ con la riedizione da parte di Delacorte Press dei 15 principali romanzi di Kurt Vonnegut, da ”Ghiaccio-nove” a ”Galapagos”, che saranno proposti in edizioni speciali con illustrazioni originali realizzate dallo stesso scrittore e una prefazione di Sidney Offit, amico di lunga data dello scrittore scomparso e curatore del premio giornalistico ”George Polk”. Quella annunciata e’ la seconda raccolta postuma di brevi racconti di Vonnegut: nel 2008 e’ uscito il volume “Armageddon in Retrospect”, con testi non fantascientifici ma dedicati ai temi della pace e della guerra.
Un portavoce di Delacorte Press ha precisato che nel giro di tre anni tutta l’opera di Kurt Vonnegut sara’ nuovamente pubblicata e ci sara’ un’ulteriore sorpresa per i fans dell’autore: un’altra raccolta di inediti e’ in preparazione, dove compariranno testi vari dello scrittore, comprese sue numerose lettere. Delacorte Press ha annunciato, infine, anche l’acquisto di un manoscritto di Mark Vonnegut, figlio di Kurt, che fa seguito alla biografia del padre apparsa per la prima volta nel 1975.

A ciascuno il suo fanculo.


Antonello Venditti
Sora Rosa
(da Theorius Campus)

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A Sora Rosa me ne vado via,
ciò er core a pezzi pe’lla vergogna,
de questa terra che nu mm’aiuta mai
de questa gente che te sputa n’faccia,
che nun’ha mai preso na farce in mano,
che se distingue pe na cravatta.
Me ne vojo annà da sto paese marcio,
Che cià li bbuchi ar posto der cervello,
che vò magnà sull’ossa de chi soffre,
che pensa solo ar posto che po’ perde.
Ciavemo forza e voja più de tutti
Annamo là dove ce stanno i morti,
anche se semo du ossa de prosciutti
ce vedrà chi cià li occhioni sani
che ce dirà: “venite giù all’inferno
armeno ciavrete er foco pell’inverno”.
Si ciai un core, tu me poi capì
Si ciai n’amore, tu me poi seguì
Che ce ne frega si nun contamo gnente
Se semo sotto li calli della ggente.
Sai che ti dico, io mo’ me butto ar fiume,
così finisco de campà sta vita
che a poco a poco m’ha ‘succato l’occhi
più delle pene de stana immortale.
Annamo via, tenemose pe’mano,
c’è solo questo de vero pe’chi spera,
che forse un giorno chi magna troppo adesso
possa sputà le ossa che so’ sante.

Incipit da paura!


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Bisogna leggere. Per leggere bisogna avere un libro. Per avere un libro ci sono tre modo principi. Farselo prestare. Andare in biblioteca. Comprarlo. In ordine sparso a seconda dei casi. Quando un libro va acquistato ci si può affidare al caso (acquisto occasionale) o alla decisione (omicidio premeditato). Quando bisogna scegliere, di solito, si comincia dalla prima pagina, oppure dal mezzo. Ci si lascia guidare dal momento. Sul sito Libri Mondadori è possibile leggere il primo capitolo di quasi tutti i libri-novità in vendita. Alcuni incipit rivelano sorprese inaspettate. Eccone uno che voglio segnalarvi. Il libro in questione è appena uscito da Mondadori, si intitola “La traiettoria della neve” di Jens Lepidus  (sottotitolo: l’odio spinge alla caccia).

“La presero viva, perché lei non voleva morire.
La consideravano speciale perché sapeva essere disponibile ma sempre altera. Sempre preziosa.
Ma non avevano capito che quella sua forza era stata anche il loro errore: lasciarla vivere, pensare, resistere. Lasciarle pianificare la loro caduta.
L’auricolare continuava a caderle dall’orecchio, il sudore lo faceva scivolare fuori. Se lo sistemò di traverso, mentre considerava se fosse il caso di fermarsi, metterlo meglio e ricominciare dall’inizio della playlist.
Sentendo l’iPod nano sobbalzarle nella tasca, sperò che non le cadesse. Era il suo oggetto più caro, e non voleva nemmeno immaginare cosa gli sarebbe successo se fosse finito sulla ghiaia.

Si toccò la tasca: era profonda, l’iPod sarebbe stato al sicuro.”

