La casa si chiama giustizia. Soltanto dopo aver fatto pulizia si può tornare alla casa di un tempo, la stessa, come se fosse nuova. Soltanto quando la casa è pulita si può iniziare a respirare a pieni polmoni. Riusciranno i nostri sub-eroi a ridare il paese ai suoi abitanti? Riuscirà la legge laddove la legge nella legge ha fallito? Come si può costruire qualcosa che riesca a contrastare sul terreno del voto affermazioni come “il nostro è un governo legittimato dal popolo, uscito fuori dalle urne?”. Come fare intendere a chi lo ha votato che il pensiero è ottuso da anni di non-pensiero, di immagine-di-pensiero? Queste che scorrono sono ore cruciali oppure ci troviamo dinanzi all’ennesimo scivolone dal quale egli si riprenderà riassettandosi come niente la giacchetta? Come con le escort, che oramai ci manca poco perché diventino parlamentari all’opposizione. Un po’ come oggi, che alla presenza di Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, durante l’inaugurazione di una mostra sui Santi Patroni d’Europa, egli ha detto così “Ho detto a sua eminenza che c’è una grave lacuna nella mostra. Manca San Silvio da Arcore che fa sì che l’Italia non sia in mano a certa sinistra che con la religione ha poco a che fare“. Si tratta dell’unico Premier che rischia di essere più simpatico dei suoi alleati e, soprattutto, dei suoi elettori, di quella ‘ggente…mentre intanto, attorno a questa supernova mediatica, si dilata il Vuoto.
Tutti gli articoli di Musicaos Editore
Love sick. Bob Dylan.
Opinioni di lettura. Ho incominciato a leggere “The Lost Symbol“, nella prima scena un ragazzo/uomo di trentaquattro anni beve sangue da un teschio. Il fatto che il primo personaggio che compare nel romanzo sia un mio coetaneo mi inquieta ma non troppo. I primi quattro capitoli scendono lisci come quel sangue attraverso quella gola. Dan Brown ha fatto tesoro degli errori commessi. Mi spiego. All’indomani del successo del CDV sembrava che tutti fossero pronti a elencare in ordine sparso: i libri da cui il romanzo era ispirato, i libri da cui il romanzo era stato copiato, i testi dei quali CDV era inesorabilmente debitore. Nel suo ultimo romanzo sembra aleggiare l’idea che tutto quanto è farina del suo sacco e che, fin dall’incipit, tutto ciò di cui si scrive è reale e ispirato a fatti reali. Vediamo come continua.
Alterno Brown alla lettura di “Memorie a perdere” (Edizioni Akkuaria) di Luigi Milani, un’ottima raccolta di racconti metropolitani, dove il paradosso, l’equivoco e la sorpresa si alternano con colpi di scena continui; è la prima pubblicazione di Milani, già autore di “Rockstar”, romanzo edito su LULU e ispirato alla vicenda di Kurt Cobain. Luigi Milani è anche co-traduttore insieme alla stessa autrice di un altro libro che sto leggendo in questi giorni, Nefertiti (Stampa Alternativa). [continua…]
Un cuore in autunno. Su “Carenze di futuro” di Roberto Saporito.
Un cuore in autunno. Su “Carenze di futuro” di Roberto Saporito.
L’ipotesi di trovarsi davanti al proprio futuro come davanti a un abisso non è certo l’ingrediente migliore con cui si possa affrontare la propria vita. Roberto Saporito, scrittore e pittore originario di Alba, più di ventimila copie vendute con i suoi racconti “Harley-Davidson” (StampaAlternativa), torna al romanzo con la sua terza prova, dal titolo “Carenze di futuro” (Zona Editrice) dopo un silenzio di tre anni (Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati, Besa Editrice). La crisi economica che imperversa sul nostro pianeta ci ha abituati a osservare in tv le file di ex-banchieri che portano via le loro scatole piene di effetti personali fuori da uffici sui quali non fa in tempo a comparire il cartello di qualche immobiliare che subito il posto viene ceduto a un nuovo inquilino. Ci sono eventi che costringono gli uomini a flettersi su se stessi e ripensarsi. Il protagonista del romanzo di Saporito è un uomo che all’inizio della sua vicenda decide di fuggire da un presente troppo scomodo, un presente che non lo vuole, fatto di realtà nelle quali si sente stretto, calato come un personaggio che parla la propria lingua in un mondo fatto di attori che vengono doppiati o da comparse che leggono un copione senza essere a capo di una storia. È la storia di un uomo che ha perso tutto, scientemente e dissennatamente. Nel peggiore dei modi. C’è la moglie che non lo vuole, i figli che lo disdegnano con un po’ di apatia. C’è l’amico che lo aiuta a fuggire dai creditori e nello stesso tempo sembra dargli una pugnalata alle spalle. C’è il compagno di un tempo che ce l’ha fatta in un altro paese, e che sta lì per ricordare, come se non ce ne fosse bisogno, che un’altra vita è possibile, se solo il protagonista volesse lavorare trecentosessantacinque giorni all’anno. C’è un passato, gli anni settanta tumultuosi e universitari, vissuti a Torino in compagnia di una amante francese, professoressa in facoltà. La bravura dell’autore sta nel comporre una storia scorrevole, con colpi di scena sapienti, il tutto senza lasciare spazio a nulla di scontato. Il protagonista dopo avere infilato una sequela di colpi andati a male decide che è meglio andarsene. Il lettore benevolo vorrebbe che il cerchio si chiudesse, che la professoressa tornasse indietro, che il passato confortevole del ricordo facesse nuovamente capolino dalla finestra di una mansarda, come un raggio di sole che fende la nebbia. Tornare indietro è difficile, quasi impossibile. Impossibile come andare a Parigi in bicicletta, che detto così suona improbabile ma che a esserci, nel “qui e ora” di una fuga irredimibile, suona quasi come una speranza. Nulla succede a caso in questo romanzo che è un po’ noir e un po’ commedia, dove riecheggiano alcune scene e inseguimenti a là Besson e allo stesso tempo il lettore viene vorticato nei paraggi bui di un labirinto con la consapevolezza che sa avere solo chi decide di abbandonarsi al flusso degli eventi, come una chiatta su un fiume. Sembra di trovarsi nel video di una delle canzoni (una delle più belle) citate dal protagonista, quella “Sabrina” degli Einstürzende Neubauten, dove un novello Minotauro piange allo specchio, perso nel cesso di un labirinto post-moderno. Nella prosa di Roberto Saporito i riferimenti a Houellebecq sono mitigati dal calore delle atmosfere autunnali e dalla morale ingenua del protagonista, che solo dopo essere stato vittima di diverse peripezie, decide finalmente per il ‘proprio‘ meglio. A prescindere che questo esito sia più o meno vicino a ciò che il mondo considera utile. Una prova matura, degna e misurata come accade di rado.
“Carenze di futuro“, Roberto Saporito, Zona Editrice, € 12,00, 9788864380261
“Carenze di futuro”, in libreria dal 22 settembre del 2009, verrà presentato domenica 11 ottobre 2009 al Pisa Book Festival (Palazzo dei Congressi di Pisa) alle ore 14.00 presso la Sala Arancio.
Fuga dal sistema. Un racconto.
§1
12 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie lo ha continuato ad accudire fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. La figura di Wallace, in questi anni, è stata al centro di un doppio dibattito, letterario e medico; il primo incentrato sull’apporto fondamentale alla letteratura post-moderna e all’influenza che lo scrittore di Ithaca ebbe sulle principali figure di autori nati nei primi anni dopo il duemila; il secondo dibattito, più spinoso, sulla sua condizione vegetativa e su come grazie agli sforzi della moglie egli sia riuscito a sopravvivere continuando a dedicarsi alla sue passioni di sempre, la scrittura e i cani. Negli ultimi anni, nonostante l’aggravarsi delle sue condizioni, Wallace ha scritto e dato alle stampe diverse opere non narrative. La critica sembra unanime nel considerare i suoi due capolavori “Infinite Jest” (1996) e “The Pale King” (2010) come due tra le migliori opere di questo secolo. Questi i titoli dei suoi due ultimi romanzi. Le riflessioni di Wallace fino ad oggi si sono in prevalenza soffermate su saggi di cultura e società. “Se ne va uno dei migliori, uno scrittore che ha contribuito a tracciare i confini di ciò che era narrabile in un’epoca che non sembrava riconoscere maestri e si presentava all’inizio di un nuovo secolo completamente smarrita” (L. Pagano). Gli anni in cui è vissuto David Foster Wallace sono stati gli anni in cui gli Stati Uniti hanno fatto fronte a diversi conflitti internazionali in Medio Oriente (Kuwait, Iraq, Afghanistan), sono stati gli anni che hanno immediatamente preceduto la Grande Crisi. Wallace ha osservato questi avvenimenti dal letto collocato nella stanza di un appartamento a New York, città dove era stato trasferito nel 2008, a seguito della caduta, per facilitarne la cura. Non hanno fatto in tempo, la sua penna e il suo stile, a descrivere lo scoramento di una nazione dinanzi alla recente notizia dell’impeachment del nostro attuale Presidente, incriminato dalla Corte Suprema per avere cercato di occultare le prove che l’11/09 è stato voluto dall’amministrazione ombra del Presidente George W. Bush. I nostri lettori più giovani non si ricorderanno delle accuse – poi rivelatesi infondate – mosse alla moglie, secondo le quali Wallace non sarebbe stato vittima di un incidente.
Patrick Emerson
The New Yorker
12 Settembre 2048
§2
“Pronto? Parlo con Mr Emerson?”
“Mi dica”
“Sono Karel Green, possiamo incontrarci?”
“Oh, certo Mrs Wallace, sono addolorato per quanto è successo…”
“Non si preoccupi, ho letto il suo articolo, vediamoci all’incrocio tra la Brodway e la 53th, alle nove e mezza di stasera, ho una cosa da consegnarle”.
