Caino, luce sulla storia del mondo. Su “Caino” di José Saramago.


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Sembra quasi impossibile, eppure è accaduto. Sembra quasi impossibile pensare che uno scrittore sia capace di realizzare ciò che desidera, fino all’ultimo, ed esprimere una visione del mondo e accompagnarla a opere ineccepibili (quasi tutte) secondo me, e portare un equilibrio dopo il tumulto, lasciando dietro sé, disarmato, il lettore.
"Caino", di José Saramago è un romanzo definitivo, lucido, un divertimento nella scrittura di questo autore, ovvero sia un deragliamento per ritornare sui propri passi, nell’analisi di uno dei caratteri più importanti e decisivi della sua scrittura: il dissidio tra radicalismo e religione. Sembra quasi impossibile, in questi tempi segnati da un’assenza di direzione (troppe direzioni?), immaginare l’esistenza di uno scrittore capace di essere coerente con il proprio pensiero. Questi sono i tempi in cui alla notizia segue la smentita puntuale, alla condanna del colpevole segue la sua assoluzione mediatica, tempi in cui l’innocente deve temere il giudizio frivolo dell’opinione, e non quello severo di un Dio che ti marchia e ti condanna a seguire la storia del mondo fin dal suo nascere.

Saramago, in questi tempi, forse ci andava stretto, ma a testa alta. Sua la decisione, perché un editore italiano come Einaudi non pubblicò il suo Quaderno (http://quadernodisaramago.wordpress.com/), nel 2009, di ritirare tutte le sue opere, in blocco, e farle ripubblicare in edizione economica con Feltrinelli. In quel quaderno (poi uscito con Bollati Boringhieri) Saramago prendeva posizione contro Silvio Berlusconi, "La cosa Berlusconi" lo definiva, come si può leggere ancora qui (http://quadernodisaramago.wordpress.com/2009/06/08/la-cosa-berlusconi/). Una virulenza in alcuni punti ignota agli scrittori nostrani, che magari non erano estranei a questo tipo di attacchi, ma non lo erano dall’altezza di tale radicalismo.

"Tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?". Per un altro paio d’anni almeno, purtroppo.

In Saramago accade che la riflessione filosofica si confronta con il sacro sul terreno aspro di una distanza senza ambiguità, con forte spirito di decostruzione e anti-dogmatismo.
Caino è un uomo, è forse il prototipo dell’uomo peggiore, quello che uccide suo fratello. Eppure già nel racconto biblico di Genesi (24 versi in tutto) sono contenuti i germi della simpatia che l’uomo comune può provare nei suoi confronti. Lo scrittore portoghese si appella a questo filo di sottile simpatia per il perdente e, come a condurlo fuori dal labirinto della storia, lo accompagna attraverso alcuni degli episodi più salienti della stessa. I nomi dei luoghi dove si terranno questi episodi richiamano alla mente vicende forti, Babele, Sodoma, Gerico, Uz. Che cosa ha fatto Caino per essere meno gradito al Signore? Perché il Signore punisce chi si comporta secondo i suoi comandamenti? In apparenza Caino non ha fatto in tempo a peccare, nella dimensione astorica nella quale vive insieme a suo fratello Abele e insieme ai due genitori, Adamo e Eva. Questo essere distante dalla storia in teoria lo porrebbe al riparo dalla competizione. Così non accade, il Signore biblico di Genesi, infatti, è un signore che divide.

Caino, in questo modo, diviene origine della storia. Egli stesso, passando nelle feritoie di epoche vicine ha modo di assistere di persona a quelli che diventeranno gli episodi centrali della storia biblica, che è storia in quanto storia scritta, metafora del romanzo perché diviene nell’attimo in cui viene fissata sulla pagina. Saramago così compie un passo ulteriore, quello di porci davanti alla storia prima ancora che questa venga tracciata, smentendola, riscrivendola, disseminando la presenza di Caino, a volte osservatore, a volte agente, mai acritico.

La bravura dell’autore sta tutta nel chiudere, in centoquarantuno pagine, un romanzo che è anche un atto d’accusa nei confronti di chi, fin dalla nostra creazione, ci osserva, lasciandoci tutta la libertà, se ne siamo capaci, di volgere la storia a vantaggio del genere umano. E qui, in un gioco impietoso, il pensiero ritorna al Quaderno e alla "Cosa Berlusconi", e in quel chiedere "Gli italiani glielo permetteranno?", come a dire che il giudizio di Saramago, nei confronti dell’uomo messo faccia a faccia con la propria storia quotidiana, è senza appello. Nelle stanze del potere del nostro paese (dopo Sodoma, dopo Babele), oggi, circola la stessa atmosfera derisoria che c’è in uno degli episodi più belli del romanzo, quello dove Caino ferma la mano di Abramo su Isacco, in tempo perché il figlio del patriarca non venga ucciso, prima ancora che giunga l’angelo, arrivato in ritardo per un problema di volo.

http://www.ibs.it/code/9788807018060/saramago-jos-eacute/caino.html

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