Un incipit terrificante per quella che si annuncia la prossima trilogia da brivido,  “Trilogia di Stoccolma”. Che ne pensate? Cosa potrebbe accadere a un iPod nano, se solo cadesse a terra?

Stregati dal caos



Un pensiero mi è nato dopo avere letto entrambi gli articoli comparsi su Tuttolibri e riguardanti i “Canti del caos” di Antonio Moresco. Mi riferisco all’articolo di Renato Barilli e a quello di Dario Voltolini. Il primo articolo, per quanto comunichi lo sfioramento del capolavoro da parte di Moresco, propone delle filiazioni/ascendenze di Moresco, debiti nei confronti di scrittori, come ad esempio Stefano Benni. Una visione “da lontano” dei “Canti del caos” può provocare tale effetto, come dire, mi è sembrato di vedele un gatto. Il secondo articolo, quello di Voltolini, suggerisce una lettura più approfondita di quella fatta da Barilli, il messaggio è: c’è molto di più in questo libro. Il fatto è che per alcuni lettori, appassionati o no di Moresco, la sua opera è un’opera geniale, l’opera di un Maestro. Per gli altri è un libro e nient’altro. Questioni di passione o ideologia. Sul fronte opposto c’è chi sostiene che i “Canti del caos” sia immondizia editoriale, è Giuseppe Iannozzi. Credo che il dibattito che potrebbe scaturire potrebbe giovare alquanto. Certo più del dibattito deprimente su chi deve prendere lo Strega quest’anno, e chi lo merita (Daniele Del Giudice?, Antonio Scurati?), ed è inflazionato, e però lo Strega è sempre lo Strega eccetera eccetera eccetera. E se lo Stregatto quest’anno venisse assegnato ai “Canti del caos” di Antonio Moresco?

Aiutiamoli! Seconda raccolta di materiale a Lecce entro il 24 aprile, elenco delle necessità!


SECONDA RACCOLTA DI MATERIALE PER L’ABRUZZO

tendopoli


dal 20 al 24 Aprile
Tutti i giorni, ore 11.00/13.00 – 17.00/20.00
c/o Manifatture Knos – Via Vecchia Frigole, 34 – Lecce
Info: 0832.394873; 340.4722974 – info@manifattureknos.org


Dopo la prima spedizione di materiale, consegnato la scorsa settimana in Abruzzo, le Manifatture Knos organizzano una seconda raccolta di materiale per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. La spedizione è concordata con la Protezione civile di L’Aquila. Il camion partirà Sabato 25 Aprile con alcune delle persone che lavorano al Knos e che consegneranno personalmente il materiale raccolto al Centro di raccolta.
L’elenco dettagliato del materiale richiesto (riportato di seguito), ci è stato fornito da Sergio Nannicola, professore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e originario di L’Aquila, che sta attualmente aiutando le persone sfollate nel campo di Collemaggio e che sarà il nostro referente una volta arrivati in Abruzzo.


La raccolta si terrà presso le Manifatture Knos di Lecce, in via Vecchia Frigole 34, a partire da Lunedì 20 Aprile fino a Venerdì 24 Aprile con i seguenti orari: 10.00/13.00 – 17.00/20.00.


Materiale richiesto: bacinelle per bucato, specchi e specchietti, spugne, scope e palette, saponi e shampoo, detersivi e saponi per bucato, saponi per igiene intima, occhiali di varie diottrie (presbiti, 2, 3, 4), biancheria intima nuova (reggiseni, mutande, magliette di varie misure, calze, collant), asciugamani nuovi, giocattoli, felpe, tute, pigiami nuovi, pantofole nuove, fornelli elettrici usati o nuovi, fili e mollette per panni, copri water monouso, lamette e rasoi, schiuma da barba, pasta per dentiere, guanti in lattice monouso, coperte pulite o nuove, lavatrici funzionanti nuove o usate, stufe nuove o usate, congelatori nuovi o usati.


È inoltre attiva la raccolta di fondi destinati a coprire le spese di trasporto (noleggio camion e carburante) e all’acquisto di lavatrici usate e congelatori usati. L’eventuale resto dei fondi verrà versato sui seguenti conti correnti: c.c. 95863023, IBAN IT-63-X-07601-03200-000095863022 intestato a Protezione Civile Nazionale e CARISPAQ: IT06H060404440000000155820, entrambi con causale Emergenza Terremoto L’Aquila. Le fatture di acquisto e il versamento sul conto corrente saranno rese pubbliche e per ogni offerta verrà rilasciata regolare ricevuta.