Fa fresco. L’estate è appena finita. Che significato ha tutto ciò? Mrs Green mi ha dato appuntamento in mezzo ad una strada. Che strano. Fino a trent’anni fa questo angolo era famoso perché qui c’era il teatro che ospitava il Dave Letterman. Accidenti. Quanto tempo. Dopo le Capovolgimento del 2012 è tutto cambiato. Fine dello show, baby. Che cosa vorrà da me? Arrivo con dieci minuti di anticipo. “Buonasera. Diamoci del tu. Questo è per te. Mio marito mi aveva detto che quando sarebbe morto avrei dovuto fare tre cose. Le prime due le sto facendo in questo momento. David voleva che tu lo leggessi”. Apro il pacchetto che le esili dita di questa nonnina mi hanno appena consegnato. C’è dentro un manoscritto. “The end of time. Romanzo. David Foster Wallace”. “È l’ultima cosa su cui stava lavorando, lo ha finito ieri notte”. Insieme c’è una lettera. La seconda cosa. Faccio appena in tempo ad accorgermi del tesoro che ho tra le mani alzo la testa e Karel Green è scomparsa in mezzo alla folla che cammina su questo lato della strada.
§3
Mr Emerson, mi permetto di scriverle perché credo che negli ultimi anni lei sia stato uno degli scrittori che si è occupato meglio dei miei romanzi. Non ho mai avuto figli. Non ho fatto in tempo, io e Karel non ne volevamo, c’erano giorni in cui ero troppo depresso, l’amore dei miei cani era sufficiente e tutte le altre scuse che mi sono recitato in questi quaranta anni per sopportare la vita alla quale mi sono condannato per…”.
“La cena è pronta. Estrarre la cena. Desideri un cocktail per il dopocena Patrick?“. Devo ricordarmi di disattivare la voce del robot da cucina, mi fa venire i nervi. “Nau!”. “Idioma non riconosciuto. Errore del sistema”. “No Maddy, Nessun cocktail dopo cena. Accendi la televisione Maddy”.
“…per un errore che né io né forse il destino avevamo preventivato. Mia moglie sa di cosa parlo. Mr Emerson, il volume che le ho consegnato è il mio ultimo lavoro compiuto, lo affido alle sue cure con la certezza che saprà farne buon uso. Ho fatto in modo che mia moglie Karel consegnasse una lettera identica al nostro avvocato. Spero che mia moglie sia stata cortese con lei quando vi siete incontrati, in questi anni ha dovuto sopportarmi non poco.”
Non ho mai assaggiato un pollo più schifoso. Che fine hanno fatto i polli veri, ne esistono ancora? Secondo me stiamo ancora smaltendo le scorte dei decongelati di venti anni fa. Sullo schermo parete scorrono le immagini di Gerusalemme, il Papa ha annunciato che il suo viaggio in ottobre non sarà rimandato. Tra un mese è il Columbus Day, devo attrezzarmi, il direttore mi ha chiesto un pezzo. Adesso che ci penso. Nove e mezza. Ecco. Mrs Green ha voluto incontrarmi nell’ora in cui Wallace ha avuto l’incidente. Accidenti. Wallace è morto lo stesso giorno in cui ha avuto l’incidente che lo ha immobilizzato. Coincidenze. Chissà qual’è la ‘terza cosa’ che doveva fare Mrs Wallace.
“approfitto della presente per ringraziarla, anche da parte di mia moglie”.
Un presentimento. Qualcosa a cui nemmeno Mr Emerson, redattore del New Yorker, vuole dare retta. “Maddy, ho cambiato idea, prepara un gin lemon. Doppio”.
“Interrompiamo il servizio per una notizia dell’ultima ora. Secondo quanto appreso pochi minuti fa da un membro del NYPD Mrs. Karel Green, ottantenne, moglie di David Foster Wallace, il noto scrittore spentosi quest’oggi all’età di ottantasei anni, si sarebbe tolta la vita impiccandosi nella stanza da letto dell’appartamento di New York dove entrambi avevano vissuto negli ultimi quaranta anni, a seguito dell’incidente che colpì Mr Wallace nel 2008. Il suicidio sembra trovare una causa naturale nell’improvvisa avvenuta mancanza dello scrittore. Secondo recenti notizie la moglie di Wallace soffriva di crisi depressive e, dopo quaranta anni, non è riuscita a sopportare il dolore e la prospettiva di rimanere senza suo marito”.
David Foster Wallace
21/02/1962 – 12/09/08
ogni riferimento a fatti, cose, persone
è fittizio
Luciano Pagano
Chi di stampa ferisce di stampa perisce.

Abbiamo pazientato quattro mesi…ora basta! Non è passato molto tempo – le scorse elezioni europee sono ancora un ricordo tiepido – da quando la stampa ci ha subissato con le notizie dell’Affaire Noemi. Quasi non ne avessimo abbastanza si è presentato l’Affaire D’Addario, ovvero: escort a pagamento per il premier. Da lettori ci siamo quasi rotti le palle. Chi ha votato la maggioranza cerca di glissare con le parole dello stesso premier “non siamo mica santi”, quasi a dire: anche gli angeli mangiano fagioli. Chi non lo ha votato vomita sul selciato prima di esalare l’ultimo respiro e accogliere con ovazioni il Presidente della Camera ovunque egli presenzi, feste democratiche e isole comprese. Finché un giorno. Finché un giorno non ci si stufa di tutta questa melma. “Era pure ora!” sbottano i fedelissimi. Ecco che il bravissimo e stimatissimo Giordano viene allontanato dalla sua sedia di direttore de “Il Giornale”. Ecco che al suo posto ritorna l’ottimate Vittorio Feltri. Chi di stampa ferisce di stampa perisce. Rapida sequenza. Querela a Repubblica e alle famose dieci domande che possono essere rivolte a quel posto lì. Querela a “L’Unità”, nel caso che anche i baluardi estremi della resistenza e della libertà di stampa credano di passare impuniti – scrittrici comprese. Caso Boffo ovvero: come allontanare e punire un direttore con un articolo e un dossier finto, una bufala degna di Luther Blissett. Di oggi l’attacco a Gianfranco Fini, sempre dalle colonne de “Il Giornale”, scavalcato a destra dal Premier, troppo di sinistra, praticamente compagno. Chi sarà il prossimo? L’opinione dominante a quanto pare necessita di ‘aiutini’ per drizzare il consenso. Chi sarà il prossimo? Umberto Bossi? Chi può dirlo? Che dire di un bell’attacco al Carroccio? Giusto per non riscaldare troppo gli animi tra Libia e Italia, tra un barcone affondato e un altro respinto, approfittando della distensione imperante…Umberto Bossi…Chi può dirlo? Se non altro le ultime settimane hanno dimostrato che ogni testata dispone dei suoi dossier e foto etc. etc. [continua….]
Vacanze intelligenti
(1)
Buone vacanze, arrivederci alla prossima settimana.
Letture sotto l’ombrellone: “Uccidiamo la luna a marechiaro. Il Sud nella nuova narrativa italiana” (Donzelli), Daniela Carmosino – Nefertiti, L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto (Stampalternativa/Nuovi Equilibri), Jasmina Tešanovic – “Carenze di futuro” (Zona), Roberto Saporito – Memorie a perdere, Racconti di ordinarie allucinazioni (Edizioni Akkuaria), Luigi Milani – SURF/Sono un ragazzo fortunato (Lupo – Coolibrì), Marco Montanaro – Eneide, Virgilio (ed. Mondadori, trad. Luca Canali) – Canto della caduta, Massimiliano Parente.
(2)
– Ho fatto un sogno.
– E che cosa hai sognato?
– Ho sognato che Bossi finiva di sparare tutte quelle cazzate sui salari del sud
– Se la smettesse il sogno si avvererebbe…
– Non è finita, il sogno continuava.
– …
– Ho sognato che Libero diventava un mensile danese in spedizione ai soli abbonati.
(3)
Vieni a veder la gente quanto s’ama!
e se nulla di noi pietà ti move,
a vergognar ti vien della tua fama.
E se licito m’è, o sommo Giove
che fosti in terra per noi crucifisso,
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
O è preparazion che nell’abisso
del tuo consiglio fai per alcun bene
in tutto dell’accorger nostro scisso?
(Dante, PG, VI)
(4)
“è avvenuto tutto in questi ultimi cinque sei dieci anni, è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi e sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”.