Ti leggo nel pensiero?


Faccio a pugni con te, poi ti vengo a cercare/benedico e ringrazio/e maledico il mondo com’è/e mi domando perché/ti dovrei chiamare/tutte le volte che passi e ti fermi lontano/lontano da me./Sarà come sarà, se sarà verosarà che mi nasconderai la fine del sentiero, però/ti leggo nel pensiero/Le mie chiavi di casa puoi tenertele tu, per trovarmi una stanza ed un letto in affitto/non mi servono più/sarà che mi vedrai nascondermi,/durante il temporale,/e rialzare la testa e bestemmiare,/quando torna il sole/Sarà come sarà,/se sarà vero,/sarà come sarà/sarà che inciamperò da qualche parte e poi ripartirò da zero/però/ti leggo nel pensiero/E chiedimi perdono per come sono/perché è così che mi hai voluto tu!/Prendimi per il collo, prendimi per mano/che non mi trovo più./Torno a casa la notte,/e non mi lasciano entrare/E nemmeno ci provo a chiamarti per nome, e nemmeno ci provo a bussare/Ma tu davvero sai prendere il miele/e trasformarlo in pane/davvero sai pescare un uomo/
caduto nel mare/Sarà come sarà,/se sarà vero/Sarà come sarà, e mi vedrai davvero/Poco prima dell’alba,/quando il buio è più nero/però/Ti leggo nel pensiero/Ti leggo nel pensiero/Ti leggo nel pensiero

Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante


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Sabato 18 Aprile alle 20.30, presenterò “Le commedie del buio”, di Paolo Ferrante, insieme all’autore presso il FondoVerri di Lecce, in Vico Santa Maria del Paradiso. Sarà l’occasione per porgli alcune domande e discutere di questa sua opera. Siete tutti invitati.

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Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante

La prima opera in versi di Paolo Ferrante, dal titolo “Le commedie del buio“, è stata pubblicata circa un anno fa, per l’esattezza nel marzo del 2008. L’edizione esce per “Kipple Officina Libraria” (www.kipple.it), un associazione culturale futurologica che pubblica narrativa, saggistica e musica sperimentale, senza porre limite al genere di partenza, ovvero la science-fiction. La prima cosa che colpisce di questo testo, la prima ‘stranezza’, è la sua presentazione, infatti il formato è superiore nelle dimensioni a un foglio A4, cosa che secondo me impone al lettore una diversa ottica di ricezione del testo. È indubbio che la poesia, genere di espressione più alto e di difficile risoluzione per eccellenza, richieda il suo tempo. Io stesso non sarei qui a scrivere di un libro uscito più di un anno fa se non credessi nel fatto che spesso la poesia non si comprende solo perché non ci si affida ai ‘tempi’ che la poesia stessa richiede. Faccio un esempio. Chi abbia letto il poema pubblicato da Carmelo Bene nel 2000, “‘l mal de fiori“, non può non essere stato colpito dal formato scelto per l’impaginazione del libro (Bompiani, 2000). Un libro ‘grande’, un libro che reclama il leggio, un testo che già dalla sua posizione chiede al lettore un approccio differente, diverso da quello usa e getta, ai limiti del foglietto da bacio-perugina, cui la poesia spesso viene relegata. Procedere per ‘stranezze’ nella lettura del testo mi è utile perché un testo poetico, a mio parere, deve correre sul filo, conciliando la propria peculiarità e con la propria aderenza a un presupposto canone. Un’opera di poesia deve farsi portatrice della propria singolarità (il pensiero dell’autore, la lingua adottata, il linguaggio, etc.) senza perdere di vista l’appartenenza a una pluralità (il contesto, le altre opere di poesia, il modo di trattare determinati temi). Paolo Ferrante, nella prosa del testo introduttivo al volume, dichiara i presupposti teorici di questo suo “viaggio nel sé” sotto forma di poema. Nella lettura del testo l’approccio è misterico. Ci si rifa alla meditazione ascetica, al recupero della dimensione spirituale cui si può raggiungere con le tecniche meditative. Un varco si apre sull’oblio della mente, dal sonno all’ipnosi, fino a rendere tangibile il nucleo della nostra essenza. Un itinerario della mente verso l’uno che ci permette di scoprire l’Universale. Con un “ma” di rito. Che cosa succederebbe se nella nostra ricerca dell’universale condotta tramite la meditazione dovessimo scontrarci con i fatti del mondo materiale? La funzione di questo prologo è quella di favorire la sospensione del giudizio, creando nel lettore quello stato di credulità che si rende necessario per inquadrare l’opera e allo stesso tempo comprendere qual’è la rappresentazione/cornice entro cui inscrivere la lettura dei frammenti che compongono il poema, i quali altrimenti rischierebbero di risultare liriche disperse, per di più del genere più complicato da esprimere, quello dell’introspezione psicologica su sé. Lo sdoppiamento della persona (non della personalità) e il raggiungimento dello stato meditativo possono essere indotte dall’utilizzo di droghe. Qui si allude in eguale misura all’utilizzo di sostanze psicotrope e all’allontanamento dal sé che può prodursi, ad esempio, con l’autoipnosi.