Apostolos Apostolou – La poesia e la filosofia come terapia
APOSTOLOS APOSTOLOU
LA POESIA E LA FILOSOFIA COME TERAPIA
Filosofia e Psicanalisi
Comincerò con una domanda. Come si può oggi parlare di terapia, in un’epoca dove il termine terapia è così carico di un’articolazione burocratica ed è stabilito come un centro funzionale ed un modello di tutto il sistema della guarigione, la quale in sostanza si identifica con il potere? Tanto più che il relatore insegna la filosofia e tecniche terapeutiche per mezzo filosofia e della poesia ed è considerato come l’ispiratore dell’operazione poetico-filosofica. L’operazione poetica- filosofica che non ha per obiettivo di convincere e di impressionare, né di dimostrare, bensì di condividere le opinioni, le conoscenze, le esperienze teorizzate, che sono ricostruttibili e verificabili, rispetto alla responsabilità e la libertà, desiderando così di rendere il suo interlocutore aperto alla negabilità della sua ingegnosità. Come si può parlare oggi di terapia quando anche Sigmund Freud nel testo del «Pirata ed il non Pirata Analisi» annunzia la sua fine. Dicendo che la psicanalisi si stacca dall’obiettivo della terapia. [1] Ossia dalla formazione, noi diremmo sregolamento – nuova regolazione – adattamento, ed anche dalla formazione educazione – stato – terapia. Le domande per quanto riguarda la psicanalisi sono chiare. Chi e come si può determinare la perturbazione e la guarigione? In un’epoca dove il vantaggio comparativo suo, ossia la rappresentazione come processo di pensiero e fabbricazione della fantasia (Derrida dice che la rappresentazione funziona come una copia di qualcos’ altro che non e’ mai stato? Come principio del principio ) [2] si è identificata con l’immobilizzazione astratta, di modo che la filosofia, invece di seguire ogni ipotesi e presupposto, diventi sempre più imitazione di un linguaggio antico e sempre meno contemplazione. Le scienze della natura e dell’uomo diventano sempre più un fiscalismo che ci costringe invece di liberarci. L’arte diventa sempre più tecnica e decorazione. La letteratura e la teoria estetica è un semplice ciarlare e tutte quante messe insieme, sono sotto la pressione del successo e dell’utilità. Così, malgrado certi successi, dimostrano ugualmente le loro debolezze e portano la loro mitologia, rifiutando di vedere che tutte le soluzioni hanno in se’ la loro stessa problematica e rimangono problematiche. Non essendo quindi in misura di evitare la loro sorte, conoscono la loro morte nel pensiero vasto e ricco che sa giocare al gioco della conoscenza assoluta. Molte teorie parlano di vissuto come soglia della autoconoscenza, però come possiamo definire il vissuto? [3] Il vissuto, definito come il fissaggio di un espressione della vita tramite l’attenzione (vede psicanalisi) ed il nesso con processi nozionali, era una condizione per tutte le scuole psicanalitiche e psicoterapeutiche. Per la filosofia, il vissuto è un fare senza interruzioni, una risultante di funzioni e rapporti non qualcosa di costante e fisso mentre Rickert si riferisce al concetto del dopo-vissuto. L’errore sta nel fatto che attraverso il vissuto cercano di arrivare alla comprensione (non dimentichiamo la figura interpreto/capisco). Tuttavia Jaspers crede-dice, che ogni tipo di comprensione comprende un elemento di costruzione. Se vogliamo ricercare un approccio post terapeutico filosofico, questo deve procedere entro una filosofia del gioco. Il gioco come maschera della filosofia di Nietzsche, [4] come metafora/immagine – riferimento costituisce una sfida – invito all’attivazione del soggetto a procedere con la rottura con l’identità e l’unità. La maschera come passione assurda secondo Nietzsche e coesistenza di luoghi opposti della molteplicità e delle contraddizioni permette un avvicinamento pieno di tensioni delle sensazioni che capisce come il luogo dell’intermedio o meglio il luogo del’ insieme (per la prima volta incontriamo il termine nel Platone, quando usa la parola metaxy cioè insieme, Simposio e Filebo, ma anche a Heidegger, con il concetto Lichtung cioè Lucide) .
Il concetto dell’intermedio o di insieme è forse la causa del pericolo forse, la causa della maschera, del gioco, del luogo intermedio (legge oppure insieme) ossia della cultura, (secondo psicanalista Winnicott) della poesia (secondo Platone e Nietzsche). E questo perché come dice il Nietzsche per un poeta autentico la metafora è un immagine, un concetto e quello che vede il poeta è uno spettacolo che costituisce una rappresentazione teatrale dove le parole diventano maschere. Però non come il gioco come terapia che perde il suo taglio di inversione e del quale gli estremi sono definiti in una via di uscita sicura, (come sostiene F. Faun) ma invece un gioco con tutti i rischi. Il gioco è sinonimo del Questo (Cela) – Quello (Id) che può essere paragonato con l’inconscio. È aperto sul luogo/tempo delle risposte. E come dice K. Axelos il gioco non è un predicamento del mondo, il gioco gioca il mondo. (Per il gioco nella filosofia hanno parlato M. Heidegger, E. Fink, J. Granier, K. Axelos. J. Derrida). Il gioco conosce ogni comportamento nostalgico e reattivo, soffoca all’interno dei suoi stessi limiti, ogni opportunismo semplice e pulito perde tempo, ogni opportunismo scuro, o sopraccarico rimane plano e monolineare, mentre alle grandi domande non possiamo che rispondere senza rispondere. Non vede la vita come un labirinto di supplementi o sostituti (la vita come supplemento per ricordare Derrida) né una funzione dell’ellipse/desiderio, (secondo psicanalisi) che crea la metafisica della diaspora.
Poesia come Terapia
Poesia e filosofia del gioco, sono vicini senza che sia tuttavia stabilito che siano deducibili e spiegabili insieme. La poesia da alle cose un nuovo nome, (in letteratura greca antica triviamo il testo quando riguarda la poesia e il nome delle cose. «Ορφέως δε ός και τά όνόματα αύτών πρώτος έξηύρεν…») ma anche filosofia del gioco lo fa, ribattezza le cose. [5] Il poeta impara la dimissione, ci dira Stefan Georg, nel poema con titolo “ Das Wort “ un poema che distingue il M. Heidegger. Ma questo succede anche con il gioco filosofico che si esprime come una sistematica aperta e ci impedisce di giocare senza giocare, (K. Axelos) [6] visto che e’ aperto e insicuro e impone la dimissione rispetto a qualcosa che succede. Tuttavia tramite tutte le negazioni, sorge un’ affermazione. (La dimissione non è che il tutto per quel che si perde e la nuova nomenclatura il familiarizzarsi di uno sguardo nuovo oppure il riconoscimento della conoscenza secondo le teorie psicanalitiche e psicoterapeutiche) Così l’assoluta impasse senza uscita, il rischio esistenziale, l’insicurenza totale, l’esclusione multidimensionale, in una parola, il vuoto assoluto questa utopia della fisica ridotta da noi stessi ad una realta’ quotidiana, costtituisce una flida. Saremo all’ altezza simultaneamente alla corrente sotterranea che si muove all’ ombra nello spazio-tempo e all’ orizzonte degli orizzonti lontani che ci procura le sue luci, in fine questa è la scommessa dell’ uomo.[7]
Oggi le facoltà più profonde e piu’ sottili della psiche, quelle da cui dipende la conoscenza intuitiva che sola ci mette in rapporto con l’ essere, sono state distrute in gran parte da una cultura materialistica e tecnologica. Ma se la coscienza non guida la nostra emotiva, la nostra fantasia – tutto ciò che appartiene alla sfera di ciò che chiamiamo i’ irrazionale – queste facoltà degenerano, e degenerando si appropriano di noi in mondo nascosto e inosservato fino a sconvolgere la nostra vita. Ecco il ruolo della poesia. È quello di indicare l’ importanza dell’incoscienza in modo cosi particolare. Se il depressivo si deve rilassare, se l’ansioso deve dominarsi e l’inibito deve osare, la poesia può aiutare. Perché la poesia risponde alla corrente sotterranea che si muove all’ombra nello spazio e nel tempo, nelle situazioni e nei caratteri umani e all’ orizzonte degli orizzonti lontani che ci proccura la sua luci.
Il famoso ” dove’ era Es, deve diventare Io” di Freud, con la poesia diventa ”dove sono Io bisogna che emerga Es”. Questo non significa l’esaltazione di Breton dell’ Es come ” estremo rimedio”. Secondo poesia il mondo è ”un segno” (Goethe – Mefistofele, Rembaud, Mallarme ) il segno di cio’ che parla. La poesia sostiene che l’ altro parla mezzo di linguaggio. Lo stesso non dice con altre parole, anche S.Freud. ”L’inconsio non parla il linguaggio dell’Altro, ma parla molti dialetti, incomponibili e intraducibili in un linguaggio”. (Vede: S.Freud, Opere, Vol.VII, Ed. Boringhieri, Torino 1975, p.260. Anche qui possiamo vedere che cosa dice per l’analisi.” l’analisi non sarebbe dunque una pratica di trasformazione che, proprio spezzando il grande sasso della verita’ descrive le contraddizioni che questa componeva in una parola piena, totale, ma all’ opposto proprio la conferma della verita’ nella scoperta della parola dell’ inconsio.”)
Siamo davanti in una apertura culturale dove filosofia e poesia insieme (ricordate il pensiero presocratico che era un pensiero poetico-filosofico) dicono che l’ uomo puo’ cercare di imparare e di imparare di nuovo, riflettendo sulla vita e vivendo le nostre riflessioni.
Il gioco poetico-filosofico organizza , se possibile un pensiero interogativo che non sia ne’ scientifico, cioè funzionalità, né psicanalitico ossia narrativa e teoria delle proiezioni, ne’ micro-costruzioni sociologiche ossia ideologie prosaiche. La poesia ci dirà che la nostra epoca non ci appartiene , come una proprietà nostra , ma invece che siamo noi che apparteniamo ad essa come se fossimo suoi figli, in un’ apertura culturale. [8] Per questo dobbiamo essere aperti al fascino del tutto-nulla provando sia il tutto che il nulla.
[ 1] Abrams M. H., The Deconstructive Angel , Critical Inquiry 3 1977,p,425-438.
[2] J.Derrida, L’ Archeologie du frivole. Introduzione, in Essai sur l’ origine de la connaissance humaine, Paris, Galilee, 1973, p, 87.
[3] N. Abraham, L’ Ecorce et le noyau, Paris ,Aubier-Flammarion,1978, p.54.
[4] S. Kofman, Nietzsche et la metaphore,Paris, Payot,1972, p,67.
[5] J.Kristeva,Polylogue,Paris,Seuil,1977,p, 46.
[6] K. Axelos Systemattique ouverte, Paris, Editions de Minuit 1984, Problemes de l’ enjeu, Paris Ed. de Minuit 1979 , Le jeu du monde Paris, Ed. Minuit, 1969.
[7] Jean-Luc,Nancy, L’ Abosolu litteraire,Paris, Seuil,1978, p, 72.
[8] La poesia, natura e registra i sentimenti. Vede con altre parole l’ uomo come ‘possibile essere’, cioe,’ come lui esiste nella decentralizzazione, nell’ inizio dell’ incertezza, come volonta’ che non e’, per questo l’ uomo rimane un divenire aperto (ecco una nuova proposta con un significato analitico)
Apostolos Apostolou
Dr in Filosofia,
BIBLIOGRAFIA GENERALE
DE MAN PAUL, ALLEGORIES OF READING, YALE UNIVERSITY PRESS,1979
LACOUE-LABARTHE PHILIPPE- NANCY JEAN-LUC, LES FINS DE L’ HOMME: APRTIR DU TRAVAIL DE J. DERRIDA, PARIS GALILEE, 1981
TERRY EAGLETON, MARXISM AND LITERARY CRITICISM, LONDON METHUEN,1976.
TRILLING LIONEL, THE OPPOSING SELF, NEW YORK,VIKING,1955.
[in foto Ezra Pound a spasso nel bosco con la statua di James Joyce e Martin Heidegger a spasso nel bosco]
Da un leghista doc un esempio di stile per tutti i terroni.
Eccomi a voi. Sono un leghista. Vi lascio assaporare la mia persona colta in un momento di rara eccitazione. Siamo proprio noi, è grazie a noi che dall’8 agosto potranno essere istituite le ronde in tutte le città italiane. Certo, faremo in modo che le ronde nelle città del Nord funzionino meglio. D’altronde è sempre così, le idee migliori vengono sempre in mente a noi. C’è una fontana che gocciola? Un decreto legge farà in modo che il gocciolìo delle fontane venga regolamentato a norma affinché le fontane della Padania perdano acqua meglio delle fontane del sud. Grazie alle ronde la criminalità diminuirà drasticamente. Per non parlare dei salari. Quelli sono già scesi abbastanza. Naturalmente al sud sono più bassi che ovunque. Non riuscite a fare occupazione, non riuscite a tenere un lavoro per più di tre mesi. Figuriamoci un anno. E pensare che siete fortunati, la vita nel sud costa il 16,3% in meno rispetto al nord. Ho già in mente una proposta, un de-cretino legge fatto apposta, si, insomma, non è tutto merito mio, ci ho i miei aiutanti, mica come voi. Facile come bere un bicchiere d’acqua del Po: la vita da voi costa meno, quindi è bene che il vostro salario diventi più basso di un quindici percento almeno, ebbene, con quel quindici percento potremmo finanziare le nostre ronde padane. Oppure il prossimo G7 composto dai rappresentanti dei paesi più industrializzati del mondo ovvero Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza. Una cosa deve esservi chiara. Noi leghisti abbiamo a cuore il bene di tutto il paese, anche quando con la parola ‘paese’ intendete il sud. Tanto è vero che quando qualcosa di buono c’era, nel sud, abbiamo fatto il possibile per prendercelo. Guardate con quale calma affronto la mia platea di elettori. Non sono forse la prima persona a cui vorreste affidare l’educazione dei vostri figli? Altro che braccia tese, altro che saluti romani! Pensate che bello se un giorno Nord e Sud non potranno, magari tra dieci, venti anni, tornare a essere divisi. Due macroregioni. Due eserciti. In guerra tra loro. Due lingue. Incomprese e incomprensibili. Due concorsi di Miss Italia (già ci sono). Tutto diviso. Sarebbe una conquista. L’ultima.
Nel frattempo godetevi il mio modo di fare schietto e gentile. Un esempio di stile.
Mi chiamo Silvio. Lo sanno tutti.
Mi chiamo Silvio. Lo sanno tutti. Mi conoscono tutti. Sono socievole e intraprendente. Non sono un santo, quello no. Lo sanno tutti. Non sono nemmeno un politico. Cioè, non voglio dire che io non abbia idee politiche che mi frullino per la testa, né tanto meno che non abbia la possibilità di attuarle. Nello specifico, adesso, faccio il premier. Non sono un premier. Lo sanno tutti. Ho idee che vanno dalla risoluzione dei problemi economici del nostro paese, dell’azzeramento del debito pubblico, e arrivano alla risoluzione della fame del mondo, passando per lo scioglimento dei blocchi Est-Ovest e la sistemazione delle camere da letto nei residence estivi. Ne ho di idee. E non sono un ladro. Malgrado molti ne siano convinti non sono un ladro. Lo sanno tutti. Sono cose che capitano. Ad esempio adesso c’è quest’idea di diventare presidente della Repubblica. Interessante. È l’unico modo che mi è rimasto per non avere nessun veto alle leggi che vengono proposte dal parlamento. Ho un debole per il potere e per il parlamento, italiano e europeo. Lo sanno tutti. E poi c’è una cosa. Una cosa che non hanno ancora capito. Soprattutto a Sinistra. Altrimenti non avrebbero lasciato che il mio consenso sfiorasse il 68%. Il più alto di tutti i tempi. Sono convinto che nemmeno Gesù durante l’ultima cena avesse un consenso del 68% tra gli apostoli. La cosa che non hanno capito è che più passerà il tempo e più le persone mi daranno ragione. E più mi daranno ragione e più potrò fare quello che mi pare, o meglio, pur non facendo più nulla di grave, niente di ciò che ho fatto desterà scalpore perché ogni cosa oramai ha raggiunto il culmine. Ecco, dovevo dirlo e l’ho detto. Sono Silvio. Mica uno fesso. Anche perché non hanno capito un’altra cosa, ancora più importante. Quando voglio una cosa la prendo. Lo sanno tutti. Purtroppo.
Mio padre ha visto il primo uomo andare sulla luna. E ora che è già il futuro più nessuno se ne cura.
Così vanno le cose. Così devono andare. Esco in una delle vie più pulciose della città per portarmi a spasso con il cane. Leggo manuali di sopravvivenza urbana. Leggo “La felicità terrena” di Giulio Mozzi. Elaboro teorie complicate che permettano all’umanità di sbancare il jackpot del superenalotto. Come a dire, il 17 è uscito quattro volte in un anno come numero Superstar. A breve su Musicaos.it qualche racconto interessante, uno di Federico Ligotti insieme a altri giunti in redazione. Un articolo filosofico in arrivo dalla Grecia. “Uccidiamo la luna a marechiaro” (Donzelli) è un saggio interessantissimo scritto da Daniela Carmosino a margine di un convegno avvenuto qualche anno fa (Notizie dal Sud. La nuova narrativa meridionale. Campobasso, 23-25 ottobre 2003). Il libro è allo stesso tempo un sunto di cronaca ‘a braccio’ – meglio sarebbe dire ‘a bobina’ – e anche un vademecum di ciò che si è agitato nella recente produzione letteraria da parte di autori provenienti dal sud della penisola. La prima domanda è naturale, che cosa può intendersi oggi come ‘autore del sud?’. Che cos’è un autore meridionale? Daniela Carmosino contribuisce non poco a delineare un profilo a partire dalle persone e dalle opere, per quanto riguarda autori che hanno iniziato a pubblicare negli anni novanta. Il suo sguardo si spinge fino ai giorni nostri (Valeria Parrella, Roberto Saviano) mettendo in raccordo due mondi che a mio parere sono vicini idealmente anche se non vicinissimi dal punto di vista delle premesse narrative o dei risultati [continua…]
Salento International Film Festival 09. Comune cercasi.
Può sembrare una provocazione il contenuto del primo articolo della newsletter del SIFF09 (Salento International Film Festival) che si terrà, a questo punto è giusto dire (forse) a Tricase, firmato dal direttore artistico Gigi Campanile. Incollo qui sotto. In realtà la provocazione nasconde un quesito sul metodo che può essere trasportato ad altri eventi, come ad esempio il Premio Barocco. La domanda è quanto deve un comune, una terra, in un certo senso un luogo a un evento culturale? Molto spesso ci si dimentica che dietro all’evento ci sono persone, le stesse che fanno parte di un’amministrazione. Entrambi i gruppi dovrebbero seguire l’interesse più ampio di coloro che, sul territorio dell’evento, vivono. Gli amministratori fanno l’interesse degli abitanti, anche di coloro che pur infischiandosene di cinema a loro modo hanno un beneficio economico dalla ricaduta dell’evento sul luogo. Gli organizzatori dell’evento hanno creato una ‘macchina’ che funziona, attira e muove capitali, grazie al luogo favorevole e – ormai – a prescindere dallo stesso. È auspicabile un punto di accordo/raccordo per una realtà che, dati alla mano, non ha nulla da invidiare ad altri Festival. Il Festival che non fa pagare il biglietto all’ingresso adesso chiede il conto. Il Comune è all’altezza?
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A poco più di un mese dall’apertura della 6° Edizione del Salento International Film Festival e a nove mesi dalla prima stesura di un protocollo d’intesa tra il SIFF e la nuova amministrazione comunale di Tricase, tesa a ufficializzare il rapporto reciproco e a mettere le basi per una crescita futura, ci ritroviamo con un nulla di fatto. Nove mesi d’incontri, discussioni, revisioni e promesse eppur ci ritroviamo a pochi giorni dall’inizio della manifestazione senza un impegno da parte dell’amministrazione per l’edizione del 2009 e/o future.
Questo mi porta a dedurre che la nuova amministrazione non crede nell’evento sufficientemente da investire nella sua crescita. Voglio portare alla tua attenzione l’impatto dell’evento sul Comune di Tricase e sul territorio sin dalla sua prima edizione: 7500 film iscritti provenienti da 64 paesi diversi, 8 premi oscar partecipanti, 88 registi, 29 produttori, 68 attori, 4720 notti d’albergo, 1826 pasti consumati, 59 premi assegnati, 64 stagisti provenienti da tutta Italia e dall’estero.
La sola edizione del 2008, pur se realizzata in forma ridotta, ha comunque visto la partecipazione di 124 ospiti provenienti da 14 paesi diversi per un totale di 828 pernottamenti nei dieci giorni del film festival (media di 6 pernottamenti su 10gg di festival) per un valore di € 33.120,00, e di circa € 49.680,00 in pasti consumati sul territorio a una media di € 30 al giorno. L’impatto economico del Film Festival sul territorio ha generato un totale di circa € 82.800,00 di solo soggiorno. Senza calcolare gli introiti di altri settori quali bar, shopping e altro. A conclusione, a fronte di un contributo dell’amministrazione di Tricase di soli € 5.000 nel 2008, posso affermare che il SIFF si conferma una realtà più che positiva per il nostro territorio.
Ho citato fino ad ora solo i numeri dell’evento, ma non dimentichiamo che la natura fondamentale del SIFF è quella “Culturale” ed è mia convinzione e della CineSalento che la partecipazione al festival debba rimanere gratuita e consentire a tutti la libera fruizione del cinema e della cultura, motori del progresso e della conoscenza.
Come conseguenza dell’attuale stato d’ incertezza dell’ amministrazione di Tricase nei confronti del SIFF, ritengo sia giunto il momento di prendere in considerazione proposte di altri Comuni del Salento che intendano ospitare il SIFF e abbiano intenzione di farlo crescere a beneficio della propria comunità già da questa edizione.