Fatte queste premesse prima ancora di accostarsi alla lettura dei versi che compongono il poema è lecito pensare se la forma poetica non sia il pretesto per il racconto di un viaggio misterico. Ciò che importa dunque, oltre al verso, è indagare su quale sia il pensiero di questo poema, ancora prima del messaggio che vuole essere trasmesso. Da un lato c’è il nostro corpo che viene vissuto come una corazza che imprigiona uno spirito. Allo stesso tempo il corpo si fa medium, riuscendo quindi a captare i segnali del cosmo. Un universo di messaggi che ci rende partecipi della nostra partecipazione a qualche cosa di trascendentale che non viene vissuto né come “più grande”, né tanto meno come “sconosciuto”. Ciò cui si assiste è una ripresentazione del “sentimento panico della natura”, scomposto fino alla radice e senza le stratificazioni storiche (vedi D’Annunzio) della poesia novecentesca, malgrado poi l’utilizzo di certi termini si faccia evocatore delle stesse atmosfere, con inedite, moderne contaminazioni “L’alba tacque/in digiuno,/mani d’alabastro/e d’ozono/mi sorressero,/l’etere fu/il mio cuore,/e non pensai più/d’essere degno/del tuo nome,/basta,/te ne prego/sono sordo ti te”. Paolo Ferrante fa una scelta vigile, imponendo al suo versificare un tempo breve, netto, senza ridondanze. Ciò che ne risulta è un invito a concentrare la nostra attenzione sulla componente narrativa dell’opera, frammento dopo frammento, insieme all’evoluzione del pensiero che l’autore intende trasmettere. Ci si accorge quindi che il “buio” cui si fa riferimento è un buio misterico, una dimensione che forse rappresenta il timore di sperimentare la perdita del proprio ruolo di essere vivente calato nel macrocosmo. I versi si fanno allora portatrici di un’ansia del distacco e allo stesso tempo di un desiderio di recupero: “Farò ritorno/alla casa/dove sono nato;/le ali d’etere/offriranno strada,/nel cielo caligino,/e mi riposerò/una sera di pace/vicino/alle magnolie,/dove il cespuglio/e l’aroma,/il flauto stonato/mi daranno vitto”. Il viaggio del poeta, dall’universo, si chiude con il ritorno in sé.

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Nato il 7 novembre del 1984 in provincia di Lecce, Paolo Ferrante esordisce come poeta nel marzo 2006 pubblicando online la raccolta di poesie Gerogrammi sulla rivista musicaos.it. Dal gennaio 2007 è membro dell’associazione culturale “C-Arte” con la quale opera realizzando reading poetici e performance artistiche. Su internet è conosciuto con lo pseudonimo di Evertrip, ed è webmaster all’indirizzo www.evertrip.tk, nel quale sono raccolti i blog di musica e poesia.

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Le commedie del buio, Paolo Ferrante, Kipple Officina Libraria, fuori (collana) 2, marzo 2008, ISBN 9788895414089

Non saprò spiegarvi questo forte silenzio.