Gigi Campanile
Direttore Artistico
Sicilia Poetry Bike 2009 – 2a edizione
Sicilia Poetry Bike 2009
a cura di
Enrico Pietrangeli e Ugo Magnanti
in collaborazione con
Andrea Ingemi e Vittoria Arena
ed il Patrocinio
delle CITTA’ di Milazzo, Messina, Patti, Taormina e Nettuno,
dell’UNESCO di Messina, Milazzo e Udine,
dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti
ed il sostegno di
U. P. L. A. C. L. A. A. I. via C. Battisti, 62 – Messina
[Tel: 090661796 Fax: 0906781621 E mail: uplaclaai@tiscali.it]
Ritorna il “Sicilia Poetry Bike”, con una nuova edizione per il 2009, a seguito della calorosa accoglienza tributata alla scorsa manifestazione, in quanto momento di aggregazione poetico no-stop di oltre una settimana nella peculiarità dell’iniziativa ciclistica associata, collante del susseguirsi delle serate a tema sull’isola, ma anche mimesi della poesia itinerante, quindi punto di raccordo e scambio di tradizioni. Ritorna con una nuova edizione curata dai poeti Enrico Pietrangeli e Ugo Magnanti, in collaborazione con due artisti siciliani, Andrea Ingemi e Vittoria Arena, attraverso una serie di tappe ciclistiche ed eventi-appuntamento con il patrocinio delle città di Milazzo, Messina, Patti, Taormina e Nettuno, dell’UNESCO di Messina, Milazzo e Udine, dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti ed il sostegno dell’ U. P. L. A. C. L. A. A. I. di Messina. Un’azione performativa che coinvolge più settori, come turismo, ecologia, cultura e sport; pedalando-poetando è forse la più emblematica tra le espressioni coniate nel corso della scorsa edizione per descrivere un evento del tutto nuovo e che, per la prima volta, si realizzava in Sicilia, raccogliendo intorno a sé poeti, artisti e cantastorie lungo il suo percorso che si snodava verso il sud dell’isola. Quest’anno, si torna a partire da Messina il 1 agosto (con la collaborazione del Caffé Kafka, il Circolo del Tennis e della Vela e il B&B Le Case Pinte), l’appuntamento programmato si sposta ma resta sempre sul mare con l’apporto del Caffé Kafka di Vittoria Arena. Il tour, poi, prenderà tutt’altra direzione, dirigendosi a nord, alla volta di Milazzo il 2 agosto (con la collaborazione del Caffé Letterario Puck, Palazzo D’amico e il B&B L’Antico Borgo), per proseguire con Patti il 3 agosto (con la collaborazione dell’Associazione Amici di S. Quasimodo, Villa Pisani e il B&B Casa Rubes) ed inoltrarsi nell’entroterra di S. Salvatore di Fitalia il 4 agosto (con la collaborazione del Comune, l’Agriturismo La Vedetta dei Nebrodi e l’Azienda PM Caminetti) proseguendo alla volta di Randazzo il 5 agosto (con la collaborazione della Pro-Loco e il B&B Ai Tre Parchi Bed and Bike) per poi ritornare sulla costa orientale con Taormina il 6 agosto (con la collaborazione della Fondazione Mazzullo e la Delegazione regionale dell’Associazione Nazionale per le Pratiche Filosofiche – Delegato per la Sicilia: Andrea Ingemi) e concludersi toccando di nuovo Messina il 7 agosto (con la collaborazione del Caffé Kafka, il Circolo del Tennis e della Vela e la Rivista Messenion D’Oro) . Molta attenzione, in questa edizione, è stata rivolta alle location, come pure agli artisti che le animeranno. Si toccheranno luoghi storici dell’isola, come il Caffé Galante, ed in particolare una basilica, quella del Salvador Mundi, simbolo di sovrapposizione di storia e arte che parte da bizantini e normanni, tornando al palazzo dei Duchi di S. Stefano e, soprattutto, raccogliendo, strada facendo, antichi folclori dell’entroterra, come quella del Festival di poesia gallo-italico. Nel profilarsi di un nuovo percorso, oltre a cogliere nuove suggestioni e temi, si torna a consolidare un cammino che, attraverso il tempo, resta sempre autentico ed attuale, ovvero quello dell’oralità della poesia itinerante, concetto già ampiamente espresso nel corso della fase progettuale allestita per la nuova edizione e che, certamente, verrà ribadito nel corso della manifestazione. Sono previsti, inoltre, appuntamenti con associazioni ciclistiche nel corso dell’itinerario, rappresentative di momenti aggregativi più informali, oltre a meeting poetici, esposizioni e tradizioni locali che, man mano, andranno a coronare l’intero percorso. Spazio viene lasciato, infine, anche agli strumenti informatici e le nuove tecniche di comunicazione che prevedono anche accrediti su Facebook e trasmissioni in streaming.
A seguire, viene riportato uno schema dettagliato inerente le singole tappe con artisti, collaboratori, location ed i programmi di massima:
TOUR:
Sabato 1 agosto 2009, alle ore 18.30, presso il Circolo del Tennis e della Vela di Messina prende il via il nuovo tour ciclistico poetico, per l’occasione interverranno, tra gli altri, Maria Froncillo Nicosia, Vitaldo Conte, Mike Zodda, Giovanni Querci, Giusto Misiano, Maria Costa, Francesca Guglielmo, Amos Maurizio, Carlo Barbera, Mario Carpa, Rosanna Affronte, Salvatore Ruggiano, Roberto Lopresti, Licia Velardi, Vincenza Di Vita, Pippo Pagano, Enzo Salsetta e Caterina Papalia. Per l’occasione, coinciderà anche un vernissage degli artisti del Kafka.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di: Caffé Letterario Kafka
[Vittoria Arena E mail: vittoria.arena@gmail.com ]
Circolo del Tennis e della Vela viale della Libertà, 50 – Messina
[Web: http://www.ctvmessina.it Tel. 09046022]
B&B Le Case Pinte viale della Libertà, 251 – Messina
[Web: http://www.lecasepinte.com E mail: info@lecasepinte.com Tel: 0903694740]
e viene dedicata, come per la scorsa edizione, alla memoria di Matteo Moraci, poeta e sportivo scomparso poco prima dell’inaugurazione della prima edizione, alla quale aveva aderito con entusiasmo.
Domenica 2 agosto 2009, alle ore 18.00, evento a Palazzo D’Amico (Milazzo), dove interverranno, tra gli altri, Rocco Amato, Demetrio Zumbo, Rocco Rando, Mariella Chiaromonte, Francis Rivel, Giuseppe Giunta, Giovanni Zullo, Giuseppe Caldarella, Carmelo Coppolino, Elvira Alberti, Giuseppe Anania, Rita Garofano, Giovanni Sanò, Olga Sanò, Marisa La Cava, Nicola Schepis e Maria Luisa Tomarchio con reading ed una contemporanea collettiva di pittura.
Successivamente, alle ore 21.30, l’appuntamento si sposta al Caffé Puck, per un ulteriore incontro più ravvicinato con i protagonisti del tour e tutti gli amici artisti e poeti.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Caffé Letterario Puck via Cesare Borgia, 62 b/c – Milazzo (ME)
[Web: http://www.libreriapuck.it E mail: info@libreriapuck.it Tel: 0909287775]
B&B L’Antico Borgo via Salita Castello, 14 – Milazzo (ME)
[Web: http://www.beblanticoborgo.com E mail: info@beblanticoborgo.com Tel: 0909221441]
Lunedì 3 agosto 2009, alle ore 18,00, il tour toccherà il Caffé Galante di Patti per un incontro riservato ad inviti con reading trasmesso in streaming.
Alle 21,30 l’appuntamento apre al pubblico spostandosi a Villa Pisani, dove interverranno, tra gli altri, Andrea Trimarchi (Direttore Rivista Letteraria NoiAltri), Vittoria Arena, Andrea Ingemi, Anna La Rosa, Concetta Maria Peluso, Nino Foti, Rocco Fodale e Paola Cozzubbo.
Si ricorda che, nel contesto generale della rassegna e con particolare riferimento a questa tappa, tutti coloro che interverranno si assumono piena responsabilità individuale di portare materiali di cui sono in pieno possesso dei diritti e che comunque non risultino vincolati a regimi da parte di enti o terzi essendo il Sicilia Poetry Bike occasione d’incontro e non struttura organizzativa preposta all’evento stesso, quale momento di aggregazione spontaneo e privo di fini di lucro, compensi ed oneri partecipativi, rivolto esclusivamente alla valorizzazione culturale, soprattutto quella del luogo, con finalità pedagogiche determinati, in quanto di per sé propedeutico a tematiche come quelle ambientali, culturali e sportive.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Caffé Galante via Regina Elena, 17 – Patti (ME)
[Web: http://progettokublai.ning.com/group/caffegalante E mail: antonino.galante@gmail.com]
B&B Casa Rubes via Magretti, 127 – Patti (ME)
[Web: http://www.casarubes.it E mail: casarubes@gmail.com Tel: 094121648]
Club Amici di Salvatore Quasimodo – Patti (ME)
[Web: http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/FromMyDesk/Quasi/quasi.Html ]
Martedì 4 agosto 2009, alle ore 17.00, l’appuntamento è in piazza Getifaranda di Rocca di Caprileone con la carovana della locale Associazione ciclistica La Madonnina per arrivare tutti insieme a S. Salvatore di Fitalia
Martedì 4 agosto 2009, alle ore 21,00, l’incontro previsto è davanti alla basilica del Salvador Mundi di S. Salvatore di Fitalia, con un intervento dello storico Antonello Pettiniano interposto tra culture ed espressioni del luogo ed i poeti itineranti.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Comune di S. Salvatore di Fitalia
[Web: http://www.comune.sansalvatoredifitalia.me.it E mail: turismo@comune.sansalvatoredifitalia.me.it]
Agriturismo La Vedetta dei Nebrodi contrada Bufana alta, 101 – S. Salvatore di Fitalia (ME)
[Web: http://www.lavedettadeinebrodi.it E mail: info@lavedettadeinebrodi.it Tel: 0941421977]
Azienda PM caminetti via A.Volta, 66 – Capo d’Orlando (ME)
[Web: http://www.pmcaminetti.com E mail: pettignano.massimo@libero.it Tel./Fax: 0941.901575]
Mercoledì 5 agosto 2009 il Sicilia Poetry Bike approda a Randazzo per incontrare la Rassegna di poesia gallo-italica, in una suggestiva cornice etnea che ha preservato una propria cultura attraverso secoli (N.B. per gli orari bisognerà attenersi ai calendari del locale festival).