Max Gazzè – Questo forte silenzio

Base terra qui tranquillità/anche se le gambe tremano/d’emozione e di quella paura/che un uomo/coraggioso. come me/non dovrebbe mai tradire/ma se verrà il momento di raccontare tutto/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio/Non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sui nostri corpi senza peso/lievi come anime

Vedo le traveggole di dio/che spostano il buio un po’ più in là/dove le bugie dell’uomo/vagano impazzite/prigioniere tutte della stessa/orbita sbagliata/anche questo viaggio le raggiungerà

E non saprò spiegarvi questo forte silenzio/E non saprò spiegarvi questo forte silenzio

Da quassù la terra/è uno zaffiro a strisce bianche/camminando piano sulla buccia della luna/l’universo manda la sua ombra gelida/sul nostri corpi senza peso/lievi come anime

Lecce: un camion di aiuti in partenza per L’Aquila, entro SABATO MATTINA!


Un camion in partenza da Lecce per l’Aquila aspetta di essere riempito!

Raccolta di cibo non deperibile di pronto uso (scatolame), coperte, indumenti, articoli per neonati, cibo per CELIACI, NO ACQUA. Fino a SABATO MATTINA.
Punti di raccolta:
A LECCE: MANIFATTURE KNOS, via vecchia frigole 34 (h.10-13/15.30-18.30).
A NARDO’: LIBRERIA I VOLATORI, piazzetta delle erbe .
Per chi volesse conferme contattare la protezione civile dell’Aquila e chiedere di Francesca Montefusco.

Per info: 320.6586558
Grazie!

Aiutiamo i terremotati d’Abruzzo.


laquila

Donate il vostro denaro per essere SUBITO di aiuto, nel modo più rapido e semplice per tutti. Lettori, vi prego di diffondere e donare:

Versamenti c/c postale – numero di conto corrente postale 82881004
(IBAN: IT77K0760103200000082881004) intestato a Caritas diocesana di Roma, specificando nella causale «Terremoto Abruzzo»

conto corrente “Sky per l’Abruzzo”
IT 22 O 03226 01606 000500074972

Bonifico bancario – IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo”

conto corrente postale n. 13576228 intestato a caritas ambrosiana onlus

Donazione telefonica tramite carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio

Il Tg5 ha istituito un fondo. Causale: Terremoto Abruzzo. Conto Corrente intestato a MediaFriends. Iban: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387.

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi: – Conto Corrente Bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO.

La Caritas diocesana di Savona-Noli fa proprio l’appello del vescovo per una raccolta fondi a favore di chi è stato duramente colpito da questa calamità naturale. Per partecipare alla colletta, due sono le modalità utilizzabili: recarsi direttamente presso gli uffici della Caritas diocesana in via Mistrangelo 1/1 bis, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12; oppure con bonifico bancario: Diocesi Savona-Noli / Caritas IT67 E063 1010 6030 0000 0891 480 specificando nella causale: terremoto Abruzzo 2009.

Di seguito elenchiamo le coordinate bancarie del Conto Corrente aperto dalle Misericordie per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. BANCA: Monte dei Paschi di Siena AG.: 6. Iban: IT03Y0103002806000005000036

Il Municipio IV di Roma ha avviato da oggi una raccolta di generi alimentari non deperibili e lunga conservazione destinata alle vittime del terremoto in Abruzzo. Sarà possibile consegnare i generi alimentari presso la sede del Municipio in via Monte Rocchetta 10/14 nei seguenti giorni e orari: oggi dalle 12 alle 20.30, domani dalle 9 alle 20.30, mercoledi’ 8 aprile dalle 9 alle 20.30, giovedi’ 9 aprile dalle 9 alle 20.30 e venerdi’ 10 aprile dalle 9 alle 12. I generi alimentari saranno consegnati, in accordo col Dipartimento di Protezione civile.

Questi sono solo alcuni modi per aiutare la popolazione d’Abruzzo colpita dal terremoto.

La notizia letteraria più orrenda della settimana.


La classifica di Tuttolibri di questa settimana, per la sezione tascabili, riporta al 3° posto 1984, il romanzo di George Orwell. Quello che mi preme porre è un quesito a te che leggi questo blog, chiunque tu sia:

secondo te 1984 di George Orwell è al terzo posto in classifica perché:

a) Nel nostro paese abbiamo finalmente capito cosa dobbiamo leggere per sapere in anticipo che cosa sarà di noi nei prossimi dieci anni.

b) La fascetta apposta al tascabile Mondadori in vendita recita che dal romanzo in questione ci si è ispirati per realizzare il reality dal nome Grande Fratello.