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Pro-Loco di Randazzo
[Web: http://www.prolocorandazzo.it E-mail: giuseppemnf@hotmail.it]
Ai Tre Parchi Bed and Bike via Tagliamento 49, Randazzo (CT)
[Web: http://www.aitreparchibb.it E-mail: info@aitreparchibb.it Tel: 0957991631]
Giovedì 6 agosto 2009, alle ore 18.00, il tour torna a Taormina, per un appuntamento nel giardino del Palazzo Duchi di S. Stefano dove interverranno, tra gli altri, il critico Maria Teresa Prestigiacomo, Fabio Orlando, Luca Frudà, Carmelo Ariosto, Franco La Pica, Paola Consoli, Angela Vecchio, Pasquale Vinciguerra, Anneli Berndt, Carmine Elisa Moschella, Alessandra Rende, Simona Nolfo, Antonio Munafò, Nico Zancle e Salvatore Puglia.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Fondazione Mazzullo
[Web: http://www.fondazionemazzullo.it E-mail: info@fondazionemazzullo.it]
Associazione Nazionale per le Pratiche Filosofiche
Coordinatore della Delegazione Regionale Sicilia Andrea Ingemi
[Web: http://www.confilosofare.com E-mail: iolanda.caruso@tiscali.it]
Venerdì 7 agosto 2009, alle ore 18.30, si ritorna al punto di partenza, ovvero il Circolo del Tennis e della Vela di Messina, per un incontro con aperitivo happening di congedo all’evento, interverranno, tra gli altri, Aldo Di Blasi, relazionando sull’interazione tra salute, cultura e sport, Giusalba Zappalà, con la sua video-poesia, e Nino Principato con un inserto storico sulla poetica siciliana.
Questa tappa è stata organizzata col contributo di:
Caffé Letterario Kafka
[Vittoria Arena E mail: vittoria.arena@gmail.com ]
Circolo del Tennis e della Vela viale della Libertà, 50 – Messina
[Web: http://www.ctvmessina.it Tel. 09046022]
Messenion D’Oro Rivista Storico-Culturale Ediz. La Grafica Editoriale
Direttore Responsabile: Aldo Di Blasi [E mail: aadiblasi@simail.it]
Si ringraziano, inoltre, per il sostegno alla manifestazione:
Il Comune di Nettuno, nella persona dell’assessore Giampiero Pedace, per rappresentare e gemellare territorialmente i due ciclo-poeti laziali durante lo svolgimento dell’intero tour, Rocco Fodale, per le realizzazioni grafiche, ed inoltre Fiorentino De Leo, Giuseppe Carbone, Giuseppe Stella, Carmelo Garofalo, Renata Capria D’Aronco, Francesca Rodighiero, Saro Sidoti e Nino Saltalamacchia per aver contribuito, sotto diverse forme, a realizzare tutto questo.
Previste, poco prima dell’avvio del tour, due conferenze stampa, una a Nettuno e l’altra a Messina, per la presentazione dell’evento. Date, orari e riferimenti verranno diramati dagli organismi competenti territorialmente.
Ufficio Stampa:
Poesia, scrittura e immagine
E mail: uf.stampa@fastwebnet.it
Assessorato alla Cultura Comune di Nettuno
E mail: giampiero.pedace@comune.nettuno.roma.it
Tel. 0698889553
Accrediti Facebook:
(Immagini, commenti ed interazioni col tour)
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Sempre nuova è l’alba – IV ediz. 2009
SEMPRE NUOVA E’ L’ALBA IV ediz.
Libera notte di poesia
Venerdì 31 luglio ‘09
Ore 21.00
Scalinata della stazione
Noci (Ba)
Nell’ambito della rassegna estiva “Nocincanta 2009”, organizzata dall’Amministrazione Comunale, anche quest’anno torna l’appuntamento con la Poesia. Ormai giunta alla sua quarta edizione la manifestazione “Sempre nuova è l’alba” diretta da Antonio Natile promette nuovamente di coinvolgere e stupire attraverso due personalità originalissime del panorama poetico nazionale e non solo: Maria Grazia Calandrone, poetessa e performer romana che conta numerosissime presenze su riviste letterarie tra cui Nuovi Argomenti, Gradiva, Sud, Le Fram e notevoli pubblicazioni, sua ultima fatica “ La macchina responsabile” Crocetti 2007 e Giovanna Marmo, attrice, poetessa ed artista figurativa napoletana autrice di “Fata morta” Emilio Mazzoli 2005 opera vincitrice del premio Antonio Delfini 2005 e del cd audio “Sex in Legoland” presentato alla BIG (Biennale Internazionale Giovani) nel 2002.
Altri autori presenti saranno Biagio Lieti, giovane poeta de “Le Battaglie i robusti no” del 2008 per Poiesis Edizioni e Luciano Provenzano autore di “Tempo liberato” , Pensionante de’ Saraceni , 1985 ).
Per concludere Irene Leo, autrice e performer di prossima pubblicazione il suo “Sudapest” Besa 2009, & Elisabetta Liguori autrice di “Il credito dell’imbianchino” Argo edizioni 2005.
Incursioni musicali a cura di Checco Curci.
L’Isola in collina – Tributo a Luigi Tenco – 18a edizione
“L’Isola in collina – tributo a Luigi Tenco”
18a edizione Ricaldone (AL)
24 – 25 luglio 2009
ISOLA IN COLLINA 18a edizione – 2009
Si completa il cast della nuova edizione dell’Isola in collina, il prestigioso festival di canzone d’autore che si tiene ogni anno a Ricaldone (AL). Oltre ai già annunciati Sergio Caputo e Frankie HI NRG MC, il programma delle serate (24 e 25 luglio) prevede un cantautore di grande culto come Flavio Giurato ed una band di spicco del panorama rock alternativo italiano come i Tre allegri ragazzi morti. Ad aprire le serate saranno invece due band locali di valore: 17perso e Jeremy. I concerti inizieranno alle ore 21 e si svolgeranno presso il Piazzale della Cantina Tre Secoli. Ingresso 10 euro. “L’Isola in collina” è organizzata dall’Associazione Culturale Luigi Tenco con il Comune di Ricaldone, con il contributo di Cantina Tre Secoli, Regione Piemonte, Provincia di Alessandria e Fondazione CRT, e si avvale della consulenza del giornalista Enrico Deregibus, che presenta anche le serate. La manifestazione nasce dalla volontà di valorizzare la canzone d’autore in un territorio che tanto ha dato alla nostra musica: a Ricaldone Luigi Tenco – unanimemente riconosciuto come uno dei principali cantautori italiani – è cresciuto, prima di trasferirsi a Genova, e dalle colline piemontesi ha assorbito molte delle suggestioni che ha poi riportato nelle sue opere. Rivendicare la sua appartenenza piemontese è uno degli scopi del Festival. Ecco il programma completo:
24 LUGLIO
ore 21 Piazzale della Cantina Tre Secoli
17perso
Flavio Giurato
Sergio Caputo
25 LUGLIO
ore 21 Piazzale della Cantina Tre Secoli
Jeremy
Tre allegri ragazzi morti
Frankie HI NRG MC
Informazioni per il pubblico:
* Associazione Culturale Luigi Tenco – Ricaldone: www.tenco-ricaldone.it ; info@tenco-ricaldone.it * Comune di Ricaldone: Via Roma 6 – 15010 Ricaldone (AL), tel 0144.74120 * Cantina Sociale di Ricaldone: Via Roma 3 – 15010 Ricaldone (AL), tel 0144.74119
La cipolla – Antonio Moresco
La cipolla – Antonio Moresco
Carlo Madrignani, in un suo articolo comparso su “L’indice”, definì questo romanzo come «l’unico romanzo sessuale del nostro Novecento». Il giudizio è esatto, la vicenda de “La cipolla” è calata nello spazio indefinito di una città che per alcuni particolari potrebbe essere collocata nel nord Italia. Immaginiamo che si tratti di Milano. Un uomo e una donna hanno traslocato da poco in un piccolo appartamento ricavato da un appartamento un po’ più grande. Su una delle pareti si può intravedere la decalcomania di una cipolla, appartenente a una natura morta. La struttura è un pretesto, ciò che accade è poco rilevante, l’uomo – di cui non sappiamo il nome – vaga nella città lasciandosi trasportare dalle proprie visioni, facendo via via propri i luoghi di questo suo muoversi in un ambiente che è nuovo. Aviorimessa, parco, cinema, ristorante. Il luogo più percorso è il corpo della sua donna con la quale trascorre la maggior parte del tempo nell’appartamento. I due corpi fanno l’amore senza possedersi a vicenda. Etimologicamente parlando riesce difficile l’utilizzo del termine ‘coito’ per descrivere ciò che accade tra l’uomo e la donna nel romanzo. Non si tratta di un ‘andare insieme’, la visione è soggettiva, i pensieri sono quelli interiori dell’uomo, poco viene fatto trapelare della donna. Al termine della lettura mi resta un’immagine di lei nel letto, mentre ascolta la musica con le cuffie. Il lettore cerca indizi di questa donna senza venirne a capo. D’un tratto, dopo la descrizione dei molteplici modi del possesso, succede qualcosa. Il priapismo del protagonista, la sua eccedenza di desiderio, il suo smodato bisogno di possedere la propria donna, diventano psichici. È come se le sue azioni non fossero più frutto di una volontà, bensì di un membro. Nulla a che spartire con un “Io e lui” di Alberto Moravia, per intenderci, perché tutto – anche questo fenomeno di alienazione progressiva – è interiore e descritto così come accade al protagonista. L’uomo origlia al muro i discorsi dei suoi vicini di casa, Tata e Tato: è uno dei pochi momenti in cui la realtà entra nella vita del protagonista, laddove per realtà si intende qualcosa che esali al di fuori di quella cipolla, la natura morta sbiadita che diviene replica della vita. L’anomia interiore viene accolta all’esterno in un processo zen in cui l’uno (il protagonista) si unisce al suo ambiente, i palazzi, la città, il cortile. Il romanzo diviene così la descrizione di uno scivolamento progressivo che conduce un uomo a vivere la felicità dei folli oppure l’estasi, a seconda di un’interpretazione finale che spetta tutta al lettore.
Atelier dell’Errore
Lecce, Teatrino della Biblioteca Provinciale Bernardini
(ex Convitto Palmieri)
25 Giugno 2009 alle 18.30
Atelier dell’Errore
come infermiera della bellezza
un progetto di Luca Santiago Mora per la NeuroPsichiatria Infantile, Ausl di Reggio Emilia
Il cammello purpureo di Correggio, video
Bestiario, dall’Atelier dell’Errore (Campanotto), libro
sul Bestiario
luca santiago mora, artista
marco petroni, critico d’arte
genuario belmonte, zoologo
introduce maria cucurachi, germinazioni
[clicca sull’immagine per ingrandire]
Nefertiti. L’amore di una regina eretica
Jasmina Tesanovic
NEFERTITI
L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto (Stampa Alternativa 2009)
Nasce da un’ossessione questa rievocazione di un’antica regina egiziana. L’ossessione per un’eresia fallita, quella di Nefertiti, che vuole abbattere la tradizione usando la bellezza, il rispetto e l’arte. Ma un’altra eresia fallita è quella vissuta dall’autrice: yugoslava prima di essere serba, ha respirato l’esaltazione e poi la caduta di un movimento che non voleva allinearsi al blocco sovietico né farsi colonizzare dallOccidente. Così Nefertiti, condannata lei stessa come eretica, diventa il simbolo di un mondo ancestrale più che mai attuale, caratterizzato da lotte di potere, invidie, donne sottomesse all’oligarchia patriarcale ed emarginazione. Questo romanzo sfonda la barriera del tempo per restituirci una sovrana tanto lontana quanto moderna. Perché Nefertiti è qui (dall’introduzione di Bruce Sterling).
Si tratta di un romanzo storico “sui generis”, concepito e scritto con approccio e ottica moderni. La vita della protagonista, la regina egiziana Nefertiti, è infatti narrata in chiave femminista – esistenzialista.
Nefertiti, figura storica di grande fascino, è personaggio di cui in realtà si conosce ben poco. Circostanza, questa, che fatalmente ha rafforzato l’alone di mistero che lo circonda, e che ne fatto molto parlare, più però come figura mitica che come personaggio, e soprattutto donna, reale.
Nefertiti è in un certo senso una proto-femminista, poiché incarna il mito della bellezza femminile al potere, un mito che però subisce il destino di invisibilità che la storia ha quasi sempre riservato alle donne, sia famose che anonime: quello che l’autrice, Jasmina Tesanovic, definisce “l’immortale anonimato”. In tal senso, “Noi donne siamo tutte Nefertiti.”
Ma il romanzo è anche una storia d’amore, una riflessione sulla dannazione del potere, sul fascino e l’oscurità dell’antico Egitto.
L’autrice ha deciso di dare una voce credibile a questa donna di un’altra epoca, tentando di immaginare la sua vita dal vero, indagando anche nella sfera interiore della protagonista. In ciò consistono la modernità del personaggio di Nefertiti e la novità dell’opera di Jasmina Tesanovic.
L’antico Egitto non è poi così remoto.
§
Jasmina Tesanovic, NEFERTITI, L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto, traduzione di Jasmina Tesanovic e Luigi Milani, Stampa Alternativa
Collana Fiabesca, ISBN 978-88-6222-084-2
SURF ovvero “Sono un ragazzo fortunato” di Marco Montanaro
Da domani in libreria potrete finalmente acquistare il bellissimo esordio di Marco Montanaro, per Lupo Editore, dal titolo “Sono un ragazzo fortunato” [continua…]
All’erta siamo Ronde.
Comincio riprendendo la notizia dell’ANSA nella quale si parla della presentazione delle “Ronde nere”, non delle ‘cosiddette’ ronde nere, bensì delle “Ronde nere”:
Presentate Ronde nere a Milano
Pattuglieranno le strade affiancando le Ronde padane
(ANSA) – MILANO, 13 GIU – Sono state presentate oggi a Milano, durante un convegno del Movimento sociale italiano, le cosiddette ronde nere.Sono i volontari della Guardia nazionale:affiancheranno le ronde padane nelle strade non appena sara’ in vigore il disegno di legge sulla sicurezza.Dicono di essere 2.100,indosseranno una divisa con camicia grigia o kaki, basco con aquila imperiale romana, fascia nera al braccio con impressa la ruota solare simbolo del nascente Partito nazionalista italiano.
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Si chiameranno “Guardia nazionale”. Saranno finanziate dall’MSI. Andranno ad affiancarsi alle Ronde padane, promosse dalla LEGA NORD. Ciò che mi colpisce di più è la creazione di una TAZ da parte delle forze politiche non (ancora) dichiaratamente eversive della destra. Quanto tempo ci vorrà perché queste forze non diventino radicate e eversive sul territorio? Quanto tempo ci vorrà perché ci scappi il primo morto? A Lecce da poco è finito un G8. Mi viene in mente la poesia che scrisse Alberto Arbasino prima del G8 del luglio 2001 a Genova, quella dove prevedeva il morto. Ebbene, chi sarà il primo ucciso per sbaglio dalle ronde padane o nere? Un marocchino? Un italiano che somigliava a un rumeno? Immagino squadre di romanzieri pronti a descrivere la scena. Troppo facile. Il negoziante che mezzo alticcio torna al suo negozio perché ha dimenticato qualcosa, forza un po’ troppo il lucchetto perché non vede bene, una ronda esce dall’angolo della strada, gli intima l’alt, lui risponde un vaffanculo, la ronda lo prende a randellate. Magari non accadrà, magari si. In che senso TAZ? Nel senso che questo Governo sta dando sempre più spazio e sempre più credito a fenomeni che si collocano in una zona grigia dove la legalità e l’illegalità combaciano. Che fine ha fatto l’ultra che non può più andare in motocicletta a minacciare e accoltellare? C’è l’imbarazzo della scelta, a patto che i suoi gusti d’abbigliamento vadano dal verde al nero. Certe volte mi sembra di vivere in un paese sull’orlo della rivoluzione. Manco Macondo. Tutti incazzati, tutti in crisi, tutti pronti a indossare una divisa e a far vedere come si fa un po’ d’ordine e pulizia, com’è che si tengono le strade pulite. Ogni ronda che esce in strada, per quanto mi riguarda, è una sconfitta dichiarata al nostro sistema di sicurezza, poliziotti, carabinieri, stato etc. etc. Negli anni Settanta il terrore era rappresentato dall’Antistato. Oggi il terrore è incubato dal Governo e legittimato dallo Stato. Spero che il SUD resista alle ronde. Spero che in città come la nostra, dove oltre alle forze armate vigilano le pattuglie delle vigilanze private, si resista alla tentazione di mettere una divista (incostituzionale) addosso a giovanotti e vecchietti ex-scartati alla visita di leva ma con tanta voglia di fare la propria parte nella salvaguardia dell’ordine pubblico. Che vita di merda. Che pagina triste. Ecco perché sulla foto del post ho linkato il meinkampf di hitler preso da wikipedia.
E’ permesso?
Il titolo del giornale di quel giorno era emblematico. Con un bisticcio di parole reso ad arte gli autori avevano scritto che il presidente li aveva mandati tutti a quel “Pais”, a dimostrazione che il risultato elettorale, anche per i più stupidi, stava lì. Un organo di informazione veniva utilizzato come un bollettino privato. Gli venne in mente la scena di lui che dettava i titoli, di notte, ai direttori. “Fagli vedere chi sono”, “Dai, a quelli non possiamo farla mica passare così”, “Ora vedranno questi spagnoli del c***o”. Nessuno poteva contrastarlo. Lui pensò che qualche cosa non andava. Come era possibile che un giornale titolasse a quel modo? Quello stesso giorno gli capitò di leggere un articolo scritto da uno dei suoi scrittori preferiti, Saramago. Pensò di ricopiarlo così com’era, a mano, perché ogni parola, anche quelle meno comprensibili – non conosceva il portoghese come avrebbe voluto – gli restassero impresse. Si parlava di “una cosa” non meglio definita.
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La cosa Berlusconi
di José Saramago
No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, “acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales”. La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?
Più vicino ai giovani
Zina. Afreeque. In concerto il 5 giugno a Lecce.
05 giugno 2009
via Umberto I – chiesa Santa Croce ore 22,30
Cesare Dell’Anna – ZinA – “Afreeque”
ZinA gruppo musicale guidato da Cesare Dell’Anna, dopo il grande successo ottenuto con il primo lavoro discografico omonimo, presenta la pubblicazione di “Afreeque”, con la partecipazione di numerosi musicisti africani provenienti dal Senegal, Tunisia , Marocco e Palestina.
Zina è un viaggio che ci guida dagli spazi infiniti del deserto fino alle pianure del Salento, dalle atmosfere metropolitane, alle magie musicali che abbracciano le terre che si affacciano sul Mediterraneo creando nuove commistioni e sonorità… Progetto aperto di Cesare Dell’Anna, che nasce dall’incontro di alcuni musicisti africani e pugliesi: una fusione che evoca i ritmi della tradizione magrebina, senegalese e le melodie della musica jazz, i suoni del rap, del reggae, del dub.
Zina è una formula musicale che gioca sull’interrelazione dei musicisti coinvolti nel progetto con la loro capacità di adattarsi al territorio pur non dimenticando la propria cultura. Così anche i testi parlano di temi sociali particolarmente legati alla terra africana e a quella che li accoglie.