Valerio Magrelli a Lecce. Martedì 7 aprile 2009


Valerio Magrelli sarà a Lecce, Martedì 7 Aprile, presso la Libreria Palmieri. Presenterà il suo libro “La vicevita“, di recente pubblicato con Laterza.

Un (quasi) inedito Angelo Maria Ripellino.


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“Quasi” inedito perché pubblicato dall’editore Pellicano Libri nel 1987 e quindi di difficile reperimento, questo il testo che verrà pubblicato a puntate sul sito Tellusfolio, a cura di Fabio Barcellandi (poeta e scrittore, collaboratore di Opposto.net e Tellusfolio).
A questo indirizzo potete leggere la prefazione del volume, firmata da Giacinto Spagnoletti. Come annunciato dallo stesso Fabio, in collaborazione con Beppe Costa e grazie all’ospitalità di Tellusfolio, nelle prossime settimane verranno pubblicate le altre liriche. Un’ottima iniziativa, basti pensare alla rapidità con cui il mercato editoriale ‘macina’ nel vero senso della parola le raccolte di versi, anche di autori come Angelo Maria Ripellino (1923-1978), che senza l’interesse di perlustratori (come chiamare chi si aggira attorno al verso, oggi?) rischiano di non affiorare dal passato prossimo, praticamente ieri. Buona lettura.

L’inizio della fine o la fine dell’inizio? Google lancia CADIE…ed è subito bufala


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Chi di voi ha avuto occasione di navigare in rete, quest’oggi, soffermandosi su quanto annunciato sul sito di Google? La nascita ufficiale di CADIE, un acronimo che sta per Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity, che tradotto in italiano suona pressappoco così: Entità Cognitiva Autoeuristica a Intelligenza Distribuita. Un esperimento che sfrutta le reti neurali (e la Rete), l’intelligenza artificiale, la quantità di informazioni, e tutto questo insieme per dare vita a un Entità Cognitiva. Se ho capito bene si tratta di una vera e propria Mens, che a differenza di altre Intelligenze Artificiali ha dalla sua il fatto di essere Distribuita. L’annuncio prosegue con toni avveniristici, e a ragione:

“Si tratta di un momento entusiasmante che siamo decisi a sfruttare arrivando a capire più a fondo che cosa potrebbe significare la comparsa di CADIE per Google e per i nostri utenti. Anche se la tecnologia CADIE verrà immessa sul mercato con la prudenza che si addice a qualsiasi progresso di tale portata, nei prossimi mesi gli utenti potranno aspettarsi di notare la sua influenza su varie proprietà di Google.it.”

sarebbe a dire che tutti gli utenti di Google, il motore di ricerca più utilizzato del mondo, potranno beneficiare dei vantaggi del funzionamento di CADIE, questa Mente che è stata azionata e della quale attendiamo fiduciosi i risultati dei primi passi mossi verso il futuro. E se CADIE si sdoppiasse generando altre CADIE? E se CADIE prendesse/pretendesse di decidere come dobbiamo navigare, suggerendoci soluzioni entusiasmanti. E se l’uomo, anziché essere aiutato, venisse messo da parte? Apocalittici e Integrati sono chiamati a raccolta per una discussione su un Entità Cognitiva che impara da sé. Proprio di questi giorni è la notizia dell’androide che apprende, costruito in Italia. Se volete vedere un’androide femminile giapponese guardate qui.
Queste Entità ci somigliano e ci somiglieranno perché sono frutto di una nostra invenzione, questo è vero. Ma cosa sarà quando CADIE supererà i propri creatori? E se decidesse per il concetto di sciopero digitale o crash informatico? Nel frattempo CADIE muove i primi passi e dopo quella che viene definita una “veloce scansione del segmento visivo del social Web una serie di principi di design online”, ha creato un sito, un’interessante homepage, come viene definita dai suoi sviluppatori, tutta sola/solo, che potete visitare qui.

A giudicare dalla HOMEPAGE generata da tanto popo’ di intelligenza autoeuristica la prima cosa che mi viene in mente è che GOOGLE ci abbia tirato un pesce d’aprile in piena regola. Ditemi voi!

Italia-Marocco, ce lo giochiamo a calcio. Si arriva ai 10.