Sono canti griŏt del cantante senegalese Amadou Faye e quelli free style di Idrissa Sarr; sono le melodie vocali del tunisino Marzuk Mejri. Le interpretazioni si mescolano con quelle del vocalist Jam-P e sono dirette dal trombettista Cesare Dell’Anna, accompagnati da Stefano Valenzano al basso, Egidio Rondinone alla batteria e Mauro Tre alle tastiere.
Zina gioca con l’assimilazione di stili di vita che si mescolano con la tradizione, per creare una moderna chiave di lettura della musica, ed una particolare “metissage” musicale…
Cesare Dell’Anna – tromba
Marzuk Mejri – voce, fiati e percussioni
Amadou Faye – voce
JamP – voce
Idrissa Sarr – voce
Assan Diop – voce
Afrobamba – voce
Davide Arena – sax tenore
Mauro Tre – synt e sequencer
Mario Rugge – chitarra
Stefano Valenzano – basso
Sergio Quagliarella – batteria
Zina – Discografia
ZinA – “ZinA” – 11/8 Records – n. cat. 11/8 – 02/2005
ZinA – “Afreeque” – 11/8 Records – n. cat. 11/8 – 09/2009
Potere della fiction
Alla Coop vendono il misuratore di pressione elettronico da braccio del Doctor House. “Misurati la pressione, è per il tuo bene”. Potere della fiction. Quando ero bambino al massimo negli ambulatori c’era il manifesto di Pinocchio con i piedi di legno bruciacchiati che suggeriva ai tabagisti di smettere di fumare.
Ultimi fulmini prima della partenza
Ieri pomeriggio ho finito di lavorare, sono tornato a casa. Dovevo andare dal veterinario a portare il mio cane che sono due giorni che va avanti a diarrea perché ha mangiato qualcosa di terribile e con molta probabilità tossico, la metà di un infradito. Il cane in macchina non entra. Il cane entra in macchina soltanto se la macchina è accesa e in movimento. Difficile mettere un cane in una macchina accesa e in movimento, a meno di scagliare l’animale contro il finestrino aperto mentre la macchina cammina a passo d’uomo. Impossibile. Alla fine il cane entra. Se il cane non entra con le buone ci entra con le cattive. Alla fine entra. Vado dal veterinario. Si fanno le sette. Appena in tempo. Torno a casa. Esausto. Una giornata liquida. Caz. Non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”. Ci ho pensato stamattina rimandando perché tanto avrei avuto il tempo questo pomeriggio. Rimando anche al pomeriggio. Alla fine mi scordo. Vabbeh dai, può andare lo stesso, un sabato senza Tuttolibri può anche accadere. Poi penso che l’unica cosa che mi manca è l’articolo di Nico Orengo, quello dove riesce a chiudere una settimana politica e culturale in poche parole, che forse nemmeno Dante nell’Inferno ti fa un bilancio così onesto delle vite misere di chi spesso si arrabatta nei paraggi dell’oggetto cultura. Ecco un grande che riesce a essere leggero dicendo le cose come stanno, con ironia e sarcasmo, senza che le parole escano a denti stretti. Ma io non ho fatto in tempo a comprare “La Stampa”, ieri. Una partenza inaspettata, come un colpo a bruciapelo, a 65 anni, quando gli uomini normali vanno in pensione e quelli straordinari hanno dato tutto.
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NICO ORENGO
C’eravamo appena lasciati alle spalle l’odioso termine «attimino», e ancora resiste il termine «filiera». Adesso ci arriva quello di «valoriale» che, a naso, dovrebbe indicare una gamma di valori indistinti ma tutti positivi.
E’ «valoriale», chiede Franceschini, il comportamento «educativo-genitoriale» di Berlusconi?
Sono «valoriali» i comportamenti di Di Pietro per i giornalisti del Giornale?
Di Pietro… l’Italia dei valori… ecco da dove può essere nato il termine «valoriale» che potrebbe essere applicato anche ai suoi adepti. Per esempio: Gianni Vattimo è «valoriale»?
[l’ultimo dei fulmini]
Magari fosse una battuta.
Magari fosse una battuta. Oramai sono convinto. Leggo libri per capire. Ascolto telegiornali, parziali e imparziali. Leggo giornali, parziali e imparziali. All’indomani della sconfitta elettorale parlavo al telefono con un amico. “È meglio, adesso che abbiamo perduto è meglio, adesso saremo costretti a costruire il nostro pensiero giorno dopo giorno, senza farci influenzare dal pensiero dei presupposti leader politici dell’opposizione”. Eccoci a cercare nella sconfitta qualche cosa di utile…macché. L’italia (minuscola, quella che conta) è divisa in due, quelli che stanno bene purché nessuno pesti i piedi e faccia la pipì nel giardino e quelli che mettono in dubbio tutto. Cos’è accaduto? È accaduto che Silvio B********i ha creato e cementato il suo consenso, rendendolo blindato con le leggi ad personam. Non possiamo farci nulla. Li hanno votati. La maggioranza degli italiani lo ha preferito. Più vedo ciò che accade e più mi sembra che la macchina del consenso sia inarrestabile.
Paul Vangelisti a Roma. 18 Maggio.
Roma, lunedì 18 maggio 2009, ore 20:00
presso la Libreria Empirìa in via Baccina 79 (rione Monti):
Presentazione del libro
di Paul Vangelisti
La vita semplice
(A Simple Life)
Emilio Mazzoli Editore, 2009
Traduzione di Brunella Antomarini.
Con una copertina di Enzo Cucchi.
Interventi critici di
Brunella Antomarini, Marco Giovenale, Valentino Zeichen
Sarà presente l’autore
Paul Vangelisti è autore di circa venti libri di poesia, e attivo traduttore dall’italiano. La sua raccolta più recente, Days Shadows Pass, è uscita nel 2007 per Green Integer. Tra i premi e riconoscimenti ottenuti c’è il National Endowment for the Arts Translation (1981), “Poetry” fellowships (1988); il Premio Flaiano in Italia e — negli USA — il Pen Prize per la traduzione (2006).
Tra 1971 e 1982 è stato co-redattore, con John McBride, della rivista letteraria “Invisible City” e, nel 1993-2002, della pubblicazine annuale del College of Neglected Science. E’ il fondatore e direttore del Graduate Writing program dell’Otis College of Art and Design. Dirige inoltre la rivista semestrale di letteratura “OR” (progetto legato al writing program).
[in foto il “Cilindro di Ciro”]
Conflitto d’interessi
Vito Bruno, 16 Maggio, FondoVerri, Lecce.
Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce
A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009
6° appuntamento
Sabato 16 dalle ore 20.30
Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino
a seguire Gianluca Longo, concerto di mandole per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.
Sabato 16 dalle ore 20.30 lo scrittore Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino. Il libro racconta il viaggio di Carmine tra i gironi di una città allo sbando, nel disperato tentativo di sottrarre Alena al suo destino e di ritrovare un senso alla propria vita. Un romanzo in forma di indagine-confessione sull’azzardo della fede, sullo smarrimento, sull’amore, sulle ragioni della speranza. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza in una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.
Da Vito Bruno finalista al Premio Campiello 2000, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, un romanzo che ricostruisce la delicata psicologia dell’uomo di fede contemporaneo, costretto a confrontarsi con una realtà spesso troppo dura e difficilmente giustificabile anche dal punto di vista religioso.
A seguire il concerto di mandole di Gianluca Longo, per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”. Con un ritmo incalzante e una scrittura limpida ed evocativa. Longo è musicista e musicoterapista, suona il mandolino, il mandoloncello, la mandola, la cetra corsa, la chitarra classica, la chitarra battente e il tamburello a cornice. La passione per le sonorità tradizionali della sua terra nasce grazie ai continui stimoli ricevuti dalla famiglia e dalle persone anziane a lui vicine. La madre è poetessa e cantrice di canti e “cunti” tipici della tradizione; il nonno, noto barbiere-mandolinista del paese, trasmette al nipote la tecnica e la passione per il mandolino. Da questo nasce la ricerca e il libro “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.
Iniziativa promossa dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo con I Presidi del Libro
Per info.fondoverri@tiscali.it
tel e fax 0832304522
Constatazioni.

L’altra sera eravamo a cena, in quattro, tra amici di vecchia data. Si parlava di tutto, del lavoro, della vita, dell’amore, dei figli, del cibo, del servizio, di Dostoevskij, di quale suo romanzo fosse il preferito dai commensali, di quello che uno scrive, delle speranze, dei desideri, dei sogni, della capacità o dell’incapacità di riuscire a racchiudere ciò che voglio in parole. Pareri, opinioni, etc etc. Del desiderio di sbarazzarsi di tutto per essere capaci di incominciare daccapo e poi ricominciare. Poi, d’improvviso, una constatazione dinanzi alla quale ci siamo arrestati “Cazzo! Ci sono volte in cui leggere è davvero più emozionante che scrivere!”.
Nausea da genere
Finché si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo interessava da vicino, oppure era interessato a vedere come veniva descritta la generazione costretta a fare i conti con certe situazioni di disagio. Ancora ancora. Poi sono cominciati ad andare di moda (leggi: hanno cominciato a pubblicare a man bassa) i libri che parlano di libri. Topi che leggono e mangiano libri e sono molto malinconici, libri perduti, libri ritrovati, librai assassini, lettori assassinati, lettori che diventano protagonisti della storia che leggono (ma La Storia Infinita l’hanno letta?). Adesso siamo ai libri che parlano di animali. Libri con cani e gatti domestici come protagonisti. Il mio Bob, il mio Willy, il mio Charlie patapim e patapam. Per non parlare dei vampiri, così tanti da sentirne il fiato quando dormite. Tutti si lamentano delle veline al potere e nessuno si lamenta di venire considerato un bovino lobotomizzato (con rispetto parlando) quando mettendo piede in libreria viene accolto proprio da questi libri. De gustibus. In questi giorni sto per terminare la lettura di “Cent’anni di solitudine”, un capolavoro che ti fa tornare la voglia di leggere.
[copertina dell’edizione commemorativa dei quaranta anni di Cien anos de soledad]




