Praticamente una delle più belle scene degli ultimi venti anni di cinema italiano, a dir poco. Perfetto equilibrio di sceneggiatura, regia e colonna sonora. Quando ci vuole ci vuole.

La verità per caso. Twistori.


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Twistori.com è un sito semplice che ha un funzionamento altrettanto semplice. Il sito prende i feed direttamente da Twitter, con parole chiave determinate LOVE, HATE, BELIEVE, etc. Voi cliccate sulla parola e sullo schermo scorre uno stream delle frasi di twitter che contengono la parola. Ve lo suggerisco, è casuale al punto giusto perché ogni tanto affiori qualche verità eterna.

Il ritorno de “l’incantiere”, lunedì 30 Marzo a Lecce.


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Ritorna “l’incantiere”, la storica rivista di poesia curata dal “Laboratorio di poesia” di Lecce, diretta da Walter Vergallo e redatta con il supporto infaticabile di Arrigo Colombo, Gino Pisanò, Fernando Cezzi. “L’incantiere” è stato uno dei momenti di incontro di coloro che fanno e apprezzano la poesia. Memorabili alcuni numeri monografici, come quello su Dario Bellezza.

Questo numero è dedicato a Carmelo Bene. Il numero si apre con una poesia del Maestro. Segue un saggio di Walter Vergallo, intitolato Per Carmelo Bene: l’ego, il tu, l’oggetto (-natura); il tempo; il manque. E’ la volta poi di un ricordo di Piergiorgio Giacchè, intitolato significativamente “Perdere un amico”; per concludere poi la sezione critica della rivista con un intervento di Luigi A. Santoro, dal titolo “Ricordo”. Completano questo numero due interventi poetici, “Sul tema della donna pensosa” di Arrigo Colombo e “nel viaggio: segno voce significazione simbolo”, di Walter Vergallo. Il numero è impreziosito dalle fotografie di Anna Maria Contenti.

La rivista verrà presentata con uno spettacolo di poesia Lunedì 30 Marzo, alle ore 19.30, presso la Sala Conferenze del Castello Carlo V.

Cliccando sull’immagine qui sotto potete leggere la prima pagina, contenente gli indirizzi per richiederne una copia o per effettuare un abbonamento della rivista.

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È uscito il numero zero di Finzioni


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Complice forse il successo di diversi libri che hanno come tema principale il libro in sé e la lettura come esperienza fa piacere veder nascere un mensile di “lettura creativa”. Cresce (e non è una novità) l’attenzione nei confronti dei lettori. Non è una scoperta. I lettori ci sono, resistono, sono quanti sono ma restano forti, contro tutte le crisi. Che il piano di Silvio Berlusconi per aumentare le cubature domestiche sia dovuto al suo desiderio di fare in modo che ogni italiano, a casa sua, faccia spazio per una nuova libreria?

Vi consiglio la lettura del numero zero di questa rivista.

È uscito il numero zero di Finzioni, mensile di lettura creativa. Un approccio leggero a contenuti pesanti. Dentro ci sono un padrino (Friederich Durrenmatt) e una citazione del mese spiegata con un libro che non c´entra nulla. Ci sono recensioni su libri italiani, inglesi e graphic novel, una rubrica sui labirinti e una sulla scienza spiegata ai topi da biblioteca. In più c’è una sfida a Proust, qualche esercizio di stile, la posta dei lettori e un racconto inedito che ha vinto un premio molto importante.

È possibile scaricare il pdf del numero 0 a questo indirizzo http://www.finzionimagazine.it/pdf/finzioni0.pdf

Finzioni è anche on line (http://www.finzionimagazine.it), con contenuti inediti, microrecensioni, approfondimenti e la possibilità di iscriversi alla mailing list, per ricevere la rivista tutti i mesi nella propria casella di posta.
Su Facebook, al link http://www.facebook.com/group.php?gid=56009824579
e su aNobii, http://www.anobii.com/groups/01f4d56c546d0ddfd9/

Michele Pierri, Alda Merini. Una precisazione.


Pubblico qui di seguito una email ricevuta da Lucio Pierri, figlio di Michele Pierri, a proposito di un articolo scritto da Augusto Benemeglio e pubblicato qualche anno fa su Musicaos.it. L’articolo in questione riguardava il rapporto tra Michele Pierri e Alda Merini. Naturalmente sono a disposizione per ulteriori chiarimenti/informazioni/contatti, al mio indirizzo di posta.

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Vorrei comunicare al prof. Benemeglio, a proposito del suo articolo su Pierri e Alda Merini, poeti di gazze, alcune precisazioni su quanto scritto.
La differenza di età tra mio padre Michele Pierri e la Merini era di trenta anni, la Merini non era alcolizzata, nel suo periodo di permanenza a Taranto non l’ho mai vista bere.
Non parlerei di eredi Pierri, perchè mio padre, primaro chirurgo  dell’ospedale civile, è morto pressocché povero,avendo come unica proprietà un alloggio INA casa, che è stato venduto per rispettare la sua volontà testamentaria e devolvere un terzo del ricavato alla Merini. Io stesso mi sono adoperato presso il giudice (dott. Vella) e il notaio (dott.Cito) perchè inviassero nel più breve tempo possibile quanto di sua spettanza, circa 70 milioni.
Il poemetto Chico ed io, composto per la morte di una gazza che viveva in famiglia con noi, non  consta di 54 versi, ma di 59 liriche, ed  è stato scritto da Pierri diversi anni prima di conoscere la Merini.
Nessuno ha trattato la Merini come una appestata dopo il suo ricovero nella psichiatria tarantina, peggio di un lager perchè per mancanza di spazio i malati erano costretti sempre a letto; abbiamo cercato di tirarla fuori al più presto, in quel momento anche mio padre era ricoverato in chirurgia e non ha potuto aiutarla. Andavo a trovarla dopo il lavoro, i medici  me la affidavano per farla uscire a passeggio insieme ad un altro giovane ricoverato, che non ho mai capito perchè stesse dentro.
Per avere informazioni più dettagliate su Michele Pierri e anche del rapporto con la Merini, è opportuno consultare il numero monografico della Rivista Cenacolo, “Omaggio a Michele Pierri”,  della Società di Storia Patria di Taranto, ed. Mandese anno 2004, dove è stata pubblicata una biografia da me scritta accanto ad  un esteso saggio di Donato Valli.

cordialmente Lucio Pierri

Mal di Primavera


Finalmente la Primavera, tra gli altri giorno dedicato alla Poesia, quella con la P maiuscola. I più si attrezzeranno, come al solito, citando la poesia di Alda Merini “sono nata il 21 a primavera“. Auguri a Alda, la più grande. Per tutti gli altri l’appuntamento è qui per le  RarefAZIONI futuriste. Riuscirà la poesia a farci dimenticare ciò che ci circonda? Oppure: riuscirà la Poesia a farci ricordare, verso dopo verso, tutto ciò che ci circonda?

Il Papa Genio


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AIDS, affermazioni di Papa Benedetto XVI, detto il Papa Genio, durante i prodromi aerostatici del suo viaggio in Africa (e se ci restasse?). I preservativi non sono la soluzione, i preservativi sono il problema. Chissà, forse gli credono. Il Papa Genio.

This is the end.


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“Questo romanzo è stato scritto nell’arco di quindici anni e assume la sua forma definitiva soltanto adesso, ora che la terza e ultima parte si aggiunge alle prime due che videro la luce nel 2001 e nel 2003. Del tutto rivisto nelle prime due parti, dunque, e finalmente concluso, “Canti del caos” si presenta in tutta la sua assoluta singolarità. Concepito per non lasciare indifferenti, a costo anche di suscitare reazioni di rifiuto, questo romanzo si accampa come opera incandescente, vertiginosa, un’opera che va a inscriversi immediatamente, di diritto, nel novero di quelle imprese estreme che come grandi massi erratici punteggiano la storia della letteratura. “Canti del caos” si è andato formando nel corso del tempo come un organismo vivente, pieno di violenza ma anche di delicatezza e dolcezza, di oscenità ma anche di trascendenza, di passaggi narrativi incalzanti e di affondi lirici. Nella sua gigantesca macchina realistica e metaforica vengono macinati e trascesi i codici, i generi e gli orizzonti letterari di questa epoca: la fantascienza, il poliziesco, il comico, la pornografia, il fantasy, l’horror, il romanzo d’amore, il saggio scientifico e filosofico, la meditazione religiosa e mistica”.

Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori, 9788804584452, pp. 1080

[continua